Doctor Blue and Sister Robinia

Febbraio 29, 2008

SCIENZA ED ETICA di Aldo Sacchetti

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 7:33 pm

(Da: Carta della Terra)

cartesio

Ritratto di Cartesio (René Descartes)

Il rapporto tra scienza ed etica è divenuto argomento cruciale del nostro tempo e chiede di essere approfondito ben oltre i limiti entro cui esso è confinato nel consueto approccio bioetico. E’ vero, infatti, che i progressi della tecnoscienza hanno reso disponibili a decisioni umane i processi biologici fondamentali della vita e della morte e che la possibilità di mantenere persone in stato vegetativo persistente, di espiantare e trapiantare organi o tessuti, di procedere a manipolazioni genetiche, a fecondazioni artificiali, alla conservazione e al trapianto di embrioni, crea sempre nuovi e difficili problemi di carattere morale. Ma è altrettanto vero che la civiltà tecnologica pone ormai analoghi problemi a tutti i livelli delle relazioni umane, mediate e alterate dalla tecnica nella famiglia, nella società, con la biosfera. Ritengo quindi necessario e urgente allargare il dibattito su scienza ed etica, elevandolo da una valutazione dei singoli problemi bioetici (che si moltiplicano e intrecciano senza tregua) a un esame critico della cultura della morte (o antibiologica) intrinseca agli stessi presupposti epistemologici della scienza moderna.
(continua…)

Febbraio 28, 2008

I LIMITI DELLA SPIEGAZIONE SCIENTIFICA di M. Polanyi

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 7:27 pm

(Da: La conoscenza personale. Verso una filosofia post-critica , Rusconi, Milano 1990)

archimede

L’affermarsi di una grande teoria scientifica è in parte un’espressione di gradimento. La teoria ha una componente inarticolata che approva la sua bellezza, e questo è essenziale a costituire la convinzione che la teoria è vera. Nessun animale è in grado di apprezzare le bellezze intellettive della scienza.
È vero che il principio attivo della vita animale, in cui ho trovato la prefigurazione di tutte le tensioni intellettive dell’uomo, esprime già una certa passione. Köhler chiaramente dimostrò che gli scimpanzé provano piacere nello scoprire una nuova e ingegnosa manipolazione, a prescindere dai vantaggi pratici che ne derivano. Egli descrisse come questi animali erano vogliosi di ripetere l’operazione per se stessa, come una specie di gioco. W.N. e L.A. Kellogg scoprirono che un giovane scimpanzé è tanto incline quanto lo è un bambino della sua età a ripetere per gioco una manipolazione che comporta l’uso di uno strumento che ha inventato per qualche intento pratico. L’animale risulta anche tanto abile quanto il bambino ad arrampicarsi fino a un posto dove di solito si trovava di fronte al compito di risolvere dei problemi. Questi gusti intellettivi dell’animale prefigurano, senza dubbio, le gioie della scoperta che i nostri poteri articolati possono produrre per un uomo, ma nell’animale non si accostano neppure lontanamente a queste gioie per intensità e altezza. Come in noi il linguaggio rende più ampio l’ambito del nostro pensiero, così il piacere che prova la scimmia nel giocare con un bastone cresce fino a costituire un complicato sistema di risposte emozionali mediante le quali il valore e l’ingegnosità di molte specie vengono apprezzati attraverso le scienze naturali, la tecnologia e la matematica. Questa è la specie di sentimenti che sono descritti nel titolo di questo capitolo come «passioni intellettive». Prima di procedere più avanti devo notare il nuovo contesto in cui viene a collocarsi la scienza quando si bada a questo suo aspetto.
(continua…)

Febbraio 27, 2008

I LIMITI DELLA SPIEGAZIONE SCIENTIFICA SECONDO HUSSERL – di F.Palchetti

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 7:56 pm

husserl

Mi scuso con l’autore dell’articolo: non riesco più a trovare la fonte da cui l’ho tratto, ma la sua sintesi è così efficace e così adatta a queste riflessioni che andiamo facendo, che non mi sono trattenuto dal postarla ugualmente.

