
(Da: La confusione delle lingue, Editoriale Nuova 1981)
L’aver attribuito ai grandi sistemi dell’idealismo romantico un carattere essenzialmente gnostico mi obbliga a fare chiarezza su questo termine – gnosi – così importante per la storia della cultura. La sua relazione parassitaria con la fede religiosa, la sua caratterizzazione scientistica nel mondo contemporaneo, la sua evoluzione in ideologia, sono argomento di questo testo non breve, ma tratto da un libro a mio avviso fondamentale e, purtroppo, introvabile.
FEDE, GNOSI E IDEOLOGIA di Alain Besancon
Che la salvezza giunga attraverso la conoscenza, che l’uomo possa perdersi per un’illusione, un errore la cui conoscenza – gnosis – potrebbe salvarrlo, è un’idea anteriore al cristianesimo. La si trova, in forme diverse, nella filosofia greca, nelle religioni dell’India, nel buddismo, ma anche nel giudaismo e nel cristianesimo più ortodossi. Secondo i Padri alessandrini, in particolare, non c’è fede senza conoscenza. Pistis e gnosis, pur rimanendo distinte, possono trovarsi in armonia e sostenersi reciprocamente. Ma possono anche essere in contrasto o peggio confuse. Allora la gnosi – chiamata da quegli stessi Padri «falsa gnosi» – diventa un pericolo ancor più mortale dell’eresia e richiede per l’estirpazione miisure drastiche.
Di fatto, la gnosi accompagna il giudaismo tardivo, il cristianesimo nascente, l’Islam e non li lascia mai. Mentre la religione indù prolifica senza problemi sotto le sue forme gnostiche lussureggianti, le religioni della fede subiscono, a motivo della gnosi, una minaccia permanente di corruzione (…)
La fede si definisce da sola come un assenso alla parola di un altro a cui è demandato di definire ciò in cui bisogna credere, l’oggetto della fede. In questa accezione la fede è un atto che comporta dei rischi, perché ciò che viene creduto non è né visto né conosciuto grazie a un’evidenza razionale. Il soggetto è sempre libero di rifiutare il suo assenso, di non credere, il suo atto ha valore solo se questa sua libertà è salva e se la sua responsabilità è totale. Infine il credente non controlla l’oggetto della sua fede. Gli può sembrare a posteriori ragionevole (fides quaerens intellectum) ma mai penetrabile totalmente. Per quanto si possa chiarire, elaborare, argomentare la fede, per quanto essa si spinga lontano nella definizione del suo oggetto, esso rimarrà sempre altrettanto poco visto e poco conosciuto che al primo giorno, il rischio dell’assenso altrettanto grande, il libero arbitrio altrettanto sollecitato.
Da questi punti di vista la gnosi introduce un certo sovvertimento: dà il suo consenso non al dato rivelato, così come è, ma al senso che ne ricava. Senso che non è mai il senso letterale: l’ermeneutica gnostica scopre dietro a quello un altro significato, il solo reale, il solo interessante e che elimina in linea di principio il rischio della fede, perché si offre di diritto come una prova razionalmente dimostrabile. Posto di fronte a questa evidenza, il soggetto, che riesce a capirla con la ragione e a controllarla completamente, non è libero di rifiutare il suo consenso. Certo, non tutti aderiscono alla gnosi, ma ciò accade per un accidente di cui la gnosi stessa rende conto e che non coinvolge la responsabilità del soggetto, poiché – a causa di una situazione che egli non padroneggia – viene privato della conoscenza salvifica. Negando il libero arbitrio, gli gnostici rimangono fedeli alla loro esperienza vissuta. Nella fede, è il sapere che sfugge al controllo, ed è l’assenso che dipende dalla libera volontà. Nella gnosi, è il sapere che è controllato, poiché lo gnostico aderisce solo a ciò che il suo intendimento gli mostra come evidenza, ma è l’assenso che gli sfugge: esso infatti dipende da circostanze oggettive incontrollabili perlomeno fintanto che la gnosi non sarà stata accolta.
La gnosi offre tali vantaggi sulla fede, che ci si domanda come questa sia sopravvissuta mentre la gnosi fin dall’inizio costituiva una così irresistibile tentazione.
La fede si considera ragionevole. La gnosi si dichiara razionale e così sembra a molti. Si sviiluppa sistematicamente, in modo coerente, e se si accetta un punto del sistema