Doctor Blue and Sister Robinia

Maggio 15, 2008

IL CORPO E LA SCRITTURA di Valter Binaghi

Archiviato in: Pensiero, Scritture — vbinaghi @ 1:12 pm
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galoppo

Tra discussioni e letture incrociate che vado facendo con un’amica, questo tema emerge di prepotenza. Ho ritrovato questa pagina, che ho scritto nel ‘77, a vent’anni. La ripropongo non per il suo valore letterario, ma perchè mentre la scrivevo ho avuto quello che gli inglesi chiamano un “insight”, una presa di coscienza profonda rispetto all’atto dello scrivere, che non mi ha mai più abbandonato. E poi perchè mi commuove rileggerla: era il mio commiato dall’adolescenza, un’adolescenza turbolenta e febbricitante, ma l’unica che mi sia potuto permettere.

L’adolescente é ladro, mendicante spudorato e vittima.
Lui arriva e saltella come una capra, giunge in cima all’Epoca e si morde le mani, “Perchè vi siete mangiati tutto quanto - dice - e non ci sono più cime da superare, qui.”. Non c’è da fidarsi: pare che uno Spirito visiti il suo sonno, che il vento lo scuota, che sia consumato dal fuoco.

Chi è stato adolescente (e non tutti lo sono stati, poichè - come voglio mostrare - l’adolescenza è la risposta ad una urgenza singolare, che accade nel modo dell’elezione), chi ha corso il mondo inappagato e fremente come in una foresta incantata, ha conosciuto quella stagione il cui solo frutto è il presagio; costui ha avuto lungamente come unica dimora l’altrove, ha saputo anche nelle soste più miti il bruciore dell’assenza e dell’esilio… E’ certo che, almeno una volta, tu hai avuto sul volto lo sfregio della demenza innocente, se non vuoi trovarti ad abitare queste scritture solo tuo malgrado, come quello che visita titubante la stanzuccia squinternata del mentecatto.
Eppure qui non è l’adolescenza la vera protagonista. Anzi se ancora mi trovassi a vedere con i suoi occhi, qui non potrebbe deporsi la scrittura - uno scarafaggio nero, un celebrante - qui sulla pagina, poichè l’adolescenza non conosce il suo interlocutore, e il sogno e la scrittura si appartengono soltanto escludendosi a vicenda. L’adolescenza non ha parole: essa le sfiora appena, partecipa all’obliquità essenziale di ogni contatto, ma delle immagini trattiene solo l’atto del loro stesso infrangersi quando, interrogate sul destino del viandante, le immagini schiantano e dissolvono ogni profilo…L’impazienza non lascia vivere le apparenze per se stesse, ma tutto riporta alla sua Sfinge dolorosa… e non restano che il Cielo e la Terra.
Il desiderio adolescente non ammette permanere d’incertezza, e castiga le sue stesse domande col tumulto silenzioso della corsa. La sua scrittura è la bava interminabile del puledro lanciato al galoppo: non sa rapprendersi, non sa interrompersi e sostare, non si fa parola, elude più che indicare, è ancora corpo ansante … E allora, chi potrà mai raccontare la sua vera Apocalisse ?
Se la fuga del mondo in un vortice, se la corsa è terminata e noi siamo ormai coloro che dis-corrono, non ci troviamo forse qui per prendere distanza dalla febbre che ci divorava un tempo? Solo quando la dolorosa mutazione si è compiuta, ecco, l’Orizzonte appare e ci dice i confini del mondo: i quattro bordi della pagina, l’accesso al discorso…
Ormai hai capito : Adolescenza è per me il risveglio di un Nume esiliato e furioso, ed ogni scrittura è Alleanza, Incantamento.
Oggi ,dal luogo del nostro operare , noi raccontiamo la giovinezza, costringiamo al concetto il proteiforme che ci atterriva, minimizziamo i suoi prodigi …Eppure, in un caso possiamo serbarne il segreto : quando essa avrà lasciato a noi, esseri dell’Opera e dell’Edificio, quello sfacelo glorioso ch’è il suo stesso stile… la vertigine …
Noi costruiamo case e imbarcazioni al linguaggio; ma se il cuore della parola sapesse ancora fremere, distogliersi all’indirizzo e fluttuare un poco, saggiando intorno a sè il fondo oscuro del desiderio - è da lì che la parola trae il suo splendore - allora la Poesia ci desterebbe ogni volta al prodigio dell’evento. Qui, dalle rovine del mondo pacifico, l’abituale, sorge il cosmo glorioso della Promessa.
Io non ho occhi che per esso.

