Doctor Blue and Sister Robinia

Maggio 9, 2008

UN MINISTRO POETA

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 6:05 pm

bondi poeta

Dalle opere poetiche del nuovo Ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi.

A Rosa Bossi in Berlusconi

Mani dello spirito
Anima trasfusa.
Abbraccio d’amore
Madre di Dio

A Silvio

Vita assaporata
Vita preceduta
Vita inseguita
Vita amata.
Vita vitale
Vita ritrovata
Vita splendente
Vita disvelata
Vita nova

A Giuliano (Ferrara)

Antro d’amore
Rombo di luce
Parole del sottosuolo
Fiume di lava
Ancora di salvezza

A Michela Vittoria Brambilla

Ignara bellezza
Rubata sensualità
Fiore reclinato
Peccato d’amore

Altre perle qui, su La poesia e lo Spirito

DEVOTI A BABELE - Cosa ne dicono i primi lettori…

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 4:41 pm
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devoti a babele

“Nel complesso funziona assai, è un bel libretto, un bel pugno nello stomaco. mi piace come dipingi le donne, fanno sempre una gran figura nei tuoi libri. pare sempre che se il mondo si dovrà salvare sarà per merito loro. non merito delle suffragette, ma delle donne con la d maiuscola”.
(Michele Riccardi)

“E’ Scanner Darkly ( un oscuro scrutare mi pare fosse la traduzione italica) di Dick ma qui e ora. E senza neanche un “potere” che alla fine tiri le fila del tutto. Perchè le fila da tirare non ci sono più.”
(Onofrio Catacchio)

“Le scrivo sul suo ultimo libro: l’ho letto in un paio d’ore, durante la lezione di antropologia teologica… così accattivante da fare passare in secondo piano il tema della Predestinazione; la sua abilità nell’appassionare il lettore è il suo marchio di fabbrica. Lo schema peccato-possibilità di redenzione (scusi se brutalizzo) è in fondo lo stesso de I tre giorni all’inferno.
Mi aveva scritto che con Devoti a Babele avrebbe esplorato il tema della Speranza. Lo ha fatto. Se mi permette, qui viene per me il punctum dolens: nel senso che il tema, ancora una volta viene solo sfiorato e lasciato aperto. Ad uno sguardo romanzesco, la sua soluzione m’ha convinto, ma non dobbiamo dimenticare che però la Speranza è sostanza delle cose, per cui mi chiedo se anche i romanzieri, invece di fermarsi prudentemente sulla soglia, possano avere maggiore coraggio!”
(Gianfranco Rutigliano)

Devoti a Babele é un potente scavo, una prova a liberarsi di schiavitù. come un allenamento a liberarsi da qualcos’altro, la tua voce, speciale, solo tua, credo, per raccontare un brivido e una noia metafisica, il crollo e una speranza assieme attraverso il crollo.”
(Marino Magliani)

“preferivo il custode delle brughiere, ho avuto la sensazione che in questo tuo ultimo, per qualche motivo per te importante, tu abbia voluto strapparti le budella in pubblico in una sorta di divinazione autocoscienziale, (minchia questa mi è venuta di getto), e questo dalla prima all’ultima pagina, anzi alla nota di chiusura, ma non è con l’autosevizia che si intriga il pubblico, non ci sarebbe limite… per me fatta questa stazione di travaglio, dovresti seguire il bonetti, il suo scrutare così diretto, palpabile e dentro la situazione umana, ne possono fare il maigret (o il montalbano o il pepe carvalho o meglio lo studer di friedrich glauser) delle brughiere o della provincia della metropoli. ugh ho detto”.
(Gunny)

“E’ un libro diverso dai precedenti, il delirio di una vita, vittima delle dipendenze a cui difficilmente un’anima riesce a sfuggire. Le ultime pagine della terza parte sono senza dubbio quelle che ho amato di più: c’è tanto di quell’amore tra quelle parole che fa quasi male.
E’ tutta la fragilità dell’essere umano quella che scorre e si rincorre in questo libro.”
(Daniela Basilico)

Aggiungetevi pure nei commenti, che m’interessa molto.

