DI CHRISTOPHER LASCH
(Da: La cultura del narcisismo, Bompiani)

Uno degli eventi più traumatizzanti della prima infanzia è la scoperta che le persone amate, da cui il bambino dipende per la vita, sono allo stesso tempo la fonte di molte delle sue frustrazioni. I genitori, in particolare la madre, danno piacere, ma poiché la loro capacità di farlo non è illimitata, infliggono anche, inevitabilmente, al bambino le prime esperienze di dolore e di dispiacere. I genitori procurano sofferenza al bambino anche come giudici e impositori di disciplina. La ragione per cui il bambino trova difficile l’unione di piacere e sofferenza in una fonte comune risiede nel fatto che, a causa di ciò, deve riconoscere la sua dipendenza e i suoi limiti. La percezione della doppia natura dei genitori comporta la scoperta che essi non sono solo proiezioni dei desideri del bambino. Una difesa comune contro questa scoperta, uno dei meccanismi comuni di negazione, è la scissione delle immagini dei genitori in buone e cattive. Con la fantasia il bambino dissocia gli aspetti frustranti dell’ adulto che si prende cura di lui da quelli che recano piacere. In questo modo inventa delle immagini idealizzate di seni accanto a figure di autorità materna o paterna onnipotenti, minacciose e distruttive - vagine fagocitanti, peni o seni castranti.
Il dualismo religioso istituzionalizza queste difese primitive e regressive, separando rigorosamente le immagini dell’ amore e del nutrimento da quelle della creazione, del giudizio e della punizione. La versione particolare del dualismo conosciuta come gnosticismo, prosperata nel mondo ellenistico del secondo, terzo e quarto secolo d.C., ha portato questa negazione alle sue conclusioni più estreme. Ha condannato l’intero mondo materiale come creazione di poteri oscuri e malvagi. Ha dato forma mitologica, spesso in modo molto commovente ed eloquente, a fantasie che servono a mantenere l’illlusione arcaica di identità con un mondo che risponde completamente ai desideri dell’individuo. Negando che un creatore benevolo abbia potuto creare un mondo in cui abbiano posto sia la sofferenza che il piacere, lo gnosticismo ha mantenuto viva la speranza in un ritorno a una condizione spirituale in cui queste esperienze siano sconosciute.
La conoscenza segreta che lo gnosticismo teneva in cosi grande considerazione, alla quale venivano iniziate solo poche anime privilegiate, deriva proprio dall’illusione originaria di onnipotenza, dalla memoria delle nostre origini divine, antecedente all’imprigionamento nella carne.
Interpretando la risurrezione di Cristo come un evento simbolico, gli gnostici hanno evitato il paradosso cristiano di un Dio sofferente. Incapaci di concepire l’unione di spirito e materia, hanno negato l’umanità di Gesù e l’hanno descritto, invece, come uno spirito che si è presentato alla percezione umana nella forma illusoria di essere umano.
La loro “mitologia grandiosa” come la definisce Hans Jonas nel suo studio storico The Gnostic Religion, aveva l’intenzione di offrire un resoconto preciso della creazione, secondo il quale “l’esistenza umana è solo lo stigma di una sconfitta divina”. La creazione materiale, inclusa la vita degli esseri umani nella carne, rappresenta il trionfo delle divinità inferiori, diaboliche; la salvazione risiede nella fuga dello spirito dal corpo, nella memoria della sua origine celestiale, non (come credevano i cristiani) nell’ armonia con la giustizia e la bellezza di un mondo che ciò nonostante include il male.
Il movimento della New Age ha riproposto la teologia gnostica in una forma piuttosto adulterata da altri influssi e mescolata a immagini derivate dalla fantascienza - dischi volanti, interventi extraterrl’estri nella storia umana, fughe dalla terra per approdare a un nuovo paese nello spazio. (…)
La spiritualità della New Age assume forse delle strane forme, ma è una caratteristica importante del nostro panorama culturale, come il fondamentalismo, che è cresciuto costantemente negli anni recenti. Il prosperare di questi movimenti ha disorientato coloro che prevedevano un aumento della secolarizzazione nella vita moderna. La scienza non ha preso il posto della religione, come molti si aspettavano. Entrambe sembrano prosperare l’una accanto all’altra, spesso in forme grottescamente esagerate.
