La Repubblica delle Lettere3 SCRITTORI di Valter Binaghi

- Hai sentito di Lo Ritto? Si è inventato un festival per far parlare dei suoi libri -
Lo so, fa schifo. Ma ti piacerebbe. Se te lo proponessero ti faresti fotografare con un orango e diresti che è tua moglie pur di accreditare l’ennesima favola ni-global.
- E Gentili? Si è autopubblicato l’ultimo, si vede che gliel’hanno rifiutato tutti -
- Sai bene che non è vero, gli dico. Oggi si pubblica qualsiasi cosa. –
Gli editori hanno adottato un principio rigorosamente darwiniano: se i costi di pubblicazione si abbattono, pubblichiamo chiunque, e la selezione naturale del mercato ci dirà chi dobbiamo immediatamente ristampare (ci mettiamo una settimana). Editori anche grossi, per lo più ti buttano nella mischia, senza cacciare una lira per spiegare che libro hai scritto. Il rischio è solo tuo. E’ per quello che aumenta in modo esponenziale nello scrittore l’ansia di comunicare, di farsi riconoscere nella massa, ci si espone di persona, si canta o si urla, ognuno dal suo blog, ci si arruola in una conventicola che sosterrà la propria causa. L’Officina milanese, la Nuova Epica bolognese.
- Altro che conventicole – dice lui: - ci sono poteri reali, ricchi uffici stampa, ci sono bombe mediatiche, che creano un’attesa e fior di prenotazioni dalle librerie –
- Si - obbietto io: - ma se poi non c’è il libro vero si sgonfiano. –
- Verissimo – interviene il terzo scrittore: ne ha visti lui di bagni quando lavorava in Rizzoli (siamo a casa sua, la moglie ha lasciato insalata di riso e vitello tonnato, noi facciamo un pokerino letterario, ogni primo giovedì del mese).
- Ma se c’è il libro e nessuno lo vede è peggio. E allora? –
- E allora, caro mio, siamo una generazione che ha pagato per tre. Pensa ai dentisti –
- Sei fuori? Che cazzo c’entrano i dentisti! –
- Segui il ragionamento: la nostra generazione è andata dal dentista molto più della precedente e della seguente. I nonni mangiavano sano, zuccheri naturali, niente Coca Cola, denti sani. I nostri figli sono artisti della prevenzione a partire dai quattro anni: dentifrici, colluttori, filo interdentale. I più sfigati, che hanno pagato per tutti, siamo noi. I primi figli del boom, le prime merendine del cazzo. Quanti denti sani avete in bocca? –
Mi guardano tra l’annoiato e il malevolo, tutti e tre.
- Mi devi ancora spiegare cosa c’entra coi libri. –
- Stessa cosa. Abbiamo imparato a scuola una letteratura che era nobiltà di spirito e fonte di conoscenza. Ma era la letteratura dei nostri nonni. L’industria culturale dà dignità letteraria anche a diari sentimentali, sit-com di marca televisiva, prodotti seriali di genere, e soprattutto dev’essere inesauribile fornitura di occasioni d’intrattenimento. Si fa venir voglia a tutti di scrivere: la scrittura come espressione di sè, non come arte raffinata della rappresentazione. Ma bisogna essere così per scrivere così. Essere Fabio Volo, cagare come Fabio Volo. Connessi 24 ore su 24, leggere il primo libro a vent’anni, pensare ai propri sentimenti e paturnie come al massimo della materia narrativa, senza che ti venga da ridere. E col media raccontare altri media: la tua vita interiore è la tv che hai visto. Nonni e nipoti, in due mondi diversi. Noi dei Settanta non eravamo nè gli uni nè gli altri: nè con lo Stato nè con le BR. Ma se va bene noi di quella generazione produciamo scarti culturali, contaminazioni, mutanti del romanzo borghese –
Mentre lo dico mi domando se ci credo. Si, ci credo. Ma per questo genere di romanzi ci vuole un critico che se ne accorga, o uno scrittore. I critici ricevono valanghe di roba e selezionano per favori editoriali o pressione degli amici degli amici. Gli scrittori? Ci sono scrittori per lo più di sinistra che hanno spazi importanti su quotidiani e riviste o web, credibilità per qualche politico, e sono in grado di organizzare manifestazioni importanti, oltre che richiamare attenzione selettiva su libri di qualità.
Ma il giocatore la fa fuori dal vaso quando prova a fare l’arbitro. Infatti è tutto un reclutare compagni di squadra e di merende (inutile mandargli i tuoi libri, non li leggeranno per principio): uno apre il nuovo manifesto poetico di Wu Ming: “New Italian Epic” e scopre che la nuova epica italiana sono Wu Ming e quelli che scrivono assieme a loro sull’ultima cosa comunista rimasta in Italia: il blog Carmilla. E’ il post-ideologico, baby. Sgretolato il Komintern, rimane la Banda Bassotti.
- Sei un livoroso - mi ha detto l’altra sera un amico giallista milanese: - è solo perchè tu non ci sei -
Lui si vanta di non appartenere a nessuna conventicola: infatti le bazzica amabilmente tutte.
Ma il mio amico scrittore adesso è raggiante, gli ho toccato il cuore con la storia del romanzo mutante: – E perciò? – dice.
- E perciò, se tu senti di avere il talento e l’immaginazione per far vedere qualcosa d’importante, scrivi e basta, e non rompere i coglioni con i tuoi piagnistei -
- E tu allora, perchè hai smesso? – mi chiede lui.
- Semplice. Perchè io non ce li avevo –
Beh, questa della New Epic Pifferen è mitica! Ci sarebbe da premiarli per la faccia tosta: autoincensamento travestito da cultura. E’ come un campionato del mondo di poker a carte truccate e sei sempre tu a smazzare: sai già chi vince. Ovviamente se gli altri, giocatori, sono così stupidi da partecipare ;-)
Blackjack.
Commento di Giocatore d'Azzardo — Maggio 11, 2008 @ 10:50 pm
Ma il testo sul NIE l’avete letto? Davvero si può pensare di risolvere tutto con l’accusa di “autoincensamento” e l’epiteto “comunista”? Cosa c’è di banalmente “comunista” in quel saggio? Si parla dell’estinzione della specie umana come rischio da scongiurare e orizzonte poetico da cui partire… Lo dico perché negli ultimi giorni in rete vedo quasi solo la tendenza a “liquidare” e fare scherno, nessun discorso serio nel merito. Binaghi, del quale apprezzo l’intelligenza negli interventi che fa sui blog letterari, forse potrebbe scoprire di avere molto in comune con certi autori e scelte di percorso che si trovano nel testo diWuMing1.
Commento di Alessandro C. — Maggio 12, 2008 @ 9:54 am
Alessandro, urca se l’ho letto e a metà ero già piegato in due dalle risate. Sai, non sono un esperto di letteratura, ma il testo mi ha ricordato, nelle modalità, nello ’stile’, nella retorica in cui naviga, i manuali dei corsi di formazione per commerciali d’assalto: se il bisogno non esiste, crealo!
Sono sicuramente limitato, e ne sono più che cosciente, ma questo è l’unico messaggio che riesco a trovare all’interno di quell’intervento ‘melting pot’ che mescola tutto e il contrario di tutto. Per la verità vedo un altro obiettivo, dietro quel documento, la voglia - giustificata - dei WM di tentare, a tutti i costi, lo sbarco sul mercato statunitense. Che dire, non posso fare altro che fargli i miei migliori Auguri. Epperò, conoscendo discretamente il mercato americano - per altri motivi, mica letterari, non pensare male - ho la vaga impressione che si tratterà di un’impresa, quella sì, epica.
Ma tu li vedi, i lettori americani, fare la coda in libreria per acquistare New Thing o Manituana? Io no…
Blackjack.
PS: di comunista in quel testo io ci trovo molto poco; direi niente. Molto commerciale.
Commento di Giocatore d'Azzardo — Maggio 12, 2008 @ 11:31 am
Alessandro, certo che apprezzo l’intelligenza di Wu Ming1 e almeno uno dei miei romanzi (che a suo tempo gli ho spedito) sembra scritto apposta per quella dichiarazione di poetica. Ma il gruppettarismo delle scelte inficia tutto.
Dov’è Avoledo che ha scritto l’unico romanzo che conosco sullo sciagurato potere delle banche? Non c’è. Per metterci De Cataldo e Lucarelli, che stanno all’epica (e al romanzo vero) come il topolino alla montagna.
Commento di vbinaghi — Maggio 12, 2008 @ 12:19 pm
@ Blackjack, ho controllato perché mi pareva di ricordarlo e i WM sul mercato statunitense ci sono già da un pezzo, non credo abbiano bisogno. Per il resto, totale disaccordo con la tua lettura (se davvero c’è stata) di quel testo.
@ Binaghi, a me Avoledo sembra molto più “postmoderno” nell’accezione che si usa nel saggio, comunque i testi critici non sono elenchi telefonici in cui inserire tutti i nome degli “abbonati”, è chiaro che si fanno degli esempi e l’insieme degli autori citati da Bui a me pare già molto eterogeneo e poco “gruppettaro”. Se non sbaglio c’è Alessandro Zaccuri, che non è un “comunista”, e c’è Luigi Guarnieri, dico, il marito della Mazzucco! Tra l’altro come controprova, girellando sul sito dei Wu Ming, il romanzo di Avoledo a cui penso tu faccia riferimento loro lo hanno recensito e ne hanno pure parlato bene:
http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/nandropausa5.html#avoledo
Commento di Alessandro C. — Maggio 12, 2008 @ 1:41 pm
Vero, “Q” è uscito negli USA nel 2004 ed è andato molto bene, grazie (tanto che lo hanno ristampato in paperback) e “54″ nel 2006, con ottime recensioni. “Manituana” era già comprato prima del mio tour. Ci invitano in America perché ci conoscono, non è che ci autoinvitiamo noi perché vogliamo farci conoscere :-))) Comunque, in questo momento il dollaro è carta straccia, se uno badasse alle royalties non sarebbe certo quello il mercato a cui guardare. Nell’ultimo anno, è stato senz’altro meglio andar bene in Europa.
