Doctor Blue and Sister Robinia

Ottobre 31, 2007

STUPIDARIO REAZIONARIO1 - BOSSI CELEBRA HALLOWEEN

Archiviato in: Cronache — vbinaghi @ 8:02 pm

halloween

Si riscopre celta lui, che è di Berugnate con Dordogno. E ce lo fa sapere qui.
http://www.corriere.it/politica/07_ottobre_31/halloween_lega_celtica.shtml

Più zucche vuote del solito in giro, stanotte.
E’ quello che Furio Jesi avrebbe definito “mito tecnicizzato”.
Recuperare dal pattume della storia superstizioni pagane e allegorie barocche, pur di conferire dignità comunitaria a un movimentismo che è pura protesta fiscale. Non che la borsa non sia importante, ma perchè dare alla vecchia bagascia una parvenza virginale?

DIZIONARIO DEL PROGRESSISMO TOSSICO – Soggettivismo

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 7:33 pm

DI VALTER BINAGHI

focolare

Senza un simbolo comune che orienta a comprendersi, senza un Rito che ne celebri l’unione, la comunità diventa una folla di soggetti. Piena di buone intenzioni, ma sterile.
Come due sposi che non dormono insieme da tempo, eppure fanno a gara a chi per primo laverà i piatti della colazione, e si abbracciano ogni volta al mattino, ognuno sognando in cuor suo un altro amore.
O due dotti, che spassionatamente esaminano dottrine ugualmente probabili, divenute oziose rappresentazioni da museo, senza la pietra solida di un principio di realtà per giudicarle. Come potrebbero? Il progressismo chiede che la realtà sia non ciò che precede e giudica la teoria, ma ciò che eventualmente la teoria potrà produrre (niente paura per gli obiettivi mancati: la teoria procede per successivi aggiustamenti e si riserva di differire il raggiungimento dell’obiettivo, in altre parole la teoria ormai legittima se stessa).
Esse est percipi: nessun altra realtà che il pensiero, Quei dotti barbuti sono come bimbi che giocano, impignano congetture nel Mundus Imaginalis, un reame sottratto al dramma della storia, una biblioteca sterminata che prelude all’inferno immaginifico di Matrix.

Parrà strano, ma l’assenza di simboli comunitari non giova all’integrazione degli ospiti.
E’ vero che senza simboli e riti unificanti, la comunità cessa anche di avere un perimetro, se non quello puramente quantitativo dato dalla somma dei membri che via via entrano a farne parte. Ma il relativismo culturale che nasce dalla contrapposizione ideologica tra posizioni laiciste, partitiche ed ecclesiali, non aiuta certo la condivisione che genera fiducia reciproca e senso di sicurezza. La xenofobia nasce dall’assenza di una forma di relazione immediatamente praticabile da tutti coi nuovi venuti, e dalla debolezza di chi accoglie, che si sente invaso. Un cristianesimo se non praticato almeno riconosciuto come fondamento della nostra civiltà giuridica, è non l’ostacolo, ma lo strumento migliore per dialogare con l’Islam: l’irreligione del laicismo suscita (giustamente) il loro disprezzo, mentre la religione dell’infedele incute almeno il rispetto di una figlia di Abramo.

E vogliamo parlare della vita?
La vita senza battesimo e senza nozze, senza patti di sangue ed estremo viatico, sgombra del talamo e dell’altare, la vita senza il Rito è pura agitazione.

Ottobre 30, 2007

LIBRI STRAORDINARI1 - La strada, di Cormac McCarthy

Archiviato in: recensioni — vbinaghi @ 6:00 pm

la strada

Una recensione molto penetrante del libro, è quella di Filippo Bologna che trovate qui, su
Cabaret Bisanzio

Da leggere anche questa di Cletus su Vibrisse.

Da poco in Rete anche questa, di Sebastiano Aglieco su La poesia e lo Spirito.

