Doctor Blue and Sister Robinia

Marzo 31, 2008

UN ESORDIO BRILLANTE

Archiviato in: recensioni — vbinaghi @ 12:36 pm

ANTONIO PAOLACCI – FLEMMA – PERDISA POP

paolacci flemma

RECENSIONE DI VALTER BINAGHI
(Pubblicata sul “Corriere Nazionale” del 30-3-2008)

Ecco un esordiente da tenere d’occhio: Paolacci, classe 1974, redattore della rivista Fernandel e già autore di racconti, tenta la strada del romanzo in questa nuova collana ideata e diretta da Luigi Bernardi (uno dei personaggi più affidabili dell’editoria italiana), e, come ci si aspetta da un giovane talentuoso, snobba la via collaudata del romanzo di genere per scegliere una costruzione più difficile e desueta.
(continua…)

Marzo 29, 2008

UN LIBRO CHE LEGGERO’

Archiviato in: recensioni — vbinaghi @ 8:27 pm

tremonti

Un anticipazione qui sul sito dell’autore

A sentirlo parlare ultimamente di globalizzazione sembra l’unico savio in una folla di stolti.
Perchè non vai a votarlo, mi chiederete?
Perchè ha governato con un tizio inguardabile, che appena quindici anni fa si presentava come l’alfiere del neoliberismo sfrenato, esibendo santini di Reagan e della Tatcher. E perchè oggi si presenta con lo stesso tizio, che sarebbe capace di travestire sua moglie da Capitan Uncino pur di spacciarsi ancora una volta per Peter Pan. Ciò non toglie che leggerò il libro: la ricetta potrebbe essere quella giusta, anche se è in mano a un cuoco inaffidabile.

Sul motivo per cui non voterò nemmeno gli altri, e che significato potrebbe avere un particolare tipo di astensione, dirò in un altro post.

Marzo 28, 2008

LA FEDE NELL’ORA PIU’ BUIA di Romano Guardini

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 3:55 pm

(Da: La fine dell’epoca moderna, Morcelliana)

candela

È sempre stato particolarmente difficile per il cristianesimo adattarsi all’epoca moderna. Troppo vivo era il ricordo della sua rivolta contro Dio; troppo ambiguo il modo in cui aveva posto tutti i settori della creazione culturale in contraddizione con la fede, e la fede stessa in una situazione di inferiorità. E c’era inoltre quello – che abbiamo chiamato la moderna slealtà: quel doppio gioco che da un lato rifiuta la dottrina e l’ordine cristiano della vita e dall’altro rivendica a sé le conseguenze umane e culturali di quella stessa dottrina. Di qui l’esitazione del cristiano nei suoi rapporti con l’epoca moderna. In ogni sua parte egli trovava idee e valori la cui origine cristiana era evidente, e che invece erano dichiarati proprietà comune. Dappertutto egli si imbatteva in valori essenzialmente cristiani, che erano invece rivolti contro di lui. Come avrebbe potuto avere fiducia? Queste ambiguità verranno a cessare. Si considereranno sentimentalismi i valori cristiani secolarizzati, e l’atmosfera ne risulterà purificata. Piena di ostilità e di pericolo, ma pulita ed aperta.
(continua…)

Marzo 27, 2008

LA RESURREZIONE DI CRISTO E LA SALVEZZA DEGLI UOMINI di Vito Mancuso

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 6:20 pm

mancuso

Sto partecipando a questo dibattito, ve lo ripropongo qui, come esempio della confusione che regna nella cultura contemporanea a proposito del cristianesimo, tanto più incresciosa quando alimentata da sedicenti teologi cristiani.

Potete leggerlo qui, su La poesia e lo Spirito.

