Doctor Blue and Sister Robinia

Agosto 31, 2007

QUANDO LO SPIRITUALISMO E’ STERILE di Romano Guardini

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 12:09 am

(Da: Scritti filosofici vol. II, Fabbri Editori)

alla finestra

Nell’epoca moderna l’esperienza religiosa si evolve in un’altra direzione. Dalla fine del Medioevo in poi essa diventa, come s’è detto, sempre più ‘interiore’. Si ritira dalle cose del mondo e dai concreti fatti della vita e si realizza, invece che in questi e in quelle, nelle parole, nei pensieri, nei fatti vissuti dell’anima (…) Si è voluto vedere in ciò un progresso di più elevata religiosità. Ma è ormai chiaro che tale evoluzione nasconde gravi pericoli. Certo, l’altra forma, che domina l’antichità e influenza il medioevo, contiene il pericolo, cristianamente parlando, del paganesimo; il pericolo cioè di essere sopraffatta dalle cose del mondo, di cadere, religiosamente, in balia del mondo. Ma nella forma dell’esperienza moderna esiste un opposto pericolo: che la religione venga a perdere o a estromettere il mondo e finisca col diventare mondanamente fragile e vuota; che l’atto religioso si compia ai margini della vita, e addirittura ostacoli la vita, finchè, alla fine, il rifiuto della religione, l’ateismo, è sentito come una liberazione. (…)
Se così è, la rarefazione della valenza religiosa non può non compromettere il rapporto col mondo, con gli altri uomini e con la propria stessa vita. Realmente, insieme alla detta rarefazione, si presenta anche una progressiva attenuazione del senso dell’essere. Tutto diviene meno importante. Tutte le forme significanti perdono di forza incisiva. Gli ordini e le norme sono sempre meno capaci di vincolare la coscienza morale. Si raffredda sempre di più il sentire immediato, e si può giungere fino alla totale perdita del senso del reale

Agosto 30, 2007

INTERNO NOTTE di Valter Binaghi

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 7:14 pm

(Pubblicato in origine sul blog “La poesia e lo spirito”)

Quando si corica e spegne le luci, il dolore al fianco non è più semplice zavorra che appesantisce il cammino ma un morso, un appetito monotono e imperturbabile, come se tutte le innumerevoli richieste che l’universo fa a un organismo vivente confluissero in una sola e spaventosa, verme onnipotente, ventosa dall’unico labbro circolare che assorbe sangue, vita e pensieri lasciando di lui una mummia vizza, ostinatamente cosciente.
E’ un moribondo che vediamo, o un innamorato respinto, divorato dal desiderio?
Non ci si vede bene al buio, e i due si somigliano troppo.
(continua…)

IL CORPO NON E’ UNA MACCHINA di Fritjof Capra

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 12:57 pm

(Da: Il punto di svolta, Feltrinelli)

anthropos

Il punto di vista medievale fu modificato radicalmente nel Cinquecento e nel Seicento. La nozione di un universo organico, vivo e spirituale fu sostituita da quella del mondo macchina, e la macchina del mondo divenne la metafora dominante dell’era moderna. (…)
La visione meccanicistica dell’organismo umano ha incoraggiato un approccio ingegneristico alla salute, in cui la malattia si riduce a un guasto meccanico e la terapia medica a manipolazione tecnica. (…)
(continua…)

IL SENSO DELLA VITA di Istvan Orkeny

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 1:37 am

(Da: Novelle da un minuto, Edizioni e/o)

prpprt

Se infiliamo molti peperoncini in un cordino, avremo una corona di peperoncini.
Se invece non li infiliamo, non avremo la corona.
Eppure i peperoncini sono gli stessi, altrettanto rossi, altrettanto piccanti. Ma non formano una corona.
E’ il cordino che la forma? Non è il cordino. Il cordino, lo sappiamo bene, è una cosa secondaria, di scarsa importanza.
E allora che cos’è?
Chi riflette su queste cose e bada a che i suoi pensieri non divaghino qua e là, ma procedano nella giusta direzione, può giungere sulle tracce di grandi verità.

