Doctor Blue and Sister Robinia

Ottobre 31, 2008

OPERAZIONE NOSTALGIA (5) La musica senza le cuffiette

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 9:47 pm
Tags: ,

chitarra

Un segno inconfondibile dell’invasione aliena è stata la comparsa delle cuffiette. Quei tizi che camminano per strada o siedono nel metro, assenti al mondo esterno, con le cuffiette che gli riempiono le orecchie di musica dal mini-stereo e poi dall’ Ypod, trasformando quello che è sempre stato l’elemento più socializzante delle culture umane in una nuova forma di autismo. Poi, siccome l’evoluzione dell’alieno non si ferma, la medesima generazione ha sostituito la piazzetta con la chat-line e imposto a sè e a tutti gli altri la telepresenza 24 ore su 24 al cellulare. Io il cellulare l’ho buttato, e quelli che non mi danno almeno un numero fisso li depenno dalla rubrica.
Tornando alla musica, una volta bastavano un paio di ragazzi al parco o sulla spiaggia di sera con una chitarra e i bonghetti, per fare in poco tempo gruppo (a questo proposito, essendo stato parte in causa, devo sfatare un mito: il ragazzo con la chitarra non cucca più di tanto, però permette agli altri di cuccare, che è pure una bella cosa). Anche negli anni più politici, si cominciava con La locomotiva di Guccini e gli Inti Illimani e si finiva con Battisti-Mogol. Perchè Battisti è Battisti, e quasi tutti quelli che conosco hanno imparato a suonare la chitarra con La canzone del Sole: LA MI RE MI.

OPERAZIONE NOSTALGIA (4) Il calcio senza moviola

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 1:30 am
Tags: , ,

mazzola

Moviola in campo? Fosse per me l’abolirei anche dalla TV.
L’hanno introdotta nel 1967, ed è stata un’autentica sciagura, per il calcio e per il costume.
Prima di allora il calcio era come dovrebbe essere ogni spicchio di vita vera. Una gioia o un dolore da gustare nel presente (chi non poteva andare allo stadio se ne stava incollato alla radio con “Tutto il calcio minuto per minuto”), o da coccolare e incorniciare nel ricordo (che ognuno, si sa, confeziona a modo suo). Con la moviola è diventato materia di analisi interminabili e discussioni pretestuose in compagnia di quei personaggi patetici che popolano le TV locali e nazionali dal lunedì alla domenica. L’unico risultato che ottiene è di sezionare l’istante fatale del goal o del fallo in un pulviscolo di fotogrammi che tolgono alla vita la serietà irripetibile dell’evento e la traducono nell’illimitata disponibilità del materiale da costruzione.
Non ci va di mezzo solo il calcio, ma l’intera percezione del reale: dalla moviola in su siamo tutti un po’ più paraculi, refrattari alla decisione, consapevoli che la ricostruzione scientifica della scelta potrà trovare l’errore, la svista, e additarla al pubblico ludibrio. La perdita di credibilità dell’arbitro è lo specchio di una società profondamente corrotta, che cerca in tutti i modi di dissolvere la responsabilità nella necessità, l’intuizione nel calcolo, la percezione nella registrazione.
Ma, dopotutto, la moviola è solo TV al rallentatore. Televisione al quadrato, che non si limita a riprendere ma pretende di rivelare più di quanto la percezione in tempo reale possa fare. La svendita del reale per il virtuale, dell’esistenza per l’esibizione narcisistica, comincia lì. Lo so che è grossa da dire, ma ho la percezione che la TV sia una sorta di Re Mida al contrario: riesce a trasformare in merda tutto quello che tocca, e la gente che ho conosciuto che fa televisione per mestiere o per diletto rivela prima o poi caratteri inquietanti. Dopo un po’ che li frequenti ti accorgi che la finzione è diventata in loro una seconda natura. La cinepresa l’hanno introiettata, ogni cosa che fanno o dicono se la provano prima. Hanno un senso del pudore tutto particolare: visto che il silenzio e il nascondimento gli risultano ormai impraticabili, per loro il pudore è tutto nella selezione del cast e della location e nell’accurata confezione dell’immagine esibita. Sembrano persone normali, ma sono come quei tizi usciti dai baccelli, in quel vecchio film di fantascienza. Replicanti di se stessi.
La sapevano lunga i primitivi, che non volevano farsi fotografare dagli antropologi.
L’immagine trafficata, è sottrazione d’anima.