Più di ogni altra cosa, è proprio la coesistenza di un’iperrazionalità e di una diffusa rivolta contro la razionalità a giustificare la caratteristica del nostro modo di vivere del ventesimo secolo come cultura del narcisismo. Queste sensibilità contraddittorie hanno una fonte comune: entrambe hanno le loro radici nei sentimenti di sradicamento e destituzione che affliggono tanti uomini e donne al giorno d’oggi, nella crescente vulnerabilità alla sofferenza e alla deprivazione e nella contraddizione tra la promessa che si possa avere tutto e la realtà delle nostre limitazioni.
La miglior difesa contro i terrori dell’esistenza sono gli agi domestici dell’amore, del lavoro e della vita familiare, che ci collegano a un mondo che non dipende dai nostri desideri, e tuttavia risponde ai nostri bisogni. E’ attraverso l’amore e il lavoro, come ha notato Freud con una delle sue tipiche osservazioni mordaci, che scambiamo conflitti emotivi paralizzanti con ordinaria infelicità. L’amore e il lavoro ci permettono di esplorare dei nostri angolini di mondo e di arrivare ad accettarlo nei suoi termini. Ma la nostra società tende a svalutare i piccoli agi o a caricarli di troppe aspettative. I nostri standard di “lavoro creativo, significativo” sono troppo elevati per sopravvivere alla delusione. Il nostro ideale di “vero amore” carica le relazioni personali di un onere eccessivo. Chiediamo troppo alla vita, troppo poco a noi stessi.
La crescente dipendenza da tecnologie che nessuno sembra capire o controllare ha suscitato sentimenti di impotenza e vittimizzazione. Troviamo sempre più difficile acquisire un senso di continuità, stabilità o collegamento con il mondo che ci circonda. Le relazioni con gli altri sono particolarmente fragili; gli oggetti sono costruiti per essere usati e gettati; la realtà è sperimentata come un ambiente popolato da immagini evanescenti. Tutto cospira a incoraggiare soluzioni di fuga dai problemi psicologici della dipendenza, della separazione e dell’individuazione e a scoraggiare il realismo morale che rende possibile agli esseri umani venire a patti con i limiti esistenziali al proprio potere e alla propria libertà.
Nell’esatto e nel contrario di questa valida analisi, un qualcosa sfugge nella velocità di toccare temi così Importanti.
Mondo genitoriale, dualismo, gnosticismo, impossibile rispondere con un commento veloce e breve.
…Tutto cospira a incoraggiare soluzioni di fuga dai problemi psicologici della dipendenza, della separazione e dell’individuazione e a scoraggiare il realismo morale che rende possibile agli esseri umani venire a patti con i limiti esistenziali al proprio potere e alla propria libertà…
Ciao vbinagni, come ben vedi anche se in silenzio ti seguo.
Commento di paola castagna — Agosto 27, 2007 @ 11:16 am
Ciao Paola, tra un po’ ci si rivede anche su LPELS.
Commento di vbinaghi — Agosto 27, 2007 @ 11:33 am
Allora a più tardi…nel leggere e cercare La Parola, sempre più mancante, per quel mosaico che siamo.
Un saluto mentre in silenzio scrivo del Vuoto.
Commento di paola castagna — Agosto 27, 2007 @ 11:40 am
auguri!
Commento di Ginevra — Agosto 27, 2007 @ 11:41 am
Penso che l’istanza gnostico-catara percorra tutta la storia dell’Occidente. E che la ragione critica (che non è quella degli scientisti e dei loro sprovveduti seguaci, compresi quelli che infestano LPELS) debba darne ragione pur essendo consapevole dei propri limiti (sennò non sarebbe critica). In fondo a tutto si trova il problema del male e delle sofferenze che sono nel mondo, e della loro origine e del loro destino. Il dualismo è una facile soluzione. Un’altra è il fideismo assoluto, e l’affermazione del mistero divino (non si muove foglia che Dio non voglia, abbandoniamoci a Lui). La Croce è tremenda, perché all’abbandono di Gesù a Dio succede l’abbandono di Gesù da parte di Dio. E la Resurrezione non è esperibile nell’ordine mondano, ma solo nel paradosso cui i cristiani sono chiamati. Infine, cristiano è colui che crede nella resurrezione dei morti, non simbolica ma reale. Hic Rhodus, hic salta.
