Doctor Blue and Sister Robinia

Gennaio 30, 2008

LA COSMOLOGIA SACRA NELLA TRADIZIONE CRISTIANA di Vincent Rossi

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 2:20 pm

(Da: www.ecologist.it, già ripreso sul sito di Arianna Editrice)

ecologist

“Dov’è la vita che abbiamo perduto vivendo? Dov’è la saggezza che abbiamo perduto sapendo? Dov’è il sapere che abbiamo perduto nell’informazione?”. Queste tre acute domande, vergate da T. S. Eliot più di mezzo secolo fa, ci indicano direttamente il problema della visione cristiana della Creazione mentre affrontiamo il nuovo millennio. La coscienza cristiana ha perduto la sua antica saggezza e ha bisogno di riscoprirla, quale parte essenziale e indispensabile della sua vita.

Il recupero della cosmologia cristiana

Molti oggi domandano che la religione moderna, e particolarmente il cristianesimo, torni a inserirsi nel cosmo, affinché la religione possa diventare una autentica forza capace di procurare l’energia etica e spirituale necessaria per l’arduo compito di invertire l’attuale tendenza alla degradazione della Terra. Un’analisi delle radici della tradizione cristiana profonda mostra che la sensazione di essere “inseriti” nella Creazione era una parte molto concreta dell’esperienza complessiva della religione. La Chiesa primitiva, specialmente nella sua parte greca o orientale-ortodossa, ma anche in Occidente, ha trasmesso una fede completamente “cosmica”.

I grandi santi e sapienti della Chiesa primitiva, nei loro scritti, riconoscono implicitamente una fondamentale verità, che troviamo espressa anche in G. K. Chesterton: “La religione non consiste nell’andare in chiesa, ma nel sentirsi parte del cosmo”. Chesterton ha anche argutamente osservato che “L’ideale cristiano non è stato messo alla prova e trovato carente; è stato trovato difficile e si è preferito non sperimentarlo”[1]. Il senso di questa osservazione riguarda tanto il ruolo del cristianesimo nel ricollegare il cristiano alla Creazione, quanto le più individualistiche preoccupazioni relative alla salvezza dell’anima. Infatti, assunta nel suo significato più pieno, la dimensione cosmica, così caratteristica del cristianesimo orientale, implica che la salvezza dell’anima del cristiano è direttamente collegata al modo in cui lui o lei obbedisce alla Creazione. Lungi dall’essere “antropocentrica”, la tradizione cristiano-ortodossa, in tutti i suoi duemila anni di storia, presenta una visione del mondo “teoantropocosmica”[2].
(continua…)

Gennaio 29, 2008

DRIN di Valter Binaghi

Archiviato in: Divagazioni, canzoni — vbinaghi @ 5:40 pm

TESTO PER UNA CANZONE MAI SCRITTA

telefonino cesso

Drin. Fuori dal parcheggio
Drin. Anche in autostrada
Drin. E perfino in ufficio se lo vuoi
Drin. Cellulare ultrapotente
Drin. Socialmente intrigante
Drin. Una lapide alla solitudine
Drin. Se non posso parlare
Drin. Lasciami un messaggio
Drin, La faccina che mi dice come stai
(continua…)

Gennaio 28, 2008

DALL’INTUIZIONE DELLA FORMA AL TRIONFO DELLA MISURA: LA RIVOLUZIONE SCIENTIFICA di Valter Binaghi

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 2:41 pm

scienza

Il fatto centrale dell’ età moderna è la rivoluzione scientifica. Tra ‘500 e ‘600 si verifica in Europa un processo di revisione globale dei tradizionali quadri concettuali.
Seguono sette note sintetiche per chiarire il senso di questa svolta, senza la pretesa di esaurirne la complessità, ma unicamente di mostrarne gli effetti sul senso comune. E’ indubbio infatti che la rivoluzione scientifica, fuori dalla complessità delle formule e dall’algida precisione del laboratorio, determina un mutamento della mentalità corrente, in definitiva un nuovo modo di guardare le cose. Semplificando si passa dall’evidenza sensibile della forma naturale e delle qualità all’evidenza intellettuale delle relazioni funzionali e della misura quali elementi portanti di una rappresentazione collettiva della realtà.
(continua…)

