(Da: Ovidio, Le metamorfosi, traduzione di Piero Bernardini Marzolla, Einaudi 1979)
Forse che i metalli rappresentano oltre che stati della materia diverse forme di nobiltà dell’essere? Gli antichi lo credevano, come attesta il mito delle età del mondo. Forse che alla degenerazione operata dal tempo si può opporre un processo inverso, ossia una nuova creazione che ritrasformi i metalli vili nell’oro primigenio? Gli alchimisti lo credevano, come attesta il mito della Grande Opera.
Fiorí per prima l’età dell’oro; spontaneamente, senza bisogno
di giustizieri, senza bisogno di leggi, si onoravano la lealtà
e la rettitudine. Non c’erano pene a incutere paura, né parole
minacciose si leggevano su tavole di bronzo, né gente implorante
clemenza temeva le labbra del giudice, ma tutti vivevano sicuri
senza che alcuno li tutelasse. Non ancora, tagliato dai suoi
monti, il pino era calato sulle limpide onde per visitare terre
straniere, e ogni mortale non conosceva altri lidi all’infuori dei
propri. Non ancora fossati scoscesi cingevano le città, non c’era
la tromba di bronzo, diritta, non c’erano corni di bronzo, ricurvi,
né elmi, né spade c’erano: senza bisogno di soldati, i popoli
vivevano tranquilli in molli ozi. E la terra, non obbligata, non
toccata dal rastrello e non squarciata da vomeri, produceva ogni
cosa da sé, e gli uomini si accontentavano dei cibi creatisi
spontaneamente, raccogliendo i frutti del corbezzolo, e le fragole
montane, e le corniole, e le more attaccate alle siepi spinose, e
le ghiande che cadevano dal vasto albero sacro a Giove.
Era primavera eterna: con tiepidi soffi i placidi Zèfiri accarezzavano i
fiori nati senza seme, e prontamente il suolo produceva, non arato,
le messi, e i campi senza dover restare a riposo erano gialli di
grosse spighe. Fiumi di latte scorrevano, fiumi di nèttare; giú
lungo il verde leccio stillava il miele biondo.
Quando Saturno fu spedito nel Tartaro tenebroso e il mondo
si ritrovò sotto il regno di Giove, subentrò l’età dell’argento:
piú scadente dell’oro, ma di pregio maggiore del fulvo bronzo.
Giove ridusse la durata originaria della primavera, e fece scorrere
l’anno attraverso inverno, estate e incostante autunno e
primavera breve: le quattro stagioni. Allora per la prima volta
l’aria si fece incandescente, riarsa da secche vampate, o pendette
in ghiaccioli sotto i morsi del vento. Allora per la prima volta gli
uomini si ripararono in case: da case funsero grotte e arbusti
fitti e verghe legate insieme con fibre. Allora per la prima volta
si seppellirono in lunghi solchi i semi di Cèrere, e i giovenchi
gemettero sotto il peso del giogo.
Seguí per terza l’età del bronzo: d’indole piú crudele, e piú
pronta ad usare le orribili armi; scellerata, però, non ancora.
L’ultima, fu quella del ferro duro.
D’improvviso, in quest’epoca di tempra peggiore, irruppe
ogni empietà; fuggirono il pudore e la sincerità e la lealtà, e al
loro posto subentrarono le frodi e gli inganni e le insidie e la
violenza e il gusto sciagurato di possedere. Si spiegavano le vele
ai venti, a quei venti che il marinaio ancora conosceva appena; i
legni che a lungo erano rimasti sugli alti monti danzarono sui
flutti sconosciuti. Sul suolo, prima comune a tutti come la luce
del sole e l’aria, con cura l’agrimensore tracciò lunghi confini. E
non soltanto si pretendeva che la terra, nella sua ricchezza, desse
messi e alimenti, ma si discese nelle sue viscere, e ci si mise a
scavare i tesori, stimolo al male, che essa aveva nascosto vicino
alle ombre dello Stige. Cosí il ferro pernicioso e l’oro piú pernicioso
del ferro furono portati alla luce: ed ecco, compare la guerra,
che combatte con l’uno e con l’altro e squassa con mano
insanguinata armi crepitanti. Di rapina si vive: l’ospite non può
fidarsi dell’ospite né il suocero del genero, e anche i fratelli di
rado si risparmiano. Trama il marito la morte della moglie, lei
quella del marito. Terribili matrigne mestano lividi veleni. Il
figlio fa i conti sugli anni del padre, prima del tempo. Vinta giace
la bontà, e la vergine Astrèa(1) lascia – ultima degli dèi – la terra
madida di sangue.
