Doctor Blue and Sister Robinia

Settembre 30, 2008

LA SCOMPARSA DELLE API di Roberta Borsani

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ape

“Se un giorno le api dovessero scomparire all’uomo resterebbero quattro anni di vita”
(Albert Einstein)

Leopardi l’aveva immaginato che un giorno l’uomo avrebbe viaggiato nello spazio, tanto lontano dalle sue radici di terra da arrivare alla luna, dissolvendone per sempre l’arcano ( e fatalmente perdendola). Ma, che la lucciola delle sue “ricordanze” avrebbe lasciato il suo errare tra le siepi per affondare nell’avalon brumoso dell’oblio, sparendo senza nemmeno un verso di compianto, questo no, non l’aveva immaginato. Eppure è accaduto, io posso dirlo perché c’ero.
A essere sincera, all’inizio non me ne sono neanche accorta. Ero, lo ammetto, una ragazza molto distratta, forse sciocca. Ma anche i grandi, che avevano fatto la guerra e ne sapevano tante, non dissero nulla. Il primo televisore a colori e l’aspirapolvere folletto li avevano zittiti per sempre.
Ed ora anche le api, laboriose ispiratrici di bionde metafore, si aggiungono alla lista dei desaparecidos. Le cause non sono ancora determinate, probabilmente si tratta di un complesso di fattori: virus, pesticidi, cambiamenti climatici, colture transgeniche (per saperne di più vedi qui)
(continua…)

In memoriam ETIENNE GILSON – da “Lettere Paoline”

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gilson Etienne

Un bel post su un grande della filosofia, di cui ricorre quest’anno il trentennale dalla morte.
Leggi qui, su Lettere Paoline
A suo tempo avevo postato uno scritto di Gilson, “Sulla via del realismo”, qui.

Settembre 27, 2008

LA CHIESA DI SADE di Riccardo De Benedetti – Edizioni Medusa

La Chiesa di Sade

Recensione di Valter Binaghi

Innanzitutto sgombrare il campo da un equivoco: quello che vorrebbe vedere in Sade niente più che l’erotomane e lo scrittore pornografico, che aggiunge i propri alla lista dei libri che si tengono con una mano sola. Sade è essenzialmente un filosofo e uno scrittore politico, non solo perchè sinistri teorici dell’anarchismo come Bataille ne hanno fatto il loro maitre à penser, ma essenzialmente perchè questo è stato fin dall’inizio il suo intento, come sa chi ha frequentato almeno in parte la sua opera logorroica e concettosa, più orientata a teorizzare il nuovo ordine dei corpi che a suscitarne il languore. Il contenuto di questo pensiero si può agevolmente definire, con le parole di De Benedetti, un “utilitarismo senza soggetto”, se vogliamo una sorta di “darwinismo sociale ante litteram” o meglio ancora “il commento alla Scrittura di una natura senza Creatore”; le efferatezze dei carnefici che ne eseguono i dettami non sono altro che adempimenti di una natura “matrigna”, quale risulta da un razionalismo materialistico portato alle estreme conseguenze che Spinoza non si degna di trarre dalle algide altezze del suo “more geometrico” e che l’anima bella di Leopardi nemmeno avrebbe potuto sospettare.
(continua…)

Settembre 26, 2008

IL DIAVOLO E LO SCRITTORE intervista su “Letture”

demone

Nel numero di luglio di “Letture”, Paolo Pegoraro mi ha intervistato insieme ad altri scrittori (Luca Desiato, Pietrangelo Buttafuoco, Ferruccio Parazzoli, Cristiano Governa), tutti autori di romanzi in cui Satana ha un ruolo non secondario. Potete leggere qui, su Letture online l’articolo completo.

Valter Binaghi è autore de I tre giorni all’inferno di Enrico Bonetti cronista padano (Sironi, 2007), un noir dove il demoniaco dispiega tutte le proprie carte.

