Doctor Blue and Sister Robinia

Novembre 29, 2008

LE PAGINE DEL PADRE(5) DECIDE IL PAPA’ di René Goscinny

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 10:04 pm
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vacanze

Ogni tanto facciamoci anche due risate, dai. Per chi non lo sapesse, Uderzo e Goscinny sono gli autori del celeberrimo fumetto “Asterix il Gallico”

Ogni anno, cioè lo scorso anno e l’altro perché prima è troppo lontano e non mi ricordo, il papà e la mamma litigano molto per sapere dove andare in vacanza, e poi la mamma si mette a piangere e dice che andrà dalla sua mamma e anch’io piango perché voglio bene alla nonnina, ma da lei non c’è la spiaggia, e alla fine si va dove vuole andare la mamma e non é dalla nonnina.
Ieri, dopo cena, il papà ci ha guardati con aria crucciata e ha detto:
- Ascoltatenii bene! quest’anno, non voglio discussioni, sono io che decido! andremo nel Meridione. Ho l’indirizzo di una villa da affittare a Spiaggia dei Pini. Tre camere, acqua corrente, elettricità. Non voglio saperne di andare in albergo e mangiare in modo schifoso.
- Bene, tesoro, ha detto la mamma, mi sembra un’ottima idea.
Che bello! ho detto e mi sono messo a correre intorno al tavolo perché quando sono contento, è dura rimanere seduto. Il papà ha spalancato gli occhi, come fa quando è sbalordito, e ha detto:
- Ah ? bene.
(continua…)

Novembre 28, 2008

LE PAGINE DEL PADRE(4) NOVE LUNE di Beppe Fenoglio

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 11:21 am
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van gogh

Un racconto emblematico. Il ragazzo apprende che diventerà padre e, così giovane, compie già l’atto definitivo che identifica la paternità: l’assunzione di responsabilità. Questo significa forse che ci si rifiuta di avere figli perchè si rifiuta di essere padri, e si rifiuta di essere padri per restare figli-bambini a vita? Proprio così.

(Da: B.Fenoglio, I 23 giorni della città di Alba, Einaudi)

- Cos’hai fatto? – gli domandò sua madre a bruciapelo, senza dargli il tempo di chiudersi dietro la porta.
- Cosa c’è? – disse lui, in guardia.
- È stata qui quella ragazza Rita.
- Rita? E per cosa è stata qui?
- Voleva vederti ad ogni costo, ha chiesto a me dove poteva trovarti, ma io lo so cosí poco dove ti trovi tu. Era piena d’affanno, non riusciva a star ferma un momento, ha detto che andava a casa a mangiare e poi usciva di nuovo subito a cercarti. Cos’avete fatto tu e Rita? Qualcosa di storto? -
- Sempre filato diritto io e Rita, – disse lui, – non so proprio cosa le sia capitato. È diventata matta? Mangiamo tranquilli. Dopopranzo la cerco e le domando se è diventata matta.
Dopo mangiato uscí, nel freddo fece due strade senza ben sapere perché avesse infilato quelle piuttosto che altre. Vide poi Rita per caso, ferma all’angolo della via degli stabilimenti, e tremava.
Ugo si fermò a guardarla da lontano, ma poi dovette muoversi e andare da lei.
C’era solo spavento negli occhi di Rita.
Prima che lui potesse aprire la bocca lei gli disse: – Mi hai messa incinta, Ugo.
- Cristo cosa mi dici, – disse lui piano.
Irresistibilmente le aveva puntato gli occhi sul ventre, aveva fatto un passo indietro per guardarglielo meglio, e doveva sforzarsi per tener le mani da scendere a scostarle un lembo del cappotto, sul ventre.
Gli occhi di lei si riempirono fino all’orlo di spavento vedendo lo spavento negli occhi di lui. Ugo la fissava atterrito, come se le avesse acceso una miccia nel profondo del corpo e ora aspettasse di vederla esplodere da un momento all’altro.
(continua…)

