(Da: I banditi del porto, Edizioni di Cultura Sociale)

Sotto la luna, in un vecchio deposito abbandonato del porto, dormono i ragazzi. Una volta qui c’era il mare. Sulle grandi e scure pietre, sopra le quali sorge il deposito, le onde ora si rovesciavano fragorose ora venivano ad urtare dolcemente. L’acqua passava sotto le tavole della banchina dove adesso riposano molti ragazzi. Da questa banchina partivano innumerevoli velieri carichi di merce: fra questi, alcuni erano di grosse dimensioni ed erano dipinti con strani colori. Qui essi venivano a riempire le stive attraccando a questa banchina di tavole oggi corrose. Prima, davanti al deposito si apriva il mistero dell’oceano: le notti avevano una tinta verde scura, quasi nera, quella tinta indefinita e arcana che ha il mare di notte.
Oggi, la notte è bianca davanti al capannone del deposito. E questo perché di fronte ad esso non c’è che sabbia. Sotto le tavole della banchina non c’è più sciacquìo di onde: la sabbia ha invaso tutto, e ha respinto il mare più lontano. A poco a poco, l’arenile ha conquistato tutta la zona che circonda il deposito. Non vi sono più velieri che salpano carichi di merce; non vi sono più negri muscolosi, usciti da poco dalla servitù, che trasportano sacchi; non vi sono più canzoni nostalgiche di marinai. Il deposito è stato circondato dalla sabbia bianca: ed è rimasto isolato in pieno arenile, come una macchia nera nel candore del porto.
Per anni ed anni, gli unici abitatori del deposito erano stati i topi, che vi scorrazzavano liberamente, rosicchiavano il legno delle vecchie porte monumentali, si muovevano e giocavano come i padroni esclusivi di tutto il capannone. Poi arrivò un cane randagio che scelse il deposito come rifugio contro il vento e la pioggia. La prima notte non poté dormire: non fece altro che rincorrere i topi che gli passavano davanti al naso. Riuscì a dormire qualche notte più tardi, latrando alla luna sul primo albeggiare: infatti gran parte del tetto cadeva in pezzi, e i raggi della luna penetravano tranquillamente dalle fessure, e illuminavano il pavimento fatto di grosse tavole. Ma quel cane aveva abitudini di animale vagabondo e presto se ne andò in cerca di un altro asilo: il vano di una porta, l’arcata di un ponte. E i topi tornarono a dominare indisturbati fino al giorno in cui i Banditi del Porto non posarono gli occhi sul magazzino abbandonato.
Una sera, appunto, uno del gruppo, girando qua e là nelle zone sotto il dominio dei Banditi del Porto (tutto l’arenile, come tutta la città di Bahia, era di loro proprietà), era entrato per la porta sgangherata del deposito.
(continua…)






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