DI VALTER BINAGHI
(Pubblicato in “Per la Filosofia” n° 20, dicembre 1990)
Anche questi racconti risalgono a molti anni fa, e anche questa serie vi ripropongo a puntate. Ogni tanto, oltre che discettare sul simbolo, bisogna pur provare a simbolizzare.
Che cosa? L’indicibile, naturalmente.

IL MITO DELL’ORIGINE
Fu Hermes, il signore dell’aria, colui che conduce il profumo della rosa alll’amante e lo risveglia dal sonno, fu lui a donare un giorno ai mortali il divino gioco della trottola.
Il cerchio stava sopra come il cielo, il quadrato stava sotto, come la terra. Con l’ausilio di un perno assiale il cerchio poteva girare nel quadrato e il quadrato possedeva un centro.
Gli uomini giocarono a lungo questo gioco divino, e nel gioco del mondo danzarono di buon grado.
Poi un giorno un bimbo ammalato, consumato da un tedio inguaribile, ruppe il giocattolo, da sempre muto al suo cuore.
Allora ciò che è in basso si allontanò da ciò che è in alto, il conforme si mutò in dissimile e dell’antica musica si perse anche il ricordo.
Molti, molti anni dopo il filosofo, passeggiando sulla spiaggia, ritrovò i due pezzi e si provò ad avvicinarli, ma nessuna armonia ne scaturì perché mancava ancora il perno: qualcosa come un albero, che avesse radici nel cielo.

IL SONNO DEL SAPIENTE
Si dice che, prima della generazione attuale, quando ancora la stirpe dei filosofi non aveva visto la luce, la terra fosse abitata da una razza di uomini divinamente sapienti. Uno di costoro, di nome Epimenide, un giorno penetrò in una grotta sacra a Zeus e lì si addormentò, dormendo per molti, moltissimi anni.
Si risvegliò in un altro tempo, e il mondo era molto mutato. Appena gli uomini lo conobbero, si sparse la fama della sua sapienza e molti si recavano da lui. Tra questi giunse un giorno il re Odisseo di Itaca. Egli voleva tutto conoscere e raggiungere le colonne d’Ercole, dove si trovano i confini del mondo, ma venti contrari lo sospingevano ogni volta indietro, e !’impresa era più volte fallita. Così si recò da Epimenide e gli chiese: «Perché l’oriente e l’occidente non si possono ricongiungere?».
Il sapiente rispose:« Hai forse misurato la loro distannza, per sapere che sono separati? Nel tempo da cui provengo vivevano uomini regali. L’uomo regale è come il sole: cammina sempre senza mai allontanarsi dal centro. Poiché non desidera splendere in un luogo piuttosto che in un altro, non v’è luogo che gli sia lontano. È tanto discreto da sembrare invisibile: perciò in lui Cielo e Terra si specchiano fino a compiacersi. Non stacca la creta dalla ruota finché la forma è ben tornita: per questo i suoi vasi sono pieni di grazia. Molto diversi da questo sono gli uomini dell’attuale generazione. Nulla qui mi attrae: ho deciso di tornarmene a dormire, sperando di risvegliarmi in un tempo migliore». E fece per andarsene.
« Ancora un momento», lo trattenne Odisseo: « Dimmi prima: come potrò raggiungere l’Occidente?».
« Ancora non lo sai?» sorrise Epimenide: « È perché l’hai lasciato che conosci la sua esistenza. Ora hai un sogno da sognare, ma non procedi più in circolo. C’è sempre nuova terra sotto i tuoi passi, ma non c’è limite al tuo cammino. Forse salirai tanto in alto da dominare il mondo, ma non saprai più dove posare il capo. Sarai un Re senza regno, una coscienza senza dimora».

















