Doctor Blue and Sister Robinia

Aprile 26, 2008

QUARANTA RAGIONI PER PRENDERLA A CALCI IN CULO

Archiviato in: recensioni — vbinaghi @ 2:47 pm
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Corinne Maier - No kid. Quaranta ragioni per non avere figli - Bompiani

Questa signora, di professione psicanalista (e attenzione quando affidate l’anima a questi “animatori”!), madre di due figli, confessa candidamente di essersi pentita della scelta: i figli son dolorosi da partorire, faticosi da accudire, quanti libercoli in meno scritti, quanti salotti letterari in meno frequentati.
Il degrado di una civiltà si misura non tanto dal fatto che sentimenti del genere siano diffusi, ma che siano pubblicabili con encomio, congrua conseguenza di un femminismo che si pretendeva nato per liberare il sesso debole dall’oppressione patriarcale ed è riuscito per lo più solo a distruggerlo.
Anzichè scagliarsi contro la pornografia strisciante (leggasi “deregulation della figa”) con cui i media svendono l’immagine femminile ai peggiori istinti del popolino bavoso, la signora Maier accusa la maternità di avere ostacolato la libera espressione del suo genio.
A questo noi gente semplice, che crede ancora in un futuro per la specie umana e non riesce nonostante membri come la Maier ad augurarsene l’estinzione, rispondiamo:
1) che compiangiamo sinceramente i suoi figli
2) e quasi nella stessa misura i pazienti e i lettori di questa ineffabile seguace di Freud
3) che le ideologie più aberranti del XX secolo (che però abbiano manifestato un minimo di riguardo per il futuro della specie umana) da Mussolini a Stalin a Komeini avranno fatto sempre meno danni dell’onanismo suicida che si nasconde dietro la democratica pretesa di consumare la vita senza restituire nulla a nessuno, spendendo tutte le proprie energie per edificare un monumento alla propria inutile vanità. Presidente del consiglio, scrittrice o velina, nessuna di queste donne vale una madre.

47 Commenti »

  1. Ci si può consolare con il fatto che i geni di eventuali idioti che si persuaderanno delle tesi di questo genio, si estingueranno :-)

    Commento di Biz — Aprile 26, 2008 @ 5:56 pm

  2. Cito dall’intervista con l’autrice riportata dal Corriere della Sera:

    «Se non avessi avuto dei figli, sarei stata libera di girare il mondo con i soldi guadagnati dai miei libri – scrive la Maier nel suo pamphlet –…..”

    Che il problema stia solo nella responsabilità di acquirenti lettori tontoloni che procurano denaro alla suddetta? Ergo, per quattrini si scrive qualsiasi cosa. E’ una possibile spiegazione.

    Commento di aiace — Aprile 26, 2008 @ 8:31 pm

  3. Usiamo lo stesso anfibio che abbiamo usato per Toscani?

    Commento di Faber18 — Aprile 26, 2008 @ 10:28 pm

  4. Oltre a condividere parola per parola ciò che ha scritto Valter, mi permetto di esternare il mio raccapriccio anche nei confronti di chi ha pensato di tradurre il libro. Di libri stupidi e perfino ‘criminali’ ne escono tanti, ma chi poi si adopera per la loro diffusione su scala mondiale diventa ‘corresponsabile’ della duffusione di questa spazzatura. Senza contare che, proprio grazie a ciò, temo che la signora Maier verrà pure ‘premiata’, riuscendo a realizzare il suo sogno di girare il mondo e di guadagnare molti soldi che - a suo dire - i ‘terribili figli’ le avevano spezzato!

    Commento di Carlo Susa — Aprile 27, 2008 @ 12:27 am

  5. Bah, certi libri non dovrebbero essere degnati nemmeno di uno sguardo: pure operazioni commerciali.

    Blackjack.

    Commento di Giocatore d'Azzardo — Aprile 27, 2008 @ 10:15 am

  6. Poi ci si lamenta per i fatti di cronaca tipo Pietro Maso… se li allevi con queste idee, è il minimo che ti meriti.

    Commento di Giampaolo — Aprile 27, 2008 @ 11:21 am

  7. sono per l’estinzione della specie umana.
    un’estinzione consapevole, un atto di orgoglio e di coraggio, una scelta di amore e di pietà, una scelta di estrema generosità nei confronti di chi non può scegliere perchè non sa.
    la mia storia, la mia piccolissima storia mi ha insegnato qualcosa, mi ha insegnato a non fare a nessuno quello che non avrei voluto fosse fatto a me e la vita è un dono solo per chi la dà e i miei genitori meritano com passione e ri conoscenza nonostante “il dono” che mi hanno fatto.
    augurarsi che questo inutile calvario finisca con una scelta di consapevolezza estrema mi pare l’augurio più bello che si possa fare a questa umanità.
    non ci credo, non ci spero, ma l’idea che l’uomo si restituisca dignità declinando l’invito alla vita, mi pare sia un incredibile inno alla Vita.
    cari baci
    la funambola

    Commento di la funambola — Aprile 28, 2008 @ 7:04 pm

  8. punto 7: …non ho capito nulla! O forse quel che lei dice è veramente molto personale.

    Saluti

    Commento di aiace — Aprile 28, 2008 @ 8:01 pm

  9. ecco appunto, scelta individuale, sulla quale non voglio sindacare.
    sulla promozione ideologica della medesima invece, avrei qualche problema.
    perchè chi detesta la vita sente il bisogno di comunicarlo?
    non è che detesta soprattutto la semplice gioia altrui, che il suo animo è incapace di provare? si chiama accidia, signora mia

    Commento di vbinaghi — Aprile 28, 2008 @ 8:04 pm

  10. due cose, una già detta l’altra nuova:
    - tuo figlio, prossimo ai tre anni, in un passeggiata voi due da soli, mano nella manina, si ferma,
    e ti chiede ma tu sei il mio papà, a distanza di anni mi chiedo ancora se c’era il punto interrogativo,
    sicuro in quel momento di tendini d’achille tranciati ne avevo entrambi, provare …
    - tuo figlio, salta un bagnetto dopo un giorno di gioco all’aperto, l’indomani con la mamma frigna ancora,
    tu lo convinci, e nel frattempo gli odori i capelli, l’odore è di cucciolo, il tuo …
    chi non prova, non ha provato, non vuole provare queste sensazioni è giusto che si estingua ….
    … sono duro oltre limite, da solo e senza pietà, non se la merita.
    il discrimine della sopravvivenza della ns comunità, per me, è in queste cose, non nei principi …
    (ovvio ciò può valere anche per il genere femminile della specie umana,
    più difficile ma non improbabile)
    un vecchio orso papà, gunny

