QUANDO LO SPIRITUALISMO E’ STERILE di Romano Guardini
(Da: Scritti filosofici vol. II, Fabbri Editori)

Nell’epoca moderna l’esperienza religiosa si evolve in un’altra direzione. Dalla fine del Medioevo in poi essa diventa, come s’è detto, sempre più ‘interiore’. Si ritira dalle cose del mondo e dai concreti fatti della vita e si realizza, invece che in questi e in quelle, nelle parole, nei pensieri, nei fatti vissuti dell’anima (…) Si è voluto vedere in ciò un progresso di più elevata religiosità. Ma è ormai chiaro che tale evoluzione nasconde gravi pericoli. Certo, l’altra forma, che domina l’antichità e influenza il medioevo, contiene il pericolo, cristianamente parlando, del paganesimo; il pericolo cioè di essere sopraffatta dalle cose del mondo, di cadere, religiosamente, in balia del mondo. Ma nella forma dell’esperienza moderna esiste un opposto pericolo: che la religione venga a perdere o a estromettere il mondo e finisca col diventare mondanamente fragile e vuota; che l’atto religioso si compia ai margini della vita, e addirittura ostacoli la vita, finchè, alla fine, il rifiuto della religione, l’ateismo, è sentito come una liberazione. (…)
Se così è, la rarefazione della valenza religiosa non può non compromettere il rapporto col mondo, con gli altri uomini e con la propria stessa vita. Realmente, insieme alla detta rarefazione, si presenta anche una progressiva attenuazione del senso dell’essere. Tutto diviene meno importante. Tutte le forme significanti perdono di forza incisiva. Gli ordini e le norme sono sempre meno capaci di vincolare la coscienza morale. Si raffredda sempre di più il sentire immediato, e si può giungere fino alla totale perdita del senso del reale






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