Gennaio 27, 2008

IL RINASCIMENTO: APOGEO DELL’ANALOGIA

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 9:49 pm

microcosmo

“Chiunque desideri essere effettivamente un filosofo dovrebbe essere capace di indicare il cielo e l’inferno nel microcosmo, e di trovare nell’uomo tutto ciò che esiste in cielo o sulla terra; così che le cose, corrispondendo nell’uno e nell’altra, gli appaiano come una sola, separate solo dalla forma.Deve essere capace di tradurre l’interno nell’esterno, ma questa è un’arte che egli può conquistare solo con l’esperienza e con la luce della Natura, che rifulge dinanzi agli occhi di ogni uomo, ma che è vista da pochi”
(Paracelso)

“ Un uomo che appartiene interamente a sè stesso non può appartenere a nient’altro. L’uomo ha il potere di controllarsi, e nessuna influenza esterna può controllarlo se egli esercita questo potere. Le influenze del Macrocosmo non possono facilmente imprimere la loro azione su di un uomo razionale, saggio e spassionato, come fanno con gli animali, i vegetali e i minerali, che impregnano in tal modo da rendere visibili il loro carattere nelle forme e nei colori e renderli percepibili all’odore e al gusto”
(Paracelso)

“L’uomo non è nessuna delle cose che sono. E’ stato fatto e creato da natura all’infuori di tutto; perchè divenga multiveggente e sia espressione e specchio naturale di tutto, staccato e separato dall’ordine universale, collocato in alto e al di fuori di tutto, centro di tutte le cose. Infatti è natura dello specchio d’essere contrapposto a ciò di cui deve accogliere in sè l’immagine. (…) Il luogo proprio dello specchio e dell’uomo è perciò nell’opposizione, estremità, distanza e negazione di tutte le cose, là dove niente è, dove nulla è in atto, fuori di tutto; ma dove per altro tutte le cose devono manifestarsi”
(Charles de Bovelles - Il libro del sapiente - Einaudi)

“O Adamo, non ti abbiamo dato nè un posto determinato, nè una fisionomia propria, nè alcun dono particolare, di modo che il posto, la fisionomia, i doni che avrai desiderato, li conquisterai tu stesso secondo i tuoi voti. Per quanto riguarda gli altri, la loro natura definita è retta dalle leggi che noi abbiamo prescritte; tu invece non sei limitato da nessuna barriera; è con la tua propria volontà, al cui potere ti ho affidato, che determinerai la tua natura. Ti ho posto nel centro del mondo perchè da lì tu esaminassi più comodamente intorno a te tutto ciò che esiste in questo mondo. Noi non ti abbiamo fatto nè celeste nè terrestre, nè mortale nè immortale, così che, padrone di te stesso e avendo per così dire l’onore e l’onere di plasmare il tuo essere, tu ti possa forgiare la forma che avrai preferita. Tu potrai degenerare in forme inferiori, animali; tu potrai con la tua propria decisione, essere rigenerato in forme superiori, divine”
(Pico della Mirandola - De hominis dignitate)

CHI DICE CHE I MORTI NON TORNINO di Roberta Borsani

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 1:25 am

aster

Chi dice
Che i morti non tornino
Inebriati di linfe
Del trifoglio lunare…
Chi dice non versino
Un poco di latte
Delle cerve d’Artemide
Nella coppa dei vivi…
E si torna più buoni
Più simili ai cuccioli
Dagli occhi umidi.

Gennaio 26, 2008

DAPPRINCIPIO di Roberta Borsani

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 2:38 pm

cormorano

Dapprincipio
ogni albero in fiore era
grazia
e bastava all’origine
(dio non sembrava necessario)

poi
un gelsomino
ci aprì il cuore con le dita
e ne prese la perla

si dovette cercarla
(nel frattempo
la fanciullezza era finita)

lunghi vagabondaggi
su vuote piste
risucchiate dal cardo
e specchi d’acqua
più amari della morte

dolore ci venne infine al fianco
con l’ombra
di cormorano trafitto
gettato in pasto alla densità;
nel suo occhio
al posto
di ogni errabonda azzurrità
c’era la perla

(lui
era nostro fratello
ma anche dio
e seme buono delle nascite)

Gennaio 25, 2008

LINEA D’AMETISTA di Roberta Borsani

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 8:19 pm

ametista

Tra il cane e il lupo
c’è una linea d’ametista.
Accanto vi dorme una vecchia
con chiome di lino e braccia
d’acqua.