Ottobre 30, 2008

OPERAZIONE NOSTALGIA (3) La compagnia

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 2:17 am
Tags: , ,

Per i ragazzi di un paese la Compagnia è l’istituto madre. E’ un’associazione libera, un club senza sede e senza regolamento, ma i suoi legami sembrano in quegli anni più forti di ogni altra associazione naturale o tradizionale. Sorge ovviamente tra vecchl compagnl di scuola, vicini di contrada, coetanei; corrisponde alle varie generazioni, anzi è uno dei modi fondamentali di contare le generazioni in paese. (L.Meneghello, Libera nos a malo, Mondadori)

compagnia

Attraverso la piazza proprio mentre arriva il pullman da Milano. Scendono commesse e impiegate. Sudate, il trucco sfatto, le giacche sottobraccio e le borsette che sbattono sull’anca. Ragazze di paese, bellezze sfiorite che un tempo andavano a piedi nudi nei prati e si lasciavano inseguire nella stalla. Odori che non ho respirato, carni lattiginose che spettavano a me come a qualsiasi ragazzo di qui, ma che ho perso andandomene dopo la prima stagione della fregola. Riconosco la Cinzia e la Susi. Camminano fianco a fianco, ancora amiche come una volta, quando la sera arrivavano insieme in piazzetta. Era un principio d’estate – finita la terza media – e ancora s’indugiava nei giochi da bambini perché s’era capito che ci si poteva tirar fuori un altro sugo. Si giocava la toppa, per nascondersi insieme dietro ai portoni e tastarle: facevano un po’ di manfrina ma non alzavano la voce per non perdere al gioco. Che annata quella. Appena un mese dopo, i giochi s’erano fatti più schietti: – Cosa dai al tre di cuori? – Nel soppalco della gelateria, dove andavamo noi soli, una cioccolata durava un pomeriggio. Si davano carte a caso e si cercava l’accoppiata: – Tre di quadri. Cosa dai al tre di cuori? – Erano baci e carezze pesanti: ogni tanto una sberla, per ricordarsi di essere ancora bambini. Poi cominciò il raduno serale al campo sportivo, e via per il paese in bici. Si finiva sempre in qualche casa in costruzione, due di qua, due di là. La Cinzia aveva già due poppe così ma era slandra, pesantuccia. La Susi magra e vispa, le piaceva toccare quanto esser toccata, fu lei la prima a sbottonare una patta, a tirar fuori il bambino e ninnarlo. La cosa si seppe tra noi e anche tra loro, e altre imitarono l’intrepida per non restare indietro, dando il via all’estate gloriosa. Si tornava a casa, già tardi. Le femmine da una parte, noi dall’altra: noi con le gambe molli e gli occhi pesti, in silenzio, e loro a contarsi i fatti e a sentirsi regine di cuori.
(Valter Binaghi, Robinia Blues, Dario Flaccovio Editore)

Ottobre 29, 2008

OPERAZIONE NOSTALGIA (2) Robin Hood e il vescovo

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 3:19 am
Tags: ,

robin hood

DEDICATO AI RAGAZZI DELLE ROBINIE (1965-1967)

Ma ve la posso confessare una cosa? Io l’idea che si deve togliere ai ricchi per dare ai poveri mica l’ho presa da Marx. L’ho presa da lui, Robin. Marx passa, Robin Hood resta. Il mio primo arco di ciliegio selvatico, me lo sono fabbricato a otto anni. E se avete letto Robinia Blues, sapete di che cosa parlo. Ogni tanto sogno di fingermi pazzo, ritirarlo fuori dalla cantina e darmi alla macchia, di nuovo, come allora. I ragazzi delle robinie erano davvero gli allegri compagni della foresta, e io non sono mai più stato così felice a questo mondo.

(Da: A. Dumas, Robin Hood, Newton Compton)

