
veniva in giorni d’equinozio
l’ombra del ciliegio malato
si fermava sul prato
era torva ma non cattiva
rimuginava un’offesa
senza vendetta
preferiva la sera
era come una morta
che torna da altrove
tenendo per mano i bambini
di altri magari mai nati
e chiama la cagna del latte
era l’ombra del ciliegio
consumato dalle larve
in tempi di zodiaco avverso
impersuasa a morire sostava
chiamando a sé l’innocenza.
Stringeva al cuore vederla
come una lepre cieca e persa
nell’azzurro che cala