Valter, che senso ha continuare a scrivermi che ci tieni al mio giudizio sui tuoi libri se poi velatamente mi dai del mezzo mafioso? Ci tieni al giudizio di un mezzo mafioso? :-D
Scherzi a parte, io ho sempre letto e segnalato di tutto (autori famosi, autori carneadi, autori che conoscevo di persona, autori di cui non so assolutamente nulla, autori che scrivono cose affini alle mie, autori che imboccano tutt’altre strade, editori grandi, editori microscopici, inediti disponibili solo in rete), ogni volta che ho avuto il tempo di leggere, apprezzare e scrivere. Credo che parlino per me le annate di “Nandropausa”. Le accuse di settarismo o “conventicolarismo” vanno sostanziate coi fatti, e di fatto (scusa l’inghippo) i fatti non le sostanziano.
Commento di Wu Ming 1 — Maggio 12, 2008 @ 1:51 pm
Come mai con Firefox vedo un mio commento della 1:41 pubblicato dopo quello di Binaghi delle 12:19, mentre se mi collego con con Explorer il commento non c’è? :-\ C’etra qualcosa il fatto che dentro c’era un link?
Commento di Alessandro C. — Maggio 12, 2008 @ 1:54 pm
Alessandro, io uso Firefox e il tuo commento lo vedo, tant’è che mi ci sono agganciato.
Però uso anche Safari, e con quello non si vede.
Interessante, non avevo mai riscontrato questo fenomeno. Un commento scritto con “inchiostro simpatico” che appare solo se usi un certo browser!
Commento di Wu Ming 1 — Maggio 12, 2008 @ 2:00 pm
Boh…
Provo a ricopiarlo qui, togliendo però il link, e vediamo se si vede anche con explorer e safari.
@ Blackjack, ho controllato perché mi pareva di ricordarlo e i WM sul mercato statunitense ci sono già da un pezzo, non credo abbiano bisogno. Per il resto, totale disaccordo con la tua lettura (se davvero c’è stata) di quel testo.
@ Binaghi, a me Avoledo sembra molto più “postmoderno” nell’accezione che si usa nel saggio, comunque i testi critici non sono elenchi telefonici in cui inserire tutti i nome degli “abbonati”, è chiaro che si fanno degli esempi e l’insieme degli autori citati da Bui a me pare già molto eterogeneo e poco “gruppettaro”. Se non sbaglio c’è Alessandro Zaccuri, che non è un “comunista”, e c’è Luigi Guarnieri, dico, il marito della Mazzucco! Tra l’altro come controprova, girellando sul sito dei Wu Ming, il romanzo di Avoledo a cui penso tu faccia riferimento loro lo hanno recensito e ne hanno pure parlato bene: [seguiva link, cmq basta cercare "Avoledo" nel motore di ricerca del sito wuming]
Commento di Alessandro C. — Maggio 12, 2008 @ 2:02 pm
Adesso lo vedo anche con Safari.
Commento di Wu Ming 1 — Maggio 12, 2008 @ 2:07 pm
Ah, bene. Quindi c’è un bug in wordpress? Se uno include un link, il commento si vede solo con Firefox? Mai sentito prima.
Commento di Alessandro C. — Maggio 12, 2008 @ 2:19 pm
Wu Ming 1: ecco, vedi, non sono un esperto altrimenti, sicuramente, sarei stato al corrente del già avvenuto sbarco in quel degli States. Che poi il dollaro, ora, sia carta straccia beh… se te ne rimane un po’, di carta straccia, si organizza un tavolo e si gioca. Niente puntate popolari però :-) Ah, dimenticavo; devo ritirare gli Auguri per lo sbarco, visto che è già avvenuto. Comunque, a parte attese imprecisioni dovute a mie palesi carenze relative al settore letterario, rimango della mia opinione: quel documento è una discreta operazione commerciale. Il tempo dirà quanto buona :-)
Quella del browser è proprio bella, mai successo neppure a me. Con Firefox (3 beta) funziona, Epiphany pure, Opera idem. Bel mistero!
Blackjack.
Commento di Giocatore d'Azzardo — Maggio 12, 2008 @ 2:21 pm
@Wu Ming1 e Alessandro
La delusione che ho provato nel rendermi conto di come funzionano le cose nell’ambiente letterario, è proporzionata alle aspettative che nutrivo, specialmente nei confronti di persone come Wu Ming1, Giuseppe Genna, Antonio Scurati. Non tutto mi piace di quello che hanno scritto, ma riconosco a tutti e tre uno “scarto” rispetto alla media dei narratori italiani: di consapevolezza, d’intensità, di risultati. Il loro modo di muoversi, esaminare cose, stringere alleanze, è invece deprimente. I “fatti”, che per Wu Ming1 gli danno ragione, secondo me non gliene danno affatto. Tanto è vero che quello che io ho il coraggio di scrivere (anche a te di persona, caro Roberto), molti si limitano a sussurrare. Ci sono solidarietà anche insospettabili - Zaccuri è amico di Genna, come Babsi Jones: il primo scrittore finissimo, la seconda lasciamo stare, ma sono entrambi “epici”, mi si dice. Ma non è importante chi c’è e chi non c’è, mi si dice, entriamo nel merito. Allora entriamoci: o la cronaca nera si legge in filigrana per coglierne la capacità allegorica di alludere a un’emergenza di specie (questo mi pare in sintesi ciò che definisce l’epicità in questione), oppure vi si spazia fictionalmente, per produrre (più che legittimamente, peraltro) i più consueti meccanismi dell’identificazione, della suspanse, del detecting.
“Breve storia…” di Avoledo, “Troppi paradisi” di Siti, il “Dies irae” di Genna (non l’orrendo Hitler, la glossa alla storia monumentale di uno che studia da ministro della cultura), “Il sopravvissuto” di Scurati (non “Una storia romantica”, che si sgonfia dopo la prima metà in un sentimentalismo che strizza l’occhietto a Vanity Fair), anche “Scirocco” di Di Michele. Questi sono libri che rispondono all’appello. Non “Gomorra” di Saviano, che giustamente vende molto perchè immerge romanzescamente nella cronaca chi non ne sa abbastanza, e non la maggior parte di opere e autori menzionati nel saggio di Bui, che - lo ripeto - sembrano tributi alla scuderia Einaudi (Lucarelli) o a solidarietà culturali di vario tipo. Si poteva evitare tutto questo se uno in un matrimonio non vuole fare a tutti i costi lo sposo, il maestro di cerimonie e insieme anche il prete.
Sono cattivo? Prendimi come sono, Roberto. Tutto davanti. Da me niente pugnalate alla schiena.
Commento di vbinaghi — Maggio 12, 2008 @ 2:25 pm
Valter, non sei cattivo, sei banale. Questo discorso delle lobby e delle cordate è stantio, è il discorso più facile che si possa fare. Ricorrendovi, è facile sminuire il lavoro di gente che invece si fa il mazzo tutti i giorni: se hai ottenuto qualcosa non è per merito ma perché sei nella cordata giusta. E invece non funziona così dappertutto, non funziona così per tutti. Quand’è uscito Q noi eravamo il corpo più estraneo alle logiche dell’editoria che si potesse immaginare. A tutt’oggi non facciamo vita mondana editoriale, non andiamo alle kermesses, non frequentiamo editori.
Sono altri a ragionare per lobbies. Quando un libro di un amico non mi è piaciuto, non l’ho nascosto e mi sono guardato dal recensirlo. E quando mi è piaciuto un libro scritto da un estraneo, l’ho segnalato. E di questo i fatti parlano eccome.
Secondo la tua analisi, nell’elenco che ho fatto non dovrebbero starci Balocchi, per esempio, che non so nemmeno chi sia ma ha scritto un libro bellissimo (”Il diavolo custode”, epopea banditesca scritta in un italiano ricalcato sul dialetto di Novi Ligure) uscito per un piccolo editore, e se è per quello nemmeno lo stesso Scurati, le cui posizioni sul pop e sull’industria culturale sono spesso del tutto antitetiche alle mie (e suppongo più vicine alle tue), e i cui libri non trovo nemmeno riusciti (ma c’è uno sforzo, c’è un intento, c’è un progetto).
E quando scrivi cose come: “sembrano tributi alla scuderia Einaudi (Lucarelli)”, cioè fai un’accusa generale e poi fai un esempio solo, mi dai del disonesto e ti dimostri ancora una volta banale. Considero “L’ottava vibrazione” uno dei libri più importanti usciti negli ultimi tempi. Ho spiegato il perché con dovizia di particolari, in una recensione lunga e articolata uscita a tutta pagina su “L’Unità”. Ho dedicato la massima attenzione a quel libro, perché sapevo che l’autore ci aveva lavorato per anni. L’ho approcciato con il rispetto che secondo me era dovuto. E l’ho trovato un grande romanzo. Ma tu vedi solo le lobby e le cordate, e il fatto che è un libro Einaudi. Se l’unico tuo utensile è un martello, ogni problema ti apparirà come un chiodo.
Quanto al distinguere tra un titolo e l’altro di ciascun autore, sfondi porte aperte. Nel mio saggio sul New Italian Epic ho spiegato già nella premessa che il NIE, ben lungi dall’essere un movimento di autori, è un insieme di opere. Ciascuno di quegli autori scrive anche cose che non rientrano nella descrizione che ho fatto, e continueranno a scriverne. E’ una delle premesse del discorso, con buona pace di chi in questi giorni attacca la “lobby degli scrittori neo-epici”. Non esistono scrittori neo-epici, esistono solo opere che hanno una rinnovata tonalità epica. Chi ha avuto la pazienza di leggere il mio testo, questo lo sa già. Per questo l’accusa funziona come cartina di tornasole: chi la fa, non ha letto, o ha letto troppo in fretta.
Commento di Wu Ming 1 — Maggio 12, 2008 @ 2:42 pm
Wu, come avrai notato, la conclusione del raccontino è una rinuncia a scrivere per mancanza di talento. Può darsi che sia la mia stessa, fra qualche tempo: visto che il mio unico utensile è il martello, meglio fare il fabbro che lo scrittore. Se non l’ho ancora fatto è perchè mi rimane il dubbio di non avere le stesse possibilità di essere letto e valutato al pari di altri.
Certo, l’uso che tu Genna e Scurati fate degli spazi a vostra disposizione non mi aiuta molto a sciogliere il dubbio. Niente di personale.
Però in questi due anni ho capito perchè si è ucciso Luigi Tenco.
