Doctor Blue and Sister Robinia

Giugno 21, 2008

BREVE STORIA FILOSOFICA DELL’OCCHIO(1) di V. Binaghi

(Pubblicato in Per la Filosofia, numero 18, aprile 1990, Editrice Massimo)

Come andò che il mondo delle forme e delle immagini si dissolse come un sogno, per lasciar posto al regno della quantità e della misura? Quale intelletto amputato del cuore ha perpetrato il divorzio tra Bellezza e Verità? Domande tremende, cui si può rispondere solo col sorriso sulle labbra, se non si vuole precipitare nella vertigine che esse aprono sotto ai nostri piedi post-moderni. Così, mi è tornata in mente questa favola filosofica, che scrissi molto tempo fa, con l’irriverenza di un trentenne ancora fresco di studi, che credeva ancora di poter smascherare la menzogna del mondo. Ve la propongo in tre puntate.

IL CANNOCCHIALE DI GALILEO

« Come punge la barba del tuo babbo!» mormorò stancamente Galileo. E abbbozzò un vago sorriso che mal celava la pena. Poi, staccando la sua dalla guancia emaciata del bimbo, sospirò. Quale mai poteva essere la causa di quello strano, improvviso malore? Il suo figlioletto da due giorni non mangiava più; non sorrideva, né rispondeva alle richieste accorate del genitore: ma una lacrima, come un malinconico gioiello, brillava nell’occhio grande e puro.
Arrivò il cerusico. Lo visitò, si grattò la barba e chiese: « Hai masticato delll’erba cipollina?»
Il bimbo scosse il capo.
« La fantesca ti ha sgridato?»
Altro cenno di diniego.
« Per caso hai giocato vicino alla casa di Matelda – tutti sanno che quella vecchia è una strega -?» Niente.
Il dottore tornò a grattarsi la barba, non sapendo più che chiedere. Poi gli venne un ‘idea improvvisa. «Quali giochi hai fatto l’altrieri, figliolo?» Il bimbo, sempre in silenzio, alzò il braccio ed indicò il cannocchiale di Galileo, che giaceva in un angolo della stanza – e in quel momento perfino a Galileo, l’orgoglioso esploratore dei cieli, parve un oggetto strano, dall’aria quasi sinistra.

« Ecco dunque», esclamò trionfante il medico: « ecco dunque la probabile causa del male. Post hoc, ergo propter hoc: in medicina quasi sempre il principio è valido» e, dopo la sentenza, assunse un’aria alquanto sussiegosa.
« Ma come!», fece indispettito lo scienziato: « uno strumento meraviglioso, un portento destinato a togliere i veli dell’ignoranza, a svergognare i pedestri discepoli di Aristotele, ad aprire al genio umano nuovi, luminosi sentieri, come può essere causa di malore?»
« Quali sono dunque», s’informò il cerusico, « le grandi scoperte che avete fattto con questo tubo stravagante?», e, presolo in mano, lo rigirava non senza un certo timore reverenziale.
« Sappiate», cominciò Galileo, « che con questo si vedono voragini e montagne nella luna, e macchie nel sole, e nuovi astri mai visti in passato! L’antico pregiudizio della nobiltà delle stelle – corpi perfetti e sferici, diceva Aristotele, Dei immortali splendenti di una luce che nulla ha a che vedere coi tiepidi barlumi terrestri – l’antico pregiudizio è tolto per sempre: il cielo è vicino alla terrra, il cielo è come la terra e nessuna insormontabile altitudine può più umiliare le pretese dell’intelletto!»
Fu allora che l’anziano medico sorrise: « Ecco spiegato dunque», disse, « ecco spiegato il mistero. Il bimbo è infelice non per ciò che ha visto, ma per ciò che non ha più potuto vedere. Non capite che il vostro cannocchiale avvicina le cose lontane solo perché riduce il grande al piccolo, il nobile all’usuale, il cielo alla terra? Il bimbo è triste perché suo cibo è la Bellezza. Quale meta darete ora voi, violatore dei cieli, alle ali del suo spirito, quando nella notte chiamerà a gran voce il suo ristoro?».
Il cerusico se ne andò e Galileo rimase solo e pensoso, al capezzale.
Nei giorni seguenti tentò di spiegare al bambino che c’è un Cielo invisibile oltre il cielo, che non si può vedere nemmeno col cannocchiale, dove regnano perfette ghirlande di luce …
Ma il bimbo restava muto, senza capire: nell’antico cerchio della poesia, l’occhio e lo spirito non volevano saperne di lasciarsi.

