Doctor Blue and Sister Robinia

Agosto 31, 2008

LE FERITE DELL’INFANZIA di Alice Miller

bambini maltrattati

Rieccoci qua, dopo i proverbiali quaranta giorni di silenzio. Un deserto necessario, qualche volta, per riattingere l’acqua sorgiva dei veri sentimenti, che la vita quotidiana ci costringe troppo spesso a intorbidire e a compromettere. Tra le cose importanti a cui ho potuto dedicarmi quest’estate, ci sono i libri di Alice Miller, una psicoterapeuta che negli ultimi decenni ha combattuto una durissima battaglia, anche contro la psicanalisi “ufficiale”, per denunciare il ruolo tuttora misconosciuto di quella che lei chiama la “Pedagogia Nera”. Traggo questa breve sintesi da uno dei suoi libri (“La persecuzione del bambino”, Bollati Boringhieri, Torino, 1987).
Qui, invece, troverete un’intervista all’autrice.
Aggiungo che, in una prospettiva più ampia che apre la dimensione psicologica alla vita spirituale, dello stesso argomento si occupa Anselm Grun, (uno dei più conosciuti maestri spirituali del nostro tempo, di cui io e Roberta abbiamo già recensito qui due libri) in “Come curare le ferite dell’infanzia”, Gribaudi 2007.

1) Ogni bambino viene al mondo per crescere, svilupparsi, vivere, amare ed esprimere i propri bisogni e sentimenti, allo scopo di meglio tutelare la propria persona.

2) Per potersi sviluppare armoniosamente, il bambino ha bisogno di ricevere attenzione e protezione da parte di adulti che lo prendano sul serio, gli vogliano bene e lo aiutino onestamente a orientarsi nella vita.

3) Nel caso in cui questi bisogni vitali del bambino vengano frustrati, egli viene allora sfruttato per soddisfare i bisogni degli adulti, cintato, punito, maltrattato, manipolato, trascurato, ingannato, senza che in suo aiuto intervenga alcun testimone di tali violenze. In tal modo l’integrità del bambino viene lesa in maniera irreparabile.

4) La normale reazione a tali lesioni della propria integrità sarebbe di ira e dolore, ma poiché in un ambiente simile l’ira rimane un sentimento proibito per il bambino e poiché l’esperienza del dolore sarebbe insopportabile nella solitudine, egli deve reprimere tali sentimenti, rimuovere il ricordo del trauma e idealizzare i suoi aggressori. In seguito non sarà più consapevole di ciò che gli è stato fatto.
(continua…)

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