    Commento di gunny1958 — Aprile 28, 2008 @ 8:09 pm

  11. sì certo, il mio pensiero, il mio sentire è un fatto molto personale.
    come potrebbe essere diversamente?
    esprimo il mio sguardo sul mondo.
    lancio una provocazione confidando e fidandomi.
    detestare la vita? detestare la semplice gioia altrui? incapacità di amare?
    la sua traduzione signor binaghi parla di lei, soltanto di lei.
    non mi piace la facile retorica sulla vita, sui sentimenti, sull’amore per i figli, sull’amore in generale.
    mi intristiscono risposte come quella di gunny: troppo facili, troppo ad effetto, non scendo su questo piano, non porta da nessuna parte.
    molto difficile cercare di capire senza mettere in campo tutte le nostre paure, molto comodo ingabbiare le persone, quando non si “comprendono”, molto rassicurante definirle con le nostre gabbie mentali:
    accidiosa! :)
    sono delusa, profondamente delusa.
    le parole sono importanti signor binaghi e lei non si è fidato di me.
    peccato.
    molti baci
    la funambola

    …in realtà, lei, non si è fidato del suo intuito

    Commento di la funambola — Aprile 28, 2008 @ 9:52 pm

  12. Piacere o senso del dovere? quale di questi due principi sovrintende la procreazione? mi sembra che le risposte a Funambola non siano esaurienti, e mi sembra che in questa debole ragione nell’atto della vita si trovi alla fine un’incertezza nascosta che Funambola manifesta palesemente.
    Nelle ragioni della maternità (o paternità) vedo che si tende sempre a ridurre il problema a questi due aspetti, alle gioie che danno i bambini, l’allattamento, la pupù e i sorrisi oppure il dovere supremo cui ci chiama la Sacra Scrittura o darwinianamente la conservazione della specie, ogni altra considerazione viene calpestata come inutile o indesiderabile.
    Bisognerebbe per lo meno mettere nel conto la possibilità di perderlo un bambino, di vederlo crescere diversamente da come potevamo desiderare, magari omosessuale o drogato, o fascista, edonista o debosciato, bisogna mettere in conto l’inadeguatezza che si può provare a immaginarsi genitori in un mondo che ci priva di identità o ci costringe in identità precostituite che non possiamo accettare, come magari non accettiamo che la cura del dissenso venga somministrata a calci in culo.
    In un tropario della Settimana Santa si dice che la Madre di Dio provò le doglie che non aveva conosciuto nel parto vedendo suo figlio sulla croce, e come possiamo pensare noi che non facciano parte dell’esperienza della vita il dolore e la perdita che accuratamente vengono nascosti quando si vuole convincere qualcuno che “mamma è bello”?

    Commento di mario pandiani — Aprile 28, 2008 @ 11:36 pm

  13. Nessuno nasconde niente, Mario. Oltre le doglie, le gioie e i doveri della maternità, c’è il compimento della persona nella relazione. E qui con la Maier non ci troviamo di fronte a una madre disgraziata, ma a un’ideologa della singletudine. Diciamo pane al pane e diamo la pietà a chi la merita.

    Commento di vbinaghi — Aprile 29, 2008 @ 12:59 am

  14. è confortante che mario pandiani mi abbia “sentita”
    mi commuove sempre la condivisione
    mamma è bello, di più, è sacro.
    baci amorevoli
    la funambola

    Commento di la funambola — Aprile 29, 2008 @ 1:00 am

  15. signora funambola, spiacemi non avere le vibrisse.
    la sua mistica dell’intuito non la capisco.
    la mia tastiera digita solo parole: quelle capisco, e quelle dico.

    Commento di vbinaghi — Aprile 29, 2008 @ 1:04 am

  16. Mi riferivo alle risposte a Funambola, non al libro in oggetto del post, che è evidentemente ideologico, (anche se ci vedo un che di provocatorio, ma non l’ho letto) mentre la lamentazione della lettrice mi sembrava provenisse da una situazione diversa che è stata affrontata con un’esposizione dell’assoluto procreativo che somiglia anch’esso ad una ideologia.
    Noi siamo liberi a trecentosessanta gradi, essere dentro lo spirito e la lettera cristiani significa sposarsi o fare i monaci, e altre strade non ci sono, ma la legge cristiana è una sola, ed è la legge dell’amore e solo per amore ci si carica di quello che è la rinuncia al mondo o a quel martirio che è il matrimonio, unione che in nessuna scrittura viene assicurato come “felice” e il compimento della persona avviene solo, e dico “solo” in virtù della misericordia di Dio, indipendentemente dai nostri miseri sforzi o dal fatto che siamo sposati.
    Io sono sempre schierato contro la legiferazione di ciò che è regolato dall’economia, “economia” viene normalmente tradotto con provvidenza, ma è diverso anche come concezione, per noi significa che Dio “si piega”, letteralmente, sulle sofferenze umane, fisiche e spirituali, questo fa si che, per esempio, il divorzio non sia considerato un male imperdonabile ma una circostanza che può accadere, tanto più in una società disordinata e contraffatta come quella in cui viviamo.
    Ma al di la di queste considerazioni, leggendoti mi sono accorto che se posso spesso condividere il rigetto per punti di vista così individualistici o nichilisti, non posso condividere la tua reazione, per così dire “integralista” verso certi commentatori, per integralista intendo proprio la tua dichiarazione di fedeltà alla “lettera” e unicamente a quella della tua ultima risposta, io sento sempre il dovere di discernere e capire da dove parte un’espressione, anche la più negativa, se Dio facesse come te, non avremmo San Paolo, ma un mucchietto di cenere.
    Ma che razza di bluesman sei? ;-)

    Commento di mario pandiani — Aprile 29, 2008 @ 8:22 am

  17. Mario. Una volta si diceva: condannare il peccato, compatire il peccatore (che siamo tutti noi). Io provo ad attenermi a questo: senza chiarezza e distinzione non c’è affermazione possibile, e la teologia non è la pastorale. Sicuro che la ricostruzione psicologica dei moventi possa costituire da sola la terapia del male morale? Non c’è un’amputazione da fare, prima o poi, senza ambiguità?

