
Abbiamo parlato di una struttura invariante del bene umano che comprende l’appetizione di beni particolari, la costruzione e partecipazione a un bene d’ordine e il giudizio di valore sul medesimo (che può manifestarsi a livello estetico, etico e religioso).
Ad ognuno di questi termini positivi corrisponde una possibilità negativa, ciò che comunemente chiamiamo “il male”.
Il male particolare
Naturalmente è tutto ciò che viene sperimentato dall’uomo come sofferenza, privazione, offesa, distruzione. Si tratta di un’esperienza immediata, che sta al di qua di specifiche rappresentazioni simboliche o concettuali perchè il soggetto la vive come un ostacolo o una repressione del proprio naturale slancio vitale, affettivo, intellettuale.
Il male organizzato
“I mali particolari possono diventare cronici; ci può essere uno schema di ricorrenza che lavora per loro in modo che, se occorrono, essi occorrono di nuovo e continuano a ricorrere. Un’ondata di criminalità, una depressione economica, una guerra; ognuna è una struttura organizzata che permette ai mali di continuare a ricorrere (fino a) una disintegrazione completa del bene d’ordine”(1)
Oltre alle buone abitudini ci sono le cattive, il che significa semplicemente che la gente può diventare abile a fare il bene ma anche a fare il male, e un sistema di corruzione generalizzato come quello messo allo scoperto da Tangentopoli ad esempio lo dimostra.
Ma ci sono anche istituzioni che sopravvivono a se stesse, ottime in un’epoca lontana ma ora talmente occupate a perpetuarsi senza uno scopo effettivo da sacrificare all’uopo le migliori energie di un intero sistema.
Infine, ci sono persone escluse dal sistema sociale del bene d’ordine, al punto da non avere alcun interesse alla sua difesa ma anche dal porsi nei suoi confronti in modo distruttivo. La rabbia del proletariato ottocentesco e dei marginali di oggi può essere compresa se li si riconosce come “coloro che esistono nella società senza essere della società”(2), così come l’indifferenza etica e il disprezzo che le giovani generazioni mostrano per la politica e l’educazione è direttamente proporzionale all’incapacità dell’ordine sociale di includerli come protagonisti (oltre al comportamento scandaloso offerto dalle classi dirigenti e alla castrazione morale propugnata dagli intellettuali).
(continua…)
















