Doctor Blue and Sister Robinia

Maggio 14, 2008

UN GRAN BEL ROMANZO

Archiviato in: recensioni — vbinaghi @ 10:52 am
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magliani dolcedo

Marino Magliani, Quella notte a Dolcedo, Longanesi, € 16,00

RECENSIONE DI VALTER BINAGHI, PUBBLICATA SU SATISFICTION, Maggio 2008

Quella notte a Dolcedo, si è consumata la tragedia dei corpi e dell’anima: l’eccidio, e peggio il
tradimento. Era il ’44, nell’Italia occupata: un soldato tedesco con le mani sporche di sangue vide
una bambina nascosta tra i rovi, e non lo disse al sergente.
Ultimamente, a Dolcedo (la Liguria è ancora occupata dai tedeschi, pacificamente però: pian piano si sono comprati interi paesini in collina, semi abbandonati), si aggirano due anime senza pace: un vecchio straniero che vive di espedienti, una vagabonda indigena, che parte e ritorna da quando era ragazza. Ci sarebbero tutti gli ingredienti per un noir e perfino per una sgangherata storia d’amore tra reduci, ma la forza di un narratore compiuto come Marino Magliani sta proprio nell’indossare le convenzioni del genere e scioglierle in una vicenda inedita e potente, che attraversa cinquant’anni italiani come uno scavo nei meandri della psiche collettiva.
C’è cultura in Magliani, non di quella libresca e intercambiabile, ma dell’Omero che interroga le rughe dei vecchi e le pietre per conoscere il passato dai solchi che lascia, e col legno storto dell’ulivo della sua terra identifica percorsi simili e mai uguali per i suoi personaggi. Come nei due romanzi precedenti, i suoi protagonisti anelano a un futuro che sciolga l’enigma del loro passato, prigionieri senza catene di una promessa irrealizzata, e più di tutto unici testimoni di una verità negletta ma adesso improcrastinabile, una salvezza che è nascosta nella loro memoria e spetterà al narratore dire al mondo. Il romanzo che avevi iniziato sedotto dal piglio avventuroso, da lettura dilettevole diventa la parola necessaria, l’urgente epifania di un destino altrimenti strozzato. Finisci di leggere, non perchè vuoi sapere, ma perchè vuoi che essi vivano o possano morire in pace.
Due i segreti di Magliani, per farti camminare insieme ai suoi eroi raminghi, al punto da sentirne la fatica di vivere. Una conoscenza non psicologica ma poetica della psiche, e poi una scrittura sapida, una voce che non si finge universalmente urbana ma è tutt’uno col passo regolare di chi conosce le salite del paesaggio ligure, la pietra cotta dal sole e il torrente, la quiete dei muri a secco e la scorbutica ospitalità del rovo. Una prova convincente, quanto e più delle precedenti, da parte di un narratore che ha ormai una fisionomia schietta e una posizione necessaria, erede degli scrittori veraci di cui la Liguria è stata a suo tempo generosa.

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