Ottobre 29, 2007

MY PERSONAL VAFFA di Valter Binaghi

Archiviato in: Cronache, Pensiero — vbinaghi @ 9:20 pm

spaventapasseri

Sono cresciuto in un’epoca di grandi trasformazioni (gli anni Settanta), che però ai miei coetanei vennero in gran parte occultate dal velame dell’ideologia. “Ora e sempre Resistenza”, ci si diceva a sinistra, autoconvincendosi che il nemico era qualche mummia di ex repubblichino guidato da Giorgio Almirante. I moderati temevano invece lo spettro del trinariciuto, e un comunismo già moribondo in Russia.
Intanto succedevano cose davvero iimportanti come la fine degli accordi di Bretton Woods, l’Italia diventava una provincia del dollaro e il lavoro umano una variabile dipendente nel Grande Gioco occulto della finanza. Ma nessuno se ne accorse: eravamo tutti presi a dar la caccia ai rispettivi spaventapasseri.
Oggi? Niente di nuovo sotto il sole.
A sinistra s’indignano perchè il Vaticano si appresta a beatificare dei martiri (testimoni della fede, che massoni e stalinisti volevano estirpare dalla Spagna) caduti durante la Guerra Civile spagnola, distribuendo patenti di fascista fuori corso a cardinali e dame di carità.
A destra, gli amici di Massimo Teodori e Magdi Allam coniano l’etichetta di islamo-fascismo, per indicare quelle province malvage del pianeta che appaiono restie a sottomettersi all’Impero del Bene a stelle strisce.
Intanto alcuni proletari italiani cominciano a suicidarsi perchè non riescono più a pagare le rate del mutuo e le bollette, mentre gli stipendi restano al livello della concorrenza rumena. Ma è meglio non dirlo, altrimenti si metterebbe sotto accusa la globalizzazione e le privatizzazioni, che clintoniani e ultraliberisti ci hanno spacciato negli ultimi vent’anni come l’anticamera del Paradiso, e forse a qualcuno verrebbe in mente di prendere d’assalto quelli che una volta si chiamavano gli affamatori del popolo, cioè banchieri e speculatori.
E allora andiamo avanti a offrire al volgo le immagini più orripilanti del Signore delle Mosche, il facile bersaglio di un fascismo giurassico, di un prelato imbelle o di un terrorista irreperibile, mentre il potere reale esalta e sfinisce le nazioni nella silenziosa ubiquità delle strade elettroniche che collegano gli istituti di credito.
E mentre il capitale morto strozza l’uomo vivo, i guardiani verdepinti dell’ambiente tuonano contro l’estinzione del panda e del varano di Komodo, salvo reclamare a gran voce aborto libero e gratuito per le loro fidanzate piccolo-borghesi.
A tutti costoro, il mio personale e sentito vaffanculo.

DIZIONARIO DEL PROGRESSISMO TOSSICO - Antifascismo

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 2:04 am

DI PIERPAOLO PASOLINI
(Da, Scritti corsari, Garzanti, Milano 1975)

antifascismo

Esiste oggi una forma di antifascismo archeologico che è poi un buon pretesto per procurarsi una patente di antifascismo reale. Si tratta di un antifascismo facile che ha per oggetto ed obiettivo un fascismo arcaico che non esiste più e che non esisterà mai più. Partiamo dal recente film di Naldini: Fascista. Ebbene questo film, che si è posto il problema del rapporto fra un capo e la folla, ha dimostrato che sia quel capo, Mussolini, che quella folla, sono due personaggi assolutamente archeologici. Un capo come quello oggi è assolutamente inconcepibile non solo per la nullità e per l’irrazionalità di quello che dice, per il nulla logico che sta dietro quello che dice, ma anche perché non troverebbe assolutamente spazio e credibilità nel mondo moderno. Basterebbe la televisione per vanificarlo, per distruggerlo politicamente. Le tecniche di quel capo andavano bene su di un palco, in un comizio, di fronte alle folle «oceaniche», non funzionerebbero assolutamente su uno schermo.
Questa non è una semplice constatazione epidermica, puramente tecnica, è il simbolo di un cambiamento totale del modo di essere, di comunicare fra di noi. E così la folla, quella folla «oceanica ». Basta per un attimo posare gli occhi su quei visi per vedere che quella folla ì non c’è più, che sono dei morti, che sono sepolti, che sono i nostri avi. Basta questo per capire che quel fascismo non si ripeterà mai più. Ecco perché buona parte iell’antifascismo di oggi, o almeno di quello che viene chiamato antifascismo, o è ingenuo e stupido o è pretestuoso e in rnalafede: perché dà battaglia o finge di dar battaglia ad un fenomeno morto e sepolto, archeoIogico appunto, che non può più far paura a nessuno. Insomma, un antifascismo di tutto comodo e di tutto riposo.
Io credo, lo credo profondamente, che il vero fascismo sia quello che i sociologhi hanno troppo bonariamente chiamàto « la società dei consumi ». Una definizione che sembra innocua, puramente indicativa. Ed invece no.
Se uno osserva bene la realtà, e soprattutto se uno sa leggere intorno negli oggetti, nel paesaggio, nell’urbanistica e, soprattutto, negli uomini, vede che i risultati di questa spensierata società dei consumi sono i risultati di una dittatura, di un vero e proprio fascismo. Nel film di Naldini noi abbiamo visto i giovani inquadrati, in divisa… Con una differenza però. Allora i giovani nel momento stesso in cui si toglievano la divisa e riprendevano la strada verso i loro paesi ed i loro campi, ritornavano gli italiani di cento, di cinquant’anni addietro, come prima del fascismo. Il fascismo in realtà li aveva resi dei pagliacci, dei servi, e forse in parte anche convinti, ma non li aveva toccati sul serio, nel fondo dell’anima, nel loro modo di essere.
Questo nuovo fascismo, questa società dei consumi, invece, ha profondamente trasformato i giovani, li ha toccati nell’intimo, ha dato loro altri sentimenti, altri modi di pensare, di vivere, altri modelli culturali. Non si tratta più come all’epoca mussoliniana, di una irregimentazione superficiale, scenografica, ma di una irregimentazione reale che ha rubato e cambiato loro l’anima. Il che significa, in definitiva, che questa « civiltà dei consumi » è una civiltà dittatoriale. Insomma se la parola fascismo significa la prepotenza del potere, la « società dei consumi » ha bene realizzato il fascismo.