Novembre 27, 2008

SINISTRA RADICALE, C’E’ POTA (anche) PER TE di V. Binaghi

Archiviato in: Cronache — vbinaghi @ 2:44 pm
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Vladimir Luxuria

Non ho niente contro Wladimir Luxuria e la sua eventuale presenza nel Parlamento italiano, che anzi testimonia un tipo di condizione umana non ancora sufficientemente garantita dal diritto.
Ma quando il leader della sinistra radicale Ferrero propone la sua designazione a capo dello schieramento, dopo la vittoria al Reality Show “L’isola dei famosi”, ecco, lì qualcosa mi prude. Mi aspettavo almeno dagli ex comunisti una resistenza all’identificazione tra regime televisivo e paese reale, quella che Berlusconi ha prima sapientemente costruito con la TV commerciale, inventandosi l’elettore che ne avrebbe legittimato l’assoluta leadership. Un regime nient’affatto tirannico, ma sorridente e sculettante, un paese ridotto a gran Varietà. Caro Ferrero, dopo la catastrofe elettorale credevo vi foste sbarazzati delle mutande arcobaleno per reindossare i panni di un partito dei lavoratori, che tiene tutt’e due gli occhi puntati sulle miserie di un paese che il lenzuolo dei palinsesti si affanna a mimetizzare. E invece, vi preferite a culo nudo. Berlusconi ha vinto, definitivamente.
Poi chiedetemi perchè non voto.

Da Wikipedia = Inizialmente il termine pota significava l’organo genitale femminile, era un termine usato in modo volgare, ma la continua usanza ha fatto sì che perdesse significato. Pota è un’espressione tipica del dialetto bergamasco e del dialetto bresciano e forse una delle più colorite. Pota sta ad indicare uno stato di rassegnazione al proprio destino o a particolari circostanze e/o situazioni. Può anche sostituire una risposta ad una domanda, quando questa risposta è assolutamente ovvia o facile da intuire.

Su Luxuria leggi anche il post di Barbara Albertoni qui e sulla dittatura televisiva quello di Truman Burbank qui, in ContrAgorà.

Novembre 26, 2008

LE PAGINE DEL PADRE(3) VETRI ROTTI di Osvaldo Soriano

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 10:48 pm
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(Da: O. Soriano, Pensare con i piedi, Einaudi)

La mia prima fionda me la fece a San Luis lo zio Eugenio, che lavorava come detective al casinò di Mar del Plata. Era un gioiello: avevamo cercato la forcella perfetta tra tutti gli alberi del quartiere e quando la trovammo salii di ramo in ramo per tagliare quello che conservava simile tesoro. Mio zio la scortecciò con un coltello e la dipinse con una vernice marroncina. Gli elastici li ritagliò da una camera d’aria che un gommista ci diede gratis e per accogliere il proiettile cercò del cuoio leggero, sembrava camoscio, che si intonava al colore del legno. Gli agganci li fece mio padre con filo di rame ben lucido.
Quello fu uno dei grandi giorni della mia vita. Avevamo allineato dei barattoli vuoti in fondo a uno sterrato e ci allenammo fino a quando calò il sole. Mio zio era davvero entusiasta ma faceva centro raramente. Altrettanto gli succedeva con i numeri del casinò, dove lasciò fortune sue e altrui. Finché passò dall’altra parte del banco e imparò la professione dei borseggiatori per prenderli con le mani nel sacco. Tra la sorpresa di tutti, chi si rivelò proprio in gamba fu mio padre, che (…) aveva conservato la scaltrezza del nonno, il pistolero di Valencia. Come ogni mancino osteggiato, provavo una certa difficoltà a trovare la posizione per tirare. Ricordo ancora con rancore la maestra che alzava la voce e mi sgridava: – Soriano, la penna si tiene con la destra ! – E io la prendevo con la destra e scrivevo con una grafia impossibile che ancora oggi fatico a interpretare.
Di sicuro, per me era difficile maneggiare la fionda. Una sera d’estate uscii con mio padre in un giro d’ispezione, per sorprendere chi sprecava acqua potabile. Camminavamo senza fretta dopo cena, verso il quartiere delle ville. C’era gente che aveva piscine da venticinque metri e faceva lavare macchine, strade, facciate con l’acqua che mancava ai poveretti che non avevano i soldi per permettersi serbatoi di riserva né motori elettrici.
(continua…)