    Commento di vbinaghi — Aprile 29, 2008 @ 8:33 am

  18. Questa signora, di professione psicanalista (e attenzione quando affidate l’anima a questi “animatori”!), madre di due figli, confessa candidamente di essersi pentita della scelta: i figli son dolorosi da partorire, faticosi da accudire, quanti libercoli in meno scritti, quanti salotti letterari in meno frequentati.
    Il degrado di una civiltà si misura non tanto dal fatto che sentimenti del genere siano diffusi, ma che siano pubblicabili con encomio, congrua conseguenza di un femminismo che si pretendeva nato per liberare il sesso debole dall’oppressione patriarcale ed è riuscito per lo più solo a distruggerlo.
    Anzichè scagliarsi contro la pornografia strisciante (leggasi “deregulation della figa”) con cui i media svendono l’immagine femminile ai peggiori istinti del popolino bavoso, la signora Maier accusa la maternità di avere ostacolato la libera espressione del suo genio.
    A questo noi gente semplice, che crede ancora in un futuro per la specie umana e non riesce nonostante membri come la Maier ad augurarsene l’estinzione, rispondiamo:
    1) che compiangiamo sinceramente i suoi figli
    2) e quasi nella stessa misura i pazienti e i lettori di questa ineffabile seguace di Freud
    3) che le ideologie più aberranti del XX secolo (che però abbiano manifestato un minimo di riguardo per il futuro della specie umana) da Mussolini a Stalin a Komeini avranno fatto sempre meno danni dell’onanismo suicida che si nasconde dietro la democratica pretesa di consumare la vita senza restituire nulla a nessuno, spendendo tutte le proprie energie per edificare un monumento alla propria inutile vanità. Presidente del consiglio, scrittrice o velina, nessuna di queste donne vale una madre.

    lei invece signor binaghi lo sa cosa vale una madre, ha la pretesa di saperlo, magari spieghi anche cosa vale un padre.
    per fare una croce occorrono due legni e la responsabilità del “degrado” di una civiltà dividiamola esattamente fra i due generi, fra i due sessi.
    ( ma quando mai gli uomini hanno saputo proteggere e difendere i propri cuccioli? quando mai? in quale epoca, in quale tempo? mi dica quando?)
    la signora corinne testimonia che la cultura dell’ ”avere”, avere successo, avere “visibilità” avere “potere”, avere prestigio, è trasversale, è la cultura vincente, è la cultura del maschio, è la cultura del CAZZO, che le donne hanno fatto propria perchè non hanno avuto la forza e il coraggio di leggere la loro diversità, perchè non hanno saputo contrapporre all’ ”avere”, l’”essere”
    Lei signor binaghi non perdona alle donne di essere cadute in questo perveso tranello e confida in una metafisica della maternità, come se la possibilità biologica di procreare, di fare il miracolo bastasse a far delle donne delle Madri e a fare degli uomini dei Padri.
    Sul “fare” avrei una smiliardata di cose da dire, ma poi mi fermo, e mi chiedo: perchè? perchè?
    Tanti baci non ostante
    la funambola

    Commento di la funambola — Aprile 29, 2008 @ 2:15 pm

  19. Anch’io avrei una smiliardata di cose da dire sulla differenza tra la possibilità biologica di procreare (dei conigli) e il dono di sè nella maternità e paternità (umane), ma preferisco rimandarla a un gran romanzo:
    “La strada” di Cormac Mc Carthy
    visto che probabilmente di testi sacri non vuole saperne.
    Per quanto riguarda le responsabilità di uomini e donne nel degrado di una civiltà, non mi sono mai sognato di fare differenze. Come dimostra l’inutile logorrea del progressismo presunto, passare dalla mitologia borghese dell’avere a quella esistenzialista dell’essere non ha salvato nè gli uni nè le altre.
    Per sapere cosa vale una madre o un padre, infine, non devo andare molto lontano: per me e mia moglie (ce lo siamo detti molte volte) i figli con le gioie e i dolori che si portano appresso non danno la felicità: semplicemente fanno passare dal sogno onanistico della vita immaginata alla vita ben spesa.

    Commento di vbinaghi — Aprile 29, 2008 @ 2:46 pm

  20. funambola,
    quindi manifesta una visione critica (nel senso tecnico del termine) dei contenuti del libro in questione; poi identifica dei valori negativi - avere, potere, successo - ripercorrendone l’origine nella società maschile, patriarcale, di nuovo una visione critica (questa volta di segno, di giudizio). Infine parrebbe sospendere il giudizio poiché il libro e le sue tesi sono scritte da una donna e a questo punto lei ne dà un’estensione più ampia, poetico-apocalittica (anche se in linea temporale gli interventi sono a rovescio).
    In caso questo libro l’avesse scritto un uomo, il suo pensiero sarebbe identico? O cambierebbe qualcosa? O l’avrebbe ignorato del tutto?
    Per quanto mi riguarda sarebbe esattamente lo stesso (e forse lei penserà: comodo per te maschio).
    Ma negatività e depressione esaltate come elegie del futuro non portano bene a nessuno. Una frase semplice di Gurdjeff diceva: ” …i pensieri negativi sono inutili”. Molto meglio darsi una mano a vicenda.
    Non vorrei esser frainteso su una cosa: ognuno ha il diritto, in base alle proprie forze, energie e condizioni, di fare o non fare figli e magari essere un’eccellente persona in altri campi ma da qui a fabbricare consigli-slogan autodistruttivi, tendendo l’occhio alle entrate dell’editore ce ne passa!

    Saluti

    PS: non ho letto La Strada ma ho letto Non è Un Paese per Vecchi; non mi è piaciuto Valter, sembra già una sceneggiatura con le sue descrizioni di quanti millimetri di scia di sangue lascia una raffica di pallettoni. Anche lui strizza l’occhio all’editore e al produttore?