Ottobre 28, 2007

SATISFICTION - IL PRIMO FREE PRESS CULTURALE

Archiviato in: Bacheca — vbinaghi @ 10:10 am

DI GIAN PAOLO SERINO
http://www.satisfiction.it/

gian paolo serino

Satisfiction è il primo free press culturale, ma non solo: è la prima rivista di critica letteraria che rimborsa i libri consigliati.
Dal 22 ottobre in 120 mila copie gratuitamente nelle librerie
Una recensione letta su Satisfiction ti ha convinto? Il libro ti ha poi deluso? La redazione e i suoi collaboratori sono talmente persuasi di quello che ti consigliano che sono pronti a rimborsarti il prezzo di copertina. Insomma, per la prima volta nel mondo dei libri compare il principio del “Soddisfatti o rimborsati”!
Non è follia ma l’esigenza, in un mondo editoriale spesso ridotto a puro marchetting, di ritrovare una coscienza critica. L’abbiamo scritto nel numero zero di Satisfiction, distribuito in 50 mila copie durante la Fiera del Libro di Torino dello scorso maggio, e lo ribadiamo ancora più incisivamente in questo primo numero: Satisfiction nasce dalla passione di chi è convinto che la cultura sia entrare nel tempo senza vendersi ai poteri del tempo.
Satisfiction è un progetto che non ha colore, le testate rappresentate sono le più diverse, che non ha bandiere, le logiche commerciali delle case editrici non ci appartengono, che non ha interessi se non quelli di far circolare le idee.
E’ vero: la nostra è un’utopia. Ma è un’utopia in 48 pagine formato tabloid.

Collaborano gli scrittori e critici: Ettore Bianciardi, Alessandro Beretta (Corriere della Sera), Luca Beatrice (Flash Art, Arte, Giudizio Universale, Linus, Rumore), Alessandro Bertante (La Repubblica, Pulp), Paolo Bianchi (Il Giornale), Valter Binaghi, Davide Brullo (Il Domenicale, Libero), Angela Buccella (GQ, Rolling Stone), Franco Capacchione (Rolling Stone), Paolo Cioni, Giovanni Choukhadarian (Il Giornale), Chiara Cretella, Luca Crovi (Il Giornale; RadioRai), Ettore Malacarne, Luigi Mascheroni (Il Giornale, Il Foglio), Raul Montanari, Gianluca Morozzi, Davide Musso (Linus), Massimiliano Parente (Libero), Seba Pezzani (Il Giornale), Daniele Piccini (Avvenire, Famiglia Cristiana, Poesia), Tommaso Pincio (Alias, Il Manifesto), Francesco Prisco (Il Sole 24Ore), Paolo Roversi (Diario, Rolling Stone, Stilos), Davide Sapienza (Diario, GQ, Rolling Stone, Specchio-La Stampa), Gian Paolo Serino (La Repubblica, Il Venerdì, D-Repubblica, Il Giornale), Filippo Tuena, Grazia Verasani, Marco Vichi, Alessandro Zaccuri, Chiara Zocchi.
(continua…)

SIAMO TUTTI IN PERICOLO di Pier Paolo Pasolini

Archiviato in: Cronache, Pensiero — vbinaghi @ 3:47 am

pasolini

Questo è il testo dell’intervista di Furio Colombo a Pier Paolo Pasolini pubblicato sull’inserto “Tuttolibri” del quotidiano “La Stampa” l’8 novembre del 1975. Questa intervista ha avuto luogo sabato 1° novembre, fra le 4 e le 6 del pomeriggio, poche ore prima che Pasolini venisse assassinato.