«Nel mio romanzo ho cercato di dare un senso compiuto ad alcune percezioni diffuse, scoprendo laicamente che questo senso permane solo nella teologia cattolica. Direi quindi che il diavolo è un elemento essenziale dell’unica rappresentazione della realtà che è in grado di dare conto del “paradosso umano”, come lo definisce Pascal. Sono filosofo di formazione – quindi per me la coerenza e la sintesi sono valori fondamentali – e posso dire che il diavolo è necessario, sia narrativamente che metafisicamente. Non si può rappresentare il Male solo come un “cosa” o una privatio boni, come ci è stato insegnato in una certa versione dell’agostinismo. La corruzione e la persecuzione sistematiche dell’essere umano non si spiegano come una semplice condizione, ma richiedono un soggetto che fa di questa condizione un progetto. Questo per dirne la realtà metafisica. Sul piano della scrittura, invece, Satana può essere un’esigenza per una narratologia che vuol dar conto della complessità del reale. Narrativamente ho tentato di mettere in relazione tutto il male che percepisco, costruendo una tessitura in cui tutte le ignominie che si possono compiere sull’essere umano e la corruzione psicologica della realtà mediatica hanno un comune orditore. Cosa centra l’esibizione narcisistica di sé nel Web con il prelievo forzato di organi? Satana mi permette di evidenziare la parentela fra tutte queste cose. Nel progetto satanico di rovina dell’uomo – nel “Voi sarete come dèi”, cioè nell’additare all’uomo un destino di autotrascendenza e autodeificazione che non gli compete – io trovo quello che c’è in comune fra la violenza efferata del dominio e del potere, e la violenza sottile che l’uomo fa a se stesso rinnegando la propria condizione carnale».

Ma qual è, allora, il discrimine per saltare dalla conoscenza astratta del bene alla sua esperienza concreta?

«Il discrimine è la presa d’atto dell’incapacità umana di auto-redimersi e quindi la richiesta della grazia; la rinuncia alla propria onnipotenza narcisistica e il ritrovamento della propria natura carnale e creaturale; quindi la risoluzione del falso dilemma “essere o avere?” nel fare e nell’agire, concretamente e storicamente. Io vedo nella Gnosi la vera forma dell’Anticristo: la gnosi consiste proprio nel rifiuto della condizione carnale e nella ricerca di una trascendenza che è in fuga dalla storia. Credo quindi che uno ritrovi la possibilità e la capacità di fare il bene nel momento in cui smette di sognare di essere il redentore di se stesso e dell’umanità, e comincia piano piano a fare il bene qui-adesso, a fare la cosa giusta, la cosa richiesta, recuperando insieme il carattere concreto, simbolico e liturgico nell’azione hic et nunc».

Un’azione limitata ma profondamente sensata, dunque, capace di pervadere con la ricchezza di significato tutti i confini della persona umana. Ecco allora spiegato lo splendido paradosso che Chesterton enunciava ne L’osteria volante: «Trovare e combattere il male è il principio di ogni allegria». Di ogni allegria autentica.

Settembre 24, 2008

L’EPICA TRA CONFORMISMO E SOVVERSIONE di Valter Binaghi

enea

Domani alle 18.30 sarò a Milano, all’Informagiovani di via Dogana, dove Wu Ming1 esporrà i contenuti del suo testo sulla “New Italian Epic”, che da qualche mese ha provocato intensi dibattiti sulla stampa e in Rete (nel nostro piccolo, anche su questo blog). Come ho già scritto, non tutto di quel testo mi convince ugualmente, ma gli riconosco un merito notevole: quello di riportare l’attenzione sul valore culturalmente sovversivo del romanzo, quando esso non si limiti a ratificare lo stereotipo sociale ma provi a scardinare la cronaca con il grimaldello della storia, ritrovando l’ambizione del conoscere oltre il puro rappresentare, del giudizio oltre la pura constatazione.
Ma se mi sposto dalla diagnosi a largo raggio delle ultime tendenze narrative e mi avvicino agli esempi concreti del romanzo italiano degli ultimi anni, trovo anzi non trovo qualcosa d’importante, quel qualcosa che mi farebbe accettare più volentieri l’aggettivo “epico” di cui qui si fa largo uso. E’ vero che si ritorna ad interrogare la cronaca nella filigrana della storia e viceversa, è vero che l’allegoria (o il simbolismo, come preferisco dire) torna ad ispessire la dimensione dell’io narrante, è vero che l’emergenza di specie conferisce alle vicende umane un respiro tragico che si era perso da tempo nelle coliche esistenziali del minimalismo, ma è altrettanto vero che a questi affreschi che si vogliono potenti manca ancora qualcosa di essenziale: il personaggio.
Voglio dire che l’umanità rappresentata in questi romanzi è ancora troppo spesso quella del soggetto in perpetua fuga dalla forma di una civiltà in consunzione, eroe post-romantico dell’erramento e della deriva, più che quella adulta e decisiva del fondatore di civiltà. E, senza questo, io stenterei a parlare di epica, ma anche di vero, profondo rinnovamento.
(continua…)

