Doctor Blue and Sister Robinia

Maggio 23, 2008

DELL’EPICO E DELL’IDEOLOGICO di Valter Binaghi

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 7:28 pm
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cavalieri

“Le donne, i cavalier, l’armi e gli amori
Le cortesie, le audaci imprese io canto”
Così Ludovico Ariosto, dichiarando la materia epica dell’Orlando Furioso.
Ma la “generosa erculea prole” cui dedicava il poema era il cardinale Ippolito d’Este, uno che è morto come è morto: dopo un pranzo di dodici portate, ha chiesto un vassoio di gamberi. Un maiale praticamente, anche se avvolto nella porpora cardinalizia.
E’ capitato e capiterà, purtroppo, che la nobiltà della ricerca artistica debba consegnarsi ad autorità abusate o a categorie consunte, per definirsi e avere luogo. Ma non è cosa a cui ci si dovrebbe rassegnare facilmente.

E’ importante per l’arte e la letteratura, proprio perchè pubblici per definizione (si propongono come rivoluzione permanente del dire e del rappresentare comune), evitare non solo il servilismo al mecenate di turno, ma soprattutto l’appropriazione politica del senso, l’ipoteca ideologica che pretende di amministrare l’interpretazione del testo. Chiuderebbe la semiosi infinitamente possibile in un’allegoria a chiave, dettata da sotto-culture la cui storia impone limiti ermeneutici all’opera, anzichè lasciarne la risonanza all’organo poetico che può valorizzarne la vitalità.
Gli otri vecchi rovinano il vino nuovo.

Quando Wu Ming1 nel suo sito, linkando gentilmente la discussione che abbiamo fatto qui, mostra quasi stupore del fatto che “il catto-tradizionalista Binaghi”, possa dire qualcosa di pertinente in argomento, lascia intendere che, per esempio, un cripto-marxista o un gaio nichilista abbiano migliori possibilità di intelligenza del fenomeno.
Ora, a parte che catto-tradizionalista mi descrive almeno tanto quanto “abitante a Busto Garolfo” e “marito di Roberta” (ma anche “vetero-interista” e “indossante jeans marcati Levi’s”), trovo che questo sia il vero problema che affligge gli intellettuali italiani. Prima della luna, vedono ancora il dito.
Ma ho buone speranze. Sento che le vecchie pentole sono senza manici, e si vuole piuttosto mettersi come antenne a riconnettere l’intimità dell’ispirazione alla storia, per quello che la storia offre di inesauribili rivelazioni, non di formule conclusive.
Nell’avventura del Significato, siamo tutti compagni di viaggio.

15 Commenti »

  1. Credo che WM1 intendesse dire che, benché lontanissimo da lui (e da me), hai dato prova di molta più costruttività di tanti altri, teoricamente di sponde più prossime. Il che mi sembra un modo per dire di NON fare attenzione al dito.

    Commento di girolamo — Maggio 23, 2008 @ 7:46 pm | Replica

  2. Ma si, Girolamo. Te l’ho detto e te lo ripeto: io credo che questa fase storica apparentemente così disgraziata per questo paese, con la consunzione di tutto ciò che fino a poco fa ci sembrava autorevole e rassicurante, sia in realtà una grande occasione di rinnovamento e di pensiero, e sono sicuro che “le menti migliori della mia generazione” non se la lasceranno sfuggire.

    Commento di vbinaghi — Maggio 23, 2008 @ 7:54 pm | Replica

  3. E’ precisamente come dice Girolamo, intendevo quello, e quindi guardavo la luna. Però lo sapevo che reagivi così, lo sapevo! :-)))

    Commento di WM1 — Maggio 23, 2008 @ 8:22 pm | Replica

  4. Cosa ti aspetti da uno scoreggione reazionario?

    Commento di vbinaghi — Maggio 23, 2008 @ 8:26 pm | Replica

  5. Un bel “prooot”! :-)

    Commento di WM1 — Maggio 23, 2008 @ 8:58 pm | Replica

  6. Dall’Orlando al Bertoldo. Ma si, che oggi sono in buona.

    Commento di vbinaghi — Maggio 23, 2008 @ 9:08 pm | Replica

  7. Binaghi dice:
    “…E’ importante per l’arte e la letteratura [...] evitare non solo il servilismo al mecenate di turno, ma soprattutto l’appropriazione politica del senso…”

    ora, e nonostante la fatica che faccio a seguirvi, dico: se mi è chiara la seconda (perché a ragione o torto esiste), non mi è chiara la prima. Ovvero, nello specifico chi è il mecenate di turno?