    Commento di aiace — Aprile 29, 2008 @ 6:16 pm

  21. Valter, io non so che quello che ho imparato, e ancora di più ho la coscienza che il giudizio è un affare molto complesso.
    Distinguere tra peccato e peccatore a volte mi sembra impossibile e quindi credo che, nei limiti di una discussione come quella che può avvenire in rete è sempre o spesso opportuno lasciare aperto lo spazio ad una migliore comprensione di quello che l’altro sta dicendo.
    Quanto alle amputazioni, so per esperienza che quelle che siamo disposti ad operare raramente coincidono con quelle realmente necessarie.
    Un giorno ero con mia moglie ed una coppia di amici, la moglie del mio amico mi chiese se dal punto di vista spirituale, essendo cristiano, mi consideravo anche di poco superiore a mia moglie.
    Fu una domanda che mi paralizzò, si piazzava tra tensioni e incomprensioni tali che qualunque risposta pensavo avrebbe prodotto dei danni.
    Mia moglie girò la domanda al mio amico che molto più schietto di me rispose che lui si considerava spiritualmente un coglione, ma che San Paolo diceva che la moglie sia sottomessa al marito e che il marito ami la moglie come la sua stessa vita e che ci sarebbe voluta una vita ad entrambi per fare le due cose, riguardando ciascuna delle due scelte unicamente la persona interessata, non siamo musulmani infatti e neanche San Paolo lo era, tutto deve avvenire nella libertà dei figli.
    Non aver fretta Valter, non sta scritto che separare la zizzania dal grano prima della mietitura può sradicare anche il grano? Funambola ha posto una provocazione in cui erano, secondo me, compresenti tensioni opposte, probabilmente esperienze difficili e un trattamento alla Muccioli mi sembrava fuori luogo.
    Magari ci litigherò anche io prima o dopo, ma prima vorrei sapere con chi lo farò.

    Commento di mario pandiani — Aprile 29, 2008 @ 11:51 pm

  22. @Aiace
    Concordo su quel libro, ma La strada è veramente altra cosa.
    @Mario
    Se uno mi dicesse: sono un genitore (o un figlio) disgraziato, arrivo a maledire la generazione. Prima di tutto lo abbraccerei. Ma una che esordisce con l’auspicio dell’estinzione della specie umana si presenta non con una testimonianza di vita, ma con una bandiera in mano, tenderei quindi a trattare la questione in termini ideologici. Però chissà perchè, i cristiani sono rimasti gli unici a cui è interdetto il giudizio.

    Commento di vbinaghi — Aprile 30, 2008 @ 12:25 am

  23. @Mario
    A quella domanda io avrei risposto con la parabola dei talenti. A chi è stato affidato di più, sarà chiesto di più. Se c’è superiorità, è una respnsabilità superiore, non un valore definitivo.

    Commento di vbinaghi — Aprile 30, 2008 @ 12:28 am

  24. signor pandiani,
    lei ha a che fare con una bella persona.
    una bella persona, sia dentro che fuori, si fidi :)
    una persona con la quale la vita è stata molto generosa, ma la vita non è generosa se tu non impari ad essere una persona generosa.
    il conflitto fa crescere, il rancore inaridisce.
    credevo che il signor binaghi avesse intuito con chi avesse a che fare, lo credevo in virtù delle sporadiche frequentazioni virtuali che mi hanno fatto apprezzare le parti molli e fragili del caro uolter, lo credevo perchè io anche ho mostrato le mie, senza pudore e senza paura.
    ma abbiamo sempre bisogno di parole, parole, parole per tentare di essere accolti e anche quelle non bastano mai.
    si deve sempre ricominciare da capo, a spiegare, a rettificare, a chiarire.
    è disperante nè! ma tant’è!
    la provocazione che ho lanciato nei confronti delle parole urticanti del signor valter non sono una boutade estemporanea e la speranza di essere “compresa” mi ha indotta a non ripetere tutto un rituale di premesse e distinguo, perchè credevo che il nostro seguace di gesù, come ama definirsi, avesse imparato da Lui, un po’ di com passione che è molto, molto più del rispetto e della tolleranza.
    non sono una pecorella smarrita, non sono un’anima da salvare, sono una donna che ha scelto di non credere in quello che voi, cattolici,credenti in generale, avete scelto di credere.
    punto.
    ma le parti autentiche che ogni tanto affiorano dalle parole tormentate e giudicanti del signor binaghi mi hanno fatto sperare e confidare.
    e confido tuttora, come vede.
    perchè vi spaventa un’affermazione così radicale come la mia?
    spiegatemelo.
    perchè rifiutate di pensare che si può pensare diversamente da voi pur considerando la vita, quella in essere, sacra, di una sacralità che non fa riferimento a nessun dio ma solo a sè stessi, sè stessi in quanto uomini intendo.
    perchè vi rapportate al mio sentire con diffidenza, arroganza, o compatimento?
    perchè? da dove nasce questa presunta superiorità che affiora dalle vostre parole?
    perchè ritenete che una persona che si augura l’estinzione del genere umano debba per forza essere una persona disgraziata, rancorosa, infelice…
    perchè questa equazione?
    non vi sfiora il dubbio che l’augurio nasca da una profonda “pietà”, la pietà che solo una madre, può provare.
    stabat mater dolorosa…
    vi dedico questa

    Ogni dolore che incontro, misuro
    con uno sguardo critico;
    e mi chiedo se pesa quanto il mio,
    o ha una forma più agevole.

    Mi chiedo se lo avran portato a lungo,
    o appena incominciato.
    Non saprei dire la data del mio:
    sembra una pena così antica.

    E mi chiedo se a loro duole vivere,
    se devono tentare,
    e se (fossero liberi di scegliere)
    preferirebbero morire.

    Noto che alcuni, dopo tanta pazienza
    alla fine ritrovano un sorriso
    a somoglianza di un lume
    che alimentino poche gocce d’olio.

    Mi chiedo se, quando un cumulo di anni-
    qualche migliaio- coprisse la causa
    dell’antica ferita, tanto tempo
    potrebbe loro dar qaulche ristoro,

    o se continuerebbero a soffrire,
    nel passaggio dei secoli,
    illuminati a una più grande pena
    per il contrasto con l’amore.

    Molti, si dice, son quelli che soffrono;
    e il motivo ne è vario.
    La morte è una e vien solo una volta,
    e solo inchioda gli occhi.