Marzo 26, 2008

LA CASA SUL FIUME di Valter Binaghi

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 6:14 pm

ticino

I bambini a spasso col cane, la casa in perfetto silenzio. Marta è seduta alla scrivania: arrivo alle sue spalle e vedo che il foglio è ancora bianco.
Il sole calante, un po’ prima che illanguidisca nel tramonto, è la luce che lei preferisce. L’anima dell’acquarello, dice, sta tutta nel colore: i tratti del disegno seguono fedelmente, come la parola alla cosa. Mi è sempre piaciuto starla a vedere, curva sul foglio immacolato per lunghi minuti, e spiare l’attimo decisivo in cui scaturisce l’immagine. Questa forma d’arte, che è estranea al mio temperamento verboso, sta tutta in uno sguardo fugace ma onnisciente: lo spirito creatore aleggia sulle acque primordiali, e sogna l’arabesco del mondo.
(continua…)

RISCALDAMENTO GLOBALE? di Maurizio Blondet

Archiviato in: Cronache, Pensiero — vbinaghi @ 12:03 pm

neve

Leggi qui, su Effedieffe

Marzo 25, 2008

SE T’INCONTRASSI di Roberta Borsani

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 10:38 am

klee angelo

se t’incontrassi
fuori dagli steccati del sonno
non mi stringerei
intorno a te come gli altri
perché ci sono valli
nel crepuscolo viola
seminate d’asfodelo
e non c’è rondine
né linfa di primavera
solo perle e argento

io ci son nata
in un posto così.
io so come si mastica
la felce dell’angoscia
piano
perché non sia mortale

non ti stupire angelo
se ti voglio vedere
scintillante e implacabile
accendere di fuoco
ogni cosa fradicia

Marzo 24, 2008

GLI ANGELI NEL MEDIOEVO di Renzo Lavatori

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 9:50 am

Docente di teologia dogmatica presso la Pontificia Università Urbaniana e presso il Pontificio Istituto “Santa Croce”, ambedue a Roma.
Il testo è tratto da Medio-Evo.org

angelo

La questione metafisica dell’angelo

Il pensiero medievale si concentra essenzialmente intorno alla speculazione sulla natura degli angeli, privilegiando la riflessione metafisica a quella teologica e salvifica dell’età precedente. L’iniziativa parte da Scoto Eriugena (810-887), con la sua concezione della luce divina che si riflette negli angeli, equiparati così alle idee universali o sostanze separate. Queste idee, o sostanze separate, la cui concezione era di origine greca, trasferite nel pensiero cristiano, sono state identificate in qualche modo agli esseri angelici, ma è stato precisato che gli angeli sono creature di Dio e suoi ministri; non possono confondersi con l’essere divino quali fossero sue idee eterne. Da qui l’affermazione della loro natura puramente intellettuale, come sostanza semplice e immateriale, la quale però non possiede l’essenza infinita di Dio.
Si fa strada in tal modo la concezione della natura spirituale degli angeli, questione dibattuta soprattutto all’inizio del XII secolo e conclusa solo con la grande scolastica del XIII secolo. Alcuni teologi medievali, come Bernardo e Bonaventura, continuano ad attribuire agli angeli una qualche materialità, per distinguerli dall’essenza divina totalmente spirituale e semplice. Ma altri pensatori, come Riccardo di S. Vittore e poi Tommaso d’Aquino in modo definitivo, sostengono la natura incorporea e pienamente spirituale degli angeli. Questi, tuttavia, come creature, sono delimitati nel loro modo di esistere e non possono confondersi con l’essere divino.
(continua…)