Agosto 29, 2007

BI/POST - elio copetti e stefano benni - IL FILOSOFO

Archiviato in: Divagazioni — vbinaghi @ 10:02 am

Philosophorum putrefactio di Elio Copetti
http://www.arteadesso.net/elio_copetti/clubnet/grott/grott.htm

philosophorum putrefactio

Non riesco a capire:
le cose continuano a finire

(Da: Stefano Benni, Ballate, Feltrinelli)

Agosto 28, 2007

TELEBURP ITALIA di Valter Binaghi

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 7:56 pm

(Da: I 3 giorni all’Inferno di Entico Bonetti, cronista padano, Sironi Editore 2007)

telefonare

E’ il sogno degli stregoni di un tempo, scrivere sulla luna.
Le paure, i desideri degli uomini, fino alle più futili banalità, sono diventate cose che si muovono nell’aria. Occorrono vigili del traffico, e magazzini per stiparle, e ci vorranno presto netturbini per eliminare ciò che nessuno vuole più, e poliziotti per custodire i preziosi, ma già fin d’ora c’è una rete commerciale per gestirne l’accesso. E’ un iperuranio, ma fatto di chiacchiere. TeleBurp Italia ne possiede una fetta.
(continua…)

ELOGIO DELLA PIPPA di Sandro Onofri

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 1:31 pm

(Da: Il pomeriggio dell’atleta stanco, Theoria,)

pallone

Quando gli va bene li chiamano incapaci, o impediti, ma solitamente sono pippe, schiappe, seghe. Ce ne sono in ogni squadra, da quella degli «scapoli» o degli «ammogliati» fino almeno ai semiprofessionisti. Almeno, ma spesso anche oltre, e anche molto oltre. Sono la categoria di calciatori più tartassata eppure la più fedele, sempre i primi ad arrivare al campo, i più solerti a organizzare sfide, formidabili nel cucire rapporti all’interno della propria squadra. I fuoriclasse veri li capiscono e li proteggono, i mediocri li insultano. I mediocri cominciano a lamentarsi delle loro infauste giocate già dopo cinque minuti dall’inizio di una partita, i fuoriclasse invece giocano anche per loro, gli passano palloni d’oro che nove volte su dieci finiscono fuori, o sui piedi dell’avversario. Le schiappe sono gli dèi dello spreco, ma solo i mediocri, ripeto, gli vogliono male.
(continua…)

TRE FRATELLI CALCIATORI di Gianni Celati

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 1:11 am

(Da: Narratori delle pianure, Feltrinelli)

calcio

Questa è la storia di tre fratelli che si erano rivelati bravissimi giocatorí di calcio in un torneo di squadre per ragazzi. Di loro si parlava in tutta la periferia dove abitavano e anche i fans di altre squadre li andavano a veder giocare alla domenica mattina in piccoli campi nei dintorni di Milano.
Uno aveva 17 anni, gli altri due erano gemelli di 15 e tutti tre giocavano all’attacco. A parte i tiri e il tocco della palla che sembravano già da professionisti, i tre soprattutto sapevano sempre pescarsi a vicenda con buoni lanci in zone smarcate, come se ognuno di loro sapesse sempre dove stavano correndo gli altrí due anche senza cercarli con gli occhi.
Il presidente di uno squadrone del capoluogo è andato a trattare con i genitori dei tre e li ha convinti a firmare un contratto: i fratelli calciatori risultavano di sua proprietà, come calciatori, per due anni.
(continua…)

Agosto 27, 2007

SATURNO IN SAGITTARIO di Valter Binaghi

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 6:56 pm

(Già pubblicato sul blog collettivo La poesia e lo spirito)

saturno

Saturno in Sagittario avrebbe fatto di me un mistico,
o uno di quei profeti linguacciuti e fegatosi
che si bruciano in piazza come Savonarola,
ma cinque pianeti in Leone, e in Quinta Casa!

