9/11: EVENTO PROFETICO O MANIPOLAZIONE di Valter Binaghi

Per qualcuno è stata la scimitarra di Allah, per altri la mano lunga del Mossad o la diabolica ragnatela della CIA. Certo è difficile disgiungere l’eccidio dell’11 settembre dall’aura di evento tecnologicamente manipolato che gli deriva dall’essere il primo megashow in diretta a reti unificate.
La torre di Babele schiantata dal fulmine, come nell’Arcano dei Tarocchi, un immagine dal simbolismo ancestrale per la psiche collettiva, ma anche un bersaglio scelto per la sua caratteristica altamente televisiva (se si volevano ammazzare più americani possibili era meglio lo Yankee Stadium il giorno della finale).
L’effetto è stato palpabile, una brusca sterzata all’alba del terzo millennio, ma non si capisce ancora in che senso: fine della pacifica fiducia nella globalizzazione e nell’esportazione democratica della dottrina Truman, oppure demonizzazione definitiva dei suoi avversari, alibi per portare a termine l’americanizzazione del pianeta senza andare troppo per il sottile? Come si sa, ci sono almeno due scuole di pensiero in proposito, ma forse anche tre (la terza è quella di Bin Laden, ammesso che esista).
Di sicuro quel giorno abbiamo sperimentato qualcosa di inedito nella storia della comunicazione: l’orrore della storia che buca il video con la tattile irresistibilità dell’immagine pornografica, perchè il sogno inammissibile che ogni torre scatena è di spezzarne la presunzione. Indossando l’immagine vi abbiamo consentito con quell’avida curiosità di cui nessuno può dichiararsi innocente.
Complici e pubblico pagante, presto assufatti allo spettacolo della morte.
Era questo che si voleva, in cabina di regia?
Quando trovo mescolati, anche in modo velato, l’omicidio di massa perpetrato da terroristi, alla barzelletta del Mossad e della CIA, non posso fare a meno di alterarmi.
Di quel giorno ricordo le telefonate disperate a un gruppo di amici che ho perso, nel primo schianto. Cancellati in un attimo. E piango.
Blackjack.
Commento di Giocatore d'Azzardo — Maggio 9, 2008 @ 12:32 am
certo nessuno nega i morti. è la calligrafia dell’evento che si discute
Commento di vbinaghi — Maggio 9, 2008 @ 1:11 am
Penso che per molto ancora tutti i contorni della terribile vicenda non ci saranno chiari. Non sto propagandando tesi dietrologiche e complottiste ma penso alle decine e decine di domande che non trovano risposta; domande che ossessionano soprattutto i familiari delle vittime. Pensiamo, come Valter dice, alla incredibile ridondanza delle immagini delle torri ed alla assoluta assenza di alcunché di significativamente visivo degli altri 2 aerei, quello del Pentagono in primo luogo. Dopo 7 anni ancora un assoluto segreto di stato. Certo, considerando Ustica, forse sono ancora pochi.
Saluti
Commento di aiace — Maggio 9, 2008 @ 2:51 am
perchè ogni fatto della civiltà occidentale ha sempre bisogno
di chiarimenti, approfondimenti, le cui verità sono sempre
così deboli, fragili, insicure …
… e invece quando si parla di interpretazioni provenienti
da religioni basate sull’eucaristia dello sgozzamento dell’infedele
tutto è sempre così chiaro, preciso, nitido …
non è che il tarlo, di matrice illuministica, della gestione giornalistica della verità
ci ha ormai modificati geneticamente?
noi siamo la civiltà che sa davvero cosa è la verità, come trattarla
… al punto che non crediamo più a niente
Commento di gunny1958 — Maggio 9, 2008 @ 6:27 am
La “cabina di regia” mi pare un succedaneo para-teologico del Dio che dirige occultamente la storia.