Novembre 25, 2008

COMPETITIVITA’ di Valter Binaghi

Archiviato in: Cronache — vbinaghi @ 2:22 pm
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berlsconi jogging

Apprendiamo oggi che sulla classifica dell’Economist l’Italia è scivolata al quarantesimo posto per “competitività”, dietro paesi come la Thailandia. La Thailandia è il paradiso della redditività del capitale, il lavoro costa poco e per di più è uno dei paesi al mondo con più alto tasso di prostituzione minorile, probabilmente una voce non di poco conto nel Prodotto Interno Lordo Tailandese.
Certo, siamo poco competitivi. Un operaio intervistato al Tg3, lamenta di essere in cassa integrazione lui, la moglie e il figlio: tutti e tre lavorano in quelle fabbriche tessili della Val Seriana, che stanno chiudendo una dopo l’altra. Ma la cassa integrazione è un buon ammortizzatore sociale: forse per questo siamo poco competitivi.
La multinazionale Motorola, invece, dopo avere convinto il sindaco diessino Chiamparino a investire fior di miliardi di denaro pubblico italiano nella localizzazione del centro di ricerca aperto a Torino, ha recentemente chiuso lasciando a spasso quasi quattrocento ingegneri. Senza cassa integrazione, perchè la Motorola non ha versato agli enti assistenziali, e ai suoi lavoratori la Cassa Integrazione non spetta. Chiamparino non aveva chiesto garanzie? Probabilmente era troppo entusiasta della “competitività” di Motorola per farlo. E questa è un’immagine della sciagurata sinistra Veltroniana i cui disgustosi balletti ci è toccato di assistere: yes we can.
Continua qui, su ContrAgorà

Novembre 24, 2008

LE PAGINE DEL PADRE(2) L’infermiere di Tata di E. De Amicis

Archiviato in: Scritture — vbinaghi @ 3:18 pm
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(Da: E. De Amicis, Cuore, Newton Compton)

La mattina d’un giorno piovoso di marzo, un ragazzo vestito da campagnuolo, tutto inzuppato d’acqua e infangato, con un involto di panni sotto il braccio, si presentava al portinaio dell’Ospedale dei Pellegrini di Napoli, e domandava di suo padre, presentando una lettera. Aveva un bel viso ovale d’un bruno pallido, gli occhi pensierosi e due grosse labbra semiaperte che lasciavan vedere i denti bianchissimi. Veniva da un villaggio dei dintorni di Napoli. Suo padre, partito da casa l’anno addietro per andare a cercar lavoro in Francia, era tornato in Italia e sbarcato pochi dì prima a Napoli, dove, ammalatosi improvvisamente, aveva appena fatto in tempo a scrivere un rigo alla famiglia per annunziarle il suo arrivo e dirle che entrava nell’ospedale. Sua moglie desolata da quella notizia, non potendo muoversi di casa perché aveva una bimba inferma e un piccino, aveva mandato a Napoli il figliuolo maggiore, con qualche soldo, ad assistere suo padre, il suo Tata, come là si dice; il ragazzo aveva fatto dieci miglia di cammino.
Il portinaio, data un’occhiata alla lettera, chiamò un infermiere e gli disse che conducesse il ragazzo dal padre.
- Che padre? – domandò l’infermiere.
Il ragazzo, tremante per il timore d’una triste notizia, disse il nome.
(continua…)

Novembre 22, 2008

LE PAGINE DEL PADRE(1) E’ solo la tua ombra – Roberta Borsani

Archiviato in: Poesia — vbinaghi @ 7:27 pm
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Aurelio Elia - contadino
Aurelio Elia – contadino

La prima raccolta di poesie di Roberta, “Il rosaio d’inverno”, è in corso di pubblicazione presso Fara Editore. Presumibilmente: gennaio 2009.

