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	<title>Commenti a: IL CORPO DI UN ALTRO - DEL PERCHE&#8217; SCRIVO PARABOLE</title>
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	<description>Il blog personale di Valter Binaghi, scrittore e musicista</description>
	<pubDate>Thu, 24 Jul 2008 22:14:37 +0000</pubDate>
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		<title>Di: vbinaghi</title>
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		<dc:creator>vbinaghi</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 May 2008 23:58:56 +0000</pubDate>
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		<description>Lo scarto. Comincia a prendere in considerazione che se c'è uno scarto, anche doloroso, dal corpo come pieno possesso di sè, forse il soggetto si radica altrove.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scarto. Comincia a prendere in considerazione che se c&#8217;è uno scarto, anche doloroso, dal corpo come pieno possesso di sè, forse il soggetto si radica altrove.</p>
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		<title>Di: Orin Incandenza</title>
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		<dc:creator>Orin Incandenza</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 May 2008 23:30:04 +0000</pubDate>
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		<description>ONTOLOGIA DEL DOLORE

Per quel poco del mondo letterario che 
conosco, non c'è autore più profondo ed al tempo stesso poetico della Vinci per trarre spunti sul rapporto dell'uomo con il proprio corpo. Nei suoi scritti si trova un corpo  straziato, altrimenti straziante, mutante anzichè trasformato, ed ancora, un fardello.
Alla stessa stregua sono trattate le figure dei figli, metastasi del corpo proprio che già di per se pare essere uno stato patologico
(leggendo il suo primo romanzo, all'età  allora di 22 - 23 anni, ho provato per la prima volta reale dolore fisico leggendo un libro)  
Vinci (in generale) ed il nosto Bustoblogger (qui riferendosi in particolare all'omologazione mediatica) analizzano una sorta di discrasia tra il corpo e..., già, e che cosa? il pensiero? ....l'anima? 
La distanza tra il corpo doloroso e dolorante e questo qualcosa che non riesco ad afferrare fa dubitare me, santommaseo, della possibilità che questa esista. Perchè dovrei prendermi cura di qualcosa che no esiste?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ONTOLOGIA DEL DOLORE</p>
<p>Per quel poco del mondo letterario che<br />
conosco, non c&#8217;è autore più profondo ed al tempo stesso poetico della Vinci per trarre spunti sul rapporto dell&#8217;uomo con il proprio corpo. Nei suoi scritti si trova un corpo  straziato, altrimenti straziante, mutante anzichè trasformato, ed ancora, un fardello.<br />
Alla stessa stregua sono trattate le figure dei figli, metastasi del corpo proprio che già di per se pare essere uno stato patologico<br />
(leggendo il suo primo romanzo, all&#8217;età  allora di 22 - 23 anni, ho provato per la prima volta reale dolore fisico leggendo un libro)<br />
Vinci (in generale) ed il nosto Bustoblogger (qui riferendosi in particolare all&#8217;omologazione mediatica) analizzano una sorta di discrasia tra il corpo e&#8230;, già, e che cosa? il pensiero? &#8230;.l&#8217;anima?<br />
La distanza tra il corpo doloroso e dolorante e questo qualcosa che non riesco ad afferrare fa dubitare me, santommaseo, della possibilità che questa esista. Perchè dovrei prendermi cura di qualcosa che no esiste?</p>
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		<title>Di: Carla</title>
		<link>http://valterbinaghi.wordpress.com/2008/05/03/il-corpo-di-un-altro-del-perche-scrivo-parabole/#comment-2644</link>
		<dc:creator>Carla</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 May 2008 20:43:45 +0000</pubDate>
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		<description>Bello il passaggio che citi... 
eppure, da quest'idea di qualcun altro, noi possiamo attingere, vestirci, riscoprire la scrittura...
ciao Valter
C.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bello il passaggio che citi&#8230;<br />
eppure, da quest&#8217;idea di qualcun altro, noi possiamo attingere, vestirci, riscoprire la scrittura&#8230;<br />
ciao Valter<br />
C.</p>
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