Commento di Fabio Brotto — Maggio 9, 2008 @ 7:11 am
O l’Anti-Dio
Commento di vbinaghi — Maggio 9, 2008 @ 7:52 am
Valter, ma di che calligrafia parli? Puoi decriptare? E’ persino troppo chiara questa vicenda, indipendentemente dalle dietrologie dei soliti pirla che, ad orologeria, pretendono di scoprire verità inesistenti. Anche l’obiettivo della manica di delinquenti che ha organizzato questa strage era ed è chiarissimo. Purtroppo questa vicenda non ha contorni oscuri, nemmeno quello del Pentagono. Purtroppo.
Non mi spingo in analisi sociologiche relative a questo fatto, non possiedo la conoscenza necessaria, mi paiono inutili ed è già stato scritto tutto e il contrario di tutto e le mie ciance non aggiungerebbero un singolo milligrammo di intelligenza.
Blackjack.
Commento di Giocatore d'Azzardo — Maggio 9, 2008 @ 10:45 am
blackjack hai usato frasi perfette:
… persino troppo chiara questa vicenda … questa vicenda non ha contorni oscuri
è il confine che definisce la verità, il di qua o di là di una questione,
invece da noi l’inquinamento da sfrucugliare levantino,
atto solo a far sopravvivere i dignitari di corte,
ci hanno azzerato la capacità di visione, e quindi di scelta.
fatte una controprova empirica: se ne avete l’occasione
fatevi spiegare i fatti della storia da un dirimpettaio del mar mediterraneo.
non sono per lo scontro di civiltà, ma visto che dobbiamo convivere nello stesso contesto,
prima partiamo dai rispettivi specifici, prima costruiamo positività dalle differenze.
sarò un figlio della guerra fredda, ma a posteriori ci ha evitato c..zi peggiori
Commento di gunny1958 — Maggio 9, 2008 @ 11:11 am
BlackJack,
distingua tra chi propone teorie e chi fa solo domande. Non giornalisti, parlo dei familiari delle vittime. Il Pentagono è il posto forse più videosorvegliato del mondo e non risulta pubblico alcun documento visivo significativo. Perché?
Saluti
Commento di aiace — Maggio 9, 2008 @ 11:54 am
@Gunny, ammetto che mi sono perso leggendo il tuo commento e non sono riuscito a… comprendere cosa volessi dire. Sorry.
@Aiace, forse perché, mandando quei filmati, si riesce a intuire dove sono posizionate le telecamere? e non è bello, mi pare. Oppure perché da alcuni filmati si riesce a intuire com’è costruito l’interno del Pentagono? Butto lì solo qualche idea, magari stramba. Sai com’è, una volta escluse le cose impossibili, rimangono quelle possibili.
Blackjack.
Commento di Giocatore d'Azzardo — Maggio 9, 2008 @ 4:12 pm
Il punto è che io ammetto di non riuscire più a separare il fatto storico dalla sua eco mediatica, che a sua volta produce storia. E il media è tecnologia e strategia: forse non c’è il complotto, ma c’è una cabina di regia per fare di ciò che accade un immagine ad alta definizione.
Commento di vbinaghi — Maggio 9, 2008 @ 5:45 pm
evento mediatico o manipolazione, in ultimo per rispondere alla tua questione iniziale:
direi atto di guerra, la pearl harbor dei ns tempi.
ma non ad un obiettivo militare, è una guerra senza limiti, trasversale,
non ci sono parti avverse, è una qualcosa che attraversa l’umanità medesima.
è trasversale anche nel raccontarla, meglio nel vederla, ci è tutta intorno, (in dolby sorround).
è lo scontro di due eserciti che catodicizzato nel nulla dell’etere e dell’informazione
diviene ineffabile e mitico, sembra impalpabile, addirittura assume i contorni del gioco di ruolo,
quando però non ti tocca nell’immediato.
ma sempre guerra è, e sarò noioso, noi siamo in ritardo non solo nel combatterla
ma nel percepirla
salutoni
Commento di gunny1958 — Maggio 9, 2008 @ 6:11 pm
al punto 10 - … lei, in quanto familiare delle vittime di quell’aereo si accontenterebbe? Io proprio no.