è solo la tua ombra -dici-
ad oscillare nel bianco del meleto
oltre la rete
che salva l’orto dal bosco

e sei felice – mi fai segno con le
mani – ma sei defunto
non ti tocca il mio tormento

e invece
io ho bisogno di parlarti
padre
che non fu facile amare
perché c’era un sole nel tuo cuore
ch’era un leone
incandescente

ogni notte
un drago roditore
divora un po’della mia carne
inzuppata di buio
ed io non ho la tua forza
io non domo cavalli
non conosco le vie del rame
e temo la morte
per smembramento

Novembre 20, 2008

MITOLOGIE DEL PADRE di Valter Binaghi

mosè di michelangelo

Già nel XVI secolo il filosofo inglese Francis Bacon definiva “idoli del foro” quei pensieri impliciti, quelle rappresentazioni del mondo che si trovano nascoste nelle parole che usiamo. Crediamo di usarle, e ne siamo piuttosto usati, condizionati a veicolare opinioni e pregiudizi che esse stesse ci trasmettono. Tra i filosofi del linguaggio contemporanei, nessuno come George Lakoff ha saputo esporre brillantemente il carattere pragmatico delle metafore di cui è disseminato il linguaggio quotidiano, associazioni verbali che cuciscono immagini potenti, capaci di orientare il pensiero a vere e proprie mitologie. Pensate ad esempio a quanti comportamenti dell’uomo contemporaneo sono orientati dalla metafora “il tempo è denaro”: il tempo diventa per noi qualcosa che si risparmia, si spende, si spreca, fino all’oscena tirannia del tempo libero (libero da che, da se stesso?) per il quale siamo disposti all’acquisto più dispendioso. A Lakoff, autore per me di grande interesse, avevo già dedicato un post e mi ha fatto piacere vedere che proprio dalle sue riflessioni prenda le mosse Girolamo De Michele per la lezione aperta tenuta a Ferrara l’11 novembre e riprodotta qui, su Carmilla.
De Michele riassume così: “La tesi di Lakoff ha uno sgradevole corollario: non è vero che la libertà rende liberi. Non è vero che se raccontiamo agli uomini e donne i fatti come essi sono realmente, nella mente dei nostri ascoltatori si accenderà la luce della ragione; non è vero, come invece credevano gli Illuministi, che la verità produce una catena di eventi al cui termine c’è l’invitabile mutamento di opinione”. Infatti il radicamento di un’associazione metaforica è tale da resistere all’argomentazione, per cui, in una certa cultura, anche dopo un’esauriente dimostrazione del carattere squisitamente psicologico del tempo come durata, il tempo tornerà ad essere trattato nel quotidiano come materialità tesaurizzabile, denaro, appunto. In un’altra, il binomio associativo terra-sangue resisterà ad ogni razionale tentativo di scorporo, con gli effetti devastanti che nessuno nel Ventunesimo secolo può ignorare.
(continua…)

Novembre 19, 2008

LE DONNE DEL BLUES(7) Bonnie Raitt

Archiviato in: canzoni — vbinaghi @ 8:51 pm
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Bonnie Raitt

Da Youtube – Love me like a man

Con John Lee Hooker – I’m in the mood

Novembre 18, 2008

LE DONNE DEL BLUES(6) Janis Joplin

Archiviato in: canzoni — vbinaghi @ 8:26 pm
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janis joplin

Ho incominciato questa serie per scrivere qualcosa di Janis. Ma non posso scrivere di Janis. Proprio non ce la faccio. Ascoltare, e basta.

