Doctor Blue and Sister Robinia

Settembre 29, 2007

MIA MARTINI - GLI UOMINI NON CAMBIANO

Archiviato in: canzoni — vbinaghi @ 1:17 pm

Autori: B. Dati - G. Bigazzi - M. Falagiani

Questo post è dedicato alla grande cantante, alla donna dolcissima e infelice che è stata Mimì, e a tutte le donne che ho fatto soffrire in vita mia, anche senza volerlo.
In queste cose, l’ignoranza non è mai davvero innocente

Sono stata anch’io bambina
Di mio padre innamorata
Per lui sbaglio sempre e sono
La sua figlia sgangherata
Ho provato a conquistarlo
E non ci sono mai riuscita
E lottato per cambiarlo
Ci vorrebbe un’altra vita.
La pazienza delle donne incomincia a quell’età
Quando nascono in famiglia quelle mezze ostilità
E ti perdi dentro a un cinema
A sognare di andar via
Con il primo che ti capita e ti dice una bugia.

Gli uomini non cambiano
Prima parlano d’amore e poi ti lasciano da sola
Gli uomini ti cambiano
E tu piangi mille notti di perché
Invece, gli uomini ti uccidono
E con gli amici vanno a ridere di te.
(continua…)

Settembre 28, 2007

UN RACCONTO A PUNTATE4 (finale) - LETTERA MORTA

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 5:47 pm

DI VALTER BINAGHI
(Pubblicato originariamente sul blog Vibrisse, di Giulio Mozzi)

pila di libri

Cinque

Rimase davanti al computer a fissare quella data, cinque minuti buoni. 15 settembre. Il file era stato salvato dieci giorni prima del delitto. Questo dava adito a tre ipotesi possibili.
Prima. La fantastica coincidenza: all’insaputa l’uno dell’altro, due individui assolutamente estranei avevano partorito la stessa fantasia malata. Seconda. La sinistra ispirazione: l’assassino conosceva in qualche modo il testo e se n’era servito per modellare quella scena patetica e crudele. Terza.
KatiusciaGreen@tin.it era l’assassino. Assurdo, pensò.
Continuò la lettura da dove si era interrotto. Il testo di quella Katiuscia, insomma il seguito del Perceval, continuava con un episodio se possibile ancora più trucido, dove i figli di un debitore suicida punivano esemplarmente un usuraio, questa volta con la piena approvazione del cavaliere. Puro delirio, disse tra sè il Lettore, chiudendo il file senza leggere oltre.
Nei giorni seguenti, si sforzò di non pensare più alla cosa, avendo optato per la prima ipotesi: un caso, uno di quei pazzi incroci di destini che la natura si concede, di tanto in tanto, come diversivo al tedio delle stagioni.
(continua…)

UN RACCONTO A PUNTATE3 - LETTERA MORTA

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 12:09 am

DI VALTER BINAGHI
(Pubblicato originariamente sul blog Vibrisse, di Giulio Mozzi)