Commento di vbinaghi — Maggio 12, 2008 @ 2:57 pm
Mah. Attendo ancora di sapere quali sarebbero i loschi utilizzi che facciamo dei nostri spazi noi WM. Ma so già che la mia curiosità non verrà soddisfatta. Ripeto: parlano i fatti. Parlano anni di recensioni, tutte in bella evidenza sul nostro sito. Sull’uso dei suoi spazi che fa Scurati, risponderà Scurati. Sull’uso dei suoi spazi che fa Genna, beh, anche sui suoi siti ho sempre visto ogni sorta di segnalazione. Certo, io non ho recensito i tuoi libri. Ma è perché non li ho letti. E più ti stracci le vesti e ti lamenti in pubblico e in privato perché non ne parlo, meno invogliato sono a ritagliarmi il tempo necessario a leggerli.
Commento di Wu Ming 1 — Maggio 12, 2008 @ 3:16 pm
Quanto sei bravo. Parlano i fatti. I fatti sono che tu sei un tecnico dei media prima che uno scrittore, e che ti sei costruito un pulpito con gli scandaletti mediatici di Luther Blissett prima di avere una predica da raccontare. I fatti sono che parliamo di “New Italian Epic” e non delle recensioni che uno sul suo sito ha tutto il diritto di scegliere di fare o di non fare. Cioè parliamo di un manifesto letterario, che pretende di nascere da uno sguardo critico sulla narrativa italiano, poi però i libri che hai tempo di leggere sono pochi, e però tu mica puoi rinunciare a pontificare sulle evoluzioni della narrativa. Ma non capisci che il primo e minimo requisito della teoria è la credibilità del campione esaminato? E’ su questo, e solo su questo che qui si discute: è facile dirmi che rosico perchè non mi ci hai messo, e su questo magari hai ragione, perchè sono certo del valore e soprattutto della portata di quello che ho fatto, ma invece non è questo il punto. Il punto è che tu fai il giocatore, l’allenatore e l’arbitro, e poi magari sei uno di quelli che si stracciano le vesti sul conflitto d’interessi di Berlusconi.
Commento di vbinaghi — Maggio 12, 2008 @ 3:29 pm
A me sembra che i criteri con cui nel testo di wu ming 1 viene definito, circoscritto e analizzato il campione siano più che plausibili. Binaghi, secondo me stai confondendo i piani, ripeto quello che ho scritto sopra, un testo critico non può essere un elenco telefonico. E mi sembra anhce sbagliato parlare di “manifesto letterario”, perché un manifesto annuncia una tendenza a venire e cerca di costruire una profezia che si autoavveri, ma il testo sul Nie prende in esame un campo di opere letterarie che già esistono e hanno tratti in comune.
Commento di Alessandro C. — Maggio 12, 2008 @ 3:53 pm
Un testo critico non può essere un elenco telefonico.
Ho detto questo? E sarei io che confondo i piani.
Un testo critico si esercita su un esame sintetico ma esaustivo della materia, da una distanza che lo stesso Wu Ming1 in quanto scrittore non può avere, e da una conoscenza della materia pubblicata che lui stesso dichiara insufficiente e parziale.
Commento di vbinaghi — Maggio 12, 2008 @ 4:05 pm
Valter, non capisco perché riesce ancora a meravigliarti il lancio ’selettivo’ di un manifesto come quello in oggetto. E’ un’operazione commerciale e, quando si organizza un’operazione commerciale, si seleziona a priori chi e cosa includere; lasciando ovviamente qualche porticina aperta che non si sa mai che il panorama possa cambiare.
Includere tutto e tutti è impossibile, al di là dei meriti o demeriti, e le valutazioni non sono mai completamente oggettive. Non importa quanto tu sia bravo, ma se non hai 10.000 euro da investire, al torneo di Texas Hold’Em di Montecarlo non ti puoi iscrivere e, se non sei uno dei professionisti del giro, nessuno ti nomina per una wild-card.
Qui sta succedendo esattamente la stessa cosa: si lancia un’idea, si seleziona il ‘chi e cosa’ iniziale, e si spinge sull’acceleratore mediatico. Non c’è la tassa di iscrizione in danaro sonante, ma il meccanismo è lo stesso e lo vede chi lo vuole vedere. Identico al sistema ‘artificiale’ che nomina ‘campioni del mondo di poker’ a iosa; ho perso il conto negli ultimi 8 anni.
L’unica vistosa differenza che mi pare si possa rimarcare è che, nel settore letterario, non esistono ‘metriche’ consolidate di valutazione (al di là del numero delle copie vendute, sul quale tutti sputano - apparentemente - a quanto leggo in giro) e non puoi sfidare il ‘campione del mondo’, farlo sedere a un tavolo con soldi suoi, spupazzartelo e zittirlo.
Il ragionamento di Wu Ming non fa una grinza, dal suo punto di vista. Lineare sia nelle inclusione che nelle esclusioni, sicuramente ragionate e ponderate per far sì che non appaiano né troppo di parte, né troppo chiuse dal non accettare ‘nuovi prodotti’ una volta lanciata la corsa. Le motivazioni, per completare adeguatamente il quadro, sono accessorie e flessibili: stiracchiabili alla bisogna con un minimo di retorica. E, ribadisco, è corretto che un’operazione commerciale sia gestita in questo modo.
Lo testimonia anche la scelta del nome, roboante, ma non troppo e riassumibile in un acronimo facile da memorizzare, sia in italiano, sia in inglese.
Le pecche - apparenti - dell’operazione commerciale emergono da affermazioni secondarie (vedi: il dollaro è carta straccia), palesemente false e forzate, che cercano di minimizzare l’obiettivo reale: tentare di sbarcare SERIAMENTE - magari sfruttando non solo la propria spinta, ma quella di un gruppo ‘teorico’ ben più ampio - in un mercato che mette a disposizione 400 milioni di potenziali lettori che parlano e leggono la stessa lingua. Da noi 10.000 copie sono un successo, per un mercato così vasto sono un flop.
Blackjack.
Commento di Giocatore d'Azzardo — Maggio 12, 2008 @ 4:11 pm
Però questo ragionamento - oltre al fatto che non entra minimamente nel merito del testo e di quello che c’è scritto, non confuta un solo ragionamento, non valuta la fondatezza di nessuna conclusione, è tutto basato su una valutazione esterna e a priori - non tiene conto di un piccolo dato: quello di Wu Ming 1 è uno sguardo storico e storicizzante. Descrive quello che è successo dal ‘93 fino adesso. La “nuova epica italiana” è una fase che non inizia bensì *termina* con la definizione. Si apre un discorso per chiuderlo e trarre conseguenze.
Commento di Alessandro C. — Maggio 12, 2008 @ 4:20 pm
Grazie a Dio, davvero grazie, esistono i fedd e i rss, così si possono leggere discussioni fondamentali come questa. Da esterno, avendo fatto il download del saggio di Wu Ming 1 e lettolo attentamente, non sono d’accordo con le accuse di Binaghi che mi sembrano violente e anche offensive. Mi pare che Binaghi faccia la parodia dei “Tre amigos” (un film che, concorderete, è IMPRESCINDIBILE) mettendo accanto WM, Genna e Scurati (la parodia si dovrebbe intitolare “Gli otto amigos”). Da quello che vedo, soltanto Scurati gode di spazi mediatici. Dagli interventi in Rete ho capito che Scurati, Genna e Domanin hanno fatto l’università assieme, ma Domanin non appare nel saggio di Wu Ming 1. Tutto quindi si riduce a Carmilla, che sarebbe il posto dove Binaghi vorrebbe essere recensito? Su Carmilla c’è una recensione a Scurati, tre a Domanin, nessuna a Genna e nemmeno a Wu Ming. I Wu Ming abitano a Bologna, come Lucarelli ed Evangelisti. Uno dei Wu Ming è napoletano come Saviano. Camilleri farebbe il ruolo di Andreotti in questa cricca? Ho sfogliato il volumone di Binaghi in una libreria non Feltrinelli e il libraio mi ha detto così: “Non prenderlo, è copiato da “Dies irae” di Genna”. Alla prossima vado a vedere se è copiato da “Manituana” dei Wu Ming. I giudizi, caro Binaghi, sono allucinanti, non fanno servizio al lettore: in quale senso “Una storia romantica” occhieggia a Vanity Fair? Perché “Hitler” di Genna è scritto da uno che vuole fare il ministro della cultura? Non so, ma anche questa storia che scrivi in privato a Wu Ming 1 è abbastanza imbarazzante. Cosa gli scrivi? Che vuoi rientrare in un saggio? Non mi sembra infatti un manifesto, quello sul New Italian Epic, mi sembra invece un ragionamento su testi esistenti. Se poi gli scrittori si stimano o conversano l’uno con l’altro non è un bene? Io credo che andrebbe valorizzato Biondillo, di cui tu non fai il nome: ma ti rendi conto dell’opera INCREDIBILE EPICA che Biondillo ha fatto su Quarto Oggiaro e su tutta Milano? Vorrei vedere te alle prese con un personaggio così diffile e sfaccettato come Lanza! Biondillo, essendo milanese, è amico di Scurati e di Genna? Mi ricordo anni fa che con “Q” i Wu Ming, che allora si chiamavano Luther Blissett, andarono in finale allo Strega, ma sdegnarono l’evento. Scurati ha inaspettatamente vinto alla pari con Pino Roveredo il Campiello. Genna non ha mai partecipato ad alcun premio. Lucarelli non mi pare che ne abbia vinti, tra i due più importanti.
La morale mi sembra essere che tu hai voglia di entrare in una rete di rapporti intellettuali che una barca di scrittori si sono costruiti nel corso di anni; e che non hai capito che il saggio di WM1 è su testi e non su nomi, ma ti dà fastidio che non ci sia il tuo nome; che ti sei abbattuto per questo e vuoi smettere di scrivere, ma non devi smettere, perchè non è detto che tu non venga rivalutato, come accaduto a Camilleri stesso.