Settembre 23, 2008

BUTTARE HEIDEGGER DALLA TORRE? di Girolamo De Michele

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heidegger

L’articolo è ben argomentato, e pure divertente: anche se l’autore qua e là si lascia prendere la mano dalla vena umoristica e sbeffeggiando banalizza alcuni temi del guru della Foresta Nera, è da leggere qui, su Carmilla
Delle molte cose che suggerisce a me (a mia volta sedotto dalla sirena heideggeriana ai tempi dell’università e oltre), estraggo uno spunto.
De Michele, citando l’ultima celebre intervista rilasciata dal filosofo tedesco («solo un dio ci può salvare»), commenta così:
“Ma un filosofo che si affida a un dio non sta tradendo dal proprio sapere?”
(continua…)

Settembre 22, 2008

DIALOGO SULLA HYBRIS di Roberta e Valter

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medea

Caro Valter
come ha scritto PaolaB nel commento al post precedente, ridurre l’hybris greca a pura misura dalla valenza meramente estetica mi sembra un errore. Forse, dopo l’avvento del cristianesimo e del concetto di interiorità che ne è scaturito, una stigmatizzazione di questo genere è comprensibile, ma resta comunque superficiale, espressione di una faciloneria che rischia di apparire ideologica.
L’hybris ha una forte componente etica che va considerata in rapporto al mondo e alla civiltà che l’ha espressa, a prescindere dalla successiva rivoluzione cristiana. L’uomo greco sente alle spalle il peso del mondo tribale, delle sue smisurate, barbariche manifestazioni di vitalità che si esprimono in culti e concezioni del mondo fondate sul sangue. Legami di sangue ad esempio. Ma anche faide, vendette, cerimonie e sacrifici, tutti smisurati e spaventosi.
(continua…)

Settembre 21, 2008

PER I MIEI STUDENTI. CRISTIANESIMO E FILOSOFIA di V. Binaghi

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crocifisso cimabue

Perchè noi europei non possiamo non dirci cristiani?
Le radici storiche dell’Europa sono non nella romanità ma nel cristianesimo (si pensi a Sassoni, Angli, Pitti, Normanni, Slavi, integrati non dalle conquiste romane ma dalla conversione)
La democrazia occidentale è ben diversa da quella greca (si pensi all’esclusione di donne e schiavi) e dal diritto romano (si pensi al pater familias che ha diritto di vita e di morte sui congiunti). Nella sua compiutezza, essa è figlia del personalismo cristiano.

Perchè nessuno di noi può evitare di confrontarsi con il messaggio di Cristo?
Perchè rivela all’uomo la sua identità spirituale e la paternità di Dio (diversa dalla signoria ebraica), che egli può accettare o rifiutare: in questo caso precipita in un neo paganesimo regressivo dove il grado di consapevolezza della persona determina la differenza tra semplice pragmatismo di senso comune, titanismo nichilistico, coazione nevrotica e perversione morale (dalla meschinità del modello consumistico all’inconcludenza esistenzialista del pensiero debole, dalle vampate della cronaca nera al clima rarefatto e sterile della New Age).
(continua…)

Settembre 20, 2008

DIGNITA’ di Remo Bassini

cingalese

(Da: Dizionario affettivo della lingua italiana, Fandango 2008 ma anche qui, sul blog di Remo)