la rossa

Quattro

Questa dell’orco nella gabbia l’aveva già letta, ma dove?
Ripiegò accuratamente il giornale e lo posò nel portariviste.
Il Lettore non ebbe il tempo per una ricognizione dei ricordi recenti perchè il citofono squillò proprio in quell’istante. Luisa, sempre troppo puntuale.
Entrò come un soffio di vento, ansimante e radiosa.
Buttò il soprabito sul tavolino e sedette sulle sue ginocchia, stampandogli un bacio vorace sul collo e socchiudendo le labbra in attesa della risposta di lui, sempre un poco timida.
- Quanto tempo hai? – le chiese.
- Il solito del lunedì. Film e dibattito. Due ore e mezza a partire da adesso -
Finse di non accorgersi del suo sorriso invitante. Impaziente.
- E se lui venisse a sapere che non ci vai mai, al cineforum? -
Gettò i capelli indietro con un movimento del capo malizioso, da ragazzina.
- Non c’è pericolo. Esco con la mia amica Ilaria che sa tutto di noi e mi copre -
- E se un lunedì ti facesse un’improvvisata? -
- Lui? Si vede che non lo conosci. A quest’ora è già in letargo davanti al Processo di Biscardi, e poi – si fermò un attimo, quasi contemplando tra sè la scena ipotetica: - se anche fosse? Tanto meglio – disse fieramente, alzandosi in piedi.
Per nulla soddisfatto della sua determinazione, la seguì in direzione della camera da letto. Passando davanti allo specchio, registrò il movimento delle due figure nella penombra dell’anticamera. Lui dinoccolato e un po’ curvo nell’andatura (sempre stato, per via dell’altezza) lei lievemente appesantita dagli anni ma soda, i lunghi capelli castani ondeggianti, il seno colmo nel maglioncino stretto. Pensò che si sarebbe arreso volentieri, come sempre, al suo languore un po’eccessivo, e pensò al marito preside con cui la divideva. Avrebbe potuto permettersi di meglio, se fosse stato meno pigro. Se per una volta si fosse cercato una donna anzichè lasciarsi trovare.
- Io lo pianto, una volta o l’altra -, disse lei sbuffando il fumo dalle narici, cogli occhi fissi al soffitto. Quella di fumare a letto era una concessione che Luisa aveva ottenuto a prezzo di lunghe trattative. Lo considerava più che un piacere, un complemento essenziale all’unione carnale. - E’ diventato insopportabile. Lo pianto e vengo a vivere da te. Che ne dici? -
La risposta rimase criptata in un mugugno sonnolento della bocca contro il cuscino.
- Sai - continuò Luisa: - col mio stipendio da insegnante sono autonoma. Non peserò per nulla sul tuo bilancio. Posso anche pagarti l’affitto -.
Il Lettore si rigirò sulla schiena. Un ulteriore silenzio sarebbe stato offensivo.
- Non è una cosa che si può decidere così, di punto in bianco -.
- Vuoi dire che non ti va di vivere con me? -
- Voglio dire quello che ho detto. Pensiamoci su. Prendiamoci del tempo -
Si curvò su di lui, per un nuovo bacio.
- Hai ragione. Sono sempre troppo precipitosa. Ma tu ci penserai? -
- Ci penserò - disse lui, annuendo col capo, un po’ troppo gravemente.
- Ma caro, adesso che ti guardo bene, mi sembri preoccupato. E’ per quello che ho detto? Non devi, sai, io non voglio essere un problema per te… -
- No, no - fu costretto a rassicurarla: - E’ che…insomma, mi è successa una cosa -
- Cattive notizie? -
- Una lettera -
(continua…)

Settembre 27, 2007

UN RACCONTO A PUNTATE2 - LETTERA MORTA

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 10:03 am

DI VALTER BINAGHI
(Pubblicato originariamente sul blog Vibrisse, di Giulio Mozzi)

lettera

Due

Nell’estate del 2003 c’era qualche buontempone di troppo in Rete.
Ti arrivava un messaggio con il logo della Microsoft, i colori giusti e tutto il resto. Diceva di istallare l’allegato, un file *exe contenente l’unica protezione efficace contro l’ultimo virus del tipo worm. Ti ricordavi di averlo letto sul giornale: Worm.Automat. AHB, un maledetto verme che si autospedisce a tutto l’indirizzario non prima di averti aperto un bel buco nel sistema operativo. Tu, ringraziando Bill Gates e la sua mamma, lanciavi il file provvidenziale. Bè, quello era il virus.
Il Lettore aveva schivato questo e altri fastidi, trascorrendo due settimane scollegate e sonnacchiose sulle colline biellesi, dove i suoi gli avevano lasciato una casetta con un po’ d’orto. Al ritorno c’era del lavoro, ma non in quantità esorbitante. Si prevedeva un settembre tiepido e benigno, con quell’arietta fina anche di sera che ti fa venir voglia di uscire, e le donne ancora vestite di niente.
Un bel vivere, se non fosse stato per la lettera trovata quel lunedì mattina nella cassetta della posta. Una lettera senza francobollo, consegnata a mano.
(continua…)