Claudio Burgio
Commento di Claudio Burgio — Maggio 12, 2008 @ 4:31 pm
Valter, scusami, ma tu hai una conoscenza “sufficiente” e “totale” di quello che si pubblica in Italia? Escono decine di migliaia di titoli all’anno. Io ne ricevo 5-6 al giorno. Uno non può pretendere di leggere tutto, non si possono mettere i libri aperti sulle catene di montaggio dei recensori. Però uno può trovare modi di orientarsi. Negli ultimi dieci anni credo di aver letto circa 200 romanzi italiani recenti. E’ un campione che ho giudicato indicativo per rintracciare analogie e differenze. Aver letto o meno i tuoi due romanzi non può aver “sballato” più di tanto il metodo e l’approccio, un nome di autore in più non fa la differenza. La fa per l’autore stesso, lo capisco, ma non per la riflessione. Se pensi che il tuo primo libro abbia a che vedere con la descrizione che ho fatto del lavoro sulle allegorie etc., bene, spiegalo, fai un lavoro di comparazione tra il tuo lavoro e quello di alcuni autori che ho menzionato. Scrivi qualcosa di più compiuto, giudica il mio testo nello specifico dell’analisi, contrasta con contro-argomenti le tesi che non ti convincono, analizza una per una le caratteristiche distintive che ho creduto di individuare. Non è una critica quella che finora hai espresso. E’ un fastidio. Almeno Blackjack si rifiuta *palesemente* di entrare nel merito. Tu invece ti comporti come se avessi già detto quel che dovevi dire, e fai riferimento a una critica… che però non hai espresso. Insomma, fingi di essere già entrato nel merito. Cosa che io non ho riscontrato.
Sul fatto che uno scrittore non possa fare il critico né parlare criticamente di fenomeni che lo includono, mah, mi meraviglio di te. Si parva licet, avresti chiesto a Majakovski di non scrivere dei rapporti tra la sua poesia e quella di Chlebnikov? Avresti chiesto a Breton di non scrivere dei rapporti tra la sua scrittura e la pittura surrealista? Pasolini ha forse sbagliato a scrivere del “discorso libero indiretto” in Dante alludendo al proprio lavoro sul punto di vista “Ragazzi di vita” e “Una vita violenta”? Ma suvvìa, di cosa stiamo parlando? Scopriamo l’acqua calda e ci lamentiamo perché scotta?
Come vedi, anch’io tutto davanti.
Dixi. Un saluto, e porta pazienza.
Commento di Wu Ming 1 — Maggio 12, 2008 @ 4:36 pm
Vabbé Alessandro, girala come vuoi la frittata, ma la sostanza rimane. Se io, che sono produttore di tubi e conoscitore di tubi, ‘rivesto commercialmente’ i tubi e conio il termine ‘New Epic Pipe’ e nel nuovo messaggio pubblicitario, per non creare dissapori, includo anche altri produttori di tubi, beh: sto imbastendo un’operazione di marketing con obiettivi, ovviamente, commerciali. (vedi campagna del gorgonzola, tanto per farti un piccolo esempio non orientato al singolo produttore).
Ovviamente, visto che sono un esperto di tubi, possiedo le conoscenze per farcire la comunicazione con caratteristiche poco note (anche se palesi agli esperti) facendo in modo che, ai non addetti - il mio vero obiettivo -, appaiano come rivoluzionarie.
Perché una simile strategia possa avere successo è OBBLIGATORIO che il messaggio non includa solo i tubi di mia produzione, ma comprenda un numero significativo di produttori - magari orientati a un segmento di mercato diverso. Mi limitassi a pubblicizzare i miei tubi TUTTI gli altri mi salterebbero al collo, in questo modo lo faranno solo gli esclusi e, scusa il gioco di parole, un simile approccio non esclude l’inclusione, in un secondo tempo, di eventuali altri produttori che siano interessati a partecipare oppure che si rivelino troppo pericolosi per essere lasciati fuori dal giro; magari semplicemente perché non valutati in modo corretto durante la fase iniziale di preparazione. Ci sta e un piano corretto deve considerare queste evenienze.
Lo schema che sta seguendo Wu Ming per questa ‘campagna pubblicitaria’ è esattamente quello che ti ho descritto. Il successo dell’operazione dipenderà da molteplici fattori, non ultimo la voglia di partecipare e l’effettiva risonanza che dovrà obbligatoriamente arrivare anche e soprattutto, dai primi inclusi o da eventuali annessioni successive.
Il rischio che corre una simile ‘campagna pubblicitaria’ è legato alla eventuale discesa in campo di uno dei pezzi grossi’ citato da Wu Ming nella sua brochure d presentazione. Tanto per chiarire (è solo un’ipotesi, ovviamente), ma se Camilleri, scocciato per essere stato arruolato in una simile operazione senza il suo preventivo consenso, dovesse dichiarare che la considera una ‘cosa non chiara’; tutto il castello crollerebbe in un amen.
Il vantaggio, palese e noto agli addetti, di una simile operazione, è che consente (se gestita coerentemente) di ottenere un’importante cassa di risonanza a costi minimi: il rumore sarà il risultato del brusio di tanti, ripreso e ampliato, e non la voce di uno.
Blackjack.
Commento di Giocatore d'Azzardo — Maggio 12, 2008 @ 4:51 pm
Wu Ming, non so perché, ma ho la *vaga* impressione di essere entrato nel merito a piedi uniti. Poi, oh, ognuno è libero di vederla come vuole in questo paese. Anche di non vederla.
Blackjack.
Commento di Giocatore d'Azzardo — Maggio 12, 2008 @ 5:06 pm
Blackjack, dal tuo punto di vista l’analisi non fa una grinza. Ma, per esigenze retoriche che comprendo bene, giochi a cogliere soltanto un aspetto limitato ed esteriore dell’intera faccenda.
I libri non sono tubi, sono un bene molto peculiare. I libri si leggono, leggere è un atto di immaginazione e co-creazione, ti attivi per essere compartecipe di un mondo, di un tempo, anche di una comunità.
Nel momento in cui ti impianto un tubo nel muro, il rapporto tra me e te è già finito. Ci rivedremo, casomai, se il tubo dovesse creparsi, il muro intridersi d’acqua, l’intonaco staccarsi dalla parete. Ma se questo non succede, affare concluso e customer service inattivo. Perché il customer service lo chiami solo se hai problemi.
Invece in letteratura il customer service è sempre attivo, e lo chiami anche quando problemi non ne hai.
Un “impianto” letterario non finisce con la stuccatura. Il rapporto tra autore e lettori prosegue nel tempo, perché un libro ti accompagna, lo consigli, ne discuti, compone un universo di riferimenti nel quale si inseriranno opere successive dello stesso autore, e anche opere di altri autori. Un libro non deve limitarsi a “funzionare”, come si richiede di fare a un tubo. Deve fare di più, perché il lettore esige di più. Deve evocare, far sognare, spaventare, eccitare, insegnare etc. Si stabilisce un rapporto di fiducia, e la tenuta di quel rapporto è in ogni momento verificabile: l’autore, per il semplice fatto di continuare a scrivere, rende continuamente conto del proprio lavoro. Un idraulico non ti rimane in casa, uno scrittore (tramite i suoi libri) sì. Puoi interpellarlo quando ti pare, puoi rivalutare il suo lavoro quando ti pare.
Per questo anche una campagna che per te è mero marketing deve “tenere”, deve avere basi molto solide, deve averle nel ragionamento che viene proposto e nella qualità del lavoro che si descrive. Deve esserci piena corrispondenza (verificabilissima) tra quello che il marketer dice di un libro o di una corrente letteraria e quello che il lettore troverà effettivamente nel libro o nei libri. Non può esserci soltanto marketing, perché a un lettore (insieme al gourmet il cliente più esigente e facile da deludere) non puoi vendere il nulla. Puoi farlo una volta, ma poi non comprerà più un tuo titolo. E qui sto parlando di percorsi autoriali lunghi anche quindici anni, cioè di qualcosa che esiste e persiste e continua a trovare riscontro. E che poco avrebbe bisogno del mio marketing.
E’ anche sbagliata la premessa, cioè che il destinatario principale di questa comunicazione sia il pubblico americano. Se fosse così, l’avrei scritto prima in inglese, e solo in seconda battuta in italiano, e lo avrei sfrondato di tutti quei riferimenti troppo italiani (il “fattore K”) etc, incomprensibili già a Mentone. E avrei messo più enfasi sulle opere già tradotte in inglese. Invece, almeno per il momento, una versione inglese nemmeno esiste. E il testo è molto specificamente italiano, rivolto agli italiani, perché si rendano conto che l’incessante lamentazione sulla “fine della letteratura italiana” etc. era un mantra di critici finiti, kaputt. Quello sì, marketing del nulla.
Commento di Wu Ming 1 — Maggio 12, 2008 @ 5:19 pm
Come mi ha appena spiegato un’amica al telefono, l’effetto che si ottiene in questi casi è quello di mendicare una recensione per sè.
Fa niente: qualcuno la faccia deve metterla ogni tanto, in un paese dove di solito si manda avanti il culo.
Grazie alle precisazioni di Burgio: Biondillo è anche un amico, ma non userei l’aggettivo epico per i suoi romanzi. A Wu Ming1 ho mandato i miei due ultimi libri, e poi ho scritto a proposito di NIE più o meno quello che ho detto qui.
Grazie anche alla puntigliosità con cui Wu Ming giustifica le sue posizioni, ma non mi convince: anch’io negli ultimi dieci anni credo di aver letto almeno duecento romanzi italiani, ma mi sembrerebbe ugualmente poco per stilare un profilo di tendenza. Quanto alla coincidenza tra scrittore e critico, sei troppo colto per non vedere la differenza tra autointerpretazione e rilevanza di consonanze da una parte, e una panoramica che si presenta come i Prolegomeni a una storia letteraria del nuovo Millennio.
Porta pazienza anche tu.
Commento di vbinaghi — Maggio 12, 2008 @ 5:22 pm
Non riesco a vedere il commento con il browser che mi è predefinito, in Firefox c’è qualcosa di sbagliato? Lo rimetto, nel caso Valter tu che sarai un amministratore di sistema, puoi riuscire a cancellarlo da dietro?
