CATTIVI MAESTRI - Umberto Eco
E UN LIBRO CHE E’ UN VERO PACCO

Un uomo in punto di morte si vede scorrere davanti tutta la sua vita, e la sua vita è i fumetti che ha letto. L’assimilazione di una personalità al mucchio di fotogrammi del suo film preferito da parte di un empirista: gente per cui non è possibile fare una distinzione reale tra una casa e un mucchio di mattoni. Degno coronamento di una carriera distruttiva: è lo stesso che ha insegnato a vedere il romanzo come una macchina narrativa. Idee come questa scacciano lo spirito profetico dalla scrittura, come uccelli che fuggono dall’albero morto. Basta leggere i suoi romanzi.
D’altro canto all’antropologo Umberto giunge solo l’Eco dell’anima. Nell’universo pastorizzato del nominalista, tutte le tessere non fanno mai un mosaico, ma si può sempre dire che il mosaico è finzione. Esse est percipi. Una goduria, per le Corporation dei media e per chi governa.
Oh, ma sei cattivissimo! :-)))
Commento di elio — Aprile 30, 2008 @ 5:26 pm
parliamone
Commento di vbinaghi — Aprile 30, 2008 @ 5:28 pm
La seconda metà del “Nome della rosa”, molti anni fa, mi è risultata insopportabile, al punto da non finire il romanzo. Gli altri di Eco non li ho letti. Le sole recensioni me ne hanno tenuto lontano. La vita è breve, i libri da leggere molti.
Commento di Fabio Brotto — Aprile 30, 2008 @ 5:44 pm
Invece ammetto che qui sopra ho un po’ esagerato: in effetti c’è un romanzo di Eco che mi ha strappato ammirazione, Il pendolo di Foucault. Qui, oltre all’erudizione di cui nessuno gli toglierà merito e alla coerenza del disegno narrativo, c’è l’ostinazione dello scettico empirista, che si accanisce ad escludere ogni ipotesi di sovrasenso al testo e alla storia, smascherandone le versioni gnostiche. Qui convince perchè è se stesso, cioè un ideologo tardo-illuminista, che si traveste della bonaria arguzia del senso comune. Non meno tossico, ma artisticamente pregevole.
Commento di vbinaghi — Aprile 30, 2008 @ 6:16 pm
Il pendolo di Foucault è l’unico suo romanzo che sia riuscito a leggere in larga parte, divertendomi abbastanza. Gli altri che ho assaggiato li ho risputati subito. Però come saggista lo apprezzo enormemente, mi sembra una di quelle menti che riordinando la materia con estrema chiarezza ti fanno risparmiare un mucchio di lavoro (ovviamente non ci sarò mai controprova).
Commento di elio — Aprile 30, 2008 @ 8:30 pm
La materia, appunto. La semiotica ordina la materia del pensiero, e ignora sistematicamente il soggetto intenzionale, l’Intelletto.
Commento di vbinaghi — Aprile 30, 2008 @ 10:46 pm
Convengo. La semiotica è un attrezzo limitato del quale si può fare un uso più meno appropriato. Il suo non mi sembra da buttare, quando produce articoli come quello “SULL’ESSERE” (”in Kant e l’Ornitorinco”) con il quale I wholeheartedly agree.
Commento di elio — Maggio 1, 2008 @ 7:07 am
Che palle quegli stupidi emoticons che sbucano senza essere chiamati :-(
Commento di elio — Maggio 1, 2008 @ 7:09 am
Anch’io ho sempre distinto tra l’Eco romanziere e lo studioso e teorico. Il primo costruisce fredde macchine narrative prive di densità e spessore stilistico, in cui l’erudizione maliziosa dell’autore lusinga e abbindola il lettore. Ma il tempo della letteratura, caro professore, la sua qualità hanno un passo del tutto diverso: cercano un rapporto con la storia e con la coscienza dell’individuo, e in questa ricerca le mettono a repentaglio e non le rassicurano…
Concordo che tra le prove narrative di Eco la più riuscita sia la seconda, indubbiamente più progredita della prima (non parliamo poi delle successive; sebbene a rileggere “L’isola del giorno prima” a distanza di tempo si scoprano una serie di elementi che sollecitano una rivalutazione).
Allo studioso, al di là dell’avversione che si può avere per una disciplina a lungo sopravalutata come la semiotica, vanno riconosciute qualità che, senza una certa sorveglianza su se stesso, avrebbero potuto farne facilmente un “guru”.
Commento di Livermore — Maggio 1, 2008 @ 2:15 pm
Giusto. Cosa sarebbe la narratologia di Wu Ming senza tanto maestro?
E cosa sarebbe oggi la letteratura italiana senza la New Italian Epic?
Commento di vbinaghi — Maggio 1, 2008 @ 2:29 pm
Libri di…Eco
Commento di gian paolo serino — Maggio 2, 2008 @ 8:11 am
A me uno che si taglia barba per non ‘essere più disturbato dai tanti molestatori’ e poi se la fa ricrescere perché più nessuno lo molesta… mi fa cascare i ministri leghisti; i maroni, tanto per capirci.
Blackjack.
Commento di Giocatore d'Azzardo — Maggio 2, 2008 @ 11:25 pm