UN LIBRO DA BUTTARE: AVERE O ESSERE? di Erich Fromm

Come se l’alternativa fosse tra l’avidità e la vanagloria.
Ingrassare di beni materiali o assottigliarsi nel culto della propria immagine, magari un’immagine di arditezza intellettuale, o di santità.
Come se l’inesauribile voracità di entrambe potesse restituire al cuore la sua pace.
Abbiamo visto dagli anni Sessanta in poi, sotto l’influsso venefico di libri come questo, disprezzare la quiete e la modestia della proprietà piccolo-borghese, la limitata prospettiva del villaggio contadino, per esaltare l’evoluzionismo culturale, la bulimia dell’orizzonte, la curiosità sfrenata, il cosmopolitismo presunto dei discenti a vita.
Ma già Antonin Artaud ammoniva: “L’importante non è sapere come essere, ma fare bene la cacca”
Non c’è pace in questa vita, se non si esce da questo falso dilemma.
Nè avere nè essere, ma fare. Tornare alla liturgia di gesti che restituiscono la vita al presente.
I possessi sono sepolcri, le ambizioni sono febbricitanti.
Nel fare compiuto, nell’opera, c’è tutto il risultato di cui hai bisogno, e la firma che puoi permetterti.
libri del genere credo che gia dal titolo rivelino la loro limitatezza: ridurre la domanda sull esistenza a essere o avere significa limitare la risposta a 2 estremi che non possono essere la soluzione.. di libri simili ultimamente ne sono usciti parecchi capaci di far rivoltare varie persone nella tomba… come “ama non pensare” di cui le lascio immaginare le massime a cui giunge… a me spaventa il fatto che vengano apprezzati.. e che nessuno sembra piu avere trovare il senso delle cose e si viva sempre piu cosi come viene.. a caso.. è una brutta impressione..
Commento di pagno — Aprile 28, 2008 @ 8:02 pm
tieniti questo disagio, pagno.
davanti a certe cose, è un segno di salute.
Commento di vbinaghi — Aprile 28, 2008 @ 8:06 pm
[quote]“…Ma già Antonin Artaud ammoniva: “L’importante non è sapere come essere, ma fare bene la cacca”…”[/quote]
e già 5 secoli prima il buddista giapponese Dogen Zenj aveva scritto un intero capitolo nello Shobogenzo sul “.. come farla bene”.
Però ho la sensazione che, senza contestualizzare libri e fatti, alla fine si butti via un po’ troppo. Forse il bambino insieme all’acqua sporca? Ed io ho anche un po’ il timore di cosa resti, alla fine.
Saluti
Commento di aiace — Aprile 28, 2008 @ 8:12 pm
Valter, questa volta sono completamente d’accordo. Questo libro, in gran voga ai tempi del liceo e che avevo letto, mi era parso ‘etereo’. Una Liala del pensiero. Oh, non ci crederai: mi davano tutti del materialista, professore di filosofia compreso.
Mi era andata un po’ di traverso la cosa e un giorno, per sbaglio sia chiaro, gli ho ammaccato la portiera della sua preziosissima 500 bianca col mio scassatissimo motorino; cascato mentre lo posizionavo sul cavalletto. Non ci crederai, ma non era più così interessato all’essere, l’unico interesse era “l’avere” la portiera della 500 ammaccata… rimessa a nuovo come prima.
Che poi, magari, aveva anche un po’ ragione e materialista lo sono davvero; almeno in parte
Blackjack.
Commento di Giocatore d'Azzardo — Aprile 28, 2008 @ 11:31 pm
La vera insidia di titoli simili non sta tanto nel dilemma che espongono, ma nella risposta che implicitamente suggeriscono. In questo caso, ovviamente, è “essere”, con tutte le sovrastrutture morali e filosofiche che ci stanno dietro, dato che un certo tipo di cultura intellettuale occidentale ha insegnato alla gente, generazione dopo generazione, il “sano disprezzo al materialismo” e il “sano tendere all’autoedificazione morale”, cosa quest’ultima sbandierata dai più con una ipocrisia talmente evidente da risultare ridicola (vedi prof di Blackjack). E’ anche una tecnica usata in pubblicità e nel marketing: il cliente, messo di fronte a una finta scelta tra due alternative, è spinto in modo occultamente pilotato a effettuare la scelta voluta dal venditore, senza che si renda conto che, in realtà, esisteva una vasta gamma di altre scelte possibili, non ultima quella di non comprare: (esempio: “acqua gasata o naturale?” ma ci sono anche le bibite…). Come se ne esce? Proprio come dici tu: con il “pensiero laterale”, ovvero scegliendo (e creandosi) una terza alternativa. Già questo passo è la prima manifestazione di quel “fare” che ci salva dalle trappole delle speculazioni e dalle sabbie mobili del riflettere senza agire.
Commento di MicheleG — Aprile 29, 2008 @ 12:07 pm
L’ho letto da giovane e non me lo ricordo come un libro malvagio, anche se non ha lasciato in me grandi tracce. Considero però Fromm un autore interessante, degno di rispetto: la sua “anatomia della distruttività umana” per me è un gran libro.
Commento di elio — Aprile 29, 2008 @ 6:31 pm
Hai scritto anche troppo stavolta: bastava l’autore per indicare cosa (chi) fosse da buttare.
Commento di Alessandro — Aprile 30, 2008 @ 3:52 pm
Cosa ne pensi invece del libro da cui Fromm ha “polemicamente” preso spunto, cioè Essere o avere di Gabriel Marcel, del 1935 ?
StePaga
Commento di StePaga — Maggio 1, 2008 @ 10:32 am
Non l’ho letto, Paga. Conosco Marcel da manuale o poco più.
Commento di vbinaghi — Maggio 1, 2008 @ 10:35 am
Ho capito. Lo sento nominare spesso, tra lezioni e discussioni. Dovrei dargli un’occhiata, l’autore mi pare meritarselo…
Commento di StePaga — Maggio 1, 2008 @ 10:58 am