Pasolini, tu hai dato nei tuoi articoli e nei tuoi scritti, molte versioni di ciò che detesti. Hai aperto una lotta, da solo, contro tante cose, istituzioni, persuasioni, persone, poteri. Per rendere meno complicato il discorso io dirò «la situazione», e tu sai che intendo parlare della scena contro cui, in generale ti batti. Ora ti faccio questa obiezione. La «situazione» con tutti i mali che tu dici, contiene tutto ciò che ti consente di essere Pasolini. Voglio dire: tuo è il merito e il talento. Ma gli strumenti? Gli strumenti sono della «situazione». Editoria, cinema, organizzazione, persino gli oggetti. Mettiamo che il tuo sia un pensiero magico. Fai un gesto e tutto scompare. Tutto ciò che detesti. E tu? Tu non resteresti solo e senza mezzi? Intendo mezzi espressivi, intendo…

Sì, ho capito. Ma io non solo lo tento, quel pensiero magico, ma ci credo. Non in senso medianico. Ma perché so che battendo sempre sullo stesso chiodo può persino crollare una casa. In piccolo un buon esempio ce lo danno i radicali, quattro gatti che arrivano a smuovere la coscienza di un Paese (e tu sai che non sono sempre d’accordo con loro, ma proprio adesso sto per partire, per andare al loro congresso). In grande l’esempio ce lo dà la storia. Il rifiuto è sempre stato un gesto essenziale. I santi, gli eremiti, ma anche gli intellettuali. I pochi che hanno fatto la storia sono quelli che hanno detto di no, mica i cortigiani e gli assistenti dei cardinali. Il rifiuto per funzionare deve essere grande, non piccolo, totale, non su questo o quel punto, «assurdo» non di buon senso. Eichmann, caro mio, aveva una quantità di buon senso. Che cosa gli è mancato? Gli è mancato di dire no su, in cima, al principio, quando quel che faceva era solo ordinaria amministrazione, burocrazia. Magari avrà anche detto agli amici, a me quell’Himmler non mi piace mica tanto. Avrà mormorato, come si mormora nelle case editrici, nei giornali, nel sottogoverno e alla televisione. Oppure si sarà anche ribellato perché questo o quel treno si fermava, una volta al giorno per i bisogni e il pane e acqua dei deportati quando sarebbero state più funzionali o più economiche due fermate. Ma non ha mai inceppato la macchina. Allora i discorsi sono tre. Qual è, come tu dici, «la situazione», e perché si dovrebbe fermarla o distruggerla. E in che modo. (…)

Che cos’è il potere, secondo te, dove è, dove sta, come lo stani?

Il potere è un sistema di educazione che ci divide in soggiogati e soggiogatori. Ma attento. Uno stesso sistema educativo che ci forma tutti, dalle cosiddette classi dirigenti, giù fino ai poveri. Ecco perché tutti vogliono le stesse cose e si comportano nello stesso modo. Se ho tra le mani un consiglio di amministrazione o una manovra di Borsa uso quella. Altrimenti una spranga. E quando uso una spranga faccio la mia violenza per ottenere ciò che voglio. Perché lo voglio? Perché mi hanno detto che è una virtù volerlo. Io esercito il mio diritto-virtù. Sono assassino e sono buono.

Ti hanno accusato di non distinguere politicamente e ideologicamente, di avere perso il segno della differenza profonda che deve pur esserci fra fascisti e non fascisti, per esempio fra i giovani.
(continua…)

Ottobre 27, 2007

LA PAGELLA di Piero Chiara

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 1:22 pm

scolaro

(Da: Ora ti conto un fatto, Mondadori)

Nella soffitta della casa dove visse mio padre negli ultimi quarant’anni di sua vita è stata trovata di recente, in occasione di alcuni lavori, una cassa piena di cartacce della quale il nuovo abitatore ritiene, per sua cortesia, che io possa disporre. Frugando tra quelle carte, mi dice, un suo figliolo di dieci o dodici anni avrebbe trovato una mia pagella di terza elementare dalla quale risulto bocciato con un quattro in composizione. Dev’essere una pagella di più di cinquant’anni fa, con la firma della maestra Minarelli e più sotto quella, irritata, di mio padre, apposta per presa conoscenza.
Potrei andare a guardare in quella cassa, e anche portarmela via per inventariarla con comodo. Vi troverei di certo, oltre alla pagella, qualche libro di scuola e qualcuno dei miei quaderni di quel tempo, con le composizioni che mi valsero il quattro in italiano, così sorprendente da scandalizzare chi l’ha scoperto. Ed altri quaderni dai quali risulterebbero dei quattro e magari dei tre in aritmetica, ma che non sorprenderebbero nessuno, non essendomi capitato di riuscir geometra o ragioniere. Ma è meglio che lo scordi quel deposito o che provveda a distruggerlo.
(continua…)