    Grazie

    Commento di aiace — Maggio 24, 2008 @ 12:13 am | Replica

  8. Aiace, io ho inteso il richiamo a Ippolito d’Este come frecciata a me (che sono di Ferrara) e a Girolamo (che vive a Ferrara), nella doppia veste di eredi (indegnissimi) del mestiere ariostesco ed ex-sudditi del succitato maiale :-)

    Commento di WM1 — Maggio 24, 2008 @ 12:39 am | Replica

  9. …già ma il richiamo storico serviva (immagino) per il lancio della frase nel contesto attuale. E quindi, ripeto, chi sarebbe il mecenate di turno? L’editoria Berlusconiana? L’editoria CaraccioScalfarescaRepubblica? Feltrinelli del fu tralicccio? La Spectre? Chi?

    Saluti

    Commento di aiace — Maggio 24, 2008 @ 12:47 am | Replica

  10. Non penso che Valter volesse far polemica sul fatto che pubblichiamo con l’Einaudi, che è parte del gruppo Mondadori, la cui quota di maggioranza è di Mediaset, il cui maggior azionista non è ancora giunto alla tredicesima portata…

    Commento di WM1 — Maggio 24, 2008 @ 1:24 am | Replica

  11. Miiiiiiii… la tredicesima portata: potrebbe essere il titolo per una bella storia. Una di quelle vicende da vecchio cantastorie che ti lasciano a bocca aperta. Ma i cantastorie adesso non si trovano più, sono scomparsi; digeriti lentamente, come gli arrotini e lo stagnino e l’uomo col carretto che raccattava i tocchi di ferro e rame. Mangiati, assieme ai gamberi :-)

    Blackjack.

    Commento di Giocatore d'Azzardo — Maggio 24, 2008 @ 2:20 am | Replica

  12. No ragazzi, io questa cosa della polemica editoriale non la intendevo proprio, Se mi pubblicasse Einaudi farei salti di gioia, perchè è un signor editore, punto. E neanche Ippolito d’Este come frecciata a scrittori ferraresi. Soltanto, sto provando a entrare con tutt’e due i piedi in una discussione che sento mia e di tutti, perchè riguarda l’ampiezza del significato in letteratura, e mi dispiace essere oggetto di preclusioni o caricature ideologiche che però, a conti fatti, mi sembrano più elementi residuali nel linguaggio che usiamo che sostanza dei rapporti intellettuali.
    Credo che stiamo cambiando, tutti quanti.

    Commento di vbinaghi — Maggio 24, 2008 @ 2:45 am | Replica

  13. sarà mica un’offesa essere catto-tradizionalista!

    Commento di Luigi — Maggio 24, 2008 @ 5:49 pm | Replica

  14. Non è questo il punto, Luigi. E’ che abbiamo bisogno di tornare a pensare le cose, obbedendo al richiamo del reale, prima e più che a culture di appartenenza, se si tratta di fare ricerca sul serio. In letteratura non esiste ortodossia o eresia. Di nessun genere.

    Commento di vbinaghi — Maggio 24, 2008 @ 6:16 pm | Replica

  15. ero volutamente un filino OT, Valter.

    “obbedire al richiamo del reale”, il principio di realtà, questo è il filo rosso (oggi si direbbe le keywords) per cui seguo con grande interesse quanto scrivi (a proposito, very interesting il libro di Gambescia su Del Noce che hai recensito qui)

    Commento di Luigi — Maggio 24, 2008 @ 6:33 pm | Replica


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