La spiegazione di cosa significhi me l’ha data un cingalese, anni fa. Ero in una località di mare, in ferie, e questo mi si para davanti con una rosa e un sorriso ebete. No grazie, dico. Mi dice qualcosa, credo in cingalese, e insiste, insiste con gli occhi: il sorriso è da ebete, ma gli occhi sono buoni. E poi. Chi sorride da ebete non è detto che lo sia, ebete. E soprattutto. Mille lire, penso, posso permettermele, no? Gliele scucio, lo saluto, mi giro, me ne vado: ma senza rosa. Tienila, gli dico, altrimenti, penso girandomi, la butto via. Dopo qualche minuto sento qualcuno che, da dietro, mi tocca leggermente la spalla (o il braccio, non rammento). Ancora lui, ma con un’espressione da bambino triste e un po’ adirato. Stringe in mano la rosa che non ho preso, me la porge e, serio serio, dice: Dignità. Stringe la rosa e, nel dire “dignità”, stringe pure i denti, come se stesse male. Prendo la rosa sorridendogli. E mi sento stupido, o ebete; è lo stesso, no?

Settembre 19, 2008

L’ARCILETTORE di Valter Binaghi

Archiviato in: Pensiero, Scritture — vbinaghi @ 1:29 pm
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il lettore

Perchè, ho chiesto ai miei ragazzi di Quinta liceo, perchè la gente ama leggere (ascoltare, vedere al cinema o in tv) storie? Perchè di tutto quello che distingue tempi e occupazioni delle diverse persone questo è l’unico tratto comune? Qui non importa distinguere tra i classici della letteratura, i film western e persino le telenovelas: Omero e Moccia, Madame Bovary e Biancaneve sono sempre e comunque storie. Perchè ci piace perderci nelle vite altrui?
(continua…)

Settembre 18, 2008

PER I MIEI STUDENTI: INTRODUZIONE ALLA FILOSOFIA DELLA POLITICA di Valter Binaghi

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 1:33 pm
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agorà

PREMESSA

Si può facilmente dimostrare che l’eclissi del politico, che Hannah Arendt ha descritto così bene(1), nasce dalla rinuncia al concetto classico e cristiano di persona in favore della nozione di individuo: anche se il primo termine continua ad essere usato nel pensiero moderno, esso appare stravolto nel suo significato originario in funzione del secondo..
La Persona è radicata nella natura, costituita in comunità, aperta alla trascendenza.
L’individuo è risolto nelle sue pulsioni naturali, da cui si deduce una socievolezza contrattata che esclude un fondamento trascendente. Si può facilmente dimostrare che le aberrazioni delle ideologie totalitarie e i limiti della democrazia contemporanea conseguono dall’abbandono della prospettiva personalistica in funzione di una individualistica, operata dalla modernità borghese.
(continua…)

Settembre 17, 2008

RISPETTABILI BANDITI di Ugo Gaudenzi

Archiviato in: Cronache, Pensiero — vbinaghi @ 6:20 pm
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draghi

(da: Rinascita)

Mario Draghi è un uomo d’onore.
Non per nulla è stato per sei anni direttore esecutivo della Banca Mondiale. E non per nulla ha guidato – da buon alunno di Caffè e di Modigliani – la svendita del patrimonio pubblico nazionale, quale presidente del Comitato Privatizzazioni e consigliere-pilota di Eni, Iri, Bnl e Imi. Non per nulla è stato posto al timone della Banca d’Italia.
Mario Draghi è un uomo d’onore.
Nella sua qualità di ex vicepresidente per l’Europa della Goldman & Sachs dal 2002 al 2005 deve oggi correre in rapido aiuto al suo ente mentore, in grave crisi di liquidità trimestrale, nonostante i buoni affari fatti dal 1992 in poi in Italia, dalla pilotata svalutazione della lira all’acquisizione del patrimonio immobiliare Eni a prezzi stracciati da parte del fondo Whitehall G&S.
Mario Draghi è un uomo d’onore.
E qualcosa farà per sostenere il Mercato, le Banche d’affari, l’Usura e la Grande Finanza in tempi procellosi come gli attuali.
Un compitino difficile, però. Deve partecipare alla difesa delle banche usuraie mondiali, quelle della City e di Wall Street, dall’effetto domino in corso.
(continua…)