Settembre 26, 2007

UN RACCONTO A PUNTATE1 - LETTERA MORTA

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 4:32 pm

DI VALTER BINAGHI
(Pubblicato originariamente sul blog Vibrisse, di Giulio Mozzi)

gatto

Prologo

Mentre scrivo non sono comodissimo, perchè ho un gatto sulle ginocchia. Si chiama Penny, credo che mi consideri sua madre, ma non è questo il punto. Non la faccio scendere perchè dorme come una regina, e poi mi piace accarezzarle il dorso, ogni tanto, quando le mani abbandonano la tastiera in attesa della parola giusta per continuare. L’ora è quella del dopocena, tra il telequiz e il film in prima serata, nell’appartamento di fianco c’è gente che disputa sul telecomando, voci di bambini.
Io invece sono solo (a parte Penny, naturalmente). Anche il protagonista di questa storia viveva solo: immagino che tutto abbia avuto inizio in una sera come questa. Una lampada accesa, l’uomo seduto nella casa silenziosa, in una nicchia di luce. Si tratta di un Lettore.
Quando dico un Lettore non intendo un lettore comune, uno che dai libri trae diletto o noia come da qualsiasi altra cosa al mondo, ma un Lettore professionista, di quelli che esaminano proposte di pubblicazione per conto di un editore. Sono tipi abbastanza tristi, per lo più, che sognavano una vocazione letteraria più esplicita ma non mancano di fiuto per la poesia. E comunque è a loro che gli editori affidano il compito di separare il grano dalla pula, vagliando dattiloscritti di esordienti, proposte timbrate da un’agenzia o ingombranti faldoni compitati dagli amici degli amici. Questo Lettore, dunque: mai stati amici io e lui, però lo conoscevo bene. Le donne dicevano che era un bel tipo. Bah! Era alto, e persino un po’ curvo, con i capelli a caschetto, abbondanti e grigi. Aveva gli occhi grandi ma lo sguardo poco presente, velato di una malinconia metafisica. Sembrava il paggio malandato di un regno in disgrazia, stile decadenza delle patrie lettere, o tempora o mores e così via. Insomma, secondo me se la tirava un po’ troppo. Come se anche lui non ricavasse la pagnotta dalle uniche cose che fanno andare la macchina editoriale: noir e fumettoni scosciati.
(continua…)

Settembre 25, 2007

LA QUALITA’ ORIZZONTALE3 - LE QUATTRO VIRTU’ CARDINALI

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 6:52 pm

DI BONAVENTURA DA BAGNOREGIO
(Da: Collationes in Hexaemeron, Jaca Book)

croce greca

Queste virtù si dicono cardinali per un triplice motivo: o perché, mediante esse, si ha l’ingresso all’acquisizione di tutte le virtù; o perché sono le principali, in cui ogni virtù è integrata; o perché ogni ragione della vita umana, sia riguardo alla vita attiva che alla contemplativa, deve essere diretta e regolata per mezzo di esse, nei quattro cardini del mondo minore [I'uomo], a somiglianza del mondo maggiore.
Il Filosofo afferma che “la virtù è medio fra due estremità, secondo che il sapiente determinerà”; infatti, la virtù consiste nel giusto mezzo. Poiché la virtù, secondo Agostino, non è altro che il modo, è la prudenza che trova questo modo, affinché tu non ecceda in cosa alcuna, ma permanga intorno al centro. Pertanto, la prudenza è l’auriga delle virtù. Dice dunque la prudenza: io ho trovato il modo; e la temperanza lo custodisce e dice: io volevo proprio questo; la giustizia lo distribuisce, affinché non lo voglia solo per se stessa, ma anche per gli altri; e poiché in seguito sopravvengono avversità molteplici, la fortezza lo difende, perché il modo non vada perduto.
(continua…)

Settembre 24, 2007

LA QUALITA’ ORIZZONTALE2 - DUE COSE INSIEME

Archiviato in: Pensiero, Scritture — vbinaghi @ 11:24 pm

DI PAULO COELHO
(Da: L’Alchimista)