Ringrazio Valetr Binaghi perchè sono stato chiamato in causa, secondo me ha ragione, questo discorso del marketing dei tubi è vero, sappiamo tutti che tra Officina Italia è la rivista “Camarilla” si spartiscono un sacco di soldi e hanno potere (vd. Corriere,: prova a inbtervenire, Valter, come fa Scurati, poi vedi), e anche Genna insieme a Scurati io che sono di Milano lo sappiamo tutti che godono dei fondi del comune, e non parliamo di quelli della Provincia sempre di Milano, Biondillo fa’ dei noir orrendi, cosa c’entra Lanza che ricorda giustamente come detto sopra la Miralanza, basta sapere che Biondillo è della Bilancia e ho detto tutto, come si è visto al salone del Libro di Torino, dove sono andato perchè volevo boicottare in presenza mia la scelta vergognosa degli israeliani, non si è fatto altro che parlare di ’sto staggio di Wu Ming, è incredibile, ma l’avete letto almeno “Volevamo tutto” di Nanni? Quando si fa teoria bisogna essere teorici e Wu Ming è teorico dei dollari che prende dalle sue pubblicazioni che sbandiera in America? No, no, io sono sempre stato contro le etichette, è da più di dieci anni che mi danno del Cannibale e non ho mai mangiato nessuno, subendo attacchi inauditi da parte di tutto l’estabilishement locale dell’editoria, almeno non mi sono svenduto e Valter, ti dico: BISOGNA ESSERE FIERI DI NON STARE ACCANTO A CAMILLERI, LUCARELLI, BIONDILLO, SCURATI, GENNA, DE MICHELE! Ma chi sono questi? Arrivati prendono il posto al sole. Io non ho letto i tuoi due libri, ma dammi retta, non metterti nemmeno con quella gente, non rivendicare, ti prometto che li leggo, questo blog è troppo onesto e l’onestà paga, guarda io ho fatto per onestà l’ultimo libro sui precari, mi sono convinto che altrochè le teorizzazioni assurde, qui c’è una realtà da raccontare, raccontala, poi vediamo di fare qualcosa, su Liberazione o sull’Unità, perché quegli altri hanno preso tutti gli altri posti. Non sono abituato a intervenire nella rete, ma quando è troppo è troppo.
Tieni duro Valter, non farti abbindolare da macchiette, prima dimostrino qualcosa non l’hanno mai dimostrato, mai una dimostrazione, facci caso, li hai mai visti?) e dopo ne parliamo, anche via mail, quel che vuoi, perchè questi vanno stoppati con la strategia della tattica, è una vecchia scuola, ascoltami, è dal 63 che fanno così, questi sono solo i nipotini, con tanto di quel moccio discendente, dal naso…
A.Nove
Commento di aldo nove — Maggio 12, 2008 @ 5:23 pm
Ma cazzo, Antonello… Ma come ti sei ridotto? Ma sei tu o è un fake?
Commento di Wu Ming 1 — Maggio 12, 2008 @ 5:26 pm
Per la correttezza chiedo a Valter di intervenire CONTRO L’INSULTO DA QUERELA COMMINATOMI da Wu Ming 1. Non è la prima volta che lo faccio, ci avete costretti. Onde non fare intervenire la Polizia Postale in questa flagranza di caso, chiedo a Valter (la cui onestà è limpida e cristallina, persino la sua ironia è tanto trasparente che non si vede ed è delicata) di eliminare di forza l’insulto INAUDITO che mi commina anonimamente uno di questo gruppo mafioso, altrochè Travaglio!
In fede,
Aldo Nove
Commento di aldo nove — Maggio 12, 2008 @ 5:29 pm
Wu Ming, questo è uno dei tuoi seminaristi?
Commento di vbinaghi — Maggio 12, 2008 @ 5:58 pm
Wu Ming, bellarisposta, anche se ne hai utilizzate troppe parole, ma è un difetto che ho pure io quindi meglio se sto zitto. Ma rimango, da testone come sono, della mia idea e non mi hai convinto. Non mi convince nemmeno il tuo ‘confutare’ l’interesse per il mercato americano; le prime comunicazioni si fanno SEMPRE nella lingua madre e poi, se il piano di comunicazione è studiato come si deve, restituisce una risonanza migliore farle arrivare sul mercato (o sui mercati) di interesse, tradotte da ‘qualcuno’ in loco e proporle indirettamente, tramite il circuito locale del ‘portabandiera’.
Proporle direttamente, se non si dispone di una capacità ‘d’impatto’ sufficiente, difficilmente riuscirebbe a generare l’effetto desiderato e potrebbe ingenerare un effetto di ‘rifiuto’ da parte del mercato nel quale si opera che, giustamente, potrebbe sentirsi snobbato. E’ un errore che commettono solo i comunicatori alle prime armi; e non mi pari uno alle prime armi.
Mi aspetto quindi, una volta consolidato il messaggio qui da noi (se si consoliderà, non tutti i messaggi arrivano a buon fine, come ben sai), che sia ripreso in altri lidi. Una sorta di doppia marca a tempo; più che normale e ampiamente descritta e documentata. Vantaggi e svantaggi compresi.
Poi, se leggi attentamente le mie considerazioni, non ho mai scritto che la campagna che avete messo in movimento non abbia basi solide; caso mai il contrario e la riprova è che se ne parla in diversi luoghi. Ma questa, come so io e come sai tu, è la fase eroica, quella che va sempre bene. I risultati (veri) saranno pesabili una volta raggiunto il plafond comunicativo e verificato il livello di effettiva penetrazione e consolidamento del messaggio.
A quel punto si potrà iniziare a raccogliere.
Francamente non capisco questo tuo voler mascherare una brillante operazione commerciale, con tanto di marchio o brand come tutte le operazioni commerciali che si rispettino, cercando di vestirla con ‘ideali superiori’. Non ne capisco il motivo. Non è una ‘malattia incurabile’ essere dei buoni comunicatori e saper vendere. Io lo faccio tutti i giorni, al tavolo da gioco e anche col ‘lavoro serio’ che mi serve per restare in società.
Al mattino mi alzo, faccio colazione, doccia rapida, indosso il gonnellino corto, vado sulla tangenziale e mostro la gamba depilata cercando di accalappiare il cliente danaroso.
Che poi si vendano libri o tubi o si rovini gente a un tavolo da gioco non fa molta differenza; se riesci a farlo elegantemente senza che gli altri (i tuoi clienti) si incazzino troppo.
Blackjack.
Commento di Giocatore d'Azzardo — Maggio 12, 2008 @ 6:02 pm
scusate l’intromissione ma questo dibattito è un’occasione troppo ghiotta
per non infilarci una delle mie solite battute a la gunny
sia pure del cacchio (così vi sollevo dal dirmelo voi)
“valter, c..zo, hai voluto uscire di trincea senza copertura
e in più hai messo un piede su di una mina antiuomo che ti ha fatto saltere gli attributi,
così adesso ti tocca pure cercarli,
e intanto il plotone dei tuoi lettori va a farsi massacrare
sotto il fuoco incrociato di frasi che si pensava di non leggere in queste pagine”
gunny
Commento di gunny1958 — Maggio 12, 2008 @ 6:07 pm
Cosa c’è gunny, non ti piace questo terzetto di post da Letteropoli, col Ministro, la Fiera e gli Imbonitori?
Commento di vbinaghi — Maggio 12, 2008 @ 7:00 pm
Blackjack, guarda che non ci siamo capiti. Su, dai, un piccolo sforzo per ricordarti chi è il tuo interlocutore :-)
“Francamente non capisco questo tuo voler mascherare una brillante operazione commerciale, con tanto di marchio o brand come tutte le operazioni commerciali che si rispettino, cercando di vestirla con ‘ideali superiori’.”
Ma “mascherare” cosa? Di solito ci criticano per il motivo opposto, perché affrontiamo coscientemente il mercato, rendiamo pubblico quanto vendiamo, fin dai primi giorni ci siamo definiti “impresa”, “officina”, “atelier” e altri termini presi dall’economia e dalla produzione industriale, e abbiamo sempre rivendicato il nostro sporcarci le mani. Dai, su, questi discorsi falli ad altri.
Ho forse detto che la tua analisi è falsa?
Ho detto, anzi, che non fa una grinza.
Ma ho anche detto che è parziale.
E’ parziale perché tu consideri il “come” della comunicazione senza considerare il “cosa” che lo presuppone.
Per me è di grande interesse che tu individui e analizzi una strategia che definisci “commerciale”. Però ritengo banale e anche un po’ stupido implicare che, siccome io “so comunicare” (qualunque cosa significhi), allora quel che concretamente argomento nel saggio è per forza falso o comunque ininfluente.
Quello che mi sembra sbrigativo e superficiale da parte tua è l’alludere al fatto che prenderei per il culo la gente. Io mi preoccupo addirittura ossessivamente di essere onesto coi miei lettori, mi sta sul cazzo se mi dicono che li prendo in giro, a fronte dello sbattimento.
Mi preoccupo del “come” perché penso di avere un “cosa”. Penso di avere qualcosa di significativo da dire, cerco di dirlo nel modo migliore possibile. Se rimuovi questa premessa, difficile pensare che tu possa entrare nel merito.
Certo che il testo verrà tradotto, che discorsi… Quello che contesto del tuo discorso è che questa versione del testo abbia come destinatario ideale il pubblico americano. Un americano non capirebbe sette riferimenti su dieci. Questa versione è pensata per l’Italia, altrimenti - ripeto - l’avrei scritta direttamente in inglese. Perché è quello che faccio, i miei testi non narrativi destinati al pubblico di lingua inglese li scrivo direttamente in inglese, come avevo scritto in inglese il discorso che è diventato la base del saggio. Il problema è che il saggio stesso è da riscrivere, in molte parti addirittura ex novo, per essere comprensibile da quelle parti. Ogni volta che nomino un autore devo spiegare chi è e cosa ha scritto. Ho calcolato che la versione inglese sarà lunga il doppio. Praticamente un altro testo.
Commento di Wu Ming 1 — Maggio 12, 2008 @ 7:05 pm
Gunny, sei sempre molto puntuale e sagace nei tuoi commenti, ma questa volta, andandoci diretto come mio solito, ti sei lasciato trascinare dal tuo istinto. Lo scenario non mi corrisponde.
Blckjack.
Commento di Giocatore d'Azzardo — Maggio 12, 2008 @ 7:05 pm
Wu Ming, ricomincio: chi ha mai detto o scritto che una campagna commerciale debba contenere falsità? Lo impone persino l’autoregolamentazione di dire il vero. Può essere, e capita, che si racconti una verità parziale, per gestire una campagna di comunicazione, ma mascherare non equivale a ‘raccontare falsità’: siamo su due piani diversi e, se li confondi, inizio ad avere qualche dubbio. Dubbi che non dovrei avere perché, come prospettavo, stai già pensando a un secondo tempo con una versione del ‘documento’ (se lo chiamo manifesto si arrabbiano) tradotta e rivista; magari con l’imprimatur di un comunicatore locale. Hai già il nome? Sicuramente sì.
