
Ho scritto, probabilmente ancora scriverò.
Ma adesso, più da vicino, sento la tentazione, o dovrei dire l’attrazione del silenzio.
Il silenzio, non certo perchè uno abbia detto tutto ciò che c’era da dire.
Il silenzio, come impossibilità di una parola vera.
Perchè, è certo, la letteratura esige una qualche sorta di verità. Ma quale?
Non quella letterale della cronaca (da questo punto di vista, con buona pace degli autori di gialli e noir, la maggior quota di falsità si trova proprio in quei libri che della realtà accettano lo stereotipo socialmente acclarato).
Non quella iperbolica dell’allucinazione: non basta scardinare la percezione o la grammatica per illuminare la tenebra (con buona pace dello sperimentalismo sterile o dell’ipercitazionismo)
Nemmeno quella filosofica dell’idea: se il caos del reale esige una forma per essere interpretato e compreso, la letteratura non è definizione, non è dichiarazione.
E neppure quella fintamente umile del corpo e della sua muta follia (con buona pace dei minimalisti, il culto del dettaglio non è iperreale, ma solo subumano, come la spietata nudità cui pretendono di attingere: se c’è una verità nell’uomo è nella sua pietas, non nelle sue escrezioni)
Quale verità, per la letteratura? E, soprattutto, ne saremo capaci?
Ho scritto i libri che volevo e, da modesto artigiano, so che potrei scriverne altri, anche uno all’anno, perchè no? Ma vorrei scrivere solo i libri che devo, e questo mi sta spingendo a riflettere ben oltre le storie che ho in mente, sulle origini stesse dell’atto di scrivere.
Sto leggendo un bel libro (Antonio Spadaro, Abitare nella possibilità, Jaca Book 2008), un viaggio attraverso le poetiche più disparate, alla ricerca del misterioso intreccio tra letteratura e vita. Tra le molte risposte alla domanda che mi appassiona, ne ho tratta qualcuna.
“La letteratura è una condizione, non una professione”
(Carlo Bo)
“Il poema tende a un Altro, esso ne ha bisogno, esso ha bisogno di un interlocutore: lo va cercando, vi si dedica. Ogni oggetto, ogni essere umano, per il poema che è proteso verso l’altro, è figura di questo Altro”
(Paul Celan)
“Spero che abbiate degli incubi, perchè è in quegli incubi che noi abbiamo qualcosa da dirci, perchè è lì che la letteratura funziona (…) e tutto il resto è Litterature ma nel senso contrario naturalmente, è la cattiva letteratura”
(Giorgio Manganelli)
“La fedeltà alla letteratura, è ciò che resta della fede quando la si è perduta. E’ ciò che chiamo disperazione, che è anche la verità del Calvario: Dio ci ha abbandonati, non ci resta più che l’amore per la letteratura”
(Gianni De Martino)
“La carne è triste, ahimè, e ho letto tutti i libri”
(S. Mallarmé)
“La letteratura non salva, mai”
(Pier Vittorio Tondelli)
“Non è obbligatorio credere che la storia narrata sia vera (…) Basta credere in quello che vuol dire”
(Daniel Wallace)
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Pingback di Fontan Blog » LETTERATURA E VERITA’ di Valter Binaghi - Il blog degli studenti. — Settembre 7, 2008 @ 9:01 pm |
l’ultima me la appunto!:-)
Commento di Carla — Settembre 10, 2008 @ 8:35 am |
sono anche io in silenzio e leggo…non vedo l’ora di scrivere
:)
bello
a presto
nerina
Commento di Nerina — Dicembre 14, 2008 @ 5:52 pm |