Edmund Husserl (…) accoglie l’idea di una crisi della nostra cultura; (…), collega questa crisi alla funzione predominante assunta dalla tecnica e dal suo supporto teorico fisico matematico; e, in quest’ottica, si propone di chiarire più precisamente i termini di tale collegamento. Per altro (…) cerca di sottrarre il tema della crisi all’ambigua fascinazione dell’idea di un ineluttabile destino autodistruttivo inscritto nell’anima dell’umanità occidentale.
(continua…)

Febbraio 26, 2008

I LIMITI DELLA SPIEGAZIONE SCIENTIFICA SECONDO PLATONE

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 3:31 pm

platone

Nel celebre dialogo “Il Fedone”, ove si narra delle ultime ore di Socrate, Platone fra molte altre cose tocca un punto essenziale che riguarda le possibilità e i limiti della spiegazione scientifica. A lui era già chiaro che le scienze della natura, svelando le condizioni che rendono possibile un fenomeno, ne chiariscono il “come”, non “il perchè”. Purtroppo questa chiarezza si è offuscata nei tempi moderni, e il metodo di spiegazione scientifica ha assunto un ruolo egemone, fino a rifiutare l’integrazione della filosofia e ad usurparne il ruolo. A mio modesto avviso, questo è il problema fondamentale della cultura contemporanea. Tornare a Platone? Perchè no?

Un giorno io sentii un tizio che leggeva un libro di Anassagora, almeno così mi diceva, dove c’era scritto che esiste una Mente ordinatrice, causa di tutte le cose. Io mi rallegrai al pensiero che ci fosse una Mente, causa di tutto e lo trovai giusto: se è così, pensai, questa Mente ordinatrice, deve effettivamente presiedere all’ordine universale e disporre nel modo migliore possibile ogni cosa. Se uno, dunque, volesse trovare la causa di ciascuna cosa, come essa, cioè, nasca, perisca o esista, costui deve scoprire, di ciascuna cosa, il suo modo migliore di essere, di subire o di fare alcunché.
(continua…)

Febbraio 25, 2008

Giuseppe Genna – HITLER – Mondadori 2008

Archiviato in: recensioni — vbinaghi @ 1:25 pm

genna hitler

L’ho recensito sul “Corriere Nazionale” del 24 – 2 – 2008 e qui, sul blog “La Poesia e lo Spirito”

Febbraio 24, 2008

ALL’INIZIO ERA CRISTALLO D’ACQUA di Roberta Borsani

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 7:42 pm

adamo ed eva

all’inizio
era cristallo d’acqua
e fissava il suo creatore

non c’era menzogna nel mondo

Adamo dava i nomi
e riposava

(perché dopo
tramasse col serpente
non è chiaro a nessuno
dio solamente non si chiede
cosa sarebbe stato
se non fosse accaduto)

ogni nascita ebbe la sua ombra
e l’impronta di denti
sul cuore
fu il segno della morte

ed era una ragazza a volte
col suo torsolo di mela
nella tasca di un enorme
nero grembiale
ad inseguirci
fin dentro le sale piene
di figure d’angoli

e certe sere sembrava
che avesse voglia di piangere

VENNERO DI NOTTE di Roberta Borsani

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 12:30 am

vennero di notte
scivolando su un filo di luna

ebbero a sorsi la nostra rugiada
e la carezza
dell’unicorno

tu non volevi ucciderli
così miti
gasteropodi
più antichi del peccato
nati prima
di ogni male

all’inizio
attaccarono l’indivia
(non sembrava così grave)
poi
in letali
fioccose lattescenze
inumarono il pesco
il ciliegio maestoso
le dalie
innocenti

quando muti
si volsero al limone
dai rari fiori
che promettevano oro

scendesti nell’orto
con volto
scuro

Febbraio 23, 2008

Ibn’ Arabi – L’interprete delle passioni – Urra’/Apogeo

Archiviato in: recensioni — vbinaghi @ 4:22 pm

A cura di Roberto Rossi Testa e Gianni De Martino

Arabi

L’h recensito qui, su “La poesia e lo Spirito”

Vito Mancuso – L’anima e il suo destino – Raffaello Cortina Editore

Archiviato in: recensioni — vbinaghi @ 12:53 pm

mancuso

Una recensione molto approfondita di Fabio Brotto, qui

Febbraio 22, 2008

LAICI E CLERICALI di Valter Binaghi

Archiviato in: Cronache, Pensiero — vbinaghi @ 10:12 am

veronesi

Non tutto ciò che dice uno scienziato è scientifico, e non sempre l’anima clericale si trova sotto un abito talare. Esempio.
Quando Veronesi dice che ritoccando un po’ l’embrione un certo soggetto vivrà probabilmente più a lungo, è laico prenderlo sul serio.
Quando dice l’umanità vivrà meglio se si affiderà senza riserve alla tecnologia della procreazione, è clericale prenderlo sul serio.
La presunzione di Veronesi di sapere cosa è meglio per l’umanità vale quella di Ratzinger. Solo che Ratzinger si fonda su una dottrina dichiaratamente rivelata.
Laicità è anche capire questo.
Più sottile, del solito guelfi e ghibellini, eh?