saggio

Un mercante, una volta, mandò il figlio ad apprendere il segreto della felicità dal più saggio di tutti gli uomini. Il ragazzo vagò per quaranta giorni nel deserto, finché giunse a un meraviglioso castello in cima a una montagna. Là viveva il Saggio che il ragazzo cercava.
Invece di trovare un sant’uomo, però, il nostro eroe entrò in una sala dove regnava un’attività frenetica: mercanti che entravano e uscivano, ovunque gruppetti che parlavano, una orchestrina che suonava dolci melodie. E c’era una tavola imbandita con i più deliziosi piatti di quella regione del mondo. Il Saggio parlava con tutti, e il ragazzo dovette attendere due ore prima che arrivasse il suo turno per essere ricevuto.
Il Saggio ascoltò attentamente il motivo della visita, ma disse al ragazzo che in quel momento non aveva tempo per spiegargli il segreto della felicità. Gli suggerì di fare un giro per il palazzo e di tornare dopo due ore.
- Nel frattempo, voglio chiederti un favore - concluse il Saggio, consegnandogli un cucchiaino da tè su cui versò due gocce d’olio. - Mentre cammini, porta questo cucchiaino senza versare l’olio -
Il ragazzo cominciò a salire e scendere le scalinate del palazzo, sempre tenendo gli occhi fissi sul cucchiaino. ln capo a due ore, ritornò al cospetto del Saggio.
Allora, gli domandò questi: - Hai visto gli arazzi della Persia che si trovano nella mia sala da pranzo? Hai visto i giardini che il Maestro dei Giardinieri ha impiegato dieci anni a creare? Hai notato le belle pergamene della mia biblioteca? -
Il ragazzo, vergognandosi, confessò di non avere visto niente. La sua unica preoccupazione era stata quella di non versare le gocce d’olio che il Saggio gli aveva affidato.
- Ebbene, allora torna indietro e guarda le meraviglie del mio mondo - disse il Saggio. - Non puoi fidarti di un uomo se non conosci la sua casa -
Tranquillizzato, il ragazzo prese il cucchiaino e di nuovo si mise a passeggiare per il palazzo, questa volta osservando tutte le opere d’arte appese al soffitto e alle pareti. Notò i giardini, le montagne circostanti, la delicatezza dei fiori, la raffinatezza con cui ogni opera d’arte era disposta al proprio posto. Di ritorno al cospetto del Saggio, riferì particolareggiatamente su tutto quello che aveva visto.
- Ma dove sono le due gocce d’olio che ti ho affidato? - domandò il Saggio.
Guardando il cucchiaino, il ragazzo si accorse di averle versate.
- Ebbene, questo è l’unico consiglio che ho da darti - concluse il più Saggio dei saggi.
- Il segreto della felicità consiste nel guardare tutte le meraviglie del mondo senza mai dimenticare le due gocce d’olio nel cucchiaino. -

LA QUALITA’ ORIZZONTALE1 - IN POLITICA

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 1:30 pm

DESTRA E SINISTRA, MODERATI ED ESTREMISTI di Norberto Bobbio
(Da: Destra e Sinistra, Donzelli Editore)

parlamento

La contrapposizione di destra e sinistra rappresenta un tipico modo di pensare per diadi, di cui sono state offerte le più diverse spiegazioni, psicologiche, sociologiche, storiche, e anche biologiche. Se ne conoscono esempi in tutti i campi del sapere. Non vi è disciplina che non sia dominata da una qualche diade onnicomprensiva: in sociologia, società - comunità; in economia, mercato - piano; in diritto, privato - pubblico; in estetica, classico - romantico; in filosofia, trascendenza - immanenza. Nella sfera politica, destra-sinistra non è la sola, ma la s’incontra ovunque.(…)
(continua…)

LA QUALITA’ VERTICALE6 - IN CANTINA

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 2:18 am

DI ISTVAN ORKENY
(Da: Novelle da un minuto, Edizioni E/O)

ratto

La palla, attraverso una finestra rotta, cadde nel corridoio di uno scantinato.
Una ragazzina, la figlia quattordicenne della portinaia, la raggiunse zoppicando. Il tram le aveva portato via una gamba, poverina, e lei era contenta quando poteva andare a raccogliere la palla per gli altri.
Nello scantinato regnava una semioscurità, lei tuttavia si accorse che in un angolo qualcosa si muoveva.
- Micetto!- disse la figlia dei portinai che aveva una gamba di legno. - Come sei capitato qui, micettino? -
Raccolse la palla e, come poté, si allontanò veloce.
Il vecchio sorcio, brutto e puzzolente - lui che era stato scambiato per un micino - rimase interdetto. Nessuno gli aveva mai parlato in quel modo.
Prima di allora l’avevano sempre disprezzato, gli gettavano addosso del carbone oppure scappavano via spaventati.
In quel momento e per la prima volta gli venne di pensare a come sarebbe stato tutto diverso se il destino l’avesse fatto nascere gatto.
Anzi, dato che siamo degli inguaribili scontenti. continuò a procedere nelle sue fantasticherie. E se fosse nato figlia della portinaia con una gamba di legno?
Ma quella era ormai una cosa troppo bella. Non riusciva neanche a immaginarsela.