NOTE
(1) Impersonava la giustizia. Lasciata la terra, si rifugiò in cielo, dove rifulge come stella nella costellazione della Vergine.
Metalli
Si distinguano i soffiatori di carbone, folli inseguitori di illusioni che vollero generare dal vile metallo il volgare oro per fini di lucro, per poi ritrovarsi, abbandonata definitivamente la via del Cielo, ad inseguire attraverso l’arrogante controllo della materia e della natura il riscatto della vita,
dai prudenti saggi ricercatori il cui scopo era, ed è, la fusione di corpo, mente e spirito, metamorfosi dell’essere, quella che dai più è conosciuta come Pietra Filosofale.
Recita la Tavola Smeraldina attribuita ad Ermete Trismegisto
“È vero senza errore e menzogna, é certo e verissimo.
Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, per compiere i miracoli della Cosa-Una (…)”
Astrologia ed Alchimia, Pianeti e Metalli
sole – oro, luna – argento, mercurio – argento vivo, venere – rame, giove – stagno, marte – ferro,
saturno-piombo: ad ognuno simboli e significati spirituali.
La meta quindi, pur passando dalla materia, è spirituale e conoscitiva alla ricerca dell’ordine e dell’armonia del Cosmo.
L’Adepto alla Grande Opera per conoscere e crescere, per mettersi in “risonanza”, dovrà fare tra la distillazione dei quattro elementi ed i rituali purificatori, tra le dissoluzioni e le coagulazioni, un percorso non più essoterico ma esoterico:
“Visita interiora terrea rectificandoque invenis occultam lapidem” (visita le parti interne delal terra e migliorandoti troverai la Pietra nascosta)
La Ruota dell’Esistenza
Primo Respiro (Krita Yuga 1.728.000 anni ) – verità – 4
Al suo risveglio Brahma sente il fresco della stagione il profumo delle grandi foreste e si disseta del latte e del miele dell’Oceano:il Dharma è legge, gli uomini vivono nel reciproco rispetto, la natura dà frutti incontaminati, tutto scorre secondo il Sacro Tempo;
Secondo Respiro (Treta Yuga 1.296.000 anni) – riti – 3
Brahma si compiace della luce che irradia:la calda stagione innervosisce gli uomini, l’aria umida annuncia le grandi pioggie nell’aria c’è odore di sudore umano, il Dharma viene meno,
Terzo Respiro (Dvapara Yuga 864.000 anni) – indecisione – 2
Brahma sbadiglia: la legge del Dharma non tiene più a freno le passioni e le vendette degli uomini, l’aria odora di terra e sangue;
Quarto Respiro (Kali Yuga 432.000 anni) – conflitti – 1
Brahma si distende: gli uomini vogliono fare da sè, orgoglio ed invidia li acceca, non c’è più lo spirito a governare il mondo, tutto si corrompe, tutto è fugace, l’aria è intrisa dell’odore della morte.
“immersi nell’ignoranza, sicuri di sé si ritengono saggi, gli sciocchi s’aggirano urtandosi l’un l’altro come ciechi guidati da altri ciechi” (Manduka Upanisad I – 2 -8).
Il Grande Sonno
Sono passati 12.000 anni secondo il conteggio degli umani, 1 Mahayuga, 1/360.000 della durata del giorno di Brahma, (un giorno di Brahma equivale a 4,32 miliardi di anni umani cioè un Kalpa).
Sono passati 12.000 anni, un ciclo, il mondo si è dissolto ma i cicli si ripeteranno sino a che, alla fine del giorno, Brahma si addormenterà. Il suo sonno durerà una notte, la notte di Brahma dura un Kalpa, 4,32 miliardi di anni. Il mondo conoscerà la dissoluzione totale, poi Brahma si risveglierà con un Grande Respiro per dare inizio a nuovi Cicli, il Cielo nel frattempo si è mosso al 15° grado.
OM namo anantaya kalantakaya(onore all’interminabile distruttore del Tempo: Shiva)
Commento di lucio — Maggio 29, 2008 @ 11:03 pm |