L’indomani mattina, mentre Robin Hood, Little John e Will il Rosso si trovavano con un centinaio dei loro uomini sotto gli alberi di Barnsdale, arrivò un ragazzetto, trafelato come dopo una lunga corsa.
“Messer Robin, messer Robin! le porto una notizia formidabile!”
“Bene, George, dicci di che si tratta.”
“Il vescovo di Hereford, con una ventina di servitori, attraverserà oggi la foresta di Barnsdale.”
“Perbacco! Questa è una notizia sensazionale! Non sai per caso a che ora passerà di qui?”
“Verso le due, comandante.”
“Perfetto. Ma come hai avuto questa notizia?”
“L’ho avuta da uno dei nostri di passaggio a Sheffield. Ha saputo che il vescovo di Hereford si sarebbe recato in visita all’abbazia di Santa Maria.”
“Sei un bravo ragazzo, George e ti ringrazio di avermi messo in guardia. Attenzione, amici, tra poco ci divertiremo. Will, prendi venti uomini e piazzali sulla strada vicina al castello di tuo padre. Little John, tu, con lo stesso numero di uomini, va a presidiare il sentiero che si inoltra a Nord, e tu Much con le restanti forze andrai nella zona est del bosco. Quanto a me, mi piazzerò sulla strada principale.”
“Bisogna impedire al vescovo di fuggire, perché dobbiamo invitarlo a un pranzo sontuoso: sarà trattato molto bene, e di conseguenza pagherà un conto salatissimo. George, tu intanto andrai a scegliere un daino e un capriolo ben grassi, e li preparerai per essere serviti alla mia tavola.”
Quando i suoi tre luogotenenti se ne furono andati, Robin fece travestire i suoi uomini da pastori (la banda aveva nei suoi magazzini ogni sorta di travestimenti) e indossò lui stesso un abito poverissimo.
Poi furono piantati nel suolo dei bastoni, a cui fu appoggiato uno spiedo con il daino e il capretto. Un fuoco di rami secchi cominciò a rosolare ben presto quella saporita selvaggina.
Verso le due, come aveva annunciato George, il vescovo e il suo seguito apparvero in fondo alla strada, al centro della quale si trovava Robin con i suoi pastori.
“La nostra preda si avvicina, amici: arrostite ben bene la selvaggina per il nostro ospite.”
(continua…)

Ottobre 28, 2008

OPERAZIONE NOSTALGIA (1) Le Orme – Figure di cartone

Archiviato in: canzoni — vbinaghi @ 9:58 am
Tags: ,

uomo di pezza

DEDICATO A ROBERTA

Mi aspetta un periodo molto duro: una cura di quelle che deprimono quando non stroncano. Così, ho deciso di mandare a fare in culo letteratura (tanto gli scrittori à la page li trovate tutti su Facebook, se volete) e filosofia (quella la trovate all’Università, dove c’è gente che scrive libri con altri libri, quando non arriva addirittura a copiarli come il buon Galimberti) per farmi (a me stesso e ai frequentatori del blog) un po’ di coccole. Ho bisogno di ritrovare i momenti in cui sono nato come lettore e ascoltatore, la fonte viva delle mie passioni, e i più giovani mi scusino se dovrò tornare un po’ indietro con gli anni.
Cominciamo con Le Orme. Un terzetto che -dicevano qui da noi – imitava nella formazione e nel pastiche rock-classica il più celebre Emerson Lake and Palmer. Ma la poesia delle Orme e la voce incantata di Aldo Tagliapietra gli EL& P non ce li avevano mica.

Da Youtube, Figure di cartone. L’album era “Uomo di pezza”.

Ottobre 27, 2008

GLI ALBUM INDIMENTICABILI (9) di Doctor Blue

Archiviato in: canzoni — vbinaghi @ 4:25 pm
Tags: ,

The healer

Con questo The Healer, ricco di collaboratori illustri (da Santana a Bonnie Raitt) che tributano riconoscenza al vecchio bluesman, John Lee Hooker, ultrasettantenne, scalò le classifiche e conobbe una seconda giovinezza, dopo avere già negli anni Sessanta ispirato la blues revolution inglese di John Mayall e soci.
Per me la rinascita di un genere quasi dimenticato fu una specie d’invito a uscire dall’isolamento in cui mi ero volontariamente rinchiuso dopo aver scribacchiato e suonicchiato le prime cose intorno ai vent’anni. Così iniziai a raccogliere intorno a me gruppetti di appassionati e fondai una in fila all’altra tre bands, i Blues Ortiga, i Blue Valentine e Doctor Blue and The Healers. The Healers, appunto, cioè “I guaritori”, perchè come dico spesso durante i concerti, il blues è la malattia ma anche la cura. Qualche anno dopo ho pubblicato anche il mio primo romanzo, Robinia Blues, e da allora blues e scrittura hanno sempre proceduto di pari passo.
Ecco qui: ho usato nove album amati per raccontare la mia vita fino a oggi, come se uno fosse soltanto la musica che ha sentito. Per fortuna, non è così: c’è sempre una canzone mai ascoltata, una musica nuova capace di sorprenderti, e ci sarà (spero ancora lontana) una musica ultima: quella che ti vedrà uscire di scena. Questa, però, è proprio un’altra storia.

Da Youtube, I’m in the mood, in duetto con Bonnie Raitt.