La fissa l’Orsa tutta la notte
La tocca l’alba con le dita.

La vecchia dorme e piano sogna.
Di malve odora tutto in giro.

Gennaio 24, 2008

CRISTO ALFA E OMEGA - L’ESEMPLARISMO MEDIOEVALE

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 3:00 pm

pantocrator

“Dalla Parola in Dio vengono poi tutte le cose e perciò esse hanno carattere di parola. Esse non sono semplici realtà. Non sono neppure semplici fatti significativi là esistenti in uno spazio muto. Esse sono parole di Colui che crea parlando, e rivolte a chi ha orecchi da intendere. Il mondo non è stato generato solo dalla potenza e neppure solo dal pensiero, ma dalla parola. Le sue forme sono parole con le quali il Dio che le crea esprime la sua intima ricchezza; e cercando per via quello che le capisca e che per mezzo di esse entri lodando, ringraziando, obbedendo, nel rapporto io - tu della creatura col Creatore”
(R. Guardini - Scritti filosofici II, Fabbri Editori)

“Omnis mundi creatura
quasi liber et pictura
nobis est et speculum;
nostrae vitae, nostrae mortis,
nostri status, nostrae sortis
fidele signaculum”
(Alano di Lilla, Rythmus, PL 210, 579)

“La forma e lo sviluppo sia dell’umanità sia del mondo sono stati congegnati e disposti non soltanto in derivazione ma anche in vista di Cristo. (…) La venuta di Cristo non si limita a fornire l’anello finale di un’evoluzione casuale, avendo egli stesso fin dal principio indirizzato verso se stesso tale evoluzione. (…) Cristo riassume, nella struttura della sua vita e della sua natura divino - umana, tutti gli elementi la cui ‘configurazione cristica’ fin dal principio del mondo è stata ‘impressa’ da Dio nella creazione materiale, vivente e spirituale, e che pertanto sono tracce, segni e tipi del futuro Redentore. Qui sta l’ultimo fondamento metafisico di ogni tipologia oggettiva e di ogni ‘senso spirituale’ fondato sulle cose; tipologia che non vale solo per la Sacra Scrittura ma anche per il mondo destinato all’Uomo - Dio. Se per simbolo intendiamo qualcosa di più di un segno ordinario che richiama estrinsecamente un’altra cosa, se cioè per simbolo intendiamo un segno particolare e complesso che nella sua struttura intrinseca riassume oggettivamente una molteplicità di cose, in tal caso Cristo può essere definito un ‘simbolo’ (…) personale che ‘ ricapitola’, cioè riassume esemplarmente e prototipicamente in se stesso il complesso delle sue ‘immagini’ disperse da Dio nello spazio e nel tempo”
(C. K. Krasinski - Microcosmo e macrocosmo, Rusconi)

Gennaio 23, 2008

POESIA E RIVOLUZIONE di Marco Guzzi

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 6:58 pm

marco guzzi

Come in risposta ai tradizionalisti che ho citato nel post precedente, segnalo questo testo molto interessante, postato su La poesia e lo spirito.

Marco Guzzi (1955), poeta e saggista, ha sempre affiancato alla ricerca poetica e filosofica un’intensa attività di comunicazione culturale attraverso seminari e conferenze, ma anche lavorando a lungo nei mezzi della comunicazione di massa. Dal 1985 al 1998 ha condotto alcune delle principali trasmissioni di dialogo col pubblico di Radio RAI, quali Dentro la sera, 3131, e Sognando il giorno. Dal 1985 al 2002 ha diretto i seminari poetici e filosofici del Centro Internazionale Eugenio Montale di Roma. Dal 2004 dirige presso le Edizioni Paoline la collana “Crocevia”.