Mercurio l’insazabile curioso
di ciò ch’è oltre le nubi e la sottana
Venere suadente e Marte rapinoso
E Urano più di tutti deus ozioso
divora contraddizioni come un filosofo tedesco
e dorme mentre il regno va a puttane.
Plutone? Lui non conta,
è la follia di un secolo e non di un uomo solo
e Nettuno in Bilancia è più un’antenna
all’ombelico del mondo che al singolo mariuolo.
Giove nella Vergine legifera e deduce
di seguito sentenzia con grande proprietà
ma Luna nell’Acquario spende senza misura
e ha le labbra spaccate dalla siccità.

Combinazione degenere.
E’ come guidare un’auto verso Santiago di Compostela
avendo seduti dietro Bacco Tabacco e Venere.

SINDROME NARCISISTICA, GNOSI E NEW AGE

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 2:30 am

DI CHRISTOPHER LASCH
(Da: La cultura del narcisismo, Bompiani)

new age

Uno degli eventi più traumatizzanti della prima infanzia è la scoperta che le persone amate, da cui il bambino dipende per la vita, sono allo stesso tempo la fonte di molte delle sue frustrazioni. I genitori, in particolare la madre, danno piacere, ma poiché la loro capacità di farlo non è illimitata, infliggono anche, inevitabilmente, al bambino le prime esperienze di dolore e di dispiacere. I genitori procurano sofferenza al bambino anche come giudici e impositori di disciplina. La ragione per cui il bambino trova difficile l’unione di piacere e sofferenza in una fonte comune risiede nel fatto che, a causa di ciò, deve riconoscere la sua dipendenza e i suoi limiti. La percezione della doppia natura dei genitori comporta la scoperta che essi non sono solo proiezioni dei desideri del bambino. Una difesa comune contro questa scoperta, uno dei meccanismi comuni di negazione, è la scissione delle immagini dei genitori in buone e cattive. Con la fantasia il bambino dissocia gli aspetti frustranti dell’ adulto che si prende cura di lui da quelli che recano piacere. In questo modo inventa delle immagini idealizzate di seni accanto a figure di autorità materna o paterna onnipotenti, minacciose e distruttive - vagine fagocitanti, peni o seni castranti.
Il dualismo religioso istituzionalizza queste difese primitive e regressive, separando rigorosamente le immagini dell’ amore e del nutrimento da quelle della creazione, del giudizio e della punizione. La versione particolare del dualismo conosciuta come gnosticismo, prosperata nel mondo ellenistico del secondo, terzo e quarto secolo d.C., ha portato questa negazione alle sue conclusioni più estreme. Ha condannato l’intero mondo materiale come creazione di poteri oscuri e malvagi. Ha dato forma mitologica, spesso in modo molto commovente ed eloquente, a fantasie che servono a mantenere l’illlusione arcaica di identità con un mondo che risponde completamente ai desideri dell’individuo. Negando che un creatore benevolo abbia potuto creare un mondo in cui abbiano posto sia la sofferenza che il piacere, lo gnosticismo ha mantenuto viva la speranza in un ritorno a una condizione spirituale in cui queste esperienze siano sconosciute.
(continua…)

Agosto 26, 2007

IL CORPO DI DIO

Archiviato in: Pensiero, Scritture — vbinaghi @ 9:00 pm

Libera rielaborazione di una leggenda araba raccontata da Tolstoj ne “I 4 libri di lettura”