Ottobre 26, 2008

GLI ALBUM INDIMENTICABILI (8) di Doctor Blue

Archiviato in: Scritture, canzoni — vbinaghi @ 12:30 pm
Tags: ,

exodus marley

Quando era piccolo, Francesco (che compirà vent’anni tra una settimana) abbisognava di un certo rituale per addormentarsi la sera: in braccio al babbo, con la musica adatta. Dopo svariati tentativi, scoprii che l’incedere lento e sognante del reggae di Bob Marley era perfetto allo scopo: questo album in particolare, che inizia con l’ipnotica “Natural mystic”. Con il bimbo attaccato al collo, il passo che si faceva danza senza accorgersene, mi rendevo conto di quanto siano mancati alla mia formazione ideologica e parolaia il corpo, la danza, l’incarnazione, che il bambino e il suo bisogno semplice di un ramo cui appollaiarsi mi restituivano, finalmente. E mi rimisi ad ascoltare Bob Marley con uno spirito diverso: dieci anni prima eravamo tutti troppo occupati a ricondurre il reggae alle mitologie della ganja e di un pacifismo troppo ideologico per essere autentico, e non ci eravamo accorti che quell’incedere danzante e “naturalmente mistico” era l’anticipo di una vera rivoluzione nella musica e nel costume. Negli ultimi vent’anni gli influssi etnici nella musica pop hanno ridato anima e intensità a un fenomeno che si era anchilosato nel puro giovanilismo ideologico o nell’ingegneria del suono. Il volto buono della globalizzazione: l’Occidente, esaurito nel proprio razionalismo mercatista, salvato dai barbari, perchè no? Dopotutto è già successo. Salvato non solo nella musica, ovviamente, se è vero che le stesse Chiese traggono nuova linfa da vocazioni del terzo mondo, mentre qui da noi ordini religiosi e clero secolare temono l’estinzione, e le scuole tornano a ripopolarsi grazie a famiglie d’immigrati che credono nel futuro. Nonostante la miopia (quando non il razzismo esplicito), di una piccola borghesia meschina e dell’ignobile classe politica che la rappresenta, sono convinto che dalla speranza dei poveri d’Africa più che dai propri stanchi ripensamenti verrà la salvezza per la vecchia Europa.

Da Youtube, Natural mystic

Ottobre 25, 2008

GLI ALBUM INDIMENTICABILI (7) di Doctor Blue

Archiviato in: Scritture, canzoni — vbinaghi @ 12:08 pm
Tags: ,

The Wall

Io e Roberta ci siamo sposati nel 1985. Io ero precario, lei non ancora laureata. Vivevamo in una casina di 50 metri quadri che chiamavamo “la casa dei puffi”. Nel salottino minimo in cui ci stavano due poltrone appena e la libreria non c’era il televisore, ma solo lo stereo. Passavamo le serate leggendo e ascoltando musica. Tre anni dopo sarebbe venuto il primo bambino, lavori sicuri e una casa più grande, ma la tenerezza e il silenzio di quelle serate ha cementato la nostra storia, che in futuro avrebbe dovuto affrontare difficoltà di ogni tipo, soprattutto quelle legate al lato oscuro che ognuno di noi si porta dietro, e che solo il compagno di una vita arriverà a conoscere, spesso a subire e, accettando anche quello, a liberare l’anima dell’altro dalla prigione di certe infanzie che fungono da pesanti ipoteche sulla nostra capacità di relazione. Noi due abbiamo gusti musicali anche diversi, ma su una cosa ci siamo sempre incontrati: il romanticismo eclettico di un certo pop inglese degli anni Settanta. Genesis, Van der Graaf Generators, EL&P, Jethro Tull, ma soprattutto Pink Floyd. The Wall contiene in sè emblematicamente la ricostruzione di una solitudine e lo slancio a superare le divisioni tra gli uomini, che qualche anno dopo avrebbe trovato il proprio traguardo epocale nel crollo del muro di Berlino. Ancora non sapevamo, noi due e tutti quanti, che non basta far cadere un muro divisorio per rendere una casa (o un mondo) abitabile. Ma noi due abbiamo acceso un focolare e grazie a Dio non l’abbiamo lasciato spegnere, difendendolo da improvvide folate di vento ma anche dal gelo invernale che è in agguato quando il cuore pretende di fondarsi sulle sue sole risorse naturali. Quanto al mondo di fuori, non pare che sia andato oltre la libera circolazione di uomini, denaro e merci. L’impressione è che il crollo del Muro abbia semplicemente allargato la prigione, dotandola di confort, dai preservativi alla fragola a Facebook.