DARE FORMA ALL’ASSOLUTO: L’ARTE SACRA

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 4:45 pm

tempio indù

“Il mondo è ordine e verità (…) La cosmologia tradizionale mostra questa realtà, nonchè la relazione fra il regno della natura e i livelli più alti dell’essere, mediante una varietà di linguaggi, come quelli delle arti sacre. Infatti la cosmologia è l’arte che tramuta il mondo del molteplice in un’icona da contemplare o anche in una cripta da attraversare, da trascendere. Il celebre detto tomista ars sine scientia nihil va in certo senso anche rovesciato in scientia sine arte nihil. La scienza tradizionale, specie la cosmologia, è un’arte, così come l’arte tradizionale è scienza. La cosmologia è lo schema intelligibile universale, un vasto arazzo nel quale ogni scienza tradizionale è intessuta come particolare forma o figura, il cui significato si svela soltanto nel rapporto complessivo con l’arazzo intero, che non è dato comprendere se non al lume della metafisica e della gnosi”
(S.H.Nasr - Le scienze tradizionali. In “Conoscenza religiosa” 1/2 del 1982)

“ Come la casa, così la città arcaica fu anzitutto un simbolo; luogo di contemplazione mistica, soltanto in secondo tempo si ridusse a borgo fortificato e centro di lavori e di scambi. Il suo sito era scelto per ispirazione divina e determinato secondo un rituale di geometria sacrale, la sua compagine forniva una ricapitolazione del cosmo… tutto vi era funzionale a fini contemplativi e stellari…Comunque si tracci il perimetro, l’insieme della città visto dall’alto deve costituire un disegno sacro, ovvero un insieme di linee che seduca l’occhio e riposi, spingendo alla meditazione grazie al convergere armonioso delle sue linee verso il centro.(…) Il mandala della città riproduce il corpo divino ma i trattati indiani vietano di gettare fondamenta nei punti corrispondenti ai gangli dove s’incrociano le correnti d’energia invisibile che si diramano per il corpo, e così si spiegano e s’impongono nell’urbanistica tradizionale le asimmetrie, le deviazioni da un modello tutto meccanico (…) I Cinesi commettono le violazioni necessarie allo schema geometrico sulla scorta delle indicazioni della geomanzia che stabilisce le correnti invisibili da cui è percorso il terreno.Le proporzioni fra gli elementi della città si possono tradurre anche in rapporti di note musicali, sia attraverso il tipo di ornamentazione cioè di simboli corrispondenti a singole note che possonoistoriare mura, portali, edifizi, sia attraverso il rapporto fra i vari elementi architettonici, che corrispondono a intervalli musicali e sono retti dalle medesime norme di consonanza; di qui la leggenda delle città edificate o distrutte con la musica…”
(E. Zolla, citato in: Grazia Marchianò, L’armonia estetica, Dedalo Libri)

“ Perchè un’opera d’arte abbia un valore spirituale non c’è affatto bisogno che sia ‘geniale’; l’autenticità dell’arte sacra è garantita dai suoi prototipi. D’altronde, una certa monotonia è inseparabile dai metodi tradizionali; all’interno del gusto della creazione e del fasto, che sono peculiarità dell’arte, tale monotonia custodisce la povertà spirituale e impedisce che il genio individuale sprofondi in qualche ibrida monomania: il genio sarà come assorbito dallo stile collettivo, la cui norma deriva dall’universale (…)
Ciò spiega anche perchè all’epoca del Rinascimento geni artistici si ‘rivelino’ un po’ dovunque, all’improvviso e con una vitalità straripante. E’ un fenomeno analogo a quello che si verifica nell’anima di chiunque abbandoni una disciplina spirituale. Tendenze psichiche prima represse esplodono a un tratto e fanno balenare una quantità di nuove sensazioni con tutto lo splendore delle possibilità non ancora esaurite, ma nella misura in cui si allenta lo slancio iniziale dell’anima svanisce anche il potere ammaliante di quelle sensazioni (…)
Un’altra e forse più radicale frattura si verifica nel secolo XIX. Fin allora l’uomo e il mondo circostante formavano, almeno praticamente e nell’ambito dell’arte che qui ci interessa, un insieme organico. (…) Con la civiltà industriale quest’unità organica si spezza: l’uomo si trova non più di fronte alla natura materna, ma alla materia morta, una materia che usurpa, sotto forma di meccanismi dotati di una sempre maggiore autonomia, le stesse leggi del pensiero. Così l’uomo, che aveva voltato le spalle alla realtà immutabile dello spirito, della ‘ragione’ nel senso antico e medievale del termine, vede ergersi contro di sè la sua propria creazione come una ‘ragione’ esteriore, ostile a tutto ciò che l’anima e la natura hanno di generoso, nobile e sacro (…) E la macchina è come la ridicola contraffazione di quell’atto creatore per cui un archetipo sovraformale si riflette in molteplici forme analoghe eppure mai uguali: essa invece produce un numero indefinito di copie strettamente uniformi”
( T. Burckardt - L’arte sacra in oriente e in occidente, Rusconi)