Maggio 8, 2008

9/11: EVENTO PROFETICO O MANIPOLAZIONE di Valter Binaghi

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 11:32 pm
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11 settembre

Per qualcuno è stata la scimitarra di Allah, per altri la mano lunga del Mossad o la diabolica ragnatela della CIA. Certo è difficile disgiungere l’eccidio dell’11 settembre dall’aura di evento tecnologicamente manipolato che gli deriva dall’essere il primo megashow in diretta a reti unificate.
La torre di Babele schiantata dal fulmine, come nell’Arcano dei Tarocchi, un immagine dal simbolismo ancestrale per la psiche collettiva, ma anche un bersaglio scelto per la sua caratteristica altamente televisiva (se si volevano ammazzare più americani possibili era meglio lo Yankee Stadium il giorno della finale).
L’effetto è stato palpabile, una brusca sterzata all’alba del terzo millennio, ma non si capisce ancora in che senso: fine della pacifica fiducia nella globalizzazione e nell’esportazione democratica della dottrina Truman, oppure demonizzazione definitiva dei suoi avversari, alibi per portare a termine l’americanizzazione del pianeta senza andare troppo per il sottile? Come si sa, ci sono almeno due scuole di pensiero in proposito, ma forse anche tre (la terza è quella di Bin Laden, ammesso che esista).
Di sicuro quel giorno abbiamo sperimentato qualcosa di inedito nella storia della comunicazione: l’orrore della storia che buca il video con la tattile irresistibilità dell’immagine pornografica, perchè il sogno inammissibile che ogni torre scatena è di spezzarne la presunzione. Indossando l’immagine vi abbiamo consentito con quell’avida curiosità di cui nessuno può dichiararsi innocente.
Complici e pubblico pagante, presto assufatti allo spettacolo della morte.
Era questo che si voleva, in cabina di regia?

INTERVALLO di Elio Copetti

Archiviato in: arti visive — vbinaghi @ 6:24 pm

intervallo di elio copetti

Altre opere di Elio Copetti, grafiche e fotografiche, qui

Maggio 7, 2008

UN PROFETA DEI MEDIA: MARSHALL MCLUHAN

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 6:45 pm

mcluhan

Profeta: colui che si sottrae al vissuto inclusivo di un ambiente comunicativo, per osservarne la dinamica di origine, espansione e declino. McLuhan: la filosofia negli ultimi cinquant’anni è uscita dalle aule universitarie (lì c’è solo gente che scrive libri con altri libri), e si è manifestata nei territori di confine, negli scarti tra una disciplina e l’altra, o come direbbe lui, negli intervalli di risonanza.

La divisione che la stampa ha provocato tra la testa e il cuore rappresenta il trauma che colpisce l’Europa dal tempo di Machiavelli ai giorni nostri.

Quiando l’industria meccanica separò la casa e il lavoro, anche le donne divennero spose meccaniche, disgiunte. Non-accoppiate, male-accoppiate, ri-accoppiate.

Il primo ambiente elettrico dell’informazione simultanea e diversificata crea un uomo acustico. Costui è circondato dal suono - da dietro, di fianco e di sopra. Il suo ambiente è fatto di informazioni in tutti i tipi di forme simultanee, ed egli indossa il suo ambiente elettrico come indossiamo i nostri abiti o come un pesce è fasciato dall’acqua.

Le tavole da surf di Heidegger hanno cavalcato l’onda elettronica in modo trionfale, così come Cartesio cavalcò l’onda meccanica.

Il processo subliminale di fiutare i cambiamenti ambientali è inerente all’ispirazione creativa dell’artista. L’artista è sempre stato colui che percepisce le alterazioni che un nuovo mezzo causa nell’uomo, e che riconosce che il futuro è il presente, e usa il suo lavoro per prepararne lo sfondo.

(Da: Marshall McLuhan - L’uomo e il suo messaggio - SugarCo)

PROFETISMO E OGGETTIVITA’ SCIENTIFICA di Valter Binaghi

Archiviato in: Pensiero, Scritture — vbinaghi @ 1:04 am
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diluvio