Settembre 23, 2007

STORIA SEMISERIA DELLA GNOSI MODERNA

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 6:00 pm

DI VALTER BINAGHI
(Da: I 3 giorni all’Inferno di Enrico Bonetti, cronista padano, Sironi 2007)

serpe

Bonetti non era molto bravo a raccontare barzellette, e la serata sarebbe stata un vero piagnisteo, se da uno dei video accesi non avesse fatto capolino il faccione dello Stregatto: - Ehi boss – gnaulò: - Ti ho portato un amico -
La faccia del frate ritrovò un po’ di colore, forse anche per via del terzo amaro:
- Chi sarebbe? – domandò.
Accanto allo Stregatto comparve un altro bel personaggino in stile Disney.
Era vestito come il mago Merlino, cappello a punta e mantello blu trapunti di stelle, ma la faccia era diversa: occhiali, barba nera e un gran nasone.
- Si chiama l’Eco cercastorie. – disse il gatto. – E’ il secondo membro della famiglia del mio creativo. Ha i tuoi dati: puoi comunicare -
Ne aveva sentito parlare: era il maggiordomo elettronico di un famoso consulente editoriale. Un tizio dalla memoria prodigiosa, che avrebbe fatto sembrare Pico della Mirandola uno scemo di guerra, ma a differenza di quello libero da ogni preoccupazione metafisica: le condizioni migliori per trattare ogni cosa con distacco ed eleganza. Conoscendo l’Ars Minor di Raimondo Lullo e la Steganographia di Tritemio combinava inattese misture e svelava emozionanti parallelismi tra i vari personaggi della Storia Occulta, vendendo poi questi soggetti ai romanzieri.
- Interessa qualcosa? – disse l’Eco: - Un nonno di Bismarck iscritto agli Illuminati di Baviera, Luciano Moggi affiliato alla P2? Non fare complimenti: la prima dimostrazione è gratuita. E non avere dubbi sul risultato: è da me che si servono tutti i più grossi fanfaroni dell’editoria, e fanno soldi a palate. -
Il frate parve divertito: - Va bene – disse: - vediamo cosa sai fare. Il mio amico, qui, vorrebbe sapere com’è iniziata la conversione dei moderni a Satana. Raccontaci una storia credibile, o almeno divertente, che ne abbiamo bisogno -
- Posso usare le tre parole chiave che compaiono con maggiore frequenza nelle tue ricerche in Rete?
- Sarebbero? -
- Esoterismo, scientismo e Satana –
- Aggiungici qualcosa che non c’entri un accidente, per esempio “bicicletta”. Voglio vedere se sei così bravo. –
L’Eco cercastorie chiuse gli occhi ed elaborò per il tempo strettamente necessario: quattro secondi e sette decimi.
(continua…)

LA QUALITA’ VERTICALE5 - GNOSI ANTICA E MODERNA

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 9:58 am

DI ERMANNO PAVESI

gnosi

Lo gnosticismo nell’antichità

Con il termine “gnosticismo” si designa un gruppo di correnti filosofico-religiose dell’antichità, che hanno avuto la loro massima diffusione nei secoli II e III dell’era cristiana nei maggiori centri culturali dell’area mediterranea, come Roma e Alessandria d’Egitto. In certi casi si tratta di scuole fondate da personaggi noti, come Basilide, Marcione o Valentino — tutti vissuti nel secolo II —, in altri casi di gruppi di cui non si conoscono i fondatori e la cui denominazione deriva da elementi dottrinali: per esempio, gli ofiti attribuiscono un ruolo importante al serpente, in greco ofis; i cainiti si richiamano a Caino, e così via. Fino al ritrovamento nel 1945 a Nag Hammadi, nell’Alto Egitto, di un’intera biblioteca gnostica, gli studiosi disponevano di scarsi testi originali e integrali, ritrovati nel corso del tempo, e le fonti per lo studio delle teorie gnostiche erano costituite per lo più da descrizioni e da citazioni contenute nelle confutazioni da parte di autori cristiani, che scrivono in difesa dell’ortodossia, come sant’Ireneo, vescovo di Lione (sec. II) nell’opera Denuncia e confutazione della pseudo-gnosi. Il cristianesimo nei primi secoli è minacciato dallo gnosticismo tanto dall’esterno, cioè da movimenti che si pongono dichiaratamente in posizione alternativa a esso, quanto dall’interno, da gruppi che cercavano d’infiltrarsi in ambienti cristiani rifacendosi talvolta a scritti, come i vangeli apocrifi — cioè non riconosciuti nella Chiesa come ispirati —, ritenuti più autorevoli dei vangeli canonici: questi ultimi raccoglierebbero gl’insegnamenti di Gesù alle masse e avrebbero un carattere essoterico, mentre testi come La Sofia di Gesù Cristo o l’Apocrifo di Giovanni conterrebbero una dottrina rivelata da Gesù ad alcuni apostoli o a discepoli e destinata solo a pochi adepti.
(continua…)