Gennaio 22, 2008

DIGNITA’ E DECLINO DELLA FORMA di Valter Binaghi

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 6:12 pm

mandala

Nei materiali riprodotti in precedenza, riferentisi a cosmologie primitive o a scienze sorte nel solco di una tradizione metafisica, si manifesta con chiarezza una costante: non c’è squisito senso della forma se non accompagnato da un uso continuo dell’analogia proporzionale.
Il fondamento trascendentale dell’analogia sembra essere che in ogni forma risplende la medesima Forma: il paradigma, l’archetipo delle forme, è l’Unità nel molteplice.
Qui i numeri non servono ad aggiungere individui, ma a descrivere l’Unità della Teofania nelle diverse epifanie: la sintesi è il senso più nobile della Teoria, e il riposo della mente.
Contemplazione: nella sua essenza più profonda quel riposo che è il contrario del sonno.
Non eclissa la coscienza, ma la distende nella sua ampiezza.
La coscienza smette di essere un pungiglione o un cursore, e si fa specchio.

La forma cattolica della cultura medioevale è stata l’ultima incarnazione di questa consapevolezza. Ma c’è anche il sonno, cioè la decadenza intellettuale e morale di una cultura.
Quando la Forma non è più intesa e autenticamente celebrata, si trasforma in una vuota spoglia catechistica e cerimoniale, facile bersaglio di una reazione nominalistica, che sul momento è salutare. Restituisce alla spontaneità dell’intelligenza e alla freschezza dell’esperienza i loro diritti ma poi si muta a sua volta in una scolastica positivista, che prova ad estirpare ogni ambizione metafisica da un’intelligenza ridotta a pura ragione strumentale.
Da lì in poi, la ricerca del senso ultimo della vita è affidata all”autenticità” dell’esperienza, dal sentimentalismo di Rousseau al dionisiaco romantico, fino al doloroso Dasein del filosofo che passeggiava nella Foresta Nera e si è arruolato coi lupi.
Oggi ci restano l’epistemologo e l’ermeneuta, il chierico dell’alambicco e la vestale dell’assenza.
Perduta la sicumera dell’età eroica, il neopositivismo di oggi è più salottiero e tollerante, ma sempre fieramente schierato in difesa dell’agire tecnico e della sua totale libertà dal metafisico. Sbarazzatosi allegramente anche della Storia, dopo la Religione, il soggettivismo odierno si trastulla con l’idea di un’interpretazione indefinita, chiacchiera possibilista e inconcludente, incapace di trovare il coraggio di un Senso che dia dignità alla parola o di tacere per sempre.

Gennaio 21, 2008

LE SCIENZE TRADIZIONALI di S.H. Nasr

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 2:38 pm

(Da: Le scienze tradizionali. In “Conoscenza religiosa” 1/2 del 1982, passim)

studioso

“ In tutte le civiltà tradizionali, specie se sedentarie, si sono coltivate varie scienze tradizionali, dallo studio dei cieli all’anatomia delle formiche, distinte dalla metafisica o gnosi, la scienza suprema ovvero sacra, ma legate ad essa da schemi cosmologici strettamente tradizionali. (…)
La distinzione fra scienza tradizionale e moderna è sovrapponibile a quella fra scienza sacra e profana. Dal punto di vista tradizionale non c’è una sfera lecita che sia del tutto profana. L’universo è la manifestazione del Principio divino e non esiste sfera del reale che sia del tutto scissa dal Principio. (…)
(continua…)

Gennaio 19, 2008

L’IMMAGINE DELLE PIETRE di Roger Caillois

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 8:06 pm

pietre

(Da: La scrittura delle pietre, traduzione di Carla Coletti, Marietti, 1986)

Molte volte sono stato tra gli uomini, per tornarne meno uomo. Più o meno così disse un autore antico che non ricordo bene, forse Seneca. Le polemiche sulla 194 e il Papa all’Università di Roma mi hanno prosciugato, torno ad abbeverarmi all’acqua viva delle forme naturali, dopo aver constatato ancora una volta che il linguaggio della nostra epoca è ormai uno specchio in frantumi, dove tutto è possibile tranne il comprendere.
Devo questo bel testo all’amico Francesco Marotta, che lo aveva postato sul suo blog.