Commento di Fabio Brotto — Agosto 27, 2007 @ 12:16 pm
Daccordo Fabio. In questo momento (e in questo blog), più che l’esegesi dell’incarnazione cristiana m’interessa recuperare una percezione e una consapevolezza laica della corporeità come essenziale all’umanità. E’ un tema che mi sembra sempre più urgente, dato il collettivo naufragio nel “pleroma” dell’immaginario mediatico.
Commento di vbinaghi — Agosto 27, 2007 @ 12:28 pm
Troppo complicato per me. Troppi argomenti che si accavallano. Troppe ipotesi e tesi che si intersecano in un unico punto.
Blackjack.
Commento di Blackjack — Agosto 27, 2007 @ 1:07 pm
in effetti c’è molta carne al fuoco…
il nostro Valter è un vulcano sempre in ebollizione!
rifletterò con calma.
ciao
carla
Commento di carla — Agosto 27, 2007 @ 1:28 pm
Ovviamente non sono d’accordo su tutto. Lasch ha saputo teorizzare quelle domande che noi tutti ci poniamo senza riuscire a dare risposte sufficienti. Il “potere locale” se penso alla Campania mi fa venire voglia di non tornare in Italia. Il populismo mi fa pensare a Beppe Grillo.
Quanto ai genitori, per restare in tema, erano pur sempre due (adesso spesso sono di più) e se gli attribuiamo una doppia natura, nella percezione di un bambino diventano quattro, vale a dire una folla.
“Il nostro ideale di “vero amore” carica le relazioni personali di un onere eccessivo”, è sempre lui, Lasch che scrive, e a me sembra un voler colpevolizzare chi del male non si fa una ragione a fronte dell’aspettativa della misericordia divina. D’accordo Sant’Agostino è passato al monismo, io ti dico però che non avrei mai tolto il figlio a una madre per consegnarlo ad una nonna di parte.
Non so dire se sia stato un escamotage, quello gnostico, ma almeno non offendeva l’intelligenza.E nel lamento di Giobbe fu Dio stesso che gli inviò Satana per provare la sua fede. Ora, io non credo alla “resurrazione della carne” presa alla lettera, credo, certo, che significhi qualcosa, ma su un piano diverso cui dovremmo tendere. E ritengo il corpo uno strumento che dovremmo rispettare senza farne un uso improprio. Come fa l’artista con i suoi mezzi d’espressione. Il che, francamente, non mi sembra narcisistico. E nemmeno offende l’incarnazione cristica, anzi, al contrario, ne esaltà l’atto d’amore sacrificale.
Chiedo scusa per la lunghezza di questo commento, ma il buon Valter mi aveva tirata in ballo.
Commento di Ueuè — Agosto 27, 2007 @ 1:28 pm
Ammetto di aver “usato” Lasch, per un mio percorso che dura da qualche post.
In realtà questo brano è tratto dalla “postfazione” alla seconda edizione del suo libro più noto, che considero uno dei più lucidi mai scritti sulla società postmoderna.
La sindrome narcisistica, come la descrive lui, è la patologia sociale che ci ammorba e ci contamina, causa ed effetto del consumismo e della sua deriva in società dello spettacolo. E’ un libro che può annodare molti fili, apparentemente disparati.
Commento di vbinaghi — Agosto 27, 2007 @ 3:05 pm
Pagina profonda, sicuramente densa di concetti cardine per avere uno sguardo lucido sul giorno d’oggi.
Mi aiuteresti a collegare bene la prima e la seconda parte dello scritto (gnosticismo e società contemporanea)?
Se non ho capito male: nel presente si ritrova, nel rifiuto dei limiti della materialità quotidiana e di una loro serena accettazione, la negazione della realtà terrena propria dello gnosticismo.
Commento di Stefano — Agosto 28, 2007 @ 3:37 pm
Si, è così. E la traduzione dell’esistenza storica e dei contatti interpersonali in telepresenza virtuale aiuta molto questa deriva, che peraltro inizia molto prima: con la denigrazione dell’esperienza e del senso comune ad opera dello scientismo sette-ottocentesco.
Commento di vbinaghi — Agosto 28, 2007 @ 5:07 pm