Poi continui alzando i toni e parli di ‘prendere per il culo la gente’. E chi l’ha mai detto? Il tuo documento è interessante, forse un po’ troppo prolisso per arrivare al ‘grande pubblico’, ma relativamente semplice da accorciare e, in ogni caso, l’accorciamento è già avvenuto ad opera, come sempre, del brand New Italian Epic. Un bel marchio: riassume il contenuto e concede il giusto spazio, anche chi non ha letto il documento, per trarre tutte le considerazioni che preferisce. Anche qui non hai toppato beccando correttamente i due diversi livelli comunicativi necessari per avviare una campagna come si deve: esaustivo (e stimolante) per gli addetti ai lavori, che devono trarre spunto per essere d’accordo o contrari, e in ogni caso parlarne, ristretto, come il caffè che piace a me, per i non addetti (che difficilmente o quasi mai leggono tutto) grazie al brand New Italian Epic.
Che altro devo aggiungere? Buona campagna!
Blackjack.
Ps: scusami, ma non riesco a comprendere la tua apertura con sorrisino. Cosa dovrei ricordare? Ti assicuro che ricordo tutti gli avversari che ho incontrato al tavolo da gioco e non ricordo nessuno col tuo nome.
Commento di Giocatore d'Azzardo — Maggio 12, 2008 @ 7:33 pm
no proprio no,
è un problema di preposizione: non sopporto (più) lo scrivere per e il leggere per,
il motivo di queste azioni è intimo e fondamento dell’atto creativo, e questo anche per la lettura, che oltrettutto è simile ad una razzia.
scrittura e lettura sono atti liberali e piacevoli.
figurati se può andarmi bene leggere e scrivere sulla scia di schieramenti
mi sono fatto l’idea che il legame tra scrittore e lettore è il silenzio,
già lo spiegare ad altri perchè un libro vale è un atto di meretricio,
al massimo ci può essere uno scambio di occhiate d’intesa
sulle fiere che dire, avendo … quanto? due forse tre decenni di esperienza, diciamo nella commercializzazione di prodotti editoriali,
non posso che provare ammirazione per i direttore commerciali che mettono in campo elementi vincenti e attraenti per temi e riscontri di dibattito,
ma i dir com poi tornano in sede e commissionano report agli “spulciatori” sul saldo di un’operazione
(prima che lo chieda a lui il dir gen che risponde all’amm.re del che deve resocontare all’assemblea dei soci),
e alla fiera dopo qualche ‘cavallo’ e/o ’soubrette’ nuovi ci sono, e qualcuno sarà in pascolo sabbatico.
in soldoni: i motivi dello scrittore, la voglia del lettore, gli interessi dell’industria editoriale,
sono elementi non mediabili nè componibili tra loro, il saldo però per tutti è misurato in guadagno di un qualcosa;
basta sapere cosa si vuol fare, cosa si sta facendo e soprattutto da quale ‘trincea’ (anche stavolta l’ho infilata)
Commento di gunny1958 — Maggio 12, 2008 @ 7:52 pm
Tsk tsk. Cattiva memoria, Blackjack. In un giocatore, mi sorprende un po’.
Flashback: discussione sulle vendite di Manituana, su Lipperatura, qualche mese fa. Apprezzamento da parte tua per il nostro approccio laico e per il nostro parlare schietto di vendite, unici scrittori a divulgare numeri e redditi (dopo che io avevo detto quanto guadagno all’anno). Non trovo il link ma spero che questi cenni bastino a rinfrescarti i ricordi.
Sul confondere i piani, potrei dire io che tu confondi i toni, perché passi da un tono quasi ammirato nei confronti della nostra campagna di marketing a un tono di biasimo o comunque di irrisione che solitamente (non so se sia il tuo caso perché non ti conosco), sotto la scorza che si mostra al mondo, nasconde un certo moralismo (absit iniuria). E’ chiaro che se dici che qualcosa è “travestito da cultura” stai dicendo che non è cultura. E se dici che chi prende sul serio la discussione è “stupido”, stai dicendo che io sto operando un inganno. Mi sembra difficile nascondere la mano che tira questi sassi. Nemmeno il più abile dei bari ha maniche di dimensioni infinite. Con questa, ciao, è stata comunque una bella discussione.
Commento di Wu Ming 1 — Maggio 12, 2008 @ 8:50 pm
Black Jack, lo sai che è buffo quello che scrivi? Perché vista da fuori ti garantisco che sembri tu, quello che alza i toni… oltre a Binaghi, naturalmente. inteso, è solo la mia modesta impressione…
Commento di Alessandro C. — Maggio 12, 2008 @ 9:06 pm
Wu Ming, quella discussione la ricordo benissimo, avevo inteso in altro modo, quasi come se ci conoscessimo e non mi risulta. Per il resto rimango della mia idea: è una buona campagna di marketing, da giudicare fra qualche mese, ma l’inizio è promettente.
Potrebbe anche fare tendenza. Ma, come tutte le campagne di campagne di marketing, specialmente se applicata al settore letterario (o culturale in genere), non è mai cultura in senso assoluto e sì, chi lo pensa è quanto meno un pochino sprovveduto.
Hai presente la tirata sulla street art, dopo che qualcuno ha deciso di fare un caso partendo da Basquiat? Ecco, qualcosa di simile: ottima operazione di marketing e per investire (a medio breve periodo). Ma l’arte è qualcosa di diverso, a mio pare e, purtroppo, non si può investire sui libri, acquistarli e poi rivenderli per guadagnarci: sono un investimento a fondo perduto.
Da parte mia mai nascosto la mano che tira i sassi, ci mancherebbe e, per quanto riguarda il baro, il punto non è avere maniche di dimensioni infinite, ma una carta sola più capienti di quelle dell’avversario. L’infinito non è di questo mondo, nemmeno delle campagne di marketing.
Blackjack.
Commento di Giocatore d'Azzardo — Maggio 12, 2008 @ 9:37 pm
Gunny: ora ci sono arrivato!
Blackjack.
Commento di Giocatore d'Azzardo — Maggio 12, 2008 @ 9:38 pm
Ma il puntonon è se una campagna di marketing sia “cultura in senso assoluto” (che vuol dire, poi? Boh!), ma se siano o meno cultura i libri di cui stiamo parlando. Anzi, di cui non stiamo parlando. E ripeto quello che ho detto prima: non si tratta di “fare tendenza”, perché la tendenza c’è già, anzi, c’è già stata. Per come la vedo io, il senso del NIE è dire ai critici: è già successo tutto mentre non guardavate, ve lo siete perso, tempo di voltarvi e tutto il panorama è cambiato, voi non ve ne siete accorti, i lettori sì (non tutti, chiaro, ma molti). Non siamo all’inizio di una tendenza, siamo alla fine, comincia già qualcosa d’altro.
Commento di Alessandro C. — Maggio 12, 2008 @ 10:18 pm
Tendenze ce ne sono, e diverse. Io per esempio credo che parlare di epica a-teologica sia del tutto fuorviante. Se la parola epico ha un senso, implica il racconto di res gestae il cui senso è pienamente dispiegato alla luce di uno sguardo che le trascende dall’alto. E’ così per l’epica classica, è così per quella medioevale. E’ così ne “La strada” di Mc Carthy, dove l’avventura di un padre e di un figlio è elevata al mito, e il valore assoluto del dono di sè è il sacro che giudica il profano. Nella definizione di epica e nella maggior parte dei testi richiamati da Wu Ming1 ci sono al massimo alcune caratteristiche esteriori dell’epos, non la sua essenza. Vi si parla di allegorismo dimenticando che il princeps analogatum dell’analogia, quello che (per dirla con McLuhan) svela l’archetipo oltre il clichè, è una teologia o una filosofia della storia. L’unico libro tra tutti i citati cui riconosco queste caratteristiche è “Dies irae”, perchè muove da una gnosi anche se solo parzialmente esplicitata (che però in Hitler è giù diventata una scolastica). Tra gli altri ci sono anche ottimi testi narrativi (alcune citazioni però imbarazzanti) in cui la cronaca storica (Manituana) o nera (Gomorra) lascia intravedere il dramma epocale, ma al posto di una teologia della storia c’è un complottismo ideologico (Scirocco, Romanzo criminmale).
Come vedete, si può bene entrare nel merito, dato per scontato che comunque l’iniziativa per me è inficiata a priori dalle parzialità che ho segnalato.
Commento di vbinaghi — Maggio 12, 2008 @ 10:54 pm
Alessandro, mi sto un po’ scocciando, è notte fonda e stasera, al tavolo, non mi è girata tanto bene, ho vinto meno del previsto, per cui sono anche con l’umore non al massimo; quindi scusami se sarò lapidario.
Questa menata della NIE è una campagna marketing/commerciale imbastita a modino e con la cultura ha a che fare solo perché cerca di vendere/proporre *una parte* della cultura. Questo non vuol dire, e non sta a me dirlo, che non abbia anche contenuti culturali: li deve avere altrimenti non otterrebbe alcuna credibilità (e non troverebbe nessuno disposto a sostenerla in modo disinteressato oppure a parlarne male in modo disinteressato). Epperò esiste una GROSSA differenza tra un campagna promozionale e una campagna culturale. Ognuna delle due è in grado di creare vantaggi, basta essere limpidi e dichiarare esattamente l’obiettivo.
Ciò che mi infastidisce, come lettore, di questa faccenda, è il voler presentare qualcosa per qualcos’altro. Libero tu di crederci, Wu Ming di sostenere le sue tesi, io di ribadire le mie ragioni. Per il resto che buon pro gli faccia e nessuno nega i meriti comunicativi e l’abilità di Wu Ming. Mai fatto.
Rimane un altro aspetto, evidenziato da Binaghi, ma accantonato amabilmente: che credibilità può avere chi promuove se stesso e crea, autonomamente, una tendenza, un marchio, all’interno del quale è presente? L’unica risposta che conosco è: nessuna. Equivale alla Microsoft che si inventa ‘la nuova informatica’, la sua ovviamente, oppure alle industrie chimiche che propongono i ‘prodotti ecologici’: credibilità zero!