    V’è chi soffre indigenza, e v’è chi soffre il freddo-
    v’è la disperazione;
    e v’è l’esilio da volti nativi,
    sotto un’aria nativa.

    Ed anche qaundo non capisco bene
    ogni specie, è per me
    uno struggente conforto, passando
    per il Calvario,

    notare come son fatte le croci,
    come gli altri le portano,
    affascinata tanto da presumere
    che qualcuna sia simile alla mia.

    baci baci baci
    la funambola

    Commento di la funambola — Aprile 30, 2008 @ 5:24 pm

  25. Allora funambola, diciamo che io ho una responsabilità superiore alla tua.
    Tu dici quello che senti e ti basta, io mi pongo il problema di quello che devo. Testimoniare il proprio sentire è una cosa, teorizzare sulla razza umana è un’altra. Spietato con le idee, sempre.

    Commento di vbinaghi — Aprile 30, 2008 @ 5:42 pm

  26. ..Allora funambola, diciamo che io ho una responsabilità superiore alla tua…

    ettepareva!! :))))

    mahhhh….gesù teorizzò
    o testimoniò?
    fammi una carezza, salvati, sei ancora in tempo! :))
    la fu

    Commento di la funambola — Aprile 30, 2008 @ 6:11 pm

  27. Gesù teorizzò e come.
    Rileggersi anche solo il Padre Nostro.
    Che è anche un testo, non solo un trampolino estatico.
    La carezza te la dò volentieri.

    Commento di vbinaghi — Aprile 30, 2008 @ 6:28 pm

  28. Caro Valter, ai cristiani è interdetto il giudizio per statuto interno all’azienda, per così dire, quanto a teorizzare sulla razza umana è un esercizio che lascio volentieri ad altri, lo specchio è già abbastanza deprimente per me, e poi non capisco di che superiorità parli e come calcoli i talenti, non c’è forse scritto; chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato? allora i talenti forse sono più simili all’olio spirituale delle vergini sagge che al possesso di idee.
    Credo che tu ti debba liberare di un bel po’ di secoli di tomismo per trovare un terreno più solido, altrimenti torniamo alla santa inquisizione, di cui vedo la nostalgia sempre presente in casa romana.

    Funambola, non dubito della bellezza della tua persona, ne delle tue qualità, il fatto è che in quello che dici, nel tuo modo di affrontare la vita, almeno quello che esprimi qui, che è un pezzo soltanto, ci sono tanti frammenti, come in ognuno di noi, e, sempre come in tutti noi, c’è la tentazione di rivendicare la propria incompletezza come virtù e il desiderio naturale di ricomporsi.
    Credere e non credere sono scelte di direzione, sono entrambi desideri o velleità fino a che non trovano un riscontro che ci sembri convincente, allora mettono radici e ancora possono perderle e quello che ci sembrava assodato spesso evapora cone una goccia nel deserto.
    Io credo che un uomo debba dare ragione delle sue scelte, almeno a se stesso, un credente, se crede e pratica la sua fede, queste ragioni le vede continuamente messe in discussione, certo può cementere queste ragioni in idee stabilite a cui aderire acriticamente o vivere nella ferita confidando nel Medico.
    Gesù non teorizzò per niente, semplicemente, con la sua morte distrusse la morte e la condanna della legge, richiamandoci alla libertà originale, il che ci mette in una posizione ben più critica dovendo trovare la somiglianza oltre all’immagine, per questo ci sono le forme esteriori della chiesa, per terapia, ma bisogna leggere attentamente l’etichetta e la data di scadenza (o di confezione).
    Quindi in sostanza nulla distingue un credente da un non credente, le croci sono per l’uomo, non per alcuni uomini, anche se c’è chi le porta anche per altri, la vita è la stessa, le passioni, gli errori, i piaceri e gli sbagli sono per tutti, ogni nostra preghiera è un’invocazione, mai un’affermazione teorica.
    Prega per me.

    Commento di Mario pandiani — Aprile 30, 2008 @ 8:58 pm

  29. tiè..ti sta bene binaghi ! :))))

    pandiani, lei mi ha commossa, io non prego mai perchè la mia vita è tutta una preghiera.
    ma ti ringrazio
    baci frizzanti
    la funambola

    Commento di la funambola — Aprile 30, 2008 @ 10:35 pm

  30. caro mario, io invece qui vedo (oltre a una liquidazione del tomismo che faccio finta di ignorare) tutti i limiti della devozione orientale. Sapienziale e inclusiva, ma negata allo spirito di profezia, che è giudizio e rescissione di membra malate, cosa che in oriente si delega volentieri al potere del satrapo di turno, visto che non ce lo si assume come Chiesa.
    la signora qui sopra che si augura l’estinzione della razza umana ma la cui vita è tutta una preghiera potrebbe fare il paio con la saponificatrice di Canicattì, ma tu non trovi parole per distinguere.
    comunque il discorso non va banalizzato.
    proverò a scriverci qualcosa sullo spirito di profezia, perchè riguarda quello che penso della scrittura in quanto tale

    Commento di vbinaghi — Aprile 30, 2008 @ 11:00 pm

  31. Di nuovo buonasera Funambola.
    No, per favore, quando si arriva al “voi” è veramente un casino!
    Non ci sono i “voi”, ci sono persone diverse che le hanno risposto ed ognuna ha la sua testa e le sue esperienze.
    Lei dice di aver lanciato una provocazione; ebbene chi lancia una provocazione deve saper gestire quel che ne consegue e dovrebbe esser soddisfatto di quel che raccoglie. Altrimenti quale è il senso della provocazione?
    Lei dice - “…perché vi spaventa un’affermazione così radicale come la mia? ” - personalmente, brevemente certo, le ho risposto: perché non porta nulla di buono (tendo a ri-precisare che nel suo intervento poeticamente auspica l’estinzione del genere umano), né di bello, né di gioioso.
    Ha forse delle validissime ragioni ed esperienze dolorose per pensare ciò? Tutto sarebbe perfettamente comprensibile (che non vuol dire accettabile, dato che ne fa una questione generale, ahimé ci terrei a salvare il genere umano, i gatti, le lucertole e un sacco di altre vite)…
    Insomma, non ha senso sfogarsi a metà. Se l’ambiente le sembra attendibile, racconti tutta la storia.
    Non voglio affatto rapportarmi al suo sentire con “con diffidenza, arroganza, o compatimento” ma lei dovrebbe mettermi in condizione di capire.