Da Youtube, Confortably numb

Ottobre 24, 2008

GLI ALBUM INDIMENTICABILI (6) di Doctor Blue

Archiviato in: canzoni — vbinaghi @ 12:33 pm
Tags: ,

oh mercy

Nel 1979 Bob Dylan stupiva il mondo intero con un album, Slow train coming, in cui manifestava apertamente la sua conversione al cristianesimo. Che il profetismo sovversivo e l’altissima poesia del nostro avessero uno sbocco religioso poteva in realtà sconvolgere solo chi non aveva veramente letto i suoi testi, da sempre pervasi di uno slancio visionario che ha le sue radici nella cultura biblica. Quanto a me, che lo veneravo da sempre come la maggiore espressione che il rock abbia mai prodotto, la cosa mi colpì come una coincidenza singolare, perchè in quegli anni mi stava accadendo più o meno la stessa cosa. Quando parli agli amici di prima di una tua conversione, ti guardano straniti, scuotendo il capo, pensando che tu abbia preso una botta in testa e d’ora in avanti parlerai un’altra lingua. Ma io non sono così cambiato: non quanto molti compagni di allora che sono finiti dal materialismo dialettico a quello di Wall Street direttamente e senza passare dal via. Della società capitalistica e della cultura contemporanea penso più o meno quello che pensavo prima, così come non ho smesso di appassionarmi al mistero della libertà umana. Non mi sono arruolato in CL e non ricevo favori dalla Compagnia delle Opere, nè dalle varie ramificazioni politico-economiche di più tradizionali sagrestie, da cui continuo a tenermi ben lontano. Semplicemente, ho riconosciuto l’origine della mia (nostra) sete inestinguibile, e ho smesso di attaccarmi a tutti i rubinetti di questo mondo.
Perchè si crede? Dimostrare razionalmente l’esistenza di Dio è sciocco prima che ridicolo, e ti conduce prima o poi a dibattere con un cretino laureato come Odifreddi. La sete di un organismo vivente è la migliore dimostrazione dell’esistenza di H2O sulla terra, e la sete inestinguibile dello spirito è l’annuncio dell’acqua viva di cui Gesù parlò alla samaritana, al pozzo di Sicar.
Quanto a Dylan, il suo fervore mistico non ha prodotto opere migliori, fin quando l’ardore del neofita non ha lasciato il posto a una saggezza più pacata, quella di chi sa di vivere nel mondo senza appartenervi interamente. Nel 1989, Bob Zimmerman diede alla luce Oh mercy, l’album secondo me più bello in assoluto dei suoi ultimi vent’anni, e fra i più belli che io conosca. Merito di canzoni meravigliose, ma anche di uno straordinario produttore e mago del suono, Daniel Lanois, che ha prodotto anche bellissimi album per gli U2 e Robbie Robertson.

Da Youtube, Man in a long black coat e Ring them bells

Ottobre 23, 2008

GLI ALBUM INDIMENTICABILI (5) di Doctor Blue

Archiviato in: canzoni — vbinaghi @ 1:21 pm
Tags: ,

pink moon

Dopo la delusione politica (ma sarebbe meglio dire “l’ubriacatura ideologica” che ti permetteva di delegare la difficile ricerca della libertà personale al carro armato della Storia), è facile sprofondare in una solitudine senza spiragli, dove rimani solo a combattere coi tuoi propri demoni, magari trovando rifugio nell’abbraccio stuporoso dell’oppiaceo. Ma c’è chi della solitudine estrema ha fatto un’offerta di canto indimenticabile, per il mondo pure così lontano. Come Nick Drake, un angelo dalle dita sottili, dilaniato per tutta la sua vita da una depressione feroce, che dopo due album sontuosi incise questa gemma, Pink Moon, per sola voce e chitarra, prima di andarsene da questo mondo in punta di piedi. Ogni volta che lo ascolto penso a quanto può essere breve e soffocata dall’incomprensione una vita, e nonostante questo lasciare dietro di sè orme fulgide, capaci di illuminare il cammino altrui. Se ho potuto superare il mio momento più buio, forse lo devo anche all’incanto di questa voce, che piangeva quaggiù e parlava d’altrove.

Da Youtube Place to be e Things behind the sun

Ottobre 22, 2008

GLI ALBUM INDIMENTICABILI (4) di Doctor Blue

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 1:28 pm
Tags: ,

Lolli

Che la lotta di classe potesse portare sul serio a una palingenesi dell’uomo forse non ci ho creduto mai, ma è indubbio che per uno come me, tediato dalle repressioni di sagrestia e da due genitori democristiani, il comunismo è stato la prima religione. Gli album precedenti di Claudio Lolli erano troppo cantautorali e piagnoni per piacermi davvero (anche se ricordo canzoni splendide come “Michel”), ma questo fu una festa di suoni, l’immagine gioiosa degli zingari in piazza, il ‘77 di Bologna e Radio Alice, e il mio ingresso nella redazione di Re Nudo. L’entusiasmo sarebbe durato poco, prima di accorgermi che i rivoluzionari di mestiere sono i più squallidi tra i commercianti, perchè fanno potere e credibilità coi sogni degli uomini. Trent’anni dopo scopri che a poppa e a prua del nuovo panfilo del potere catodico stanno ex direttori di Lotta Continua ma allora, chiamarsi compagni era un sacramento, l’unico che avessi mai veramente conosciuto. Di questo, non posso proprio pentirmi.