Togliendo al termine la sua origine biblica e mantenendo un carattere più genericamente antropologico, si potrebbe convenire sul fatto che il profetismo è una funzione presente in tutte le culture, ben al di là di un accertabile influsso di quella giudaico-cristiana. E’ vero che, quasi universalmente, la funzione profetica è monopolizzata da “specialisti” del sacro, come nelle molte versioni dello sciamanesimo nonchè del mondo classico, e in questi casi a vedere il male o il bene incombente sulla comunità e a chiederle “conversione del cuore” è l’uomo rapito dagli dei, che vede la comunità dal di sopra e dal di fuori, in un modo che il semplice membro non può comprendere perchè ne è immerso. Che il profetismo implichi parziali livelli di alienazione, o possa contemplare in certi casi l’utilizzo di sostanze allucinogene per facilitare l’estasi, è altrettanto frequente.
Ma, nell’Occidente moderno e secolarizzato, la funzione profetica è in larga misura affidata alla conoscenza scientifica. I suoi strumenti, che hanno sancito da lungo tempo il divorzio tra esperienza sensoriale e conoscenza del reale, garantiscono quell’estroversione, la conquista di quella trascendenza che a suo tempo si cercò nella mistica e che oggi si identifica nell’oggettività dell’episteme. E’ allo scienziato, ma soprattutto (purtroppo) al suo divulgatore quietamente darwinista o catastrofista e apocalittico, che si chiede la profezia del futuro.
L’Armageddon rappresentato in temperature, il Diluvio in centimetri annui.
A che punto del riscaldamento globale faremo bagni a Vimercate?

Maggio 4, 2008

L’UOMO DEI DOLCI E’ MORTO PER SEMPRE di Roberta Borsani

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 4:25 pm
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bancarella

l’uomo dei dolci è morto per sempre
l’hanno trovato
con il cuore spaccato e le mani
stracolme di visione

strano era un bambino
di sessant’anni affacciato al balcone
di una casetta di marzapane
ambulante nel mondo

oggi si dice la sua esistenza
mite come quella di certi fiori
che non sanno

si aprono e chiudono alle otto di sera
quando la luna spunta a malapena
tutta piena dell’ombra della terra

Maggio 3, 2008

VENIVA IN GIORNI D’EQUINOZIO di Roberta Borsani

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 8:40 pm
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albero malato

veniva in giorni d’equinozio
l’ombra del ciliegio malato
si fermava sul prato
era torva ma non cattiva
rimuginava un’offesa
senza vendetta

preferiva la sera

era come una morta
che torna da altrove
tenendo per mano i bambini
di altri magari mai nati
e chiama la cagna del latte

era l’ombra del ciliegio
consumato dalle larve
in tempi di zodiaco avverso
impersuasa a morire sostava
chiamando a sé l’innocenza.

Stringeva al cuore vederla
come una lepre cieca e persa
nell’azzurro che cala

IL CORPO DI UN ALTRO - DEL PERCHE’ SCRIVO PARABOLE

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 7:12 pm

terra

Dal blog di Loredana Lipperini che intervista la scrittrice Simona Vinci, tolgo questo passaggio:

“…il corpo è l’unica cosa che possediamo davvero, o meglio che ci illudiamo di possedere, è sul corpo, sul nostro corpo, che possiamo intervenire, modificandolo, plasmandolo…quando non possiamo più esercitare un controllo, o qualsiasi forma di potere, su nient’altro, abbiamo sempre il corpo (penso all’incidenza dell’anoressia tra le adolescenti, ad esempio) in realtà è un’illusione perché anche i nostri corpi non ci appartengono; quell’immagine idealizzata che cerchiamo disperatamente di raggiungere, quell’immagine che ci rimandi un’identità che finalmente ci somigli, in realtà è un’immagine che niente ha a che fare con noi, è un modello che ci viene venduto, esattamente come tutto il resto. E’ un’idea di qualcun altro.…”