Da Youtube – Cry babyKozmic blues

Novembre 17, 2008

LE DONNE DEL BLUES(5) Etta James

Archiviato in: canzoni — vbinaghi @ 8:34 pm
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etta james

Da Youtube – I’d rather go blind

Novembre 16, 2008

LE DONNE DEL BLUES(4) Billie Holiday

Archiviato in: canzoni — vbinaghi @ 8:19 pm
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billie holiday

Corre l’anno 1939, Billie Holiday si esibisce al Cafè Society di New York, uno dei pochi locali che permette anche alla gente di colore di entrare. Un posto molto speciale dove si incontrano intellettuali e musicisti. Nel locale di Sheridan Square, la Holiday incontra per la prima volta Abel Meeropol, poeta, scrittore, compositore e fervido attivista politico-marxista. Su un tavolo del Cafè Society, Meeropol, sotto lo pseudonimo di Lewis Allen, e la Holiday scrissero i versi di Strange Fruit.
Una canzone bellissima, drammatica, agghiacciante sui linciaggi dei neri negli Stati Uniti del Sud: “gli alberi del Sud producono uno strano frutto, sangue sulle foglie e sangue sulle radici, un corpo nero che ondeggia nella brezza del Sud, uno strano frutto che pende dai pioppi…qui c’è un frutto che i corvi possono beccare, che la pioggia inzuppa, che il vento sfianca, che il sole marcisce, che l’albero lascia cadere, qui c’è uno strano e amaro raccolto”. Gli strani frutti sono i corpi degli impiccati che penzolano dai pioppi.
Strange Fruit è una canzone durissima, le tragedie del razzismo e del Ku Klux Klan, naturalmente, allora non erano i migliori temi da mettere in musica. Un brano di denuncia sociale quando le battaglie per i diritti civili non erano neanche all’orizzonte.
(Sergio Niger)

Da Youtube – Strange fruit

Novembre 15, 2008

LE DONNE DEL BLUES(3) Big Mama Thornton

Archiviato in: canzoni — vbinaghi @ 8:23 pm
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big mama thornton

Lo so che il brano l’avete nelle orecchie cantato da Elvis Presley, ma ascoltate un po’ l’interpretazione di questa adorabile cicciona (anoressiche di tutto il mondo, pentitevi!).
Da Youtube: Hound Dog
E poi c’è questa strepitosa fine di concerto, con John Lee Hooker e altri big sul palco:
Down Home Shakedown

Novembre 14, 2008

LE DONNE DEL BLUES (2) Bessie Smith

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bessie smith

Da Youtube: St. Louis blues

Novembre 13, 2008

LE DONNE DEL BLUES (1) Sister Rosetta Tharpe

Archiviato in: canzoni — vbinaghi @ 8:42 pm
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sister rosetta tharpe

L’artiglio della tigre, il cuore di una madre,
lo strazio di una notte senza luna, la carezza del vento,
il profumo di gelsomino, l’afrore del lenzuolo che avvolge gli amanti sfiniti,
il grido rauco del ferito, l’incenso della preghiera che si perde nel cielo,
tu sei tutto questo, e più di questo, donna del blues.
Custode dei dolori, angelo dell’esilio.

Da Youtube – Trouble in mind - Up above my head

Novembre 12, 2008

Il corpo e l’opera(7) Il corpo dello scrittore (in vetrina) di V. Binaghi

Archiviato in: Pensiero, Scritture — vbinaghi @ 6:06 pm
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faccia da culo

(Questo post è la rielaborazione di un articolo già apparso sulla rivista online Viadellebelledonne)

La “vetrinizzazione” dell’esistenza non ha risparmiato neanche gli scrittori italiani. Come se non bastasse la passerella dei festival letterari, dove un pubblico svagato in cerca di mondanità insegue la shilouette dello scrittore per strappare l’autografo come un tempo facevano solo gli scolari delle medie coi giocatori di calcio, adesso è arrivato Facebook, ed è tutta una ressa per chi mette chiappe e agenda in Rete, per fare amicizie e stringere alleanze.
Il mese scorso il mio amico Franz mi ha mandato l’invito e sono finito su Facebook. Ci sono rimasto una cosa tipo un giorno e mezzo, il tempo di vedermi arrivare offerte d’amicizia da qualche scrittore che è davvero amico mio, qualcuno che conosco appena e amici di amici. Poi ho guardato un po’ in giro il livello delle comunicazioni e ho annullato il mio profilo. Non è che mi consideri meglio di nessuno, ma questo è veramente raschiatura dal barile del narcisismo d’accatto.
(continua…)