Wu Ming evidenzia invece, giustamente, la peana del ‘la letteratura italiana è morta’. E’ una peana e mi trova d’accordo e lì, in quel contesto, riesco a collocare questo suo ‘messaggio’, ma solo in quel contesto, ripulito da tutti gli interessi economici di parte, acquista un valore culturale. In caso contrario: campagna marketing/commerciale abilmente orchestrata.
Blackjack.
Commento di Giocatore d'Azzardo — Maggio 13, 2008 @ 1:24 am
per il #42 di blackjack
avrei potuto anche dire che il ns mi ha ricordato il silvio della canzoncina di cocki e renato,
“vado io, quel pirla d’un silvio, e ratatatata …”
ma mi sarei preso un vaffa, cosa che invece mi prendo adesso
buona giornata a tutti
Commento di gunny1958 — Maggio 13, 2008 @ 6:19 am
Ho letto con la dovuta calma il testo sulla NIE, e l’ho trovato ben fatto. Si tratta fondamentalmente di un atto di fede, fede “interessata” ovviamente (ma chi mai “sprecherebbe” un simile sentimento verso qualcosa che non lo interessi “multidimensionalmente”?) nella narrativa in generale - che viene fatta accomodare al centro dello scibile e delle urgenze umane - ed in un suo certo “sottoinsieme”, e ovviamente in quella parte del campo letterario che secerne tale sottoinsieme. Personalmente non condivido affatto, già a livello generale, una simile fede, perché non credo che la semplice sovrapposizione di ampie confusioni possa poi metamorfizzarsi in chissaché - virerà quasi sempre in quelle vaghe e blateranti cognizioni “estetiche” che forniscono un trastullo a certe moltitudini ed un impiego a certe élite. Ma d’altronde, esattamente come per le illuminazioni dello Zen, negandomi la necessaria aratura del corpo non posso poi pretendere di raccogliere le messi che vengono promesse: dei duecento romanzi scansiti da WM1, io ne leggerò alcuni, forse, e dunque non mi rimane che esaminare con la massima equanimità possibile i prodotti finali – se si pretendono “universali” – di tutto questo grande fermento. Credo comunque alla “buona fede” di WM1, sebbene il controcanto cinico di Blackjack non mi sembri essere stato del tutto “neutralizzato”. Quanto a Valter, penso che sia detentore di una “visione” altrettanto ricca e articolata, ma incompatibile - nei suoi presupposti “profondi” – con quella della NIE: “memi” differenti, che spero troveranno un’arena adatta ad un pieno dispiegamento e ad una “leale” competizione. Questa discussione mi sembra un passo nella giusta direzione.
Commento di elio — Maggio 13, 2008 @ 6:20 am
sempre per il #42 di blackjack
vaffa per vaffa lo dico expressis verbis,
lo dico a te così il ns lo legge (e mi rivaffa);
prima piccola spiegazione personale: dopo decenni di editoria, informazione, mangiando dbase e fogli elettronici,
confezionando report e grafici a ton per dir com e ammri del, fino a che non li fatti per me, mi sono rotto …
adesso vivo di trading on line, in fin dei conti faccio lo stesso mestiere, raccolgo informazioni, le elaboro,
le inquadro, ci ragiono e decido, solo che adesso il risultato del mio decidere è immediato, lo vedo subito,
non ho più paranoie di fornitori, presupponenze di clienti, isterie di collaboratori tra le p..le;
e devo ammettere che ciò che faccio adesso può essere assimilato molto al tuo mestiere.
ecco il ns ha fatto il classico errore di quanto hai per le mani la partita giusta, l’hai preparata,
hai scenario e possibilità al punto in cui vuoi tu, devi solo aspettare il naturale momento di chiusura
e passare a raccogliere, e invece no per fregole ancestrali precipiti tutto, così quello che hai approntato ti si rivolta contro,
sei impallinato, e ti va bene se ne esci alla pari.
la grossa differenza tra valter e me credo sia il fatto che è convinto un argomento possa essere l’Argomento,
e questo vale per la teoresi e per la fede, ma nell’industria culturale e/o editoriale rischia di essere solo ideologia,
ogni partita ha un suo argomento, può essere di copertura o viatico per l’Argomento, ma solo valore tattico,
la Strategia è su altro livello.
Commento di gunny1958 — Maggio 13, 2008 @ 7:31 am
Gunny, capito benissimo, ora, il tuo punto di vista e mi trova d’accordo. Operazioni come questa, ne ho ravanate un po’ nella mia ‘professione seria’ (non in ambiente letterario ovviamente che, per un materialista come me, paga decisamente poco rispetto allo sforzo necessario), raggiungono il loro obiettivo solo se riescono a far parlare, non ha alcuna importanza come, e il primo obiettivo, ovviamente, è far parlare gli addetti del settore, chi ha seguito o può generare seguito. Farli agitare e identificare le tendenza, pesare chi può essere pro e chi contro, e agire di conseguenza arruolando o scartando.
Passato questo periodo (variabile), e solo dopo questo periodo, sarà possibile capire se la tattica ha confermato la strategia e se il ‘messaggio’ ha acquisito il peso necessario per poter essere utilizzato, ovvero: se la caciara ha consolidato a sufficienza il marchio.
E’ difficile resistere, ma questo e solo questo, è il periodo buono per alzare le bandiere rosse e segnalare eventuali situazioni non ‘omogenee’ del messaggio: prima anche le bandiere rosse giocano a favore della campagna.
Ma capisco benissimo anche Valter e le sue ragioni, sono più che fondate, e capisco benissimo la sua reazione. Sarebbero girate anche a me se un ‘concorrente’ (ok, in ambiente letterario non esistono…) si fosse inventato una simile pantomima nel settore in cui opero. E’ capitato e purtroppo non bastano le ragioni fondate, da sole, per smontare una campagna ben fatta; sono necessari tempo e calma, non sempre disponibili, e un obiettivo chiaro da raggiungere nel momento in cui si decide di giocare contro.
Blackjack.
Commento di Giocatore d'Azzardo — Maggio 13, 2008 @ 10:17 am
Ufff, che palle, è comparsa un’emoticon casuale nel messaggio precedente; rimuovetela e metteteci una parentesi chiusa.
Blackjack.
Commento di Giocatore d'Azzardo — Maggio 13, 2008 @ 10:20 am
“che credibilità può avere chi promuove se stesso e crea, autonomamente, una tendenza, un marchio, all’interno del quale è presente? L’unica risposta che conosco è: nessuna.”
Prima qualcuno faceva l’esempio del surrealismo. Ma potremmo andare indietro fino al romanticismo. E tornare in avanti verso le avanguardie storiche, i vociani, la neo-avanguardia, il gruppo ‘63, l’avant-pop. Le tendenze letterarie si sono sempre “auto-teorizzate”, perché gli autori sono i primi a percepire le analogie tra il loro lavoro e quello di altri autori, mentre i critici di solito arrivano molto dopo. Che tu non sia obbligato a conoscere queste cose vabe’, il tuo campo è un altro, è il gioco d’azzardo. Ma che le ignori Binaghi, che è scrittore pure lui, boh.
Commento di Alessandro C. — Maggio 13, 2008 @ 12:03 pm
Elio, non è mio interesse “neutralizzare” un controcanto. La polifonia è necessaria. Anche un certo livello di cacofonia, senza esagerare. Soprattutto, non si posso far nulla contro il cinismo altrui sul mio conto, perché i processi alle intenzioni presunte sono molto aleatori. Io posso solo mantenere la rotta verso la coerenza tra le intenzioni espresse e i risultati ottenuti.
Commento di Wu Ming 1 — Maggio 13, 2008 @ 12:07 pm
Blackjack, io con Safari l’emoticon non la vedo, a che altezza del testo ti è scappata?
Commento di Wu Ming 1 — Maggio 13, 2008 @ 12:09 pm
Wu Ming1, io in 44. sono entrato nel merito, come chiedi.
Rispondi a quello, se credi.
Commento di vbinaghi — Maggio 13, 2008 @ 12:13 pm
@Wu Ming, l’emoticon ha fatto la sua indesiderata comparsa nel commento 49, terzo paragrafo, dopo il testo fra parentesi.
Per il resto sono punti di vista e, mentre nel caso della discussione che ci fu dalla Lipperini, il tuo punto di vista mi parve più che lineare e coerente, tanto da non riuscire a capire le motivazioni della discussione, in questo caso c’è qualcosa che non mi quadra.
Ma il mondo è bello perché ognuno ha le sue opinioni, se ne parla, a volte si cambia idea raramente, sempre c’è qualcosa da imparare.
@Alessandro, proprio non ci capiamo: auto-teorizzare è qualcosa di diverso dall’auto-promuovere. Mi fermo qui e vado a farmi un caffè in piazza, che è una bella giornata.
Blackjack.
Commento di Giocatore d'Azzardo — Maggio 13, 2008 @ 2:18 pm
… se qualcuno facesse un rapido riassunto di fatti e posizioni? Io non capisco più nulla!
Saluti
Commento di aiace — Maggio 13, 2008 @ 2:21 pm
c’era una volta un re che disse alla sua serva “raccontami una storia”
e la serva incominciò:
“c’era una volta un autore che disse ad un altro autore “dai spiegami un manifesto lettarario”
“e l’altro autore incominciò:
“”c’era una volta una serva che disse al suo re “dai raccontami una storia”
“”e il re incominciò
“” (da qui ognuno se la continui da solo) “”
può andare bene?
Commento di gunny1958 — Maggio 13, 2008 @ 3:06 pm
@Wu Ming1: Quell’accusa a me suona eccessiva e un po’ingenerosa (sebbene utile in quanto ben formulata) e penso che tu ti sia difeso - senza con questo arrivare a risolvere “contraddizioni” che sono di tutti quanti vivono entro una società (non mi sembra proprio che ci siano angeli in circolazione). Piuttosto vorrei che tu mi chiarissi un punto: il pensiero “ecocentrico” perseguito da tale letteratura, sarà “pensabile” soltanto attraverso una preparazione delle menti operata direttamente da tali opere (qualora esperite in misura sufficiente) oppure attraverso una successiva fase di concettualizzazione esso potrà in qualche modo distaccarsi dal suo contesto di generazione, per fornire dei contributi conformati ad una scientificità più ordinaria? In fondo una “distillazione” del genere viene in qualche modo prefigurata già dal testo in esame, ma quanto può estendersi, e dove starà la vera sostanza? Ecco: date le grandi ambizioni cognitive che vengono delineate, come ci si rapporta al sapere scientifico? Quale metodo della “cera persa” sarà in grado di filtrare via l’arbitrarietà e il delirio, così largamente presenti nel contesto della scoperta?