McLuhan scrisse a suo tempo che quando l’uomo vide nel televisore il pianeta terra ripreso dagli astronauti sulla Luna, avvenne qualcosa di più di uno spettacolo a reti unificate. Si avverava il destino del media televisivo e di tutti i media, che oltrepassata una certa soglia di espansione, tendono a inglobare l’emittente. Allo stesso modo di Narciso, che ama la propria immagine riflessa come se fosse un altro, l’uomo dell’era televisiva (non importa quanta televisione ognuno di noi veda), sta perdendo gradualmente il corpo come soggetto di un sentire, per assimilarsi all’immagine di sè, ovvero al corpo come contenuto di uno sguardo.
L’investimento narcisistico sul corpo e la sua esibizione e manipolazione (ossessione per il look, palestra, chirurgia estetica, telepresenza nel reality come attestato di consistenza ontologica) non è mai stato così debordante, e l’uomo non è mai stato così profondamente alienato dalla propria carne.
La ragione strumentale, cioè la tecnica, che finora l’uomo ha usato per assimilare la natura a sè stesso, oggi tocca le condizioni stesse dell’esistenza incarnata. La percezione di questa alienazione fondamentale e della degenerazione antropologica e culturale che essa porta con sè, è al centro di tutti i miei romanzi, da Robinia Blues a Devoti a Babele, dove descrivo questo accadimento nel suo svolgersi, durante le ultime generazioni. Non sono certo il solo a farlo: credo che Walter Siti, nel suo penultimo romanzo Troppi paradisi, lo abbia fatto in modo probabilmente insuperabile. Tuttavia, poichè in ciò che ad alcuni appare solo una fatalità epocale io vedo il manifestarsi di Colui che Nega, in me è difficile separare il narratore dal teologo. Se v’interessa, questa prospettiva non era estranea allo stesso McLuhan il quale, in una celebre lettera degli ultimi anni disse non senza ironia che probabilmente Satana era un ingegnere elettronico.
La Nardini scrive sul “Corriere Nazionale” che Devoti a Babele è una parabola.
Diciamo che sono uno scrittore di parabole, ma non cammino sulle acque.
Sono immerso fino alla cintola, esattamente come voi.

DEVOTI A BABELE - recensione di Stefania Nardini

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 7:12 pm
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devoti a babele

ARVO, EROE SENZA VOLTO NELL’ITALIA CHE CAMBIA
(Pubblicata su “Il Corriere Nazionale”, 27 aprile 200 8)

Potete leggerla qui, su La poesia e lo Spirito

Maggio 2, 2008

DEL DOLORE RIFIUTATO di Romano Amerio

Archiviato in: Scritture, recensioni — vbinaghi @ 6:56 pm

dolore

(Da: Romano Amerio: Metaphysica Scripta, curata da Enrico Maria Radaelli).

Parliamo qui del dolore che un uomo subisce: materiale, morale o spirituale che sia. Questo dolore può essere accettato, e persino benedetto, ma può essere anche rifiutato.
Il dolore rifiutato non dà nessun frutto, né per chi lo rifiuta, né per chi non lo rifiuta. Non è come del dolore benedetto da chi lo riceve, che giova anche a coloro che non sanno che giova: un uomo prega per la guarigione di un malato e il malato trova vantaggio da queste orazioni, ma neanche sa che si è pregato per lui. Invece il dolore che è proprio rifiutato, rigettato in maniera rabbiosa, irata, è un dolore che non produce alcun effetto positivo per nessuno. È quindi la sola cosa al mondo che sia un puro male. Un male cioè che non ha nessun lato dal quale esso si possa prendere come bene. È un male che è solo male, e, per questo, è una condizione infernale. In fondo, è un problema profondo e difficile, perché si sarebbe trovata una cosa sulla terra che è puro male. Qui si pensa a quell’uomo che sta in una situazione di dolore non soltanto subìta indifferentemente, ma positivamente abominata, odiata, positivamente maledetta; si pensa a un uomo che positivamente addirittura bestemmia il proprio dolore. (…)
(continua…)

