La Repubblica delle Lettere2 FIERE E MERCATI di Giulio Mozzi

(Articolo apparso l’8 maggio 2008 nei quotidiani Il Mattino di Padova, La Nuova Venezia, La Tribuna di Treviso e riportato su Vibrisse, il blog di Giulio Mozzi).
Oggi a Torino non si apre una sola Fiera del Libro. Se ne aprono almeno sei o sette.
C’è la Fiera della Fiera: una macchina che si alimenta di grandi numeri. Ogni anno più espositori, più visitatori, più ospiti illustri, più eventi speciali, più libri esposti e venduti, più panini muffin hot dog bottiglie d’acqua caffè distribuiti nei bar, più padiglioni, prezzi più alti per gli stand e così via.
C’è la Fiera dei grandi editori: poco importante, credo, dal punto di vista economico – non penso che i libri venduti alla Fiera incidano sul bilancio di Mondadori Rizzoli Longanesi Feltrinelli & C. – ma utile mediaticamente per esibire i propri gioielli, ovvero gli autori nazionali e internazionali di maggior fatturato.
C’è la Fiera delle scolaresche, portate in visita coatta in questo strano posto dove si trovano in numero sbalorditivo quelle cose bizzarre e costose che sono i libri: e però si trovano anche gadget, adesivi, gomme da cancellare profumate, Pinocchi di legno, magliette stampate, e tutto ciò che serve davvero nella vita.
C’è la Fiera degli editori indipendenti – non necessariamente piccoli – che non sanno mai se alla fine della Fiera, tra spese per lo stand il mangiare il dormire lo spostarsi, e vendita dei libri, riusciranno almeno a pareggiare il conto; ma avranno la felicità di incontrare i propri lettori: stringendo mani, facendo due chiacchiere, sentendosi ringraziare per aver pubblicato il tale o talaltro libro, o rimproverare per il talaltro ancora; e – questo è un «genere letterario» tipico della Fiera – sentendosi raccontare che i loro libri in libreria non si trovano, che bisogna ordinarli, che ci mettono settimane ad arrivare e poi non arrivano, e: «Perché non vi unite tra voi piccoli e belli? Perché non vi inventate un consorzio di librerie indipendenti?», eccetera.
E c’è, poi, appunto, la Fiera dei lettori: i lettori-massa, che andranno a vedere e sentire la star di turno più o meno come si andrebbe a vedere un tronista con la camicia aperta sul petto o un cavallo che sa far di conto; i lettori comuni, che si aggireranno sperduti tra tanto bendidio cercando di capire com’è, che in libreria par loro di trovare sempre quegli stessi tre o quattro libri, e invece ce ne sono tanti al mondo, e apparentemente tutti belli e istruttivi; e i lettori specialisti, che catalogo alla mano visiteranno, uno per uno, tutti i microeditori più astrusi e metafisici: da quello che pubblica solo autori coreani e vietnamici (si chiama «o/o», ossia «Oriente / Occidente», ed è bravissimo) a quello che vende libri sott’olio (non sto inventando), da quello che confeziona raffinatissime plaquette di poesia in ventiquattro copie a quello che i libri non li stampa neanche, ma cerca di venderli come testi prelevabili dalla grande rete o come file sonori su iTunes.
Eccetera.
Alla domanda che farà da fil rouge alle centinaia di «eventi» che costellano la Fiera – «Ci salverà la bellezza?» – io proprio non so rispondere. Spero solo che ci salvi dalla Fiera.
Bell’articolo. Grazie.
Anche quest’anno non sono andato alla Fiera.
Faccio fatica a volte perfino ad entrare in una libreria.
Ci vado 3 o 4 volte l’anno, quando mi sento proprio bene oppure ho un libro preciso da acquistare.
Da tempo sotto la categoria “libri” convivono cose del tutto eterogenee.
E i libri che mi interessano, quelli che servono a conoscere un po’ di più e un po’ meglio la realtà, sono sempre più rari.
Perciò restiamo nella nostra cella interiore, non diamo credito a queste Fiere delle vanità, e gustiamoci l’ascolto di ciò cui il mondo non crede.
Grazie e auguri per tutto
Marco Guzzi
Commento di Marco Guzzi — Maggio 11, 2008 @ 9:11 am