Il brano che dà il titolo all’album, da Youtube

Ottobre 21, 2008

GLI ALBUM INDIMENTICABILI (3) di Doctor Blue

Archiviato in: canzoni — vbinaghi @ 12:40 pm
Tags: ,

thick as a brick

Anche se a lungo andare Aqualung l’ho ascoltato di più e più volentieri, Thick as a brick ai tempi fu un vero schiaffone: la mia scoperta dell’eclettismo nella musica e nella vita. Quel simpatico cialtrone di Ian Anderson che regala al rock uno strumento assolutamente imprevedibile come il flauto traverso, e in questa suite slalomeggia tra rock rabbioso, arpeggi suadenti del folk britannico, spunti jazz e memorie classiche. In più, s’inventa una bufala che tutti prendono per vera: il testo, un poema surreale e apocalittico, sarebbe stato scritto da un bambino prodigio di dieci anni. Anch’io, pivello ma non poi troppo, comincio a domandarmi: perchè vuoi limitarti ad una vita, come tutti, quando puoi averne molte? Il delirio psichedelico era ancora di là da venire, ma eravamo già ai blocchi di partenza per l’assalto al cielo. Era il 76, l’anno della maturità: l’album era già uscito da un paio d’anni ma da noi in provincia, si sa, le cose arrivano sempre un po’ dopo.

L’inizio della suite, da Youtube

Ottobre 20, 2008

GLI ALBUM INDIMENTICABILI (2) di Doctor Blue

Archiviato in: canzoni — vbinaghi @ 3:55 pm
Tags: ,

berlin

Berlin, di Lou Reed, fu una folgorazione letteraria oltre che musicale.
E’ un concept album, racconta la storia di una coppia di amanti che vivono a Berlino. Lei diventa cantante di night e comincia a tradirlo, lui precipita in una cupa disperazione, contemplandone passivamente il naufragio: la droga, l’allontanamento dei figli, il suicidio. Su tutto grava un’atmosfera fatale, opprimente. La musica è un rock wagneriano, se mi si passa l’espressione. Uno studente svogliato, che disertava i classici e si rifugiava nel rock, vi scoprì la potenza del dramma e della mimesis e cominciò a scrivere funebri poesie in verso libero. Era il 1975, in quarta liceo.

Sempre da Youtube, Caroline says e Oh Jim

Ottobre 19, 2008

GLI ALBUM INDIMENTICABILI(1) di Doctor Blue

Archiviato in: canzoni — vbinaghi @ 11:30 am
Tags: ,

I gotcha Joe Tex

Come sono diventato il Dottore Azzurro (o Dottor Tristezza, se preferite?).
Come ho scoperto che il blues è la mia musica d’elezione?
Innanzitutto ascoltando questo disco, uscito quando avevo quattordici anni, immancabile colonna sonora delle prime feste dove si ballava stretti. Ma non è solo la piega della memoria adolescente a fermarlo per sempre nel mio cuore. Ho ascoltato più avanti Ray Charles, Otis Redding, Wilson Pickett, Sam Cook, Al Green e perfino Aaron Neville, ma nessun altro interprete del Soul mi ha emozionato come lui, Joe Tex, con quei lunghi monologhi che interrompono il canto e si rivolgono direttamente all’amore suo e di tutti, che s’immagina rapita da tale accorato appello. Pare che la cosa sia nata durante una serata in cui Joe dovette salire ugualmente sul palco dopo che la ragazza lo aveva mollato. A metà della canzone, dimenticò il testo e la strofa e cominciò a rivolgersi a lei dal microfono, sussurandole il suo amore, implorandone il ritorno. La gente, letteralmente, impazzì, e il monologo sul canto divenne la sua cifra stilistica.
Si trovano in giro dei “Best of” ma questo album è introvabile su CD.
Vi propongo una canzone da Youtube: Takin’ a chance

Ottobre 18, 2008

COME SI AMMAZZA LA SCUOLA (3) di Valter Binaghi

insegnanti

(Da: I 3 giorni all’Inferno di Enrico Bonetti cronista padano, Sironi Editore)