Marzo 23, 2008

PASQUA DI NOSTRO SIGNORE

Archiviato in: Bacheca — vbinaghi @ 2:35 am

resurrezione

Marzo 22, 2008

COSA RESTA DEL 68? Quinta puntata: l’eclissi del padre

Archiviato in: Cronache, Pensiero — vbinaghi @ 8:59 am

DI FABIO BROTTO

Da “Brotture”

sedia

Che la figura del padre nel corso dell’ultimo secolo abbia subito un’eclissi nelle società occidentali è un’assoluta evidenza. L’aspetto forse più rilevante del mondo occidentale contemporaneo è il suo essere una società senza padre (La “società senza padre” preconizzata da Alexander Mitscherlich nel 1963). Nello stesso tempo, l’Occidente è il luogo in cui la liberazione del desiderio, resa possibile dallo svanire della figura repressiva del padre, è diventata il fondamento anche della struttura economica. Il sistema produttivo delle società tecnotroniche non reggerebbe se la spirale dei desideri crescenti subisse una qualche interruzione. Tutti, in linea di principio, devono poter credere che i loro desideri potranno essere prima o poi soddisfatti, almeno indirettamente o per via vicaria. Devono comunque pensare che i desideri abbiano il diritto di essere soddisfatti, e che siano tutti leciti, salvo isole di non permissione (il cui fondamento è però relativistico e quindi fragile e precario). Devono credere che la repressione del desiderio sia la fonte di ogni male. La pubblicità, che della società del libero scambio è l’anima, si basa su questa ideologia. Il desiderio, non il petrolio, è il carburante del sistema capitalistico contemporaneo. Sviluppo del capitalismo e caduta della figura del padre non stanno insieme per caso, ma per intima necessità.
(continua…)

Marzo 21, 2008

SORA NOSTRA MORTE CORPORALE di Riccardo De Benedetti

Archiviato in: Cronache, Pensiero — vbinaghi @ 12:33 am

La scelta dell’eutanasia da parte dello scrittore belga Hugo Claus (nella foto), ampiamente diffusa dai media (qui ad esempio su La Stampa), ha suggerito a Riccardo De Benedetti una meditazione dall’alto valore di testimonianza e di pensiero, che vi propongo con il permesso dell’autore.

Più di qualcosa non quadra nel racconto dell’eutanasia dello scrittore belga Hugo Claus, almeno da ciò che ne scrive Luigi Offeddu, stamane sul «Corriere della sera»..
Innanzitutto la lucidità della scelta. Il morbo di Alzheimer annulla la volontà e la degrada irreversibilmente e irrimediabilmente. Può essere stata una scelta preventiva, al momento della diagnosi e a cui si è dato corso in un secondo tempo o immediatamente dopo, giocando d’anticipo sugli effetti della malattia. Ma su questo l’articolo non è chiaro. Non solo, quando la moglie dice che ha voluto por termine alle sue sofferenze non so di cosa parla… l’Alzheimer non provoca sofferenze al paziente… Certo, modifica profondamente la vita di coloro che sono vicini al malato. Ma l’eventuale sofferenza dei propri cari non è menzionata tra le motivazioni che hanno spinto all’eutanasia lo scrittore.
Ben più veritiere, credo, siano quelle relative all’orgoglio dello scrittore. Ma l’orgoglio ha ben pochi rapporti con la malattia e le sofferenze. Ne può produrre, e di gravi e di intollerabili… ma l’Alzheimer non c’entra, la malattia in senso generico neppure.
(continua…)

Marzo 20, 2008

COSA RESTA DEL 68? Quarta puntata: libertari o libertini?

Archiviato in: Cronache, Pensiero — vbinaghi @ 1:00 am

DI CARLO GAMBESCIA

68

Postato qui, su “La poesia e lo Spirito”

Marzo 18, 2008

SI BACIANO di Valter Binaghi

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 5:51 pm

bacio

L’altro giorno, all’intervallo sono uscito come al solito nel cortile della scuola per una sigaretta. A quell’ora il cortile è pieno di capannelli che progettano serate al pub e varia umanità, e qualche coppietta appartata che si sbaciucchia dietro un albero.
Senza volerlo, mentre passeggiavo, mi sono trovato a una ventina di metri da una di queste. Si baciavano non proprio svogliatamente, ma con una tale alternata puntualità, riaccostando le bocche dopo essersi sussurrati qualcosa, da far pensare già a un rituale.
Lui era voltato dalla mia parte, e mi ha visto arrivare. A quel punto l’ha stretta con maggiore forza, e si è attaccato alle sue labbra con una foga divorante. Lei ha sussultato leggermente, stupita dell’assalto, poi ha visto me con la coda dell’occhio e ha corrisposto appassionatamente.