In ogni tempo, l’uomo ha cercato non solo le pietre preziose, ma anche le pietre insolite, strane, quelle che attirano l’attenzione per qualche irregolarità della forma o per una certa significativa bizzarria di disegno o di colore. Quasi sempre, è una somiglianza inattesa, improbabile e tuttavia naturale, che le rende affascinanti. Le pietre, in ogni caso, posseggono un non so che di solenne, di immutabile e di estremo, di imperituro o già finito. Sono seducenti per un’intima bellezza, infallibile, immediata, che non deve niente a nessuno: necessariamente perfetta, esclude però l’idea della perfezione, proprio per non permettere approssimazioni, errori o eccessi. In tal senso, questa naturale, genuina beltà anticipa e supera il concetto stesso di bellezza, ne offre insieme garanzia e sostegno.
Il fatto è che le pietre presentano qualcosa di evidentemente compiuto, senza tuttavia che c’entrino né invenzione, né talento, né abilità, nulla di quanto ne farebbe un’opera nel senso umano della parola, e ancor meno un’opera d’arte. L’opera viene dopo, e così anche l’arte; insieme a queste suggestioni oscure ma irresistibili, quasi radici lontane, quasi modelli latenti.
(continua…)

Gennaio 18, 2008

DUE PIU’ DUE FA CINQUE di Valter Binaghi

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 1:00 pm

babele

Comunque si voglia rubricare la vicenda di Ratzinger a La Sapienza, è difficile non trarne una conclusione: come già nella questione della 194, ormai il dialogo tra pezzi di società e saperi diversi è diventato impossibile, la soluzione è data sempre più spesso da atti di forza.
Le donne decidono non solo cosa è vivo, ma chi deve vivere.
Gli scienziati non solo cosa è certo, ma cosa è vero.
I banchieri non solo ciò che è utile, ma ciò che è legittimo.
(continua…)

Gennaio 17, 2008

TEST ATTITUDINALE (per entrare nel collettivo studentesco daa Sapienza)

Archiviato in: Divagazioni — vbinaghi @ 2:28 pm

(Da: bizblog)

galileo

Test attitudinale - Galileo

Delle tre risposte alle seguenti domande, solo una è giusta. Dica il candidato quale.

1) Chi fu il primo a calcolare l’accelerazione di un corpo in caduta libera? (*)

a) Renè Descartes

b) Galileo Galilei

c) il gesuita G.B. Riccioli

***************
(continua…)

Gennaio 16, 2008

UNA SCONFITTA DEL PAESE di Ernesto Galli Della Loggia

Archiviato in: Cronache, Pensiero — vbinaghi @ 5:08 pm

(Dal: Corriere della sera, 16 gennaio 2008)