Maggio 1, 2008

IL TRIBUNO E IL PROFETA di Valter Binaghi

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 10:34 pm

grillo

Dedicato a Mario Pandiani

Una volta ho avuto un maestro, si chiamava Giovanni. Adesso è abate di un monastero benedettino, non lo vedo da anni, ma resta la persona che mi ha insegnato di più a questo mondo. Diceva che si può capire e attuare il senso pieno della vita spirituale, solo se la sua forma comprende la saggezza, la profezia e la celebrazione.
La saggezza riflette sull’esperienza propria, e da essa propone massime, consigli se richiesti. Difficilmente un saggio è antipatico, ma il profeta spesso lo è. Non parla di ciò che sa, ma di ciò che gli è ordinato, e spesso esegue malvolentieri, come si può leggere nella Bibbia, nel Libro di Giona. In più, il suo è il messaggio duro per una comunità che deve emendarsi, pena il declino. La gente non ha voglia di cambiare, e spesso il profeta finisce spiaccicato da una martellata, come il grillo parlante di Pinocchio: poi magari gli fanno un monumento, due o tre generazioni dopo.
La funzione profetica è immediatamente riconoscibile, dal fatto che la folla la riconosce. In una dimensione laica e mediatica, sono percepiti come profeti nell’Italia di oggi un Saviano, un Grillo. Entrambi non bisbigliano massime di saggezza ma tuonano contro un tumore da rescindere se non si vuole perdere l’intero corpo: l’economia mafiosa con le sue metastasi, la casta di politici e finanzieri che vampirizza il paese. Entrambi rischiano qualcosa (Saviano vive sotto scorta), ma il consenso sociale di cui godono è grande, perchè davanti al tribuno i più si sentono dei buoni, più che disposti a fare propria la battaglia del profeta. Un Bossi può avere la vita facile, se convince che il problema vero sono gli zingari. Diverso è il caso del profetismo di un Vescovo, che chiede al singolo di estirpare da sè una condotta viziosa, in un contesto nel quale nessuno può dirsi innocente. Qui l’insofferenza dei più è manifesta, e l’odio più furente. In tutti questi casi chi vuole zittire il profeta dirà che non è coerente al suo messaggio: Saviano con le denunce alla camorra si è editorialmente arricchito, Grillo è tutt’altro che povero e forse a sua volta ha amici potenti, il Vaticano è una sentina di vizi. Ma quando anche fossero fondate, queste denunce non inficiano il valore della profezia. Perchè il profeta non trae quello che dice dalla sua saggezza o integrità personale, ma dall’obbligatorietà del vero, Così, zittito un profeta ne sorge un altro, quando la verità è talmente sulla bocca di tutti da aspettare un solo invito per essere gridata.
Come sappiamo dalla storia, il profetismo puramente tribunizio porta con sè la spada, e spesso combatte ingiustizia con ingiustizia, cercando un capro espiatorio per placare gli animi, che così possono continuare a generare tumori, evitando la conversione. Così i fragili e i diversi insieme ai ladroni vengono sacrificati, perchè l’intero popolo si ritenga assolto.
Questo non è più possibile con Gesù Cristo, perchè svelando la menzogna che si cela sotto il ricorso al capro espiatorio, smaschera l’ingiustizia universale. L’unico Innocente allontana il coltello dalla vittima e immola se stesso per le colpe di tutti, per questo in lui c’è il Giudizio e il Perdono.
Per questo in lui è il perfetto Sacerdozio, e può celebrare la riconciliazione tra uomo e Dio.
Non può essere da meno di Lui, la sua Chiesa.
Il perdono e l’accoglienza universale, per chi si riconosce peccatore. Dopo aver compiuto il sacrificio personale, l’unico richiesto invece di agnelli sgozzati, cioè la conversione del cuore, e aver gettato nel fuoco la propria sporta di veleni.
Un pastore che non sia profeta, invita a pranzo il lupo con le pecore.

Aprile 30, 2008

CATTIVI MAESTRI - Umberto Eco

E UN LIBRO CHE E’ UN VERO PACCO

loana

Un uomo in punto di morte si vede scorrere davanti tutta la sua vita, e la sua vita è i fumetti che ha letto. L’assimilazione di una personalità al mucchio di fotogrammi del suo film preferito da parte di un empirista: gente per cui non è possibile fare una distinzione reale tra una casa e un mucchio di mattoni. Degno coronamento di una carriera distruttiva: è lo stesso che ha insegnato a vedere il romanzo come una macchina narrativa. Idee come questa scacciano lo spirito profetico dalla scrittura, come uccelli che fuggono dall’albero morto. Basta leggere i suoi romanzi.
D’altro canto all’antropologo Umberto giunge solo l’Eco dell’anima. Nell’universo pastorizzato del nominalista, tutte le tessere non fanno mai un mosaico, ma si può sempre dire che il mosaico è finzione. Esse est percipi. Una goduria, per le Corporation dei media e per chi governa.