Settembre 22, 2007

LA QUALITA’ VERTICALE4: TENTAZIONE DELLA GNOSI

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 7:46 pm

DI VALTER BINAGHI
(Pubblicato originariamente sul blog collettivo “La poesia e lo spirito”)

uroboro

Precipitato nell’oscurità, stretto come un boccone amaro tra le fauci del mondo materiale, masticato e risputato da mille inferni come un seme sempre indigesto, ma adesso il tuo spirito è presente.
Risvegliato alla memoria dell’Origine.
C’è un altro mondo di là dalla Matrice. E’ di là che tu vieni.
La rivelazione ti ha abbacinato ma senza stupirti. Lo sapevi da sempre.
La prova inconfutabile è questo conoscere che è un ricordare.
Ora sei un Altro, e non puoi tornare indietro: l’antica dimora d’insipente innocenza ti è preclusa.
Puoi vivere con pazienza i tuoi giorni nel mondo, in attesa che si consumi lentamente la tua ultima spoglia, oppure bruciare le tappe e diventare Perfetto.
Allora ti ritrarrai lentamente dalla tua carne, come uno straniero dalla folla, e osserverai il tuo commercio col mondo da lontano. Tratterrai i tuoi sensi, negherai loro ogni appagamento finchè saranno esausti come un focolare all’alba. Sarai più forte della fame, della sete e del sonno, e l’abbraccio di un altro corpo ti sembrerà quello di un cadavere.
Illuminato dalla Vera Gnosi, risalirai per ogni vertebra l’intera colonna dell’Essere, pesce e farfalla, angelo e troia, fino al trono dell’Arconte. Getterai ai suoi piedi la vuota spoglia di ciò che fosti, e ingaggerai con lui l’ultima battaglia, che ti restituisca al pensoso regno dei figli della Luce, o almeno un colpo preciso e finale al baricentro dei tuoi pensieri: che la stralunata favola abbia fine, che l’oblio t’inghiottisca per sempre, consumato dalla feroce vena creativa di un annoiato satrapo semita.

LA QUALITA’ VERTICALE3: NELLA VITA SPIRITUALE

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 5:27 pm

DELL’UOMO NOBILE di Meister Eckart

aquila

Nostro Signore dice nel Vangelo: Un uomo nobile partì per un paese lontano per ottenere un regno, e poi tornò. Nostro Signore ci insegna con queste parole a qual punto l’uomo è creato nobile nella sua natura, a quale punto è divino ciò cui può giungere per grazia ed anche come deve arrivarvi. Queste parole sono anche in relazione con gran parte della sacra Scrittura.
Bisogna innanzitutto sapere - e ciò è assolutamente chiaro - che l’uomo ha in sé due nature: il corpo e lo spirito. Perciò un testo dice: Chi conosce se stesso, conosce tutte le creature, perché tutte le creature sono o corpo o spirito. Perciò la Scrittura dice dell’uomo che vi è in noi un uomo esteriore ed un altro: l’uomo interiore. All’uomo esteriore appartiene tutto ciò che inerisce all’anima, avvolto dalla carne e mescolato ad essa, tutto ciò che fa opera corporea comune con ed in ogni membro, come l’occhio, l’orecchio, la lingua, la mano ed altro. La Scrittura chiama ciò uomo vecchio, uomo terrestre, uomo esteriore, nemico, schiavo.
L’altro uomo che è in noi è l’uomo interiore; la Scrittura lo chiama uomo nuovo, uomo celeste, uomo giovane, amico, ed uomo nobile. È a questo che pensa Nostro Signore, quando dice che un uomo nobile partì per un paese lontano per ottenere un regno, e poi tornò.
(continua…)