Febbraio 20, 2008

COSA RESTA DEL ‘68? Prima puntata: la scuola

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 6:26 pm

E’ di moda criticare il ‘68, ci dicono: ma non è mica tutto da buttare. Daccordissimo.
Infatti credo che gli anni Sessanta abbiano espresso istanze di genuino e democratico rinnovamento, che però, soprattutto in Italia, sono state quasi subito fagocitate da una sinistra fondamentalmente statalista e giacobina, che ha barattato l’emancipazione delle menti con la burocrazia dei diritti: risultato, l’istruzione dequalificata e obbligatoria.
Eppure istanze antiburocratiche e antiautoritarie furono sollevate all’epoca, contro il sistema dell’istruzione pubblica, e le tre voci che ho raccolto qui non sono tra le meno autorevoli.
Cosa resta di tutto questo, che forse dell’effervescenza di quegli anni era la parte migliore?
Poco, direi, visto che, proprio grazie alle generazioni di politici e sindacalisti partorite dal ‘68 la scuola è diventata il diplomificio che è, gl’insegnanti gl’impiegatucci che sono, il sapere la ratifica del senso comune, orfano di qualsiasi autentico spirito di ricerca.

Alle origini dell’istruzione obbligatoria
“Napoleone crea il modello di Nazione centralizzata in vista della sua rapida mobilitazione da parte dello Stato. Si tratta di allineare i corpi attraverso la coscrizione universale e obbligatoria; gli spiriti con l’istruzione universale e obbligatoria; e le curiosità con la stampa pilotata, che si alimenta di sole agenzie nazionali. Queste tre ambizioni giacobine, lungamente combattute da tutti i libertari, finiscono per trionfare, pressoché in contemporanea, in quasi tutti i Paesi d’Europa, poco dopo 1880.
Le due guerre mondiali del 1914 e del 1939 sono i risultati inevitabili del nazionalismo statalista, e per retroazione lo rinforzano. Sia che lo Stato si professi apertamente totalitario, sia che si faccia ancora passare per liberale, la Scuola diventa uno strumento di condizionamento economico e militare. (…)
Perché è assolutamente necessario che tutti facciano la stessa cosa nello stesso tempo? Perché questa disciplina della classe che non è per nulla una disciplina dello spirito? Questa “correzione” contraria ad ogni senso creativo – e che consiste nel non “debordare” quando si colora un’immagine?
Perché bisogna ridurre il bambino – considerato come una materia prima – alla docilità dell’uniformità?
Perché lo scopo tacito e ultimo della Scuola è di formare agenti di accrescimento del Pil se ci si riferisce agli Stati Uniti; dei soggetti obbedienti ad una Nazione, pronti al sacrificio militare, se si è in Europa occidentale; o infine dei militanti telecomandati all’interno dei Paesi totalitari. (Queste tre motivazioni esistono in verità ovunque; ma in modo piuttosto ineguale)”.
(Denis de Rougemont – I misfatti dell’istruzione pubblica)

L’alunno moderno
“La sua immaginazione, sottomessa alla regola scolastica, si lascia convincere a sostituire all’idea di valore quella di servizio: che immagini, in effetti, le cure necessarie alla salute e non vedrà altro rimedio che il trattamento medico. Il miglioramento della vita comunitaria passerà attraverso i servizi sociali; confonderà la sicurezza individuale e la protezione della polizia, quella dell’esercito e la sicurezza nazionale, la lotta quotidiana per sopravvivere e il lavoro produttivo. Salute, istruzione, dignità umana, indipendenza, sforzo creativo, tutto dipende allora dal buon funzionamento delle istituzioni che pretendono di servire a questi scopi, ed ogni miglioramento non si concepisce più che con lo stanziamento di finanziamenti supplementari agli ospedali; alle scuole e a tutte le organizzazioni interessate”.
(Ivan Illich)

Imparare sul serio
“Verrà il giorno – e forse è già venuto – in cui i bambini impareranno molto di più e molto più velocemente a contatto con il mondo esteriore che nell’aula scolastica… GLi innovatori in materia di istruzione si compiacciono di raccontare che i bambini della scuola materna passano la ricreazione a discutere sulla velocità, sul raggio d’azione e sulle caratteristiche di volo dell’ultimo aereo supersonico, dopodiché ritornano in classe ad allineare ancora qualcuna di quelle buone vecchie aste… “
(Marshall Mac Luhan, “Mutations”).