ottica cartesio

UNO SGUARDO REGALE

Cartesio si svegliò all’alba di un mattino d’aprile. Un raggio di sole filtrava tra le imposte, risvegliando figure dal torpore della stanza. Lo sguardo e la luce gli parvero una sola cosa, perché la notte svaniva come una favola stravagante, narrata ad un bimbo malato.
Tutto si destava e rispondeva come ad una voce, eppure tutto gli parve muto ed imbelle tranne lo sguardo, lo sguardo che suscita forme dal nulla e dà luogo e nomi alle cose.
Le solite cose. Eppure ad un tratto – poema dell’occhio e di grazia veduta! – il mondo gli parve avanzare stillante rugiada, bello come nuda fanciulla che esce dal lago.
« Che è mai questo?» brandì febbrilmente il cannocchiale di Calileo – lo teneva sempre sul comodino – e guardò meglio. Con grande sollievo, numero e misura ristabilirono gli usati percorsi, e l’inquietante visione tornò a ricomporsi nelle domestiche geometrie della res extensa.
«Misuro, dunque regno», disse: «mirabile è la mia corona, che mi sottrae alll’importuna lusinga delle forme. Ah, sirena delle sfere! Il filosofo non teme più le tue malìe: che altro è il cerchio se non un poligono d’infiniti lati?»
Riaccomodò il guanciale e chiuse gli occhi. Mentre il sole sostava ammirato nel cielo come un servo fedele e discreto, si perdeva nel silenzio quel segreto, breve sussulto della ghiandola pineale.

6 Commenti »

  1. prof, capita a pennello un pensiero di Pascal sulla vanità delle scienze: “la conoscenza delle cose esteriori non mi consolerà dell’ ignoranza della morale nel momento dell afflizione; però la conoscenza morale mi consolerà sempre dell’ ignoranza delle scienze esteriori”

    Commento di pagno — Giugno 21, 2008 @ 8:14 pm | Replica

  2. Pagno, tienimi informato su come sta andando l’esame a tutti. Scrivimi, dai.

    Commento di vbinaghi — Giugno 21, 2008 @ 8:52 pm | Replica

  3. La filosofia stessa è cambiata dopo galileo e cartesio… e in fondo fino ai giorni nostri da quanto ho capito in questi anni l’indagine della sua ricerca e andata verso questa distinzione tra concetto e intuizione, potenza e controllo… la volontà di controllo massima è senza dubbio quella di cartesio e cio si vede sia per l”ingrigliamento” che cerca di fare della realta su un piano (x,y), sia per il voler accettare come vero solo il dimostrabile;quindi dando vita a tendenze come l’illuminismo e l’empirismo in cui questa tendenza è ancora più visibile (basta pensare all’enceclopedie e alla mentalità ateista. una volta privata la società della religione, la tecnologia (e di conseguenza la tecnocrazia) hanno trovato strada libera, che ci ha portato alla dipendenza dalla tecnica.

    Commento di fra — Giugno 22, 2008 @ 7:37 pm | Replica

  4. Privata la società dalla religione? fra, ma lei dove vive? in Cina?

    Commento di aiace — Giugno 23, 2008 @ 1:31 pm | Replica

  5. Credo che Fra per religione intenda il sentimento religioso, aiace il potere ecclesiastico. E’ evidente che parlate di due cose diverse.

    Commento di vbinaghi — Giugno 23, 2008 @ 5:42 pm | Replica

  6. si esattamente prof per religione intendo dire tutta la tendenza religiosa pre-galileiana che poneva limiti alla scoperta scientifica, come ho scritto anche nel tema d’esame…m scuso per l’equivoco

    Commento di fra — Giugno 23, 2008 @ 8:20 pm | Replica


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