Saluti
Commento di aiace — Maggio 9, 2008 @ 6:58 pm
Aiace, non che non mi accontento: vorrei vedere in galera chi ha organizzato quella strage. Le altre argomentazioni, francamente,le trovo stantie.
Blackjack.
Commento di Giocatore d'Azzardo — Maggio 9, 2008 @ 7:28 pm
Sarebbe utile conoscere la letteratura Jihadista e leggere, per esempio, il libro del vice di Osāma bin Lāden, Ayman al-Zawāhirī ( medico egiziano formatosi all’interno dei Fratelli Musulmani) , pubblicato a puntate nel 2001 su un quotidiano londinese: il libro si chiama “Knights under the Prophet’s Banner” (Cavalieri sotto la bandiera del Profeta [Maometto]), e contiene tutti gli elementi che rappresentano la base ideologica del terrorismo “jihadista” del gruppo di matrice islamica, definito al-Qā‘ida (la Base) .
Si tratta di una rete panislamica inizialmente appoggiata dalla C.I.A. in chiave antisovietica, poi sfuggita di mano e oggi presente in maniera ubiquitaria e diffusa a livello planetario, in circa un centinaio di Paesi. La rete panislamica definita al-Qā‘ida ricorre a un vocabolario religioso-apocalittico ( come fa anche Fatah al-Islam, Hamas , Hezbollah , Lashkar-e-Toiba, Islamic Jihad, eccetera, in un moltiplicarsi di sigle per confondere l’avversario ) , propugna il “Jihad” ( lo sforzo estremo sulla via di Allah) e “santifica” ( o meglio legittima su presunte basi coraniche) la pratica di dirottamenti di aerei, decapitazioni, rapimenti, assassini, autobombe, attentati suicidi, allo scopo di terrorizzare, ovvero impaurire, umiliare, confondere e sottomettere i presunti “crociati”, “ebrei” e “musulmani tiepidi”, in vista della restaurazione del Califfato “nel nome di Allah”. V. anche : Gilles Kepel e Jean-Pierre Milelli (a cura), “Al-Qaeda. I testi”, Laterza, Roma-Bari, 2006.
Ovviamente il warfare, ovvero gli aspetti organizzativi ( inizialmente finanziati dai miliardari sauditi ) e le modalità di conduzione del “jihad” e del terrore globale “nel nome di Allah” si avvalgono dell’effetto spettacolare dovuto all’uso dei media (tv, internet, ecc.) come accaduto per l’11 settembre a New York, successivamente a Madrid , a Londra, a Bali, a Beslan, a Casablanca, a Gerusalemme, a Jerba, a Sharm el Sheik eccetera, o all’esibizione in mondovisione delle teste mozzate nella guerra irakena. Come mi diceva tempo fa, nel corso di un’intervista per “Il Mattino”, lo scrittore americano Don De Lillo, a “creare le immagini del mondo in cui viviamo non sono più gli scrittori, ma i terroristi”. Questi parlano, per così dire, alle masse e sollecitano l’occhio corporeo, lo scrittore invece si rivolge all’individuo, in un rapporto uno a uno - magari chiedendosi se la bellezza ci salverà.
( Uhm…non credo, anche perché “bellezza” è un termine nostalgico e in Paradiso, così come alla Fiera del Libro di Torino, non c’è niente di nostalgico… Comunque non vorrei dare l’impressione di suggerire alla “cabina di regia” come dovrebbero essere fatte le cose in Paradiso, volevo solo dire che nonostante l’immagine del mondo offerta dai terroristi, lo scrittore forse è ancora e più che mai necessario … con buona pace di Vattimo, di Dario Fo, Giulietto Chiesa e di qualche altro rappresentante di un mondo letterato italiano cinico, disincantato e sedotto - forse per noia - dallo sfogo Sado/Maso della barbarie ).
Commento di gianni de martino — Maggio 11, 2008 @ 10:03 am
… della barbarie incombente, aggiungerei.
Commento di gianni de martino — Maggio 11, 2008 @ 10:16 am