Febbraio 19, 2008

FERRARA, MOZZI E LE MUTANDE ARCOBALENO di Valter Binaghi

Archiviato in: Cronache, Pensiero — vbinaghi @ 4:52 pm

mutande

Con prevedibile spigoloso dibattito qui su La poesia e lo Spirito

Febbraio 18, 2008

PROVA DI CARATTERE di Istvan Orkeny

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 7:25 pm

(Da: Novelle da un minuto, Editore e/o)

cane

Arrivato al pozzo a carrucola scesi dall’auto, perché al portone della fabbrica c’erano ormai soltanto un centinaio di passi. La fabbrica era circondata dai monti, sui monti c’erano vigneti, boschi, radure; nelle radure pali dell’alta tensione.
In campagna anche le fabbriche sono custodite dai cani, come i campi di patate. Appena mi vide, il cane si infuriò; si precipitò ululando fuori dalla cabina del custode, con le fauci schiumanti, digrignando i denti. Si fermò a metà strada e, piegando la testa da un lato, adocchiava il punto in cui mi avrebbe morso.
Sono già stato morso da un cane pastore, era il cane di un mio amico, di razza pura per giunta. Mi fermai e valutai la situazione: mi avrebbe morso quel cane sconosciuto, un bastardo, di razza mista, che solo per una metà scarsa era un cane pastore, e la cui altra metà, quella preponderante, era fatta di sete di sangue, rancore, slealtà e brama di inseguire?
Guardai il cane e indietreggiai.
Tornai in macchina. Quando ne uscii arrivò il cane. Si avvicinò scuotendo la coda, le ginocchia tremanti. Mi guardava gioioso. Aveva visto che ero in macchina: mi porse la testa per farsi grattare.
Gli grattai le orecchie.
“Bestia corrotta”, pensai dentro di me.
“Bestia corrotta”, pensava il cane.

Febbraio 17, 2008

LA SERA AFFONDA SUI BALCONI di Roberta Borsani

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 9:52 am

sera

la sera affonda sui balconi
come una testa di donna
sopra un braccio che sogna
fra poco
l’enormità del buio
ingoierà la terra
e il padre vorace
avrà la pietra che gli spetta

guarda non c’è più
neanche un giusto che vegli
ulivi odorano d’acqua putrida
la città santa
è profanata dalle nozze
tra il cinghiale e la biscia

non c’è più un innocente
più nulla d’intatto
il cielo è fiato malato di drago

chi annunciò
il regno del Figlio?
chi ne scrisse
sulle antiche pergamene
chiedete a lui dove si stende
su quali pascoli
a quante leghe…

Febbraio 16, 2008

FIUTANO IL VETRO di Roberta Borsani

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 8:49 pm

ghiazzio

fiutano il vetro
pieni di fame

spiriti nudi vanno oltre le piste
dove non frana ma ghiaccia
la densità dell’acqua
dove non c’è
pozzo né tana
ma cielo e gelo

incrina l’anima
il fischio breve
della marmotta
e di ogni andare
fa segno a dio

VOLA LONTANO PIUMA DEL SOGNO di Roberta Borsani

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 3:27 pm

piuma

vola lontano piuma del sogno

l’incantatore nei giorni di neve
porta al pascolo le gemme

ragazze che la luna tramuta
non credete al venditore di rame
c’è uno steccato in fondo alla via
e oltre impronte
di lepre ferita

vola lontano piuma del sogno
ogni morto ha una barca d’argento
ogni sera di giugno un geranio
strilla alle stelle del gambero bianco
uccidete il leone che brucia

vola lontano piuma del sogno!

I TRE GIORNI ALL’INFERNO DI ENRICO BONETTI, CRONISTA PADANO

Archiviato in: recensioni — vbinaghi @ 2:30 am

romanzo binaghi

UNA RECENSIONE DI CARLO GAMBESCIA qui

Febbraio 15, 2008

ECOLOGIA ANTE-LITTERAM

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 3:33 pm

UN SONETTO DI TOMMASO CAMPANELLA (1568-1639)

Il mondo è un animal grande e perfetto,
statua di Dio, che lauda e simiglia:
noi siam vermi imperfetti e vil famiglia,
ch’intra ‘l suo ventre abbiam vita e ricetto.

Se ignoriamo il suo amor e ‘l suo intelletto,
nè il verme del mio ventre s’assottiglia
a saper me, ma a farmi mal s’appiglia:
dunque bisogna andar con gran rispetto

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