pastore arabo

Mosè errava nel deserto.
Incontrò un armento e udì, per caso, la preghiera che il pastore alzava al cielo.
-Signore!- pregava il pastore, -come arrivare fino a Te? Come diventare servo Tuo? Con quale gioia ti toglierei le scarpe, laverei i tuoi piedi, li bacerei, ripulirei i tuoi abiti, lavorerei nella tua casa e ti offrirei tutto il latte del mio armento! Il mio cuore sospira di essere presso di Te! -
Udendo questa preghiera, Mosè andò in collera e disse al pastore: -Tu sei un empio. Dio è spirito. Egli non sa che farsi di abiti, non sa che farsi di una casa e di un servitore. Le tue parole sono prive di senso! -
Allora il pastore si rattristò e tacque mortificato, perché non riusciva a rappresentarsi Dio senza corpo e privo di tutte le altre caratteristiche umane. Era proprio disperato.
La notte Mosè fece un sogno orribile.
Gli pareva di precipitare nell’abisso senza fine, protendeva le mani ma intorno a lui non c’era che il vuoto immenso della sua angoscia.
E nel sogno pregò: - Tendimi la mano o signore, che io sia tratto in salvo da questo baratro che mi divora! -
Gli giunse allora la voce di Dio, tonante più che mai:
- Quale mano dovrei tenderti? Non ho braccia nè altre membra di corpo, ricordi? -
Mosè si svegliò di soprassalto, in un bagno di sudore.
Capì il messaggio del sogno e si precipitò dal pastore, per scusarsi con lui della durezza del proprio cuore.

ANTIDOTI A BABELE: FARSI UN ORTO di Valter Binaghi

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 7:52 pm

orto

Adesso che hai raccolto zucchine, pomodori, melanzane e peperoni, puoi piantare verdure autunnali, roba più maschia e fibrosa, il dolce e gonfio d’acqua lascia il posto all’amarognolo pastoso: verze, cavolfiori, porri e finocchi.
La telepresenza induce all’istantaneo: l’interlocutore ti cancella con un clic quando lo annoi, e per cambiare paesaggio e stagione basta un telecomando.
Diffida di chi non ha mai piantato un vegetale in vita sua: non conosce la pazienza del tempo, la fedeltà a una promessa, la speranza nella pioggia e nel sole che avvicina all’umiltà creaturale. E chi gli spiegherà la gioia del raccolto, il frutto polposo di sudore e lacrime, e il muto ringraziamento alla madre che l’ha portato in grembo?
Privo di tutto questo, l’uomo è solo più un fantasma che si aggira nel regno delle ombre, che ha perduto la serietà dell’istante e della storia, e non si distingue dagli innumerevoli avatar delle proprie repliche inconsistenti.
Fatti un orto: torna ad essere un corpo, nel corpo della terra: fragile, irripetibile.
Dannatamente unico e vero.

Agosto 25, 2007

VIDEO DELLE MIE BRAME di Jean Baudrillard

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 12:34 am

(Da: Il sogno della merce, Lupetti 1995)

videobrama

Il ragazzo che scivola sulla tavola a rotelle con il walkman, l’intellettuale che lavora al word-processor, il rapper del Bronx che volteggia freneticamente al Roxy o in un altro locale, il jogger, il body-builder: dappertutto la stessa bianca solitudine, dappertutto lo stesso rispecchiamento narcisista, riferito al corpo o alle facoltà mentali.
Il miraggio del corpo è ovunque straordinario. E il solo oggetto sul quale valga la pena di concentrarsi, non come fonte di piacere o di sesso, ma come oggetto di cui farsi carico con infinita sollecitudine, nell’ossessione della défaillance e della prestazione negativa. Il corpo è vezzeggiato nella perversa certezza della sua inutilità, nella totale certezza della sua non resurrezione. Infatti il corpo che si pone il problema della propria esistenza è per metà già morto: il suo culto attuale, tra lo yoga e l’estasi, è dunque una preoccupazione funebre. La cura che ci si prende di lui mentre è in vita prefigura il maquillage delle imprese funebri, col sorriso fissato sulla faccia della morte.
Tutto consiste nell’essere fissati su qualcosa. Non si tratta di essere - e nemmeno di avere - un corpo, ma di essere fissati sul proprio corpo. Fissati sul sesso, fissati sul proprio desiderio. Concentrati sulle proprie funzioni come su dei differenziali d’energia o su degli schermi video. Edonismo come fissazione: il corpo è uno scenario la cui curiosa melopea igienista corre fra innumerevoli stabilimenti del culturismo, di muscolarismo, di stimolazione e di simulazione che vanno da Venezia a Trupanga Canyon, e che descrivono un’ossessione collettiva asessuata.
E a quest’ossessione fa da contrappunto l’altra, di essere fissati sul proprio cervello.
Quel che la gente contempla o crede di contemplare sullo schermo del word-processor o del computer sono le operazioni del proprio cervello. Oggi non è più nel fegato o nelle visceri, e nemmeno nel cuore o nello sguardo che si cerca di leggere, ma semplicemente nel cervello, di cui si vorrebbe rendere visibili i miliardi di connessioni, e assistere al loro svolgimento come in un videogame. Quel che ci affascina è lo spettacolo offerto dal cervello e dal suo funzionamento.
Ci piacerebbe poter vedere lo svolgimento superstizioso dei nostri pensieri.
E anche questa è una superstizione.

