
“Il mondo è ordine e verità (…) La cosmologia tradizionale mostra questa realtà, nonchè la relazione fra il regno della natura e i livelli più alti dell’essere, mediante una varietà di linguaggi, come quelli delle arti sacre. Infatti la cosmologia è l’arte che tramuta il mondo del molteplice in un’icona da contemplare o anche in una cripta da attraversare, da trascendere. Il celebre detto tomista ars sine scientia nihil va in certo senso anche rovesciato in scientia sine arte nihil. La scienza tradizionale, specie la cosmologia, è un’arte, così come l’arte tradizionale è scienza. La cosmologia è lo schema intelligibile universale, un vasto arazzo nel quale ogni scienza tradizionale è intessuta come particolare forma o figura, il cui significato si svela soltanto nel rapporto complessivo con l’arazzo intero, che non è dato comprendere se non al lume della metafisica e della gnosi”
(S.H.Nasr - Le scienze tradizionali. In “Conoscenza religiosa” 1/2 del 1982)
“ Come la casa, così la città arcaica fu anzitutto un simbolo; luogo di contemplazione mistica, soltanto in secondo tempo si ridusse a borgo fortificato e centro di lavori e di scambi. Il suo sito era scelto per ispirazione divina e determinato secondo un rituale di geometria sacrale, la sua compagine forniva una ricapitolazione del cosmo… tutto vi era funzionale a fini contemplativi e stellari…Comunque si tracci il perimetro, l’insieme della città visto dall’alto deve costituire un disegno sacro, ovvero un insieme di linee che seduca l’occhio e riposi, spingendo alla meditazione grazie al convergere armonioso delle sue linee verso il centro.(…) Il mandala della città riproduce il corpo divino ma i trattati indiani vietano di gettare fondamenta nei punti corrispondenti ai gangli dove s’incrociano le correnti d’energia invisibile che si diramano per il corpo, e così si spiegano e s’impongono nell’urbanistica tradizionale le asimmetrie, le deviazioni da un modello tutto meccanico (…) I Cinesi commettono le violazioni necessarie allo schema geometrico sulla scorta delle indicazioni della geomanzia che stabilisce le correnti invisibili da cui è percorso il terreno.Le proporzioni fra gli elementi della città si possono tradurre anche in rapporti di note musicali, sia attraverso il tipo di ornamentazione cioè di simboli corrispondenti a singole note che possonoistoriare mura, portali, edifizi, sia attraverso il rapporto fra i vari elementi architettonici, che corrispondono a intervalli musicali e sono retti dalle medesime norme di consonanza; di qui la leggenda delle città edificate o distrutte con la musica…”
(E. Zolla, citato in: Grazia Marchianò, L’armonia estetica, Dedalo Libri)
“ Perchè un’opera d’arte abbia un valore spirituale non c’è affatto bisogno che sia ‘geniale’; l’autenticità dell’arte sacra è garantita dai suoi prototipi. D’altronde, una certa monotonia è inseparabile dai metodi tradizionali; all’interno del gusto della creazione e del fasto, che sono peculiarità dell’arte, tale monotonia custodisce la povertà spirituale e impedisce che il genio individuale sprofondi in qualche ibrida monomania: il genio sarà come assorbito dallo stile collettivo, la cui norma deriva dall’universale (…)
Ciò spiega anche perchè all’epoca del Rinascimento geni artistici si ‘rivelino’ un po’ dovunque, all’improvviso e con una vitalità straripante. E’ un fenomeno analogo a quello che si verifica nell’anima di chiunque abbandoni una disciplina spirituale. Tendenze psichiche prima represse esplodono a un tratto e fanno balenare una quantità di nuove sensazioni con tutto lo splendore delle possibilità non ancora esaurite, ma nella misura in cui si allenta lo slancio iniziale dell’anima svanisce anche il potere ammaliante di quelle sensazioni (…)
Un’altra e forse più radicale frattura si verifica nel secolo XIX. Fin allora l’uomo e il mondo circostante formavano, almeno praticamente e nell’ambito dell’arte che qui ci interessa, un insieme organico. (…) Con la civiltà industriale quest’unità organica si spezza: l’uomo si trova non più di fronte alla natura materna, ma alla materia morta, una materia che usurpa, sotto forma di meccanismi dotati di una sempre maggiore autonomia, le stesse leggi del pensiero. Così l’uomo, che aveva voltato le spalle alla realtà immutabile dello spirito, della ‘ragione’ nel senso antico e medievale del termine, vede ergersi contro di sè la sua propria creazione come una ‘ragione’ esteriore, ostile a tutto ciò che l’anima e la natura hanno di generoso, nobile e sacro (…) E la macchina è come la ridicola contraffazione di quell’atto creatore per cui un archetipo sovraformale si riflette in molteplici forme analoghe eppure mai uguali: essa invece produce un numero indefinito di copie strettamente uniformi”
( T. Burckardt - L’arte sacra in oriente e in occidente, Rusconi)