Ottobre 26, 2007

L’ULTIMO UOMO

Archiviato in: Divagazioni, Pensiero — vbinaghi @ 7:05 pm

man ray

Il modernismo consiste nel non aver nessuna credenza per non danneggiare l’avversario che anche lui non crede. È un sistema di reciproca abdicazione. La libertà consiste nel credere. E nell’ammettere, e nel credere che l’avversario creda.
(Charles Peguy)

Chi vuole ancora regnare? Chi ancora ubbidire? Entrambe queste cose sono troppo penose.
Nessun pastore e un solo gregge! Tutti vogliono la stessa cosa, tutti sono uguali: chi sente altrimenti va da sé al manicomio.
(Frederich Nietzsche)

L’ultimo uomo è della specie “chiagne e fotte”
(Clodoveo Darwin)

DIZIONARIO DEL PROGRESSISMO TOSSICO – Desacralizzazione

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 11:48 am

mandala

“Non si deve mai dimenticare che, per l’uomo non in linea con la modernità, sia esso antico o contemporaneo, la sostanza stessa dell’universo è sacra. Il cosmo parla all’uomo e tutti i suoi fenomeni hanno un significato. Sono i simboli di una realtà superiore che la sfera cosmica nasconde e rivela al tempo stesso. Proprio la struttura del cosmo serba all’uomo un messaggio spirituale; una rivelazione che viene quindi dalla stessa fonte della religione. (…)
Per consentire alle scienze moderne della natura di costituirsi, la sostanza del cosmo dovette anzitutto essere svuotata del suo crisma sacro e diventare profana. (…) I simboli offerti dalla natura divennero fatti, entità in se stesse, completamente staccate dagli altri ordini della realtà. Il cosmo, un tempo trasparente, diventò così opaco e senza significato spirituale (…) Il soffocante ambiente della materia creato dall’industrializzazione e dalla meccanizzazione, come sanno tutti coloro che vivono oggigiorno nei grandi centri urbani, è una conseguenza dell’indirizzo meramente materiale e quantitativo delle scienze le cui applicazioni hanno reso possibile l’industrialismo.”
( Seyed Hossein Nasr - L’uomo e la natura, Rusconi)

“Il monoteismo creazionistico ebraico - cristiano e la sua vittoria sulla religione e sulla metafisica del mondo antico fu senza dubbio la prima fondamentale possibilità di dar via libera in Occidente alla ricerca sistematica sulla natura. Fu un render libera la natura per la scienza, e ciò in un ordine di grandezza che oltrepassa probabilmente tutto ciò che in Occidente è accaduto fino ad oggi. Il Dio spirituale, dotato di volontà, lavoratore e creatore, che il greco e il romano non conobbero, è stato - indipendentemente dalla verità o dalla falsità della sua ipotesi - la massima santificazione dell’idea del lavoro e del dominio sopra le cose infraumane; e nel medesimo tempo operò la più grande disanimazione, mortificazione, distanziazione e razionalizzazione della natura che si sia mai verificata, vista in rapporto alle culture asiatiche e all’antichità. Ma, come vedremo, lavoro e scienza sono strettamente connessi”
(M. Scheler - Sociologia del sapere, Edizioni Abete)

“Nell’epoca moderna l’esperienza religiosa si evolve in un’altra direzione. Dalla fine del Medioevo in poi essa diventa, come s’è detto, sempre più ‘interiore’. Si ritira dalle cose del mondo e dai concreti fatti della vita e si realizza, invece che in questi e in quelle, nelle parole, nei pensieri, nei fatti vissuti dell’anima (…) Si è voluto vedere in ciò un progresso di più elevata religiosità. Ma è ormai chiaro che tale evoluzione nasconde gravi pericoli. Certo, l’altra forma, che domina l’antichità e influenza il medioevo, contiene il pericolo, cristianamente parlando, del paganesimo; il pericolo cioè di essere sopraffatta dalle cose del mondo, di cadere, religiosamente, in balia del mondo. Ma nella forma dell’esperienza moderna esiste un opposto pericolo: che la religione venga a perdere o a estromettere il mondo e finisca col diventare mondanamente fragile e vuota; che l’atto religioso si compia ai margini della vita, e addirittura ostacoli la vita, finchè, alla fine, il rifiuto della religione, l’ateismo, è sentito come una liberazione. (…)
Se così è, la rarefazione della valenza religiosa non può non compromettere il rapporto col mondo, con gli altri uomini e con la propria stessa vita. Realmente, insieme alla detta rarefazione, si presenta anche una progressiva attenuazione del senso dell’essere. Tutto diviene meno importante. Tutte le forme significanti perdono di forza incisiva. Gli ordini e le norme sono sempre meno capaci di vincolare la coscienza morale. Si raffredda sempre di più il sentire immediato, e si può giungere fino alla totale perdita del senso del reale”
(R. Guardini - Scritti filosofici, Fabbri Editori)