Aprile 29, 2008

PRO-ANA: QUANDO L’ANORESSIA CORRE SUL WEB di Martina Montauti

Archiviato in: Cronache, Pensiero — vbinaghi @ 5:38 pm

anorexia

L’articolo è tratto da Novamagazine

Decalogo Pro-Ana, i 10 Comandamenti: 1) Se non sei magra, non sei attraente; 2) Essere magri è più importante che essere sani; 3) Compra dei vestiti, tagliati i capelli, prendi dei lassativi, muori di fame, fai di tutto per sembrare più magra; 4) Non puoi mangiare senza sentirti colpevole; 5) Non puoi mangiare cibo ingrassante senza punirti dopo; 6) Devi contare le calorie e ridurne l’ assunzione di conseguenza; 7) Quello che dice la bilancia è la cosa più importante; Perdere peso è bene, guadagnare peso è male; 9) Non sarai mai troppo magra; 10) Essere magri e non mangiare sono simbolo di vera forza di volontà e autocontrollo.
Quello che avete appena letto è, a quanto pare, il decalogo di una blogger italiana nonché un esempio nostrano di ciò che Oltremanica viene definito un sito pro-ana, ossia a favore dell’anoressia. I siti “pro-ana” sono spesso delle pagine personali o dei veri e propri blog che, supportati da immagini tra lo scioccante e il patinato, inneggiano ai disordini alimentari come stile di vita e come esempio di autocontrollo, fornendo inoltre consigli pratici su come procurarsi il vomito, su come mentire ai propri familiari, sui farmaci da assumere, sulle diete da seguire, sul conteggio (folle) delle calorie e su modelli fisici ai quali ispirarsi.
(continua…)

HOLLYWOOD UBER ALLES di Carlo Gambescia

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 11:55 am
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hollywood

Qual è il fattore di fondo che ha differenziato lo sviluppo storico e politico americano da quello europeo? In molti si sono interrogati da Tocqueville a Marx, da Maritain a Molnar. E tutti, pur partendo da posizioni diverse, hanno ricondotto la diversità americana a un preciso fattore storico: l’assenza di feudalesimo, dello stato assoluto e delle altre istituzioni di ancien régime.

Continua qui, sul blog di Carlo (che spero non si arrabbierà se gli ho cambiato il titolo) Metapolitics

Aprile 28, 2008

UN LIBRO DA BUTTARE: AVERE O ESSERE? di Erich Fromm

Archiviato in: recensioni — vbinaghi @ 6:56 pm
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fromm

Come se l’alternativa fosse tra l’avidità e la vanagloria.
Ingrassare di beni materiali o assottigliarsi nel culto della propria immagine, magari un’immagine di arditezza intellettuale, o di santità.
Come se l’inesauribile voracità di entrambe potesse restituire al cuore la sua pace.
Abbiamo visto dagli anni Sessanta in poi, sotto l’influsso venefico di libri come questo, disprezzare la quiete e la modestia della proprietà piccolo-borghese, la limitata prospettiva del villaggio contadino, per esaltare l’evoluzionismo culturale, la bulimia dell’orizzonte, la curiosità sfrenata, il cosmopolitismo presunto dei discenti a vita.
Ma già Antonin Artaud ammoniva: “L’importante non è sapere come essere, ma fare bene la cacca”

Non c’è pace in questa vita, se non si esce da questo falso dilemma.
Nè avere nè essere, ma fare. Tornare alla liturgia di gesti che restituiscono la vita al presente.
I possessi sono sepolcri, le ambizioni sono febbricitanti.
Nel fare compiuto, nell’opera, c’è tutto il risultato di cui hai bisogno, e la firma che puoi permetterti.

Aprile 27, 2008

IL CORPO DEL SANTO di Gianni De Martino

Archiviato in: Pensiero, Scritture — vbinaghi @ 11:17 am
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padre pio salma

Difficile trovare, specialmente in Rete, un testo che abbia in sè la profondità teologica e l’ampiezza culturale di questo. Il mio amico Gianni De Martino, prendendo spunto dalla cronaca e da certi suoi risaputi commentatori, riesce a mostrare quale sia il senso mistico della condizione carnale che la Chiesa di Cristo custodisce.