Commento di elio — Maggio 13, 2008 @ 4:05 pm
riferimento al 57: certamente! va talmente bene che credo che non servirà leggere il resto.
Poi, probabilmente, il fondo, ci sono libri belli e libri brutti.
Saluti
Commento di aiace — Maggio 13, 2008 @ 4:19 pm
si fanno pubblicità attraverso i grandi quotidiani intruppando amici e gente che non c’entra un cazzo con la loro poetica della minchia ma gli puo’ far comodo.
che cazzo di scrittori sono? uno scrittore sputa la sua merda e quella della società, non parla di quello che ha sentito soltanto nominare, come questi soldatini del sinistrismo knorr.
il problema è che hanno sempre ragione loro. te lo buttano al culo con la protervia della macchina editoriale. hanno la faccia tosta di predicare di lottare contro il loro padrone dall’interno.
se a me non piace chi mi da da mangiare lo mollo, no?
ma siamo ridotti a questo? siamo ridotti all’epica della camarilla? e a chiamarla in inglese, per infiocchettarla pronto uso per i mercati esteri?
ma chi se ne frega di un’epica fabbricata in laboratorio? la letteratura è roba per singoli, per giocatori d’azzardo, per tennisti, non per questi gruppettari col manifesto sotto al culo.
la letteratura è roba da uomini, da disperati, da fuori di testa; se hai tutte le rotelle a posto devi fare il manager.
e infatti…
non c’è nessuna epica, nè vecchia nè nuova. è il solito pacco, la solita spallata del mercato che questa gente ha la faccia tosta di dire di combattere.
se siete contro lo stato delle cose lottate contro lo stato delle cose, non siatene i servi furbi.
Commento di leo utica — Maggio 13, 2008 @ 4:49 pm
Cazzo, che bello non essere un letterato! :-)
p.s. Walter, nella libreria dove vado sempre non hanno i tuoi libri. Mò li ordino.
p.s.2 Doveva essere una discussione interessante. Non conosco i Wu Ming, francamente li ho sempre associati ad un fenomeno un po’ fighetto (come ce ne sono tanti anche nel mio campo). Scurati, leggo alcuni articoli su Tuttolibri quando lo compro; e non mi piace tanto: diciamo pure che mi sembra un allocco, con tutto il rispetto, e certamente con tutta la piacevolezza della sua persona come appare alla tele, e del suo scrivere.
Commento di Biz — Maggio 13, 2008 @ 5:33 pm
@ Valter. Se ho capito bene, la tua posizione è che “senza il divino non c’è epica”. Non sono d’accordo. E davvero basta esprimere questo concetto e dare qualche giudizio tranchant raggruppando libri tra parentesi per entrare nel merito? E’ tutto ancora troppo vago.
Venti giorni fa ti ho invitato a scrivere un testo di critica, ponderato e acuminato, per Carmilla. Venti giorni dopo, ti ritrovo che ti lamenti che Carmilla è una camarilla chiusa etc., a quell’invito non hai risposto, e al posto di quel testo c’è una sterile lamentazione sulle mafiette che ti escludono.
Insomma, cosa devo pensare? Oggi ti ho rinnovato l’invito. Se non lo accetti, poi non ti lamentare che ti escludiamo.
@ Elio. Abbi pazienza, della tua domanda non ho davvero capito nulla. Limite mio. Potresti mandarmi una mail dove la spieghi in parole povere e con meno ipotassi?
@ Leo Utica. Ok, qualcuno ti ha informato che noi “diciamo di combattere il mercato”. Siccome è il contrario esatto della nostra impostazione, mi permetto di dire che chi ti informa è un ignorante.
@ Blackjack. In questa discussione ho sostenuto le stesse cose che sostenni nell’altra. E non lo dico per amor di paradosso.
Ciao a tutti,
R.
Commento di Wu Ming 1 — Maggio 13, 2008 @ 7:00 pm
Scusate, c’è il solito problema, con Explorer non si vede il commento di Binaghi a cui Wu Ming 1 rispondeva…
Commento di Alessandro C. — Maggio 13, 2008 @ 7:04 pm
@Wu Ming1: Ok, grazie per la disponibilità di cui forse approfitterò. Mi scuso delle ipotassi (involontarie) anche con gli altri, allora.
Commento di elio — Maggio 13, 2008 @ 8:05 pm
Wu Ming, l’ultima e poi mi ritiro. Non mi pare che l’argomento della precedente discussione fosse la NIE. O sbaglio?
Blackjack.
Commento di Giocatore d'Azzardo — Maggio 13, 2008 @ 8:07 pm
Wu Ming1, io l’invito lo apprezzo e ringrazio. Non ho detto che non lo accetto per principio, ma come ti ho scritto “I 3 giorni all’Inferno” conteneva anche una teoria dell’immaginario nel modo che ora mi è congeniale, attraverso la didascalia del romanzo. Però in effetti quello che dico qui è troppo poco e se riesco provo a mettere giù qualcosa di più strutturato. Però ti prego di smetterla con l’argomento ad personam: le mafiette non hanno in primo luogo la colpa di escludermi, ma quella di dare una rappresentazione della narrativa italiana su un campione selezionato con dubbia oggettività. Se giri l’Italia e il web, vedrai che non sono il solo a pensarla così.
Commento di vbinaghi — Maggio 13, 2008 @ 10:02 pm
E’ difficile, bisognerebbe entrare molto nei testi. Io lo farei con tre o quattro, non di più, così sarebbe evidente l’intento esemplificativo (e non esaustivo, quale invece la tua farcita rassegna fa pensare). Se volessi omaggiarti ti direi perchè la seconda parte di Manituana con gli indiani a Londra e il conte Warwick centra in pieno, e magari il più celebrato Q molto di meno il tentativo di andare dal clichè all’archetipo, reinterpretando gli stereotipi del romanzo di genere alla luce di un’intuizione veramente poetica e non ideologica del piano metastorico. Quanto al “divino”, si tratta di una teologia del narratore non - come temi - di quella di Ratzinger. L’epica dell’Ariosto, ad esempio, muove dalla soave indifferenza degli dei pagani al teatro del mondo, e ci restituisce una contemplazione estetica che compone e risolve. Ecc.
Commento di vbinaghi — Maggio 13, 2008 @ 10:13 pm
Chiudo la mia: non scriverò a WM1, perché io l’email la riservo alle faccende “personali” e queste non lo sono affatto. Tutta la mia attività “intellettuale” si svolge ad un solo livello: per quanto possa essere scadente, non esistono valori “nominali” e valori “effettivi”. Questa è la mia “etica”, ed è precisamente quanto mi ha impedito di confluire (o permanere) in gruppi nelle cui retrovie si svolge invece un frenetica (e leggermente nauseante) attività, creando quel doppio livello di verità che di fatto scredita quanto viene poi offerto alla “luce del sole”, avvalendosi di tutti gli abbellimenti e inganni della propaganda (che tale rimane anche se viene “scientificamente” insegnata allo IULM).
Anche l’operazione NIE, come prima “l’anti-restaurazione”, si legge senza troppi misteri alla luce della teoria dei campi culturali di Bourdieu: si tratta di una forte azione di auto-legittimazione e - contrariamente a quello che può sembrare - non ci vedo in essa nulla di sbagliato, perché il paradosso dell’interesse nel disinteresse, che fonda la “logica” di questi campi, dovrebbe essere ormai cosa abbastanza nota. Credo che sia impossibile stabilire in questa fase se i valori nominali di tale azione siano soltanto degli specchietti per allodole, così come è impossibile stabilire di quanti “doppi fondi” disponga l’anima di una persona che conosciamo poco, o affatto. Una quota iniziale di ingenuità mi sembra giusto spenderla, perché altrimenti si perderanno tutte le occasioni, poi però bisogna anche attivare il fiuto. E il fiuto mi dice che una persona capace di sondare duecento romanzi per trarne l’essenza unificante, e che poi non riesce a “decodificare” un frammento che non voleva nascondere nulla ma soltanto “compattarsi” un po’ per non risultare invadente in casa altrui, non si trova nella modalità (o, come va di moda dire, “postura”) adatta ad un reale, o leale, approfondimento. Rimando dunque ad eventuali migliori occasioni.
Commento di elio — Maggio 14, 2008 @ 4:26 am
Secondo me l’epica dovrebbe contenere un germe di metafisica, proprio come dice Walter. Altrimenti è un buon romanzo, ma nulla più.
Mi permetto di riportare quel che ha detto Benedetto XVI ieri, stupende parole (Walter, se pensi che i tuoi lettori si offendano che cito il Papa, cancellami pure): “Umanità palpitante, ardore di fede, profonda umiltà pervadono i canti di Romano il Melode. Questo grande poeta e compositore ci ricorda tutto il tesoro della cultura cristiana, nata dalla fede, nata dal cuore che si è incontrato con Cristo, con il Figlio di Dio. Da questo contatto del cuore con la Verità che è Amore nasce la cultura, è nata tutta la grande cultura cristiana. E se la fede rimane viva, anche quest’eredità culturale non diventa una cosa morta, ma rimane viva e presente… Se la fede è viva, la cultura cristiana non diventa “passato”, ma rimane viva e presente. E se la fede è viva, anche oggi possiamo rispondere all’imperativo che si ripete sempre di nuovo nei Salmi: “Cantate al Signore un canto nuovo”. Creatività, innovazione, canto nuovo, cultura nuova e presenza di tutta l’eredità culturale nella vitalità della fede non si escludono, ma sono un’unica realtà; sono presenza della bellezza di Dio e della gioia di essere figli suoi.”
Commento di Elisabetta — Maggio 22, 2008 @ 3:27 pm
Se citiamo Wu Ming1 possiamo ciatare tranquillamente anche Ratzinger. O no?
Commento di vbinaghi — Maggio 22, 2008 @ 3:29 pm