Settembre 16, 2008

FURONO MESI DI COMETA di Roberta Borsani

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 11:08 pm
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furono mesi di cometa
mio padre era ancora in vita
pallido e senza voce
andava e veniva
(andava e veniva)

io restavo coi figli
a guardarla ogni sera
a berne
la luce gassosa con l’anima
- passa ogni molte
centinaia di anni
illumina pia
grumose distese d’aria morta

non ci saremo credo
dicevo
la prossima volta

Settembre 15, 2008

OCCHI BIANCHI SUL PIANETA TERRA di Valter Binaghi

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 11:43 pm
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occhi bianchi

C’è un insolito rumore nella stanza del bambino, diverso dai movimenti fruscianti del dormiente: come uno scarto improvviso, seguito da un silenzio innaturale. Nessuno dei due aveva ancora preso sonno ma è tua moglie che si alza, per prima. Leggera, a piedi nudi, compie il percorso tra le due camere che fa almeno cinque volte a notte per controllare il bimbo (ha compiuto un anno da un mese, e da allora abbiamo spostato il lettino dalla nostra camera a quella che gli abbiamo destinato, con le pareti azzurre e i giganteschi pelouche che non può ancora apprezzare).
Quello che torna e resta in piedi sulla soglia, tremante, non è lei: è un fantasma. Pallidissima, terrorizzata, riesce solo a balbettare: – V-vieni….su…bito! –
Sono fuori dal letto e in un balzo nella cameretta: il bambino è rigido, in una strana posizione contorta, il capo arrovesciato all’indietro, degli occhi si vede solo il bianco. E’ uno spettacolo orribile, e da qualche parte dei miei sotterranei spunta un vecchio film di fantascienza: “Occhi bianchi sul pianeta terra” con Charlton Heston. Mio figlio è un alieno, penso, perduto per sempre, morto o sprofondato in chissà quale orrenda mutazione.
(continua…)

Settembre 14, 2008

L’UOMO NON E’ MA NASCE di Joe Bosquet

Archiviato in: Pensiero, Poesia, Scritture — vbinaghi @ 11:53 pm
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Ogni grande opera è vocazione. E’ per ogni uomo un modo di concepire se stesso, un modo che gli spiana la strada… Quel che crediamo di essere non è che la nostra volontà, la vita che realizzeremo è tutta la sua ombra. Assieme a questo corpo fragile, anch’essa calcola gli ostacoli con cui si farà grande, per renderci infine interamente presenti alla coscienza, sorgente di tutto il nostro essere.

Nei nostri esami di coscienza appare l’anima, ma per visitarci appena; tra tutte le nostre forze è quella che tratteniamo, ignorando le prove che così richiamiamo su di noi e di cui sarà frutto la sua sosta. Affrontiamo le nostre prove per unirci all’anima, di cui non siamo che la speranza, e per non pesarle più di un ricordo.

Come morire? Assorbito ciascuno dalla propria notte viva… Così un uomo immobile diventerà una stella; l’occhio del gatto che un bambino aveva creduto vedere al posto del suo sguardo.

Non conosco più il senso della parola poesia: è che non credo più in me stesso. Non ritrovo più in me l’uomo dei sensi, colui che faceva da contrappeso alla figura sociale e visibile, e questa sparizione inghiotte cartelli collocati di fronte a domini riservati.

Il linguaggio non è una vana sequenza di parole, è l’atmosfera stessa dell’anima, un’alba che s’illumina, non certo del sole, ma di ciò che la terra dischiude in noi, sul fianco oscuro dello sguardo.

L’uomo non è, ma nasce. La sua esistenza è l’analogia interiore dei suoi istanti più alti; egli non è questa assonanza ma colui che la guarda. E’ spirito, e la sua vita è il segno di questo spirito.