LA QUALITA’ VERTICALE2 - NELLA GERARCHIA DEI BISOGNI

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 12:45 pm

LA PSICOLOGIA UMANISTICA DI A. MASLOW
(articolo di Ludovico Prola)

Secondo Maslow il comportamento umano è diretto e motivato, al di là delle particolari differenze culturali, dai bisogni fondamentali comuni a tutti gli esseri umani. Tra di essi i bisogni fisiologici sono i più prepotenti di tutti. Se i bisogni fisiologici risultano insoddisfatti tutti gli altri, quelli più alti e nobili, possono essere annullati e respinti nell’ombra. Tutta la mente e l’organismo intero diventano uno strumento al servizio dell’unico scopo, ad esempio, di sfamarsi. La libertà, l’amore, il rispetto, la filosofia sono tutte cose che possono essere messe da parte come sciocchezze inutili perché non riempiono lo stomaco.
Cosa avviene però quando il nostro ventre è cronicamente pieno? “Avviene che subito compaiono altri (e più alti) bisogni e sono questi a dominare l’organismo invece della fame fisiologica. Quando questi, a loro volta, sono soddisfatti, di nuovo nascono altri (ancora più alti) bisogni, e così via. È questo che intendiamo quando diciamo che i bisogni umani fondamentali sono organizzati in una gerarchia di preferenza relativa. Una conseguenza di ciò è che la gratificazione diventa nella teoria della motivazione un concetto importante […] perché libera l’organismo dal dominio di un bisogno relativamente più fisiologico e permette l’emergenza di altri fini più sociali” (Motivazione e personalità, p. 87).
(continua…)

Settembre 21, 2007

LA QUALITA’ VERTICALE1: NEI LIVELLI DEL GIUDIZIO

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 11:31 pm

LIVELLI DI GIUDIZIO E CONSAPEVOLEZZA di Michio Kushi
(Da: Il libro della medicina macrobiotica, Mediterranee)

teocalli

7° Supremo
Consapevolezza universale ed eterna. Totale e incondizionata tolleranza. Infinita gratitudine, libertà totale.

6° Ideologico
Distinzione tra giusto e ingiusto, retto ed empio

5° Sociale
Distinzione tra bene e male, conveniente e sconveniente, appropriato e inappropriato, adattabile e inadattabile.

4° Intellettivo
Distinzione tra razionale e irrazionale, provato e indimostrabile.

3° Emozionale
Distinzione tra amore e odio, simpatia e avversione, grazia e goffaggine, gioia e tristezza.

2° Sensorio
Distinzione tra conforto e disagio, sazio e affamato, bello e brutto.

1° Meccanico
Reazioni spontanee e automatiche. Adattabilità. I mutamenti sono soggetti all’influenza ambientale.