    Valter, il suo ultimo intervento (30) è un poco integralista. Lo sa :-)

    Saluti

    Commento di aiace — Aprile 30, 2008 @ 11:12 pm

  32. Vedi caro Valter, la chiesa ortodossa ha sempre avuto cura di individuare le eresie e di rigettarle, ma non per perseguitare gli eretici, ma perchè storicamente è sempre stata perseguitata dagli eretici e contro questi ha sempre dato una testimonianza fino al sangue, cosa che ci è comandata senza equivoci dai vangeli.
    Se per spirito di profezia intendi l’infallibilità papale fai a meno di scriverne a meno che tu sia un acrobata delle parole abbastanza abile da tenere insieme le più opposte e diverse idee e pensieri che sono stati imposti sempre con la forza, fino a che il braccio secolare ha potuto, naturalmente.
    Ho l’impressione che quello che tu chiami rescissione di membra malate sia un metodo per liberarsi da ciò che si oppone al potere della chiesa romana che viceversa si tiene in seno, dottrinalmente, le più fantasiose e assurde ipotesi ed eresie, purchè facciano atto di sottomissione al capo dei capi, (quello terreno, per intenderci).
    Mi fai paura.

    Commento di Mario pandiani — Maggio 1, 2008 @ 9:24 am

  33. Caro Mario, questi sono i tuoi fantasmi, non i miei.
    L’infallibilità papale la tiri in ballo tu.
    La rescissione di membra malate è il puro e semplice dettato evangelico: non si può convivere pacificamente con il male, se non si vuole che l’intero corpo s’infetti. Io non mi sento un paladino dell’ortodossia, ma essenzialmente un antropologo. Per me il problema è promuovere ciò che si rivela biologicamente, culturalmente e civilmente fecondo, e stigmatizzare con chiarezza ciò che genera il contrario.
    A me fa paura l’ambiguità che si definisce compassione.

    Commento di vbinaghi — Maggio 1, 2008 @ 10:40 am

  34. Buongiorno a tutti, seguo spesso questo blog ma non scrivo mai. Forse anche adesso avrei preferito seguire la discussione e vedere dove andrà a finire, ma vedo che le direzioni che sta prendendo rischiano di portare lontano dall’argomento iniziale. Dunque aggiungo il mio parere, intellettualmente povero (lo premetto) ma spero efficace. Non condivido nemmeno per un centesimo l’affermazione di funambola sull’estinzione della razza umana; mi spiego provando a chiamare in causa una semplice ragione etica, visto che mi pare che le ragioni cristiane di Valter non riscuotano molta comprensione (tranne che in me, che capisco e condivido in toto).
    Vedo nell’augurarsi la nostra estinzione un grande egoismo. Il mondo di oggi ci insegna che tutto possiamo e nulla dobbiamo, e questa cosa è tremenda. Ci lamentiamo spesso del degrado della società, di come ci è stata consegnata e di come ci stia rovinando - forse è meglio farla finita. Ma chi *** è *** questa società? Diamo nomi e cognomi, grazie, perché la società IN SE’ non esiste come soggetto; è troppo comodo delegare colpe a qualcuno di impersonale. La società siamo noi: è funambola, è Valter, sono io, Berlusconi, Veltroni, il Papa e il padre incestuoso austriaco. La realtà è che noi in questa società, pur lamentandoci, ci sguazziamo, indignandoci con chi la rende così becera e dimenticandoci che un minuto dopo siamo noi a dare qualcosa per peggiorarla, anche solo allineandoci agli altri. Dunque è troppo comodo augurarsi l’estinzione della razza umana per pietà nei sui confronti, cara funambola: bisogna rimboccarsi le maniche e cambiarla, questa società, ciascuno di noi, senza aspettare che lo facciano gli altri. Se non altro perché, checché ne dicano i politici, di doveri ne abbiamo eccome, nei confronti di chi (e, per me ed altri come Valter, Chi) ci ha messi in grado anche solo di passare un’ora davanti ad uno schermo a commentare in un blog, senza dover spendere quest’ora ad evitare di morire di fame o di proiettili o di malattia. Abbiamo il dovere di restituire, e se possiamo anche in misura maggiore a quello che abbiamo ricevuto, gratuitamente: ecco ciò che ci rende creature elette e che butta il darvinismo alle ortiche. Altro che estinzione! :-)
    Ciao a tutti
    Lasa

    Commento di Lasa — Maggio 1, 2008 @ 11:15 am

  35. il mio sentire non porta a nulla di buono, di bello, e di gioioso.
    il pensiero del novello torquemada, che lei rimprovera bonariamente e con una strizzatina d’occhio,
    limitandosi a definirlo un tantinino integralista, porta invece ad una bella e gioiosa festa in piazza illuminata da entusiasmanti ed eccitanti falò, dai quali emana un soave profumo di tenera carne arrostita a dovere.
    che vuole che le chiarisca signor aiace? vorrebbe che le dessi una ragione, almeno una ragione per non accendermi? (la pira , intendo)

    baci
    la funambola

    Commento di la funambola — Maggio 1, 2008 @ 3:52 pm

  36. Le uniche cose che arrostiscono ogni tanto a casa mia sono le costine (di agnello). Funambola, lei è vittima di bigini voltairriani, o di eccessive frequentazioni di blog in mutande arcobaleno.Per me un nichilista non è uno da bruciare: se non vuol farsi aiutare, vada per la sua strada.

    Commento di vbinaghi — Maggio 1, 2008 @ 5:55 pm

  37. fiuuuuuuuuuu…nichilisti di tutto il mondo, tranquilli, lui non vi vuole bruciare, lui vi vuole solo aiutare.
    io vi consiglierei di andare per la vostra strada che i profeti o aspiranti tali son gente non tanto allegra :))
    adieu mon ami, buona fortuna e grazie per l’ospitalità
    baci gioiosi
    la funambola

    Commento di la funambola — Maggio 1, 2008 @ 11:09 pm

  38. Funambola,
    però, però, lei accusa valter binaghi di volerla bruciare, mario pandani ed io le abbiamo chiesto in modi diversi e più volte di dire qualcosa di più per venirne fuori ma lei continua a volersi accapigliare con Valter Binaghi… provi ad accapigliarsi un po’ con me! Se no, son geloso! :-)

    Lo dico anche perché in fondo leggo “baci gioiosi”, quindi non è vero che vuole estinguermi?