Novembre 11, 2008

IL CORPO E L’OPERA(6) Giallo e noir tra conformismo e critica

sherlock holmes

Questo testo di Girolamo De Michele segnalato nei commenti al post precedente contiene in effetti delle precisazioni importanti sulla differenza tra una concezione conformistica del sociale quale appare nel “giallo” (dove l’unica cosa importante appare il ripristino dell’ordine prestabilito) e il “noir”, dove invece la frattura tra realtà e ordine del discorso appare spesso irrimediabile, e il lettore è spinto a problematizzare la convenzione.
In un modo non esattamente sovrapponibile, ma con molti punti di contatto, io mi sono espresso a questo proposito presentando alla Libreria del Giallo di Milano l’ottimo romanzo di Antonio Paolacci, Flemma dove ho parlato di ciò che c’è di rassicurante nel giallo e nel noir, al di là di avere l’inquietante come oggetto. L’ipertrofica memoria del Web ha voluto che di questo scellerato intervento sia rimasto un videoclip, che propongo a chi ha lo stomaco a prova di bruttoni.
Anche oggi, sul Corriere, lo scrittore di noir De Cataldo lamenta la sottovalutazione che la critica continua a riservare ai romanzi di genere, chiedendo come si dovrebbe distinguere da essi la letteratura “alta”. Io risponderei che ciò che i romanzi di genere (non tutti ma molti) fanno già benissimo è esercitare un occhio critico sull’ordine e il disordine sociale, ma ciò che ad essi per lo più manca è altrettanta profondità e spregiudicatezza nella costruzione dei personaggi, che si limitano a trascrivere da un’antropologia stereotipa, ereditata da un determinismo marxista e freudiano divenuti senso comune. Alla critica sociale che spesso si propongono come scopo corrisponde un conformismo antropologico che spesso disinnesca le bombe piazzate dalla prima. E siccome non è lo scarto narrativo nella trama o l’approfondimento complottistico della cronaca, ma lo squarcio nella prospettiva sulla vita che io chiedo alla letteratura, questa limitazione mi pare rilevante. Guardateli questi ispettori, questi mafiosi, queste puttane, questi borghesi del giallo-noir italiano e ditemi se non sono tutti uguali, televisivamente prevedibili. Uno dei pochi giallisti che personalmente mi ha scosso è l’amico Gianni Biondillo, che fin dal primo romanzo ha messo in scena un personaggio talmente desueto da risultare imprevedibile: il popolo, sissignori. Per il resto, la fauna del romanzo di genere è sempre quella che ti aspetti, ed è per questo che se cerchi la sovversione dello stereotipo psicologico e lo scarto inquietante della vita dello spirito continuerai a chiederli a Valter Siti, ma anche a Genna e Scurati, piuttosto che a De Cataldo.

Novembre 10, 2008

Il corpo e l’opera (5) La questione del realismo di V. Binaghi

Archiviato in: Pensiero, Scritture — vbinaghi @ 8:46 pm
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marx

All’inizio c’è la nota predilezione di Marx per il grande romanzo realista ottocentesco (Balzac, in particolare), in cui a detta del filosofo la borghesia mostra matura consapevolezza di sè. Da lì in poi, la critica letteraria d’ispirazione marxista ha esercitato pressioni varie sull’artista, incaricandolo di un impegno che, pareva di capire, doveva essere innanzitutto “mimetico”, cioè votato alla rappresentazione delle contraddizioni sociali che spetterà poi alla dialettica rivoluzionaria portare a compimento. Ne è passata di acqua sotto i ponti, ma non troppa, visto che la critica letteraria italiana più recente, soprattutto dopo l’autentico “caso” rappresentato da Gomorra di Roberto Saviano, sembra riproporre di nuovo l’antico sprone allo scrittore: e allora ecco la miriade di romanzi più o meno giovanilisti di veri o presunti precari, eroi del call center e della generazione delle mille euro mensili, ecco il poliziesco scritto spesso coi piedi promosso ad “epico”, ma anche un’intera collana edita da Lega Ambiente di romanzi dove “si parla di” ecomafia. Letteratura?
(continua…)

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