LA RIMOZIONE DELLA QUALITA’ E IL NICHILISMO

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 12:58 pm

DI VALTER BINAGHI

yin yang

La qualità è in orizzontale e in verticale: il diverso e il meglio.
La prima ha un fondamento naturale, la seconda culturale e spirituale: maschio o femmina si nasce, saggi si diventa, trascendendo il soggettivismo spontaneo dell’ego e la pratica superficialità del senso comune. Qualità orizzontale e verticale riguardano cose diverse, quindi sovrapporre o confondere questi due piani è letale per l’equilibrio di una comunità, come quando la complementarietà fra maschio e femmina viene interpretata in termini di differenza gerarchica.
La percezione della qualità orizzontale implica il senso della totalità e della complementarietà degli elementi che la compongono (maschio e femmina, proprio ed estraneo, nomade e stanziale, contadino o artefice).
La percezione della qualità verticale nelle società tradizionali è legata alla gerarchia che si stabilisce tra impubere, adulto e anziano. Presuppone livelli diversi di esperienza e una coscienza diversamente differenziata, che consente di accedervi.
Nella famiglia, nel clan e nella tribù questi rapporti sono fondamentali, e fondano il profilo e l’identità sociale degli individui.
Il contratto paritario tra clan o tribù, definisce il carattere pubblico dello Stato che tende all’uguaglianza giuridica dei soggetti, ma che nella sua forma antica e medioevale non ha mai preteso di assorbire e definire la loro identità sociale.
L’odio della borghesia per le gerarchie spirituali e per i vincoli naturali che limitano il mercato ha dissolto ogni forma identitaria nell’ugualitarismo democratico dei diritti e dei consumi, il cui risultato è la cosiddetta società di massa. La società di massa e la tendenza al globalismo distruggono la percezione della qualità e l’identità psicologica che ne deriva, e le tradizioni comunitarie in cui esse trovavano espressione. L’occidentalizzazione del mondo estende su scala universale questi parametri. In questo contesto va inteso anche il trionfo del paradigma quantitativo nelle scienze moderne, che non ricevono il loro impulso determinante dalla sapienza delle forme, ma dall’utilità del controllo sui fenomeni, il cui esito è la manipolazione indiscriminata dell’ente.
La riduzione dell’essere a merce è parallela a quella della persona a individuo.
L’effetto psicologico di questo livellamento è la crisi della famiglia e il veleno che circola tra uomo e donna, padri e figli. L’effetto sociologico, come Girard ha mostrato egregiamente, è la pretesa di ognuno a fingersi qualunque cosa, l’esplosione del senso dei limiti naturali e l’aspirazione illimitata al potere: l’inferno mimetico. L’effetto ecologico è l’aspettativa crescente al consumo generalizzato, e l’emergenza planetaria. L’effetto spirituale è la riduzione della vita a ciò che è tecnicamente riproducibile, il delirio di (auto) creazione che ne deriva, che svela il carattere ultimamente satanico dell’intero processo.

Settembre 20, 2007

L’EPOCA DELL’IGNOBILE: LA SOCIETA’ DI MASSA

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 5:54 pm

folla

La nobiltà è, per sua natura, classe di governo. La bor­ghesia non lo diventerà mai. Ma a un certo momento la borghesia soppianta l’aristocrazia come classe egemone. Ciò avviene in un determinato periodo nel decorso di una civiltà, ed è probabile che il fenomeno si ripeta in ciascu­na, se si crede al parallelismo fra le diverse grandi civiltà della storia. Fatto sta che in tutte scoppiano, quando sono al culmine del ciclo, rivoluzioni sociali: diciassette secoli avanti Cristo fra gli antichi egizi, cinque secoli avanti Cri­sto fra i cinesi. In Europa, il trapasso avviene fra il Sette­cento e l’Ottocento.
Poi declina anche la borghesia, e le classi sociali si can­cellano. Il periodo finale di una civiltà è contrassegnato da una società senza classi, una sconfinata marea di indivi­dui, ciascuno chiuso e isolato nel suo involucro. E’ la situa­zione verso la quale stiamo rapidamente avviandoci.
(Piero Ottone, Il tramonto della nostra civiltà, Mondadori, Milano 1994)

Dovunque è sorto l’uomo massa: un tipo d’uomo fatto di fretta, montato su null’altro che alcune esigue e povere astrazioni e che, per ciò stesso, è identico da un capo dell’Europa all’altro. Più che un uomo, è soltanto una carcassa d’uomo costituito di meri idola fori; manca di un “dentro”, di una intimità sua, inesorabile e inalienabile, di un io che non si possa revocare. Di qui il fatto che è sempre disponibile per fingere di essere qualsiasi cosa. Ha solo appetiti, crede che ha solo diritti e non crede che ha obbligazioni: è l’uomo senza la nobiltà che obbliga.
(Ortega Y Gasset, La ribellione delle masse, TEA 1988)

Mike Bongiorno convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi d’inferiorità pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello. Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione fra essere e dover essere.
Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti.
(Umberto Eco, Diario minimo, Mondadori 1978)

BLUES DEL TICINO di Valter Binaghi

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 7:38 am

bevitore

Quand’ero pura possibilità,
un codino innocente nello scroto di Dio,
allora sì che avevo carburante e un gran futuro.
Stasera ho soltanto un passato :
le mie colpe m’inchiodano al tavolino
di un American Bar di Bernate Ticino

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