DESTINARE AL PUBBLICO GLI ONERI, AL PRIVATO I PROFITTI

La sala professori era più animata del giorno precedente.
Il rappresentante di una casa editrice illustrava a un gruppetto di insegnanti di lingue i pregi di una nuova grammatica inglese con supporti multimediali, mentre due prof sedute al tavolo si passavano ricette di cucina. Nessun maschio tra i docenti (nella scuola italiana è specie protetta) se si esclude un diacono balbuziente, rifiutato al sacerdozio e inopinatamente spedito dalla Curia in classe. Sedeva al tavolo con le mani giunte sotto il mento e gli occhi chiusi, sembrava che pregasse ma dormiva.
Bonetti stava per chiedere a qualcuna delle presenti di indicargli la professoressa Lupacchini, ma proprio in quel momento un passo deciso alle sue spalle lo fece voltare, e qualcosa gli suggerì che quella era proprio la persona che aspettava.
Era una donna sui cinquanta, fisico asciutto e muscoloso. Aveva i capelli rossi raccolti dietro la nuca, il viso punteggiato di lentiggini, gli occhi azzurri, e niente trucco. Eppure bella, come sanno essere certe donne totalmente prive di civetteria, ma rese attraenti da una forza di carattere non comune. Anche il gesto con cui mollò i libri sul tavolo, aveva qualcosa di vigoroso e dirompente, che fece sobbalzare le colleghe.
- Ciao Patrizia – disse una di quelle sedute: – Com’era il corso di aggiornamento? -
La donna si rabbuiò, e le labbra si arricciarono in una smorfia.
- Una presa per il culo – disse: – Roba da denuncia penale -
- Dai racconta – disse l’altra, in tono languidamente curioso: aveva esaurito le varianti della panna cotta e attendeva nuovi spunti per gli ultimi scampoli dell’ora buca.
(continua…)

Ottobre 17, 2008

COME SI AMMAZZA LA SCUOLA (2) di Giorgio Mascitelli

scuola finita

(Già pubblicato su Nazione Indiana)

ABBASSARE L’OFFERTA FORMATIVA: LA SCUOLA PER TUTTI NON SERVE PIU’

Circa due anni fa Norberto Bottani, illustre esperto di problemi scolastici, si guadagnò l’attenzione fugace dei giornali con una dichiarazione ad effetto nella quale si annunciava che tra 50 anni la figura dell’insegnante come la conosciamo oggi non sarebbe più esistita nella scuola europea, sostituita da qualcosa di simile a un assistente sociale. Questa dichiarazione era fatta secondo la consueta tecnica della previsione che si autoavvera o, se si preferisce, del presentare un obiettivo di alcune politiche come una tendenza naturale. Tale uscita in sé non sarebbe significativa se non fosse possibile rintracciare nelle politiche scolastiche di vari paesi europei elementi che confermano tale ipotesi: un esempio per tutti la ventilata proposta in Germania di abolire le bocciature o quanto meno di limitarle non è frutto di un’improvvisa irruzione dello spirito del maggio parigino in qualche serio ministro del governo federale, ma la risposta alla continua pressione dell’OCSE (l’organizzazione che ha come scopo quello di indirizzare le politiche dei paesi più ricchi verso un maggiore sviluppo economico) a limitare i costi della scuola.
L’OCSE ha individuato da molti anni nella scuola uno dei principali settori in cui tagliare la spesa pubblica, sulla base di un ragionamento molto semplice: i sistemi scolastici attuali producono troppe persone qualificate rispetto a quelle che sono le esigenze delle moderne società di mercato. Siccome nella concezione della società di questa organizzazione lo studio e la formazione non hanno alcuna valenza di crescita personale e civile ma soltanto di utilità economica, è ovvio che le spese scolastiche siano considerate superflue. Infatti a cominciare dagli anni settanta, dopo due decenni di crescita, la percentuale di lavori qualificati si è stabilizzata, mentre la scolarità superiore continuava a espandersi. Naturalmente la soluzione più ovvia sarebbe quella di un ritorno all’antico con un sistema chiuso di studi superiori (o di scuole private d’élite in cui si viene ammessi per censo), ma in Europa in questa forma diretta sarebbe troppo impopolare per qualsiasi governo. Allora viene suggerita una politica che apparentemente affermi una volontà di riforma della scuola, ma che nella sostanza tagli i fondi e lentamente dequalifichi la didattica e trasformi la maggioranza delle scuole in immensi oratori mal gestiti. Prova ne sia che ogni riforma proposta o realizzata comporta sempre una riduzione della spesa.
(continua…)