Ottobre 25, 2007

UN GOLPE POLITICO - GIUDIZIARIO di Marco Travaglio

Archiviato in: Cronache — vbinaghi @ 6:03 pm

(Da: http://www.beppegrillo.it/)

mastella

Per una volta, inseguire gli aspetti tecnico-giuridici della decisione del Procuratore generale di Catanzaro di strappare di mano l’inchiesta “Why Not” su Prodi, Mastella & C. al titolare, cioè al pm Luigi De Magistris, è inutile e fuorviante. Meglio andare subito alla sostanza, che è questa: il magistrato che aveva raccolto elementi sufficienti per indagare Mastella per abuso, truffa e finanziamento illecito, cioè riteneva di aver trovato i soldi, non potrà portare a termine la sua indagine, ormai in dirittura d’arrivo. Il fascicolo passerà a un altro magistrato, che impiegherà mesi per studiarsi tutti gli atti. E, se non vorrà fare la fine di De Magistris - attaccato da destra e da sinistra, difeso da nessuno, ispezionato per mesi e mesi, trascinato dinanzi al Csm, proposto per il trasferimento immediato e infine espropriato del suo lavoro - ascolterà l’amorevole consiglio che gli danno il governo e l’opposizione una volta tanto compatte: archiviare tutto, lasciar perdere, voltarsi dall’altra parte.
Checchè se ne dica, questa non è una questione privata fra De Magistris e Mastella. Questa è la soluzione finale dopo vent’anni di guerra della politica alla Giustizia. E’ il coronamento del sogno dei vari Gelli, Craxi e Berlusconi di fermare sul nascere le indagini sul potere. Gelli, Craxi e Berlusconi, nella loro ingenuità, pensavano che per farlo occorresse modificare la Costituzione, scrivendoci che la carriera dei pm è separata da quella dei giudici e che le procure devono obbedire al governo.
Mastella e chi gli sta dietro hanno capito che non occorre cambiare le norme: basta creare le condizioni di fatto perché tutto ciò accada. Appena un pm apre un fascicolo sugli amici di un ministro, se ne chiede il trasferimento (del pm, non del ministro). Anche se la richiesta non sta in piedi, non importa: quando il magistrato arriverà al sodo, salendo di livello dagli amici del ministro al ministro stesso, il ministro sosterrà che il pm lo fa perché ce l’ha con lui. E, col gioco delle tre carte, riuscirà a convincere qualche alto magistrato a scambiare le cause con gli effetti e a scippare l’indagine al pm per “incompatibilità”. Come se fosse il pm ad avercela col ministro, e non il ministro ad avercela col pm. Si chiama “guerra preventiva”, e non l’ha neppure inventata Mastella. L’aveva già teorizzata Mao: “Colpirne uno per educarne cento”. Funziona.

DIZIONARIO DEL PROGRESSISMO TOSSICO – Cultura/feticcio

Archiviato in: Pensiero, Scritture — vbinaghi @ 1:41 pm

DI VALTER BINAGHI

stronzo

Il professor Gentili posò il registro sulla cattedra, ignorò il brusio della classe e cominciò a scrivere col gesso, sulla lavagna. Il primo scricchiolio zittì gli studenti, che provarono a leggere la frase, parzialmente coperta dalla sagoma del prof. Finalmente posò il gesso, si voltò verso di loro e disse: - Ricopiate questa frase. E’ il titolo del tema.
Sulla lavagna c’era scritto:
“L’importante non è sapere come Essere, ma fare bene la cacca”
(Antonin Artaud)
Gli studenti scrissero di buona lena, ma qualcuno mostrò il tema ai genitori, e uno di essi espresse l’allarme della comunità al preside attonito.
Gentili ebbe un richiamo per iscritto. Non si offendono così le patrie lettere.
Non è strano? La borghesia di destra e di sinistra, che non ha la minima idea di una gerarchia che non sia dettata da un estratto conto bancario, si affanna per inculcare ai propri rampolli non la fiducia, ma l’erudita memoria delle Forme del passato.
Il Museo è l’alibi del Capitale, con esso crede di comprarsi il perdono per il suo peccato (ha ucciso la realtà, trasformandola in merce), ma non è proprio il Museo l’arma del delitto?