Ci si può leggere l’esibizione dispettosa: ecco, vecchio stronzo, quello che tu ti puoi scordare. Ma è stupidamente, gratuitamente cattiva: i ragazzi non sono così.
E’ il mio sguardo che li ha svegliati: ha svegliato lui, ha letto nel mio sguardo un possibile desiderio, e ha ritrovato in sè il fuoco del proprio. Più sociale che biologico: lei è ancora più desiderabile se tutti la vogliono. Ha svegliato lei: lo slancio rinnovato è un richiamo irrefrenabile per il cuore giovane.
Nella mia adolescenza, l’occhio persecutorio che ci seguiva negli angoli bui era quello del catechismo jahvista, lo scrutatore delle impurità, l’obbligo della confessione e il fiato pesante del prete. Siamo cresciuti tra il digiuno dichiarato e il furto di pere dall’albero, col cuore in gola.
Lisa e i suoi coetanei sono liberi da tutto questo, ma non dal riflettore che sentono puntato su di sè, un censore fattosi tutto esterno e collettivo che non legifera su quanto ma su come, l’approvazione estetica di un pubblico ideale, che trasforma ogni espressione in spettacolo, e i pensieri in prove tecniche di trasmissione.
Del Super Io non ci si libera, nè dei panni cacati di Edipo, ma per fortuna col tempo gl’impulsi all’azione si riducono, e così anche le contrattazioni con l’ultima versione di Jahvè. Benvenuta vecchiaia.

A diciott’anni la giovinezza sembra l’unica verità di questo mondo, a cinquanta un’illusione inevitabile. A posteriori pensi che senza quella stagione dissennata avresti avuto meno frustrazioni, miglior carattere, più facile saggezza. Ma non è così.
Senza quella, non avresti avuto voglia di continuare.
E’ lì che la vita ha avuto per la prima volta sapore.
L’astuzia previdente della natura, che ti vuole attivo fino all’accudimento della prole.
Matrigna finchè si vuole, ma che ci tiene a mantenersi giovane, e mica scema.

Marzo 17, 2008

LO SPETTACOLO DELLE PASSIONI di Gianni Celati

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 7:39 pm

Cronaca di un incontro con l’autore di Paolo Cacciolati, qui su La poesia e lo Spirito.

bacio

C’è la tendenza a pensare le passioni come una sorta di contenuto da mettere dentro un contenente. Io non so se è veramente così. Io non so se ho mai scritto di passioni. Però ho spesso discusso con Calvino a proposito del superamento dell’idea che io sono un uomo razionale, io non voglio essere un uomo razionale, ho sempre cercato di combattere questa idea. Non posso trasformare in un contenuto il vento che mi spinge. Per me l’autore che scrive volutamente di passioni non è sincero.
Passione deriva da una parola greca, che indica passività, mettersi in una condizione di ricevere. Ora invece la si usa come una sorta di contenuto che uno si porta dentro il cuore. Allora, io dico che è falsa tutta la retorica dell’essere appassionati, del perseguire le passioni in ciò che si scrive.
Prendiamo Moccia, tanto per non far nomi. Mi sembra un ottimo esempio del professionismo delle passioni. Poi c’è questa faccenda di sbandierare la gioia di vivere come una virtù. Dire di uno che ha la gioia di vivere è come ridurlo a una marionetta. Adesso funziona esibire che uno c’ha la gioia di vivere. C’è il consumo della gioia di vivere.
Mi stupisco anche dei ragazzi che in strada si danno dei grandi baci appassionati. Ho l’impressione che simulino quello che vedono nei film. Per me l’eros dovrebbe essere segreto, non esibito. Anche qui mi sembra che tutto si riduca a un processo di consumo. Siamo spinti continuamente a rinnovare i nostri consumi, anche nell’eros. Eppure è un ciclo ormai maturo, che è stato adottato intorno al ’20, naturalmente dagli americani. Forse siamo alla fine del ciclo, e in questa fase il sistema spinge sull’esteriorità, sulla spettacolarizzazione di tutto.
Consideriamo anche la progressiva perdita dell’intimità dei sentimenti. Ormai tutti, a partire dai giovani, sono esortati a mettere in piazza i propri sentimenti, come in queste volgari arene televisive. Anche qui c’è una progresssiva spettacolarizzazione che svuota il contenuto dei sentimenti. Ma lo spettacolo non è solo alla televisione, al cinema, è una consuetudine che ormai è penetrata dentro di noi..

