SGOMMATE E SGOMITATE, QUALCOSA RESTERA’ di Gilles Chatelet
(Da: Vivere e pensare come porci. L’istigazione all’invidia e alla noia nelle democrazie-mercato, Arcana Libri, Roma 2002)

Dall’ottimo blog di Miguel Martinez, Kelebek, traggo questo brano di un libro che mi procurerò: contiene un ironico invito che l’attuale generazione degli under 40 sembra avere prontamente raccolto. Se la mia generazione è stata quella dello sfascio dei recinti e delle tradizioni, questa è quella che ha messo le rotelle, per eseguire i dettami della modernità liquida: negli uffici e nell’editoria, dal Manzanarre al Reno, è tutto un kamasutra di contorsioni e scivolamenti che hanno sostituito alla nostra rigidità identitaria, all’ostinazione moralistica, la meravigliosa adattabilità del format ai palinsesti della messa in onda. Se noi eravamo quelli dello schierarsi e testimoniare ad ogni costo, questi sono onnipresenti, hard discount, veltrusconiani nell’intimo, ma la chiamano urbana flessibilità.
Dal canto nostro invecchiamo sereni, considerando che ogni generazione avrà dato il suo bravo contributo al declino inevitabile di un mondo decrepito, nessuno decisivo e tutti ugualmente necessari: nel morente, la rigidità precede appena di poco la putrefazione.
Giovani nomadi, noi vi amiamo! Siate ancora più moderni, più mobili, più fluidi, se non volete finire come i vostri avi nei campi di fango di Verdun. Il Grande Mercato è il vostro banco di prova! Siate leggeri, anonimi e precari come gocce d’acqua o bolle di sapone: è l’uguaglianza vera, quella del Gran Casinò della vita! Se non siete fluidi, molto presto diventerete dei residuati. Non sarete ammessi al Gran Party mondiale del Grande Mercato… siate assolutamente moderni - come Rimbaud - , siate nomadi e fluidi oppure crepate come residui vischiosi!
Il fatto è che c’è bisogno di molto spazio, di tanti sacrifici ed energie, di mutilazioni e di cadaveri affinché l’”uomo medio” diventi auto-mobile e si ritenga nomade. E’ per questo che tutte le amministrazioni che si pretendevano fedeli alla voce della modernità [...] si sono sempre considerate le vestali zelanti della carretta, dell’uomo medio a rotelle, considerato l’incarnazione del “dinamismo” della società civile. Così, ogni autostrada è anzitutto un’autostrada sociale, e ciò che si può definire il petrol-nomadismo della carretta si trasforma spesso in petainismo a rotelle: l’automobile è anzitutto il lavoro, la famiglia, e l’idiozia montata su quattro ruote.
Immaginate i nostri milioni di piccoli rinoceronti stipati in uno dei grandi budelli del reverendo Moon [che aveva proposto un sistema di tunnel e autostrade intercontinentali]! Sbraitano forse la loro “libertà”, e da vicino hanno l’aria un po’ ringhiosa delle loro carrozzerie, ma visti dall’alto del “grande alambicco”, formano una massa fluida perfettamente docile, che chiede solo una cosa: avanzare senza problemi.
Non si sottolineerà mai abbastanza quanto sia stato decisivo questo addomesticamento di massa tramite l’automobile, per assicurare la transizione tra ciò che converrà chiamare “le Solidarietà tradizionali”, e lo scatenamento inaudito dell’individualismo moderno. Che importa se la carretta uccide, inquina, e spesso rende perfettamente scemi, se la sua proliferazione distrugge ogni spazio urbano degno di questo nome, dal momento che la posta in gioco è assicurare l’addomesticamento di gigantesche masse umane, forgiare miliardi di psicologie di uomini medi a rotelle - di “mentalità-autostrade” - che scimmiottano ovunque, giorno e notte, tanto da farne un paesaggio, le fluidità e le competizioni del Grande Mercato?
Miii, prima la TV, ora le automobili. Ok, scavando qualcosa si trova sempre :-)
Blackjack.
Commento di Giocatore d'Azzardo — Aprile 13, 2008 @ 10:09 am
sono il traduttore di quel libro, e non pensavo attirasse ancora l’attenzione di qualcuno in quest’italia berlusconide.
chiunque voglia mettersi in contatto con me questo e’ il mio address(!)
mimmopichierri@libero.it
Commento di mimmo pichierri — Maggio 7, 2008 @ 8:11 pm