Ottobre 24, 2007

DIZIONARIO DEL PROGRESSISMO TOSSICO – Uguaglianza

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 1:47 pm

DI FABIO BROTTO

Altri testi e materiali molto interessanti di taglio antropologico sono stati raccolti da Fabio Brotto nel sito:
http://www.bibliosofia.net/

lady Diana

La nostra società, fondata sul dogma dell’uguaglianza universale, ammette come unica distinzione possibile quella prodotta dalla fama: tra un numero ridotto di persone famose, cioè conosciute da tutti i membri della società, e una grande massa di ignoti. Nel mio linguaggio, la differenza è quella tra un piccolo ma brillante Centro ed una immensa, oscura Periferia.
Questa differenza viene oggi celebrata nella forma dello spettacolo, cui ugualmente partecipano sport, intrattenimento e politica. Ma una società di uguali produce molto risentimento.
(continua…)

MY FAVOURITE SONGS6 - The final cut

Archiviato in: canzoni — vbinaghi @ 12:21 am

(Testo di Roger Waters, traduzione di Gaja Cenciarelli)
Nell’immagine la copertina dell’album

the final cut cd cover

Through the fish-eyed lens of tear stained eyes
I can barely define the shape of this moment in time
And far from flying high in clear blue skies
I’m spiraling down to the hole in the ground where I hide.

If you negotiate the minefield in the drive
And beat the dogs and cheat the cold electronic eyes
And if you make it past the shotguns in the hall,
Dial the combination, open the priesthole
And if I’m in I’ll tell you what’s behind the wall.

There’s a kid who had a big hallucination
Making love to girls in magazines.
He wonders if you’re sleeping with your new found faith.
Could anybody love him
Or is it just a crazy dream?
(continua…)

Ottobre 23, 2007

DIZIONARIO DEL PROGRESSISMO TOSSICO – Aspettative crescenti

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 12:32 pm

DI IVAN ILLICH
(Da: Descolarizzare la società, Mondadori, 1970)

Ho trovato questo brano e altri materiali molto interessanti sull’argomento cui è dedicato un intero thread nel blog “Il Covile”
http://www.stefanoborselli.elios.net/news/archivio/00000271.html

Inoltre, ecco un sito quasi interamente dedicato a uno dei pochi pensatori indispensabili del XX secolo, Ivan Illich:
http://www.altraofficina.it/

pandora

La Pandora originaria, «Colei che tutto dona», era una dea della terra nella Grecia matriarcale della preistoria. Essa fece scappare tutti i mali dal suo vaso (pythos), ma chiuse il coperchio prima che potesse fuggirne anche la speranza. La storia dell’uomo moderno (…) è la storia dello sforzo prometeico per creare istituzioni che blocchino l’azione dei mali scatenati. E la storia dell’affievolirsi della speranza e del sorgere delle aspettative.
Per capire ciò che questo vuol dire dobbiamo riscoprire la differenza tra speranza e aspettativa. Speranza, nell’accezione più pregnante, indica una fede ottimistica nella bontà della natura, mentre aspettativa, nel senso in cui utilizzerò questo termine, è contare su risultati programmati e controllati dall’uomo. La speranza concentra il desiderio su una persona dalla quale attendiamo un dono. L’aspettativa attende soddisfazione da un processo prevedibile, il quale produrrà ciò che è nostro diritto pretendere. Oggi l’ethos prometeico ha messo in ombra la speranza. La sopravvivenza della specie umana dipende dalla sua riscoperta come forza sociale.
(continua…)

MY FAVOURITE SONGS5 - A change is gonna come

Archiviato in: canzoni — vbinaghi @ 12:17 am

(Testo di Sam Cooke, traduzione di Gaja Cenciarelli)
La versione che preferisco è quella dei Neville Brothers.
Nell’immagine la copertina dell’album.

neville brothers cd cover

I was born by a river
In a little tent
Oh! And just like the river
I’ ve been runnin ever since
It’s been a long, long time coming
And i know , a change gone come
Oh! Yes it will

It’s been to hard living
But i’m afraid to die
Cause i don’t know whats up there
Beyond the sky
It’s been a long, long time coming
And i know a change gone come
Oh! Yes it will
(continua…)