La coerenza della nostra vita trova la sua immagine nello stampino di sabbia del nostro corpo, l’io non è che l’intuizione di una compiutezza in cui ci è impedito di perderci, come nell’immaginazione universale…

L’esperienza del sogno m’aiuta a vivere senza annullare la mia persona: previsione oscura, segreta, che si sostituisce alla conoscenza dell’avvenire, che mi dissuaderà dal vivere e amare. Non conosciamo l’avvenire, non ne riceviamo il colpo: ce lo nascondiamo, ma ci culliamo con lui, entriamo da sonnambuli in questa vita smisurata… Quale grandezza, di cui non siamo che l’eco, ci rende quel che siamo?

Continua a leggere altri frammenti, preceduti da un saggio introduttivo di Antonio Castronuovo
ne “La dimora del tempo sospeso”, il blog di Francesco Marotta.

LA PAROLA E IL SILENZIO di Roberta Borsani

Archiviato in: Pensiero, Scritture — vbinaghi @ 12:37 am
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C’è parola e parola, silenzio e silenzio.
C’è il silenzio desolato e desertico che ignora ogni attesa. Non sa il tu e non ha gestazioni.
E c’è la parola nata a coprirlo, giusto per non morirne. La parola ridotta al contatto (mail? sms?), testimonianza del puro presenziare. Parlo, scrivo, dunque esisto, farsa del verbo che salva.
Per questa parola ogni apertura è sospetta. Teme a ogni passo lo spalancarsi del nulla che sottende.
Chiude la bocca a ogni domanda, ha una risposta per tutto, pronta se è il caso a schierarsi. Importante non è la qualità della risposta, qualsiasi va bene (e la cantatrice calva?… si pettina come sempre). L’importante è chiudere, abbattere i ponti lanciati sul vuoto, ma in fretta, che non si senta il brivido.
E poi c’è il silenzio, senza aggettivi. Quello che sa “farsi indietro” perché l’altro sia.
Su questo silenzio la parola germoglia, porosa abbastanza da assorbire l’ossigeno di cui ha bisogno. Parente, povera e bella, dell’indicibile. Poesia.

Guardo l’icona di San Giovanni del Silenzio.
Il Vangelo aperto sulla prima pagina (“All’inizio fu il Verbo”) e intanto le dita curve sulle labbra a significare il silenzio. Questo silenzio, non l’altro, mortifero. La parola che ne nasce non lo rompe e non lo copre, al contrario se ne carica un po’ sulle ali (perché le parole sono sempre “alate”) e se lo porta in giro a insegnare alle cose ad emergere. Non solo ad esistere, ma anche a ricevere il nome, la forma dell’essere. Battesimo. Epifania.
Tocca il cuore la delicatezza delle dita ripiegate che chiudono dolcemente le labbra, formando una specie di occhiello, uno spazio interno a forma di mandorla, grembo femminile e cifra, forse, della genesi del Verbo che, prima di erompere, misteriosamente (e silenziosamente) è covato.

Signore,
salvami da ogni parola che non sia figlia sposa e amica del silenzio,
Amen.

Settembre 13, 2008

TORNIAMO AD ASCOLTARE di Ivan Illich

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ASCOLTARE

(Da: Altra Officina)

Intervista di Mauro Suttora
Libertaria (anno 3 n.4 Ottobre-dicembre 2001).

“No, per favore, nessuna tele­camera. Niente video. Spenga anche quel registratore”.

E come faccio a intervistar­la? Non vuole che le sue paro­le vengano riportate fedel­mente?

In questo momento de­sidero soprattutto che lei mi ascolti. Voglio comunicare direttamente con lei. Senza passare attraverso un magne­tofono.

Sono tutto orecchi.

Ormai non siamo più ca­paci di usare bene le nostre orecchie. Gli strumenti tecni­ci di cui ci siamo circondati hanno indebolito il nostro udito. Così come anche tutti gli altri sensi.
(continua…)

Settembre 12, 2008

DEVOTI A BABELE – Due recensioni

Devoti a Babele

Oggi dev’essere il mio giorno fortunato: due recensioni per “Devoti a Babele”. Una di Carlo Gambescia che potete leggere qui sul suo blog “Metapolitics”. L’altra di Franz Krauspenhaar, su “La Sesia”, il giornale diretto da Remo Bassini. Potete leggerla anche qui

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