Il corpo del santo è nella cripta dove ha riposato per quarant’anni, soltanto due metri più in alto, circondato da rose. La maschera di silicone è verosimile e il frate è vestito con un saio tessuto dalle suore clarisse di san Giovanni e con gli accessori (mezzi guanti e calze) che il frate di Pietralcina non aveva ancora utilizzato prima di morire.
Anche oggi, nel terzo giorno dell’ostensione, centinaia di fedeli sono in fila dall’alba per vedere la salma del santo, il cui video, visibile su Youtube, solo venti minuti dopo l’ostensione pare sia stato cliccato per 42mila volte in giro per il mondo. Tra i presenti alla cerimonia eucaristica celebrata tre giorni fa dal cardinale José Saraiva Martins e ripresa da numerose televisioni c´era anche Nichi Vendola, governatore della Puglia. “Io sono il presidente di questa regione - ha detto emozionato - e in un giorno come questo non posso che essere con il mio popolo, non posso che essere a San Giovanni Rotondo per un evento che ha uno straordinario fascino e un richiamo mondiale”.
Presumibilmente, in quanto poeta, oltre che politico, Nichi Vendola è sensibile al sacro ( per esempio, rivolgendosi ai suoi compagni arcobaleno allo sbando, privi del loro vecchio simbolo , la falce e il martello, ed esauriti dal flusso elettorale, li invita spesso a “prendersi per la mano” e ad “attraversare il deserto” : metafora biblica, poeticamente potente, ma politicamente inefficace ).
D’altra parte il “moralmente superiore” Michele Serra, crede di sapere, come ha scritto per “la Repubblica” di qualche giorno fa, “che in parecchi considerano suggestivo e vibrante questo sprofondare in massa nelle viscere arcaiche, pre-razionali e pre-moderne del nostro paese”. E confessa che questo “sprofondare in massa”, a lui mette invece “più modestamente una tristezza sconfinata”. Facendo quindi l’occhiolino ai credenti “razionali”, in nome del Progresso ci confida il suo parere e il suo pensiero:” Mi pare il segno di una irrimediabile arretratezza culturale e di conseguenza sociale, tra l’altro assai malsopportata anche da molti credenti. Penso alla fragilità intellettuale, alla ricattabilità umana e politica di tante persone credule e sottomesse. Penso, infine, che esista anche uno ’snobismo popolare’: un arroccarsi ostinato, contro ogni evidenza, ogni conoscenza razionale, ogni progresso scientifico, nella propria identità, senza mai chiedersi se essa sia migliore o peggiore di quanto sarebbe possibile”. Alla fine dell’articolo, non potendone più di questo “sprofondare nel pre-moderno” del popolo intellettualmente fragile e bue, refrattario al Progresso e ovviamente sfruttato e ricattato da chissà quale oscuro potere, sbotta: ” Per dirla brutalmente: potrà mai cambiare un paese che venera un cadavere?”
(continua…)

Aprile 26, 2008

QUARANTA RAGIONI PER PRENDERLA A CALCI IN CULO

Archiviato in: recensioni — vbinaghi @ 2:47 pm
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no kid

Corinne Maier - No kid. Quaranta ragioni per non avere figli - Bompiani

Questa signora, di professione psicanalista (e attenzione quando affidate l’anima a questi “animatori”!), madre di due figli, confessa candidamente di essersi pentita della scelta: i figli son dolorosi da partorire, faticosi da accudire, quanti libercoli in meno scritti, quanti salotti letterari in meno frequentati.
Il degrado di una civiltà si misura non tanto dal fatto che sentimenti del genere siano diffusi, ma che siano pubblicabili con encomio, congrua conseguenza di un femminismo che si pretendeva nato per liberare il sesso debole dall’oppressione patriarcale ed è riuscito per lo più solo a distruggerlo.
Anzichè scagliarsi contro la pornografia strisciante (leggasi “deregulation della figa”) con cui i media svendono l’immagine femminile ai peggiori istinti del popolino bavoso, la signora Maier accusa la maternità di avere ostacolato la libera espressione del suo genio.
A questo noi gente semplice, che crede ancora in un futuro per la specie umana e non riesce nonostante membri come la Maier ad augurarsene l’estinzione, rispondiamo:
1) che compiangiamo sinceramente i suoi figli
2) e quasi nella stessa misura i pazienti e i lettori di questa ineffabile seguace di Freud
3) che le ideologie più aberranti del XX secolo (che però abbiano manifestato un minimo di riguardo per il futuro della specie umana) da Mussolini a Stalin a Komeini avranno fatto sempre meno danni dell’onanismo suicida che si nasconde dietro la democratica pretesa di consumare la vita senza restituire nulla a nessuno, spendendo tutte le proprie energie per edificare un monumento alla propria inutile vanità. Presidente del consiglio, scrittrice o velina, nessuna di queste donne vale una madre.

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