    Ciao

    Commento di aiace — Maggio 2, 2008 @ 12:15 am

  39. mi inserisco; e forse farei meglio a non farlo.
    Ho una qualche esperienza nel confronto con persone che esprimono, almeno a parole, disperazione. Nel senso di un atteggiamento chiuso all’attesa di cose migliori.
    Quando (da medico) ho a che fare con pazienti “senza speranza”, spesso mi accorgo che è un atteggiamento dovuto alle esperienze negative. per cui la mancanza di speranza non è “dentro di sè”, ma è il mondo “là fuori” che non risponde alle attese.
    Non ho la pretesa di aver capito come va il mondo, e che cosa passa nella mente di un essere umano, come la nostra F., che legittamemente lancia il sasso e nasconde la mano. Non è un modo di dire offensivo: solo constato che certe affermazioni paiono (non solo a me) sottintendere e preludere ad una richiesta di com passione.
    Non è credo il web il posto e il mezzo più adatto, ma c’è sempre un punto di inizio.
    Voglio citare , a occhio, un passo de “il cavallo rosso”, romanzo-epopea sulla II guerra mondiale, ritirata di Russia inclusa. Ad un alpino che chiede al cappellano la ragione di tanta sofferenza, e del dolore degli innocenti, viene risposto “altrimenti il sacrificio di cristo sarebbe stato inutile….”
    Spesso si dice, e si sente dire, che la sofferenza inutile è causa di allontanamento dalla fede; forse può essere anche, al contrario, un movente….

    Commento di enrico delfini — Maggio 2, 2008 @ 1:57 pm

  40. Enrico, è una buona domanda.
    Mi è venuto in mente un testo che metterò nel prossimo post.

    Commento di vbinaghi — Maggio 2, 2008 @ 6:32 pm

  41. Bona
    non fa parte del mio modo di “essere”, lanciare il sasso e nascondere la mano, non l’ho mai fatto, anche quando il mio grado di consapevolezza era giocoforza limitato da una giovane “esperienza”.
    una sorta di onestà innata mi ha sempre guidato il lancio, che nel passato era necessità di stupire e dissacrare, per affermarmi, rendermi visibile, rispondere in modo un po’ naive e scomposto a quello che il mondo mi rimandava in termini di ipocrisia, paura, ferocia, dolore, paura, paura, paura.
    era un lancio giovane e intemperante, un lancio che si compiaceva dell’effetto che produceva sugli altri, un lancio inconsapevole e a volte pieno di rabbia e di indignazione, ma mai ho nascosto la mano.
    Mio padre mi ha testimoniato la dignità e il coraggio delle idee, senza parole, mi ha testimoniato la sua vita, molto imperfetta, molto umana, una vita “onesta”.
    Lui mi ha dato coordinate geografiche precise.
    È più “agevole” camminare sulla vertigine della vita avendo ben presenti i punti cardinali.
    Sono stata fortunata e rendo “onore” a mio padre
    Ora, lancio il sasso per cercare con divisione, per cercare com passione, per cercare di non aver paura, per cercare di fidarmi.
    E il mio era un parlarmi e nel monologo tu hai già chiaro il prologo, sei già nella tua storia, la conosci e non puoi , nel monologo, rifarti il riassuntino, sarebbe ridicolo.
    E poi speri nel miracolo della “comunicazione” che pe me significa solo possibilità di “sentirsi” “riconoscersi”, al di là delle parole.
    E pensavo che valter le avrebbe “capite”, dopo tanto parlarci :)
    La faccio lunga perchè il signor aiace mi ha chiesto di spiegare e un po’ me l’ha chiesto anche pandiani, e visto che non mi avete “sentita” subito, mi tocca faticare con le parole.
    Il “miracolo” ahimè non è avvenuto. :)
    (cosa non si farebbe per un po’ di com prensione)
    Parto dalla figura della madre del romanzo tanto caro a valter, romanzo che mi ha calorosamente consigliato come contraltare al mio “presunto nichilismo” (eufemismo gentile)
    la strada di McCarthy.
    Non mi sono identificata in quella madre, non perchè non senta il dolore atroce di una donna che non ce la fa a sostenere quell’orrore e si suicida, non perchè non conosca l’angoscia della disperazione, del di sperare, non perchè non “sappia” cosa significhi pensare ad una scorciatoia che mi riporti al nulla, al riposo, alla definitiva rinuncia, no, non mi sono identifaca con quella madre perchè quella madre ha “tradito”, tradito il suo bambino, non è stata capace di “essere” testimone di “speranza”, di “essere” Amore.
    E ai figli questo glielo devi, glielo devi. Punto.
    E io non sono capace di questo tradimento.
    Bisognerebbe chiedere all’autore perchè abbia scelto di rappresentare la Madre così.
    Io ho una mia idea che però esula (ma non tanto) da quello che mi urge dire.
    “Quando sognerai di un mondo che non è mai esistito o di uno che non esisterà mai e in cui sei di nuovo felice, vorrà dire che ti sei arreso”
    ed è quello che lo scrittore fa fare alla Madre: arrendersi.
    Arrendersi all’orrore e abbandonare il suo bimbo.
    Una madonna che si suicida pur di non patire, pur di non vedere il suo figliolo in croce.
    Non sono una madonna suicida e non avrei voluto essere una madonna sotto la croce a contemplare il mio Amore trafitto dai chiodi.
    Mi sento come il padre della strada, che accompagna suo figlio per mano, che gli fa “casa”, che non gli dà certezze ma coordinate, che gli testimonia l’amore col suo “esserci”, col coraggio orgoglioso e fiero di “essere”
    Quando sognerai di un mondo che non è mai esistito ti sarai arreso perchè senza la consapevolezza del dolore dell’esistere, questo mondo che ti precipita addosso , questa tragedia che ti scorre davanti, questa infinita impotenza e finitezza di cui sei fatto, questo calvario dell’umanità, ti farà piegare e rinnegare la possibilità di essere solo testimone di pace.
    Quando non sarai stato capace di entrare dentro il dolore, di attraversarlo, di riemergere, con l’orgoglio che lui , il dolore, non ti ha incattivita e resa impermeabile al dolore del mondo, ma ti ha fatto riconoscere il dolore degli altri, che il dolore degli altri non è un dolore a metà, come recita faber, allora saprai, finalmente “saprai” che non è mai esistito un mondo di “felicità” ma che esiste la possibilità di non farsi troppo male.
    Non puoi che essere testimone di pace.
    Non puoi altro, se l’unica fede cui presti fede, è quella dell’amore e della com passione.
    Io non ho resistito al richiamo ancestrale e l’istinto, il bisogno, la tentazione di “credere” e di “sperare” mi han fatto diventare madre di due cuccioli, i miei cuccioli, che mi hanno insegnato ad “amare”.
    Io cerco di non tradirli, faccio del mio meglio, a volte sono al buio, a volte mi prende uno struggimento per le loro giovani vite, a volte mi fanno incazzare come una bestia :)
    Io li amo.
    Ed in nome di questo amore e di quello che so, di quello che ora so, avrei dovuto negarmi la gioia sublime di averli, avrei dovuto negarmi questo sacro “regalo”, avrei dovuto sacrificare me per non sacrificare loro.
    Ma io sono povera cosa in confronto alla volontà di vita
    e so che non potrò portare la loro croce sulle spalle e questo, a volte, mi dispera.
    Non so quanto vi arriva di questo sentire, io ci ho provato e il mio compagno mi dice che dovrei metter sù un po’ di pasta :) ci ha ragione, a volte mi faccio prendere la mano dal nichilismo e il frigorifero…piange
    tanti baci
    la funambola

