PRO-ANA: QUANDO L’ANORESSIA CORRE SUL WEB di Martina Montauti

L’articolo è tratto da Novamagazine
Decalogo Pro-Ana, i 10 Comandamenti: 1) Se non sei magra, non sei attraente; 2) Essere magri è più importante che essere sani; 3) Compra dei vestiti, tagliati i capelli, prendi dei lassativi, muori di fame, fai di tutto per sembrare più magra; 4) Non puoi mangiare senza sentirti colpevole; 5) Non puoi mangiare cibo ingrassante senza punirti dopo; 6) Devi contare le calorie e ridurne l’ assunzione di conseguenza; 7) Quello che dice la bilancia è la cosa più importante; Perdere peso è bene, guadagnare peso è male; 9) Non sarai mai troppo magra; 10) Essere magri e non mangiare sono simbolo di vera forza di volontà e autocontrollo.
Quello che avete appena letto è, a quanto pare, il decalogo di una blogger italiana nonché un esempio nostrano di ciò che Oltremanica viene definito un sito pro-ana, ossia a favore dell’anoressia. I siti “pro-ana” sono spesso delle pagine personali o dei veri e propri blog che, supportati da immagini tra lo scioccante e il patinato, inneggiano ai disordini alimentari come stile di vita e come esempio di autocontrollo, fornendo inoltre consigli pratici su come procurarsi il vomito, su come mentire ai propri familiari, sui farmaci da assumere, sulle diete da seguire, sul conteggio (folle) delle calorie e su modelli fisici ai quali ispirarsi.
A prima vista tutto questo sembrerebbe uno dei tanti prodotti delle devianze del web, che ospita la libertà ma anche il lato oscuro di essa. Pare non sia così: a dicembre uno studio pilota sui disordini alimentari nei pazienti con età compresi tra 10 e 22 anni negli Usa, pubblicato nel bollettino Pediatrics dell’Accademia Americana dei Pediatri, ha indicato che fino a un terzo dei soggetti imparano a dimagrire o a usare purghe grazie a siti web specializzati.
A tal proposito Steve Bloomfield, responsabile della comunicazione della Eating Desorders Association, ha detto ai microfoni di Bbc Radio: “Abbiamo visto ricerche compiute negli Usa in cui si è definitivamente stabilito che le persone che usano questi siti cercano molto meno aiuto e cure rispetto alle altre”. In soldoni i siti pro-anoressia non spingono nessuno a diventare anoressico, ma pare creino una comunità di malati capace di autosupportarsi, spesso in una spirale di delirio e di pericolosità.
Dati i presupposti, nonché l’accento dei media su modelle morte per inappetenza, taglie 42 e stilisti indignati, è molto facile scadere nei moralismi. Chiudere un sito pro-ana è, comunque, una sorta di censura che non guarda in faccia la realtà, ossia una società governata da un marketing che inneggia ai corpi come a degli strumenti da esibire e da portare allo stremo: nella forma fisica, nella sessualità, nella perfezione e nell’eterna giovinezza. Prendersela con i siti pro-ana, quindi, è un po’ come arrabbiarsi con le metastasi senza eliminare il bombardamento di radiazioni alle quali, quotidianamente, donne e uomini sono sottoposti.
Sarebbe più utile invece comprendere quanto la rete sia diventata il catalizzatore delle esistenze umane, anche nelle loro deviazioni, anche nella malattia. Come scrive un’altra ragazza sul suo blog: Mi scrivono in continuazione per chiedermi siti pro-ana, consigli su come dimagrire e la solita Forza di Volontà. Mi chiedono di dargliela. Non rispondo mai; non ho mai risposto. A parte i siti pro-ana… che non mi ricordo neanche più cosa sono, non li visito da mesi e mesi… ma quanto è delirante chiedere consigli per dimagrire a una anoressica? Tutti questi voglio diventare anoressica mi disgustano. Non avete idea.
E’ quindi riduttivo additare le pagine web favorevoli all’anoressia come la causa di questa: è più corretto affermare che molte persone anoressiche trovano ospitalità in rete, laddove il semplice sfogo piuttosto che la richiesta di consigli su come vomitare non dipendono da quanto si può reperire online, ma dalla motivazione di chi sceglie la dimensione virtuale per cercare ulteriore aiuto, nel bene e nel male.
L’offerta dei siti pro-ana corrisponde alla presenza di malati di anoressia (o di persone inclini a svilupparne la patologia), e risponde alla domanda crescente di una società sempre più rigida nel controllo della propria corporeità. Secondo la professoressa Janet Treasure, responsabile del servizio e dell’unità di ricerca sui Disordini Alimentari del King’s College di Londra, dal 5 al 10% delle donne tra 14 e 24 anni in Gran Bretagna soffrono di qualche forma di disordine alimentare . Il tasso però scende all’1% se si considera tutta la popolazione femminile.
Il restante 99% non se la passa meglio ma la presenza, la risonanza mediatica e il potere d’acquisto di quella piccola percentuale fa la differenza: l’anoressia è una patologia che incide maggiormente sulla popolazione femminile, quindi su una cospicua fetta di chi detta legge in termini di tendenze e di chi le tendenze le subisce; inoltre si tratta di una malattia che coinvolge il corpo e questo, se di corpo femminile si tratta, catalizza l’attenzione di altre due grandi fette di internauti: i voyeur e le donne in cerca d’autore.
Si può quindi ipotizzare che i siti pro-ana esistano non per incitare alla patologia, ma in risposta a quelle fette di cui sopra: che poi le persone coinvolte possano essere spinte all’anoressia o che, peggio, possano perseverare nelle sue dinamiche, è una conseguenza tra l’altro poco quantificabile e dunque verificabile.
This site is dedicated to those like me. Persons on the perpetual quest to be picture perfect, but realize no matter how much they dwindle away they will never be so. (Questo sito è dedicato a quelli come me. Persone con l’eterno desiderio di essere perfette come queste foto, ma coscienti del fatto che, per quanto si sforzeranno, non saranno mai così.).
Ho perso una ragazza.
Il resto sono teorie.
La mia è quella dei pesi…perchè l’anima ha un peso.
A volte è troppo pesante.
Bisogna togliere la zavorra, bisogna sparire…
Commento di Giancarlo — Giugno 13, 2008 @ 4:33 pm