
La nobiltà è, per sua natura, classe di governo. La borghesia non lo diventerà mai. Ma a un certo momento la borghesia soppianta l’aristocrazia come classe egemone. Ciò avviene in un determinato periodo nel decorso di una civiltà, ed è probabile che il fenomeno si ripeta in ciascuna, se si crede al parallelismo fra le diverse grandi civiltà della storia. Fatto sta che in tutte scoppiano, quando sono al culmine del ciclo, rivoluzioni sociali: diciassette secoli avanti Cristo fra gli antichi egizi, cinque secoli avanti Cristo fra i cinesi. In Europa, il trapasso avviene fra il Settecento e l’Ottocento.
Poi declina anche la borghesia, e le classi sociali si cancellano. Il periodo finale di una civiltà è contrassegnato da una società senza classi, una sconfinata marea di individui, ciascuno chiuso e isolato nel suo involucro. E’ la situazione verso la quale stiamo rapidamente avviandoci.
(Piero Ottone, Il tramonto della nostra civiltà, Mondadori, Milano 1994)
Dovunque è sorto l’uomo massa: un tipo d’uomo fatto di fretta, montato su null’altro che alcune esigue e povere astrazioni e che, per ciò stesso, è identico da un capo dell’Europa all’altro. Più che un uomo, è soltanto una carcassa d’uomo costituito di meri idola fori; manca di un “dentro”, di una intimità sua, inesorabile e inalienabile, di un io che non si possa revocare. Di qui il fatto che è sempre disponibile per fingere di essere qualsiasi cosa. Ha solo appetiti, crede che ha solo diritti e non crede che ha obbligazioni: è l’uomo senza la nobiltà che obbliga.
(Ortega Y Gasset, La ribellione delle masse, TEA 1988)
Mike Bongiorno convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi d’inferiorità pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello. Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione fra essere e dover essere.
Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti.
(Umberto Eco, Diario minimo, Mondadori 1978)