A questo punto la decisione era molto probabilmente inevitabile: Benedetto XVI ha preferito non recitare la parte dell’ospite sgradito. Ha preferito evitare allo Stato italiano la vergogna di dover difendere la sua presenza all’Università di Roma schierando i reparti antisommossa, e ha deciso di rinunciare alla sua visita. E’ una grande vittoria dei laici. Il «libero pensiero » ha trionfato e i suoi apostoli possono cantare vittoria: ha trionfato la scienza contro l’ignoranza, la ragione contro la superstizione, Voltaire contro Bellarmino. Hanno trionfato i grandi pedagoghi democratici che nei giorni scorsi, dall’alto della loro sapienza, avevano detto il fatto loro a Joseph Ratzinger definendolo una personalità «intellettualmente inconsistente».
E’ una vittoria non da poco. Per la prima volta ciò che finora è stato sempre possibile a tutti i pontefici romani, e cioè di muoversi senza problemi sul territorio italiano, di essere accolti in qualunque sede istituzionale, di prendere la parola perfino nell’aula del Parlamento, per la prima volta tutto ciò non è stato invece possibile a Benedetto XVI. E questo nel cuore della sua diocesi, nel cuore di Roma.
Ma che importa? Assai più importante, dovremmo credere, è che i laici abbiano vinto. Peccato che non riusciamo proprio a crederci. Quella che ha vinto, infatti, è una caricatura della laicità.
E’ la laicità scomposta e radicaleggiante, sempre pronta ai toni dell’anticlericalismo, che cinicamente ha usato la protesta dei poveri professori di fisica piegandola alle necessità della lotta politica italiana, delle risse del centro-sinistra intorno ai Dico e all’aborto, della gara per conquistare influenza sul neonato Partito democratico. E’ la laicità che vuole ascoltare solo le sue ragioni scambiandole per la Ragione. Che, nonostante tutte le chiacchiere sull’Illuminismo, nei fatti non sa che cosa sia la tolleranza, ignora cosa voglia dire rispettare la verità delle posizioni dell’avversario, rispettarne la reale identità. E’ la laicità che dispensa i suoi favori e le sue critiche a seconda di come le torni politicamente utile. Che da tempo, perciò, non si stanca di scagliarsi contro Benedetto XVI solo perché lo ritiene ostile alle sue posizioni sulla scena italiana e allora va inventandosi chissà quale assoluta diversità tra lui e il suo immediato predecessore, fingendo di non sapere che di fatto non c’è stato quasi un gesto, una presa di posizione importante, di Giovanni Paolo II che non sia stata condivisa, o addirittura ispirata, da papa Ratzinger.
Laicità? Sì, una laicità opportunista, nutrita di uno scientismo patetico, arrogante nella sua cieca radicalità. Con la quale un’autentica laicità liberale non ha nulla a che fare. Che anzi deve considerare la prima dei suoi nemici.

Gennaio 15, 2008

IL MURATORE IN CATTEDRA di Valter Binaghi

Archiviato in: Cronache, Pensiero — vbinaghi @ 1:00 pm

massoni

Due notarelle soltanto, in merito agli ostacoli frapposti da docenti romani ad una visita del Papa all’Università La Sapienza, di cui potete leggere qui.

Il saggio disse che la casa dell’uomo, palazzo o capanna che sia, è lo spazio di una dimora, che l’uomo riveste con amore e governa come una reggia perchè questa è la natura dello spirito: regnare sulla natura. Il manovale disse: sarà anche così, ma una casa innanzitutto è fatta di mattoni. Lo so ben io, quanti sacchi di materiale mi tocca portare su e giù per i vostri comodi.
Ci fu un tempo molto lungo, nella storia dell’uomo, in cui queste due opinioni non erano che un’unica verità, custodita e difesa dal senso comune, prima che dalle gerarchie .
(continua…)

Gennaio 14, 2008

ARITMOLOGIA NELLE SCIENZE TRADIZIONALI

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 2:32 pm

blake

“A partire dalle remote speculazioni pitagoriche, i tentativi di spiegare la complessità del reale facendo ricorso ad un principio unitario hanno spesso utilizzato il modello fornito dai numeri e dalle figure geometrche, ritenuti simboli idonei ad esprimere le essenze delle cose per la loro capacità di comporsi in una molteplicità di relazioni. (…) In termini numerici sono poi chiaramente esprimibili le armonie musicali, altra efficace rappresentazione sensibile del mistico accordo delle parti con il tutto (…) Al vertice della gerarchia delle arti è dunque situata l’aritmologia che, riguardando oggetti intelligibili, è la più idonea a rivelare la presenza delle idee divine. Immediatamente al di sotto compaiono le due arti gemelle che trattano dei fenomeni collegati ai due sensi ritenuti in qualche modo più spirituali: la vista e l’udito. All’arte della luce e delle ombre corrisponde, con un esatto parallelismo, l’arte del consono e del dissono (…) La mistica analogia dimostra che la natura dell’universo non è altro che una musica perfetta. Le leggi dell’amicizia e dell’odio, del consenso e del dissenso, latenti nelle singole cose, non sono altro che consonanze e dissonanze regolate da ragioni armoniche”
( D. Pastine - La nascita dell’idolatria - La nuova Italia)
(continua…)

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