
(Da: Struttura e significato della Metafisica di Aristotele, EDUSC, Roma 2006)
Tutti gli oggetti fisici (cioè le sostanze individuali) sono sinolo [= tutt’insieme] di materia e forma
(e, anche, di potenza e atto). La materia è ciò di cui gli oggetti fisici sono fatti, mentre la forma è
il modo in cui sono organizzati. Materia e forma non sono però le parti di un tutto: la forma non è
uno dei componenti dell’oggetto fisico, ma piuttosto il modo in cui è organizzato.
Esempio di Aristotele: c’è la lettera A e c’è la lettera B; se noi le mettiamo insieme otteniamo la sillaba BA: ciò che fa sì che BA sia ciò che è, cioè una sillaba, non è né la lettera A né la lettera B, è la forma – cioè il modo in cui sono organizzate – che tiene unite A e B. Aristotele dice: “la sillaba è un qualcosa che non è riducibile unicamente alle lettere”. (…)
Questo vale in particolare per le sostanze viventi, che costituiscono il modello cui si ispira la teoria
aristotelica. La forma, quando si ha a che fare con le sostanze viventi, è l’anima. (…)
Aristotele definisce l’anima – in generale – come la forma di un corpo naturale che ha la vita in
potenza, cioè che ha la capacità di vivere, o, anche, come l’atto primo di un corpo naturale che
ha la vita in potenza, cioè essa è la capacità [questo significa atto primo] di vivere posseduta dal
corpo vivente.
Questa è la definizione aristotelica di anima in generale, cioè di qualunque vivente, pianta, uomo,
animale. I viventi sono corpi naturali, cioè esistenti in natura e non prodotti artificialmente dall’uomo,
che hanno la vita in potenza, cioè che hanno la capacità di svolgere da sé le funzioni in cui
consiste il vivere per ciascuno di essi. L’anima per Aristotele non è dunque un’entità a sé stante
come per Platone, né una parte dell’uomo né l’uomo stesso, ma ciò che distingue un vivente da un
non vivente. La forma di un corpo è il modo in cui esso è strutturato e in cui esso funziona: la
forma, o anche atto primo, non è – come si è detto – una parte che formi un tutto insieme col corpo,
ma è ciò che fa sì che il corpo sia un tutto vivente e unitario. L’atto primo è il possesso attuale della
forma, cioè della capacità di fare qualcosa (distinto dall’atto secondo, il quale è l’esercizio hic et
nunc di tale capacità).
Anima, dunque, significa il possesso attuale della capacità di vivere di un corpo che ha la vita in
potenza; essa è quindi il principio di organizzazione di quel complesso di capacità e di funzioni
che permette di distinguere un corpo vivente da un corpo inanimato; questo significa che quando gli
elementi da cui sono composte le cose del nostro universo assumono una configurazione tale che
consente loro di riprodursi, di nutrirsi, di crescere e di deperire, di essere principio di movimento, di
percepire, di comprendere e di comprendersi, la presenza di una, o di tutte queste funzioni in una
porzione di materia, consente di definirla come vivente e la forma che ne organizza l’attività è
l’anima.
Da questa breve esposizione di uno dei maggiori studiosi italiani del pensiero aristotelico, si possono desumere alcune osservazioni che ci permettono di integrare il percorso iniziato con gli ultimi post.
1) Se, come abbiamo visto, non possiamo percepire il reale se non in termini di forma o immagine (dal punto di vista sensoriale i due termini si possono considerare sinonimi), e se mimeticamente, ossia assumendo forme adattate all’ambiente noi rispondiamo positivamente alle provocazioni della natura e della società, questo accade perchè la forma è la legge stessa del vivente.
2) La forma vivente non è mera disposizione, ma organizzazione dinamica, che il principio vitale (psiche o anima) guida fino alla realizzazione piena delle proprie potenzialità (Aristotele chiamava questa finalità intrinseca al vivente “entelechia”)
3) La realizzazione delle potenzialità umane prevede, oltre al dispiegamento vitale e riproduttivo e alla soddisfazione sensoriale, la consapevolezza dell’essere inteso come forma.
Fa bene ripassare ogni tanto Aristotele: si capisce perchè per secoli è stato e continua ad essere considerato un pensatore “con gli attributi”…
Le considerazioni riguardo l’uomo sono sempre (Aristotele,Berti,Biraghi, Delfini..non importa)complicate.
Sembra di sapere (a livello intuitivo) di chi/che cosa stiamo parlando, ma non è poi così facile esprimere e formalizzare pensieri, concetti e teorie che salvino “capra e cavoli”.
Occorre infatti che la definizione di “uomo” sia valida per un filosofo sveglio, ma anche per un bambino di tre mesi, per un aborigeno australiano addormentato, per un paziente sotto anestesia, per chi è in coma, per i malati di Alzheimer, per i gemelli siamesi… anzi nell’ultimo caso, bisogna che ad “un” corpo fisico corrispondano due “anime”…
D’altronde, se fosse un argomento facile, non ci sarebbe dibattito ancora acceso dopo qualche decna di secoli !
Commento di enrico d. — Giugno 19, 2008 @ 10:14 am |