Ottobre 16, 2008

COME SI AMMAZZA LA SCUOLA (1) di Valter Binaghi

TRADURRE LA QUALITA’ IN EFFICIENZA BUROCRATICA

Si fa un gran parlare di quel ridicolo personaggio della Gelmini, che coi suoi tailleurini rassicuranti e la mimica compassata da figa di legno nasconde dietro il pomposo titolo di “Riforma” quello che è in realtà un puro e semplice progetto di delocalizzazione (togliere risorse alla scuola per destinarle ad altro). Ma, ad essere sinceri, questo è solo il colpo di grazia: l’agonia della scuola italiana è iniziata da anni, anche ad opera del sindacalismo della pagnotta che ha svenduto la professione docente alla politica delle assunzioni indiscriminate, e dell’involuzione burocratica che ne ha fagocitato la missione culturale, con l’avallo della sinistra che oggi tanto strepita.
Ad esempio, il Progetto Qualità: l’unica riforma che ha visto negli ultimi anni un esborso concreto di denaro nella scuola, per docenti ed ispettori impegnati ad attuarla. Per i non addetti, dirò che si tratta sostanzialmente di una revisione della modulistica e della funzionalità organizzativa interna agli istituti, una sorta di taylorismo fuori tempo massimo in cui si è investito il poco disponibile, fottendosene della sostanza: revisione dei programmi e riqualificazione della funzione docente.
Per dieci anni uno spettro si è aggirato per le scuole italiche: il bollino qualità. Come quello blu, che fa di una normale banana una Chiquita Dieci-e-lode, è l’attestato che una commissione ispettiva strapagata rilascia alle scuole, una volta accertata la rispondenza agli standard. Il modo in cui il concetto di certificazione e gli standard per ottenerlo sono stati calati sulla scuola italiana, somiglia a tutte le cose più importanti degli ultimi dieci anni. Sono accadute come fatalità metereologiche, nessuno le ha scelte, pare, nel senso che è una logica talmente potente che assume i tratti dell’ineluttabilità, più naturale della natura. Ma non è la natura. E’ il potere. Come hanno insegnato una trentina d’anni fa Foucault e Illich, il potere non sta nelle maschere umane di cui si serve (i ridicoli Prodi e Berlusconi dietro cui ci affanniamo), ma nell’ordine del discorso, cioè nella facoltà di nominare le cose e nominandole farle essere. In questo modo si riscrive piano piano la storia, e si dà forma a una nuova percezione della realtà.
(continua…)

Ottobre 15, 2008

FASCISMO E PERVERSIONE DELLA COMUNITA’ di E. Mounier

Archiviato in: Pensiero — vbinaghi @ 3:32 pm
Tags: ,

fascismo

(Da: Manifesto al servizio del personalismo comunitario)

Il fascismo, ad un primo esame, oppone al primato dello spirituale il primato della potenza. Quando sento pronunciare la parola spirito, diceva un giorno Goering, preparo il mio revolver. Il fascismo ama affermare questo pragmatismo in termini provocatori. Si fa gloria di non pensare, di marciare senza altro fine che marciare. « Il nostro programma? – dichiara Mussolini- Noi vogliamo governare l’Italia ». E a un deputato che lo prega ingenuamente di precisare la sua concezione dello Stato risponde: «L’onorevole Gronchi mi ha chiesto di definire lo Stato, io mi contento di governarlo».
Il lato simpatico di queste boutades è la negazione rivoluzionaria del razionalismo borghese, della repubblica dei professori, di coloro che scoprivano talvolta -come uno di loro disse un giorno- che «l’azione è anche creatrice ». E noi non possiamo non essere d’accordo con la verità confusamente riconosciuta in queste espressioni, che l’uomo è fatto per impegnarsi totalmente, non per analizzare il mondo disimpegnandosi nelle sue responsabilità.
Ma la tematica fascista porta più lontano. Essa fa risalire la stessa ricerca della verità, mediante il va e vieni dello spirito che oppone tesi e antitesi, a uno sterile liberalismo che corrompe i popoli. La ragione è ciò che divide: è l’astrazione teorica o giuridica che immobilizza l’uomo e la vita, e l’ebreo e la sua dialettica dissolvente, è il macchinismo che uccide l’anima e prolifera la miseria, è il marxismo che scompagina la comunità, è l’internazionalismo che decompone la patria. Si potrebbe continuare ancora. Si abitua la gioventù fascista a confondere razionalismo con intelligenza e spiritualità, in modo che una reazione legittima, contro il razionalismo borghese, la porti a diffidare di ogni messa in opera della intelligenza nell’azione e a respingere, in nome del ” realismo ” ogni giurisdizione sulla realtà politica dei valori spirituali universali.
(continua…)

Pagina Successiva »

Blog su WordPress.com.