Marzo 16, 2008

TIBET: REPRESSIONE E GENOCIDIO

Archiviato in: Cronache — vbinaghi @ 7:30 pm

tibet

Dal Corriere della Sera

Una domanda ai nostri politici: c’è qualcuno disposto a dismettere la logora palandrana del prodotto interno lordo e della bilancia commerciale e anche le mutande arcobaleno, per sanzionare duramente la politica cinese nell’unica cosa che li ferisca veramente, cioè l’economia (non le Olimpiadi, che piacciono anche ai bambini)?
Dopo aver visto le facce di culo del Polo e dell’Ulivo in pellegrinaggio al nuovo Eldorado dell’economia mondiale fregandosene dei diritti umani, avremo il privilegio di un atto di politica estera degno di questo nome?

Carlo Gambescia ci spiega qui il motivo per cui purtroppo niente di nuovo accadrà.
La Cina è vicina (agli USA) e i vicini di Washington sono pure i nostri.
A novanta gradi sotto allo zio Sam, come sempre, nella Repubblica di Veltrusconia.
Alle 13.30 di oggi lunedì noto pure che il Tibet è sparito dai TG nazionali. Amen.

INVOCAZIONE di Roberta Borsani

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 4:58 pm

donna

signore
ridonami ai sentieri
che odorano
di fragola selvatica

la mia anima è antica,
questo luogo la offende
perché errò ferita
ed oltre le contrade
colore della luna
non so,
ma posso immaginare
ora
dì tu se ha pagato

UN CERVO COLORE DI NEVE di Roberta Borsani

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 12:15 pm

cervo bianco

un cervo colore di neve
a lungo bramato
disparve
al confine di una terra
più chiara della luna

miliardi di morti l’abitavano
senza dir nulla

liquida perla
giaceva nei fiumi
assaporava i volti
purgava
i sogni

qualcosa
diceva di restare
(trepide vele sullo specchio
di un lago bianco e calmo
si volgevano
lente
a guardarmi)

Marzo 15, 2008

L’INFERNO DI UN CRONISTA PADANO di Filippo La Porta

bonetti Binaghi

(Pubblicato su: “Left”, numero 10 del 7 marzo 2008)

Da Binaghi un noir filosofico e letterario. Rispolverando Agostino e Dante

Dopo aver scritto un pamphlet sui rischi e i difetti del neonoir italiano sono diventato il nemico ufficiale del genere. Ma non è così. E anche per sfatare questa leggenda metropolitana vorrei parlare del più bel noir: I tre giorni all’inferno di Enrico Bonetti cronista padano, di Valter Binaghi (Sironi). È scritto in una prosa fluida, scorrevole, ma anche personalissima, che non concede troppo al più vieto stereotipo né alla pretesa – anch’essa esiziale – di sublime letterario. Racconta una storia tipicamente italiana ma usa la sociologia dell’attualità per una riflessione filosofica sul bene e sul male.
(continua…)

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