Agosto 24, 2007

FOTOMONTAGGIO CON SCIACALLE di Massimo Gramellini

Archiviato in: Cronache — vbinaghi @ 7:01 pm

(Da: “La Stampa” del 22-8-2007)

fotomontaggio con sciacalle

Da dove sbucano le gemelle di Pavia che il giorno dopo l’assassinio della cuginetta posavano davanti ai fotografi addobbate come in un video di Avril Lavigne, brandendo il fotomontaggio taroccato a uso dei media che le ritraeva accanto alla vittima? Bando alle illusioni: non vengono da Marte e neppure da Venere. Sono le figlie estreme della civiltà dello spettacolo, che con loro abbassa di una tacca ulteriore il livello minimo della sensibilità umana.
Queste ragazze esageratamente magre e normalmente infelici appartengono a una generazione che è stata indotta a collocare la visibilità in cima alla scala dei suoi valori.
(continua…)

AL FIGLIO CHE NASCERA’ D’AUTUNNO di Valter Binaghi

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 12:59 pm

Dopo avere espresso perplessità sui giovani d’oggi nel commento precedente mi sono un po’ pentito, perchè in realtà ho due figli fantastici. Allora posto questa poesia (inedita), scritta nel maggio dell’88, quando mia moglie era incinta del nostro primogenito, che adesso ha 19 anni.

gravida

Tua madre esile spiga,
ancora ti nasconde
nell’ombra profumata del silenzio

Ignoto al tuo respiro,
munito di parole,
ti apparecchio un giardino

Tu sei morbida pesca,
un canto che risveglia il sonno della carne…
D’autunno lascerai la pianta e il sogno,
conoscerai le pieghe della terra.

E non ci apparterrai
E non ti apparterremo
Saremo tre stupori
Affacciati all’abisso di Luce.

Agosto 23, 2007

NOI RAGAZZI DEL ‘77 di Valter Binaghi

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 5:53 pm

(Da: I 3 giorni all’Inferno di Enrico Bonetti, cronista padano, Sironi 2007)

maglietta del che

L’adolescente é ladro, mendicante spudorato e vittima.
Lui saltella come una capra, arriva in cima all’Epoca e si morde le mani.
“Vi siete mangiati tutto quanto - dice - e nel Graal ci avete pure pisciato”.
Non c’è da fidarsi: pare che uno Spirito visiti il suo sonno, che il vento lo scuota, che sia consumato dal fuoco.
Come ai tempi di Fra Dolcino e Giovanni di Leida, come a Parigi nell’epoca aurea della ghigliottina, anche nei mitici Settanta si videro profeti di rivolta promuovere cantilene tra il popolo, insegnare danza alla canaglia dei sobborghi, ai giovani che abitano i porticati delle piazze e i giardini pubblici di notte, che si rubano baci nelle discoteche fumose, che si spartiscono anfetamine nei bar di provincia.
I giovani inforcano motociclette, i giovani hanno sogni voraci. Al suono del flauto magico (ma chi soffia per loro mostruose canzoni nella tibia del desiderio?) giungono silenziosi ad ingrossare la schiera dei postulanti, e sono devastati nel cuore, e fremono ascoltando il gioachimita del giorno che recita: “La legge è il carcere dello Spirito. Andiamo a levare la coltre al dormiente, andiamo a sciogliere il prigioniero, perchè la Verità ha spezzato le tenebre, e ormai il nostro volto risplende in un cerchio di luce !” E con ritagli di giornale mostra i segni del tempo, l’urgenza di agire …
Forse anche tu, lettore, hai danzato in quei giorni, e noi con te, al Sabba della rivoluzione!
Il profeta diceva di puntare a tutta forza contro l’Arca, carica delle ipoteche del passato che affondavano l’utopia: poi avremmo nuotato liberi e felici come pesci nel mare.
Dopo la botta ti sei ritrovato a mollo, infreddolito e senza nome.
Hai pensato: finalmente il diluvio, saremo il nuovo Adamo!
Finchè ti è passato vicino il panfilo luccicante del nuovo potere catodico, a prua c’era il Caimano con le ballerine, a poppa il Professore con gli gnomi, e di qui e di là era pieno di ex direttori di Lotta Continua.
Li guardi andare e dici, va bè. Non è la prima volta che usano disperati e giovani imbecilli per fare il lavoro sporco. Ma, siamo giusti: ci piaceva l’esproprio proletario, che trasformava in Unno il ragioniere diplomato, e far volare gli stracci alle compagne nelle piazze deserte d’agosto!