    prometto valter che è l’ultima volta che approfitto della tua squisita ospitalità, ma me lo dovevo dai.

    Commento di la funambola — Maggio 2, 2008 @ 7:38 pm

  42. vieni quando vuoi, funambola

    Commento di vbinaghi — Maggio 2, 2008 @ 8:13 pm

  43. signora funambola, sono il gunny
    quello per le cui argomentazioni non scende di livello … e toh anche lei ha dei cuccioli …
    ma non è per polemica che appunto, solo per risponderle …
    “… Non so quanto vi arriva di questo sentire …”
    arriva arriva, le assicuro, come un pugno alla bocca dello stomaco e della memoria.
    “Io cerco di non tradirli, faccio del mio meglio, a volte sono al buio, a volte mi prende uno struggimento per le loro giovani vite …”
    mi spiace, ma è un film e un sonoro già visto e sentito da me,
    potrei raccontare e dire molto su ciò,
    posso solo inviare una montagna di preghiere per voi,
    che il titillare il baratro sia solo un vezzo cibernetico letterario e nulla più

    Commento di gunny1958 — Maggio 2, 2008 @ 9:02 pm

  44. allora no le sono antipatica signor gunny? :)
    baci
    la fu
    grazie valter, basta che tu sia un po’ gentile con me, io sono assai permalosa :)

    Commento di la funambola — Maggio 3, 2008 @ 12:00 am

  45. “… Non so quanto vi arriva di questo sentire …”

    eh, appunto, arriva e arriva perché c’era già, altrimenti potrebbe forse essere incomprensibile. Arriva al gunny che fa il duro - gioca a fare il duro ;-) - arriva a me e chissà quant’altri.

    Mi son scoperto spesso ad esser meno forte di quanto pensassi, di fronte alla paura della morte, di fronte alla potenza dell’amore un vero senso di vertigine. Si anche l’Amore può far molta paura; non puoi prenderti un caffè per riflettere.
    Che dire poi di certi spicchi nella ruota della vita; come quando, col secondo figlio nella pancia della mia compagna, ti diagnosticano un tumore e tutto si rovescia e ti appare come la vista da un boccascena di palcoscenico, le voci lontane e sprofondi giù, giù e pensi: ehi, ehi c’era un Senso, avevo un Senso, dov’è il mio Senso?

    Ma per fortuna è tutto più grande di noi.

    Ciao

    Commento di aiace — Maggio 3, 2008 @ 1:21 am

  46. Innanzi tutto mi scuso con l’equilibrista; nel mio intervento ero stato troppo sintetico. Nessun intento di giudicare il comportamento. La similitudine del sasso mi ha portato a dire cose che non pensavo. Il pudore non ha nulla a che fare con la fuga.
    Parlando della com passione, cerco di spiegare alcune cose che forse ho capito nel mio lavoro; a differenza della medicina “normale”, accostarsi a chi esperimenta il “dolore totale” non può farsi senza mettere in gioco qualcosa, e più di qualcosa, di se stessi.
    Un paziente che ha una lombalgia, o una polmonite, o un infarto, in fin dei conti interpella la mia “scienza” e bene o male, basta un ragionevole bagaglio di conoscenze tecniche per affrontare, magari risolvere, la faccenda.
    Ma quando si ha a che fare con chi presenta il vero dolore ( o magari non lo presenta: devi essere tu a capire che lo tiene dentro), in questi casi bisogna mettersi in gioco. nulla è scontato, l’esperienza e le conoscenze non bastano; anche se sono indispensabili. Non basta nemmeno la “bontà”. La dote che per un medico, sempre tentato dal delirio di onnipotenza, è più difficile da maneggiare è l’umiltà. Non dare nulla per scontato, essere pronto a fare cose diverse da quelle che si credeva di dover fare. O a non fare nulla.
    Riconoscere che nel rapporto medico-paziente può capitare che sia più quello che si riceve di quello che si dà. Anche, scendere dal piedistallo del “come è bravo Lei, dottore”. Ma rimanendo (spesso è necessario) figura di fermo solido riferimento.
    Se sapessi mettere i link, proporrei letture dalle opere di Cecily Saunders. Infermiere-assistente sociale-medico inglese, creatrice del movimento delle cure palliative. grande donna.

    Commento di enrico delfini — Maggio 3, 2008 @ 8:41 am

  47. Io ho trovato importanti i libri di Elisabeth Kubler-Ross.

    Ciao

    Commento di aiace — Maggio 3, 2008 @ 11:11 am

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