3 Commenti »

  1. Ciao, sono Lucio, oggi ti ho inviato un commento a “la mente e la scrittura…”
    buona usanza è presentarsi quando si entra in casa altrui, lo faccio richiamando la tua pagina “adolescenza corpo, scrittura”, perché nel ’77, da anni, calpestavamo gli stessi territori, coltivavamo in quelle stagioni, ognuno con la propria identità di adolescenti, il sogno del “cosmo glorioso della Promessa”.
    Valter e Roberta, entra in automatico, per il pensiero della mia adolescenza siete un unico essere,
    Valter adolescente che parlava un linguaggio metafisico e vedeva nel pensiero biologico il livello più basso della conoscenza umana e Roberta, sensibile come la pittura scelta per illustrarLa.

    “considerate la vostra semenza:
    fatti non foste per esser come bruti,
    ma per seguir virtute e conoscenza”

    novelli Ulisse tentammo anche noi di varcare le colonne dell’impossibile, con il corpo e con tutto ciò che ha a che spartire con il corpo, i segni del divenire eracliteo, “il corpo e le sue ragioni” direbbe Nietzche; e, forse, “le case e le imbarcazioni al linguaggio”, approdo inevitabile per la “dolorosa mutazione”, sono anch’esse ricerca di un linguaggio autentico che cerca nella tensione della parola di scoprire l’indicibile e la tenebra.
    Scriveva la Bachmann “la realtà acquista un linguaggio nuovo ogniqualvolta si verifica uno scatto morale, conoscitivo…”

    e ci ritrovammo davanti ben altre realtà, non più sogni e desideri ma vere e proprie realtà biologiche con i propri odori e le proprie debolezze
    “in ogni caso nessun rimorso” recita un titolo di Cacucci
    dai tuoi testi, dalle poesie di Roberta leggo le coerenze interiori degli strumenti usati per navigare tra le colonne di un tempo e tra le nuove colonne, leggo che state forgiando nuovi strumenti per gli adolescenti di oggi e di domani,
    per me, oggi che scopro il vostro blog, è meraviglioso saperVi insieme
    un abbraccio - lucio
    nota a margine:
    per collocarmi tra gli adolescenti di allora pensate a Dante, Lino, Patrizia e al Circolone anni 74/79

    Commento di lucio — Maggio 16, 2008 @ 8:43 pm

  2. Lucio di San Vittore?

    Commento di vbinaghi — Maggio 17, 2008 @ 1:30 am

  3. come sister robinia anch’io sono guardingo nei confronti della rete e penso che essa stessa rubi l’anima, motivo per cui navigo coltivando il Tao del distacco e metabolizzo lentamente quello che leggo, scusa quindi se rispondo solo ora: no, non lui, e proprio per non essere confuso con l’omonimo,taglia forte, ma non era di cerro?, fui alias renzino; 30 anni e più son molti e non voglio fare operazione nostalgia per cui non ti rubo altro spaziotempo, vado a metabolizzare l’ultimo tuo libro, a dire il vero l’unico letto, non senza essere rimasto perplesso al richiamo che fai al filosofo a proposito del quale mi permetto di suggerirti il libro di josé pablo feinmann ed. neri pozza, del quale, per non rovinare l’invito alla ricerca che fai agli altri lettori, ometto il titolo che contiene proprio il nome del tedesco.

    Commento di lucio — Maggio 18, 2008 @ 4:53 pm

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