DISPOTISMO NELLA DEMOCRAZIA? di Alexis de Tocqueville

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 12:22 am

(Da: La democrazia in America, pubblicato nel 1840)

occhio

Non si erano mai visti, nel passato, dei sovrani assoluti e potenti che volessero amministrare personalmente e senza l’aiuto dei poteri secondari i propri domini, che rendessero tutti i sudditi uniformemente disciplinati dalla stessa legge, che scendessero fra i privati stessi a guidare e dirigere. Gli imperatori romani lasciarono i particolari della vita sociale in mano a poteri secondari che sfuggivano al loro controllo. Furono dei tiranni, tolsero arbitrariamente i beni e la vita a qualsiasi cittadino volessero, ma si limitavano a qualcuno, non estendevano a tutti lo stesso rigore.
Ora, se il dispotismo venisse a stabilirsi nei paesi democratici di oggi, sarebbe piú esteso, meno violento e degraderebbe gli uomini senza torturarli. La violenza avverrà, ma solo in periodi di crisi, che saranno rari e passeggeri.
Se cerco di immaginare il dispotismo moderno vedo una folla smisurata di esseri simili e eguali che volteggiano su se stessi per procurarsi piccoli e meschini piaceri di cui si pasce la loro anima. Ognuno di essi, ritiratosi in disparte, è come straniero a tutti gli altri, i suoi figli e i suoi pochi amici costituiscono per lui tutta l’umanità; il resto dei cittadini è lí, accanto a lui, ma non lo vede; vive per sé solo e in sé, e se esiste ancora la famiglia, già non vi è piú la patria.
Al di sopra di questa folla vedo innalzarsi un immenso potere tutelare, che si occupa da solo di assicurare ai sudditi il benessere e di vegliare alle loro sorti. E’ assoluto, minuzioso, metodico, previdente e persino mite. Assomiglierebbe alla potestà paterna, se avesse per scopo, come quella, di preparare gli uomini alla virilità. Ma, al contrario, non cerca che di tenerli in un’infanzia perpetua.
(continua…)

Agosto 22, 2007

NOVITA’ A DISNEYLAND di Valter Binaghi

Archiviato in: Cronache — vbinaghi @ 3:43 pm

brambilla

Hanno detto di Reagan che, più di un presidente americano, era il testamento di Walt Disney.
Ma l’era Disney in politica era appena cominciata: se il più fantasioso massone del XX secolo si svegliasse dallo stato d’ibernazione in cui si è fatto collocare (non lo sapevate? sperava dai progressi della scienza la ricetta per resuscitare nel giro di qualche decennio) e facesse una capatina in Italia, si accorgerebbe che proprio qui la repubblica di Topolinia ha preso forma in un fulgore difficilmente immaginabile ai suoi tempi.
(continua…)

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