Ottobre 22, 2007

IL GORGO - di Beppe Fenoglio

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 3:40 pm

(Da: Altri racconti, Einaudi Pleiade, Opere, 1993)

gorgo

Nostro padre si decise per il gorgo, e in tutta la nostra grossa famiglia soltanto io lo capii, che avevo nove anni ed ero l’ultimo.
In quel tempo stavamo ancora tutti insieme, salvo Eugenio che era via a far la guerra d’Abissinia. Quando nostra sorella penultima si ammala. Mandammo per il medico di Niella e alla seconda visita disse che non ce ne capiva niente; chiamammo il medico di Murazzano ed anche lui non le conosceva il male; venne quello di Feisoglio e tutt’e tre dissero che la malattia era al di sopra della loro scienza.
Deperivamo anche noi accanto a lei, e la sua febbre ci scaldava come un braciere, quando ci chinavamo su di lei per cercar di capire a che punto era. Fra quello che soffriva e le spese, nostra madre arrivò a comandarci di pregare il Signore che ce la portasse via; ma lei durava, solo piú grossa un dito e lamentandosi sempre come un’agnella.
Come se non bastasse, si aggiunse il batticuore per Eugenio, dal quale non ricevevamo piú posta. Tutte le mattine correvo in canonica a farmi dire dal parroco cosa c’era sulla prima pagina del giornale, e tornavo a casa a raccontare che erano in corso coi mori le piú grandi battaglie. Cominciammo a recitare il rosario anche per lui, tutte le sere, con la testa tra le mani.
Uno di quei giorni, nostro padre si leva da tavola e dice con la sua voce ordinaria:
- Scendo fino al Belbo, a voltare quelle fascine che m’hanno preso la pioggia. -
Non so come, ma io capii a volo che andava a finirsi nell’acqua, e mi atterrì, guardando in giro, vedere che nessun altro aveva avuto la mia ispirazione: nemmeno nostra madre fece il più piccolo gesto, seguitò a pulire il paiolo, e sì che conosceva il suo uomo come se fosse il pri¬mo dei suoi figli. Eppure non diedi l’allarme, come se sapessi che lo avrei salvato solo se facessi tutto da me.
(continua…)

Ottobre 21, 2007

DIZIONARIO DEL PROGRESSISMO TOSSICO – Nominalismo

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 7:14 pm

Di Valter Binaghi

foresta

Piano coi paroloni, direte voi.
Questo è un blog, dove ti credi di essere, nel salotto di Emanuele Severino?
In effetti a volte la terminologia filosofica sembra complicare le cose, ma è per farle capire sul serio, quando è volontà di capire oltre che incontinenza verbale.
Che direste di uno che vede gli alberi e non vede la foresta?
Se la foresta fosse solo una somma di alberi, dovremmo immediatamente occuparci del ridicolo problema di quanto numerosa dev’essere una famiglia di robinie per fare un bosco. Come i radicali e Rita Levi Montalcini, che ci tengono a determinare puntigliosamente a quante settimane o giorni un feto è definitivamente un essere umano, e non può più legalmente e pulitalmente essere fatto fuori (o interrotto, come si preferisce dire, dagli stessi che ci hanno tenuto a battezzare i ciechi non vedenti e i bidelli personale non docente). Cosa c’entra? C’entra, c’entra. Al popolino spesso pare assurdo che in certe epoche ci si sia scannati per questioni di termini, ma i termini misurano e definiscono la realtà, orientano l’esperienza.
Il nominalismo misconosce l’essenza, la natura di qualcosa, la qualità ontologica che lo rende tale e riduce la specie alla somma degli individui che la compongono: perciò tende a costruire rappresentazioni del mondo che risolvono la qualità nella quantità.
E’ un regalo che ci hanno fatto gl’inglesi, o meglio è il modo di pensare che è parso più congeniale a questa nazione che è geniale a suo modo, una nazione che ci ha regalato Shakespeare e The Virgin Queen, ma anche in filosofia Occam, Bacone, Hobbes (Sean Connery no, è scozzese e ci tiene a dirlo). E’ vero che il nominalismo si affaccia anche in alcuni momenti del pensiero antico e mediovale, ma lì è più l’eccezione che la regola: con gli inglesi invece sembra parte del carattere nazionale. L’egemonia imperialistica anglosassone degli ultimi due secoli lo ha diffuso a livello planetario, nei comportamenti con l’individualismo pragmatico del sistema capitalistico, e nella cultura col paradigma evoluzionistico, di origine darwiniana ma ben presto trasferito a tutti i livelli di comprensione del naturale e del sociale.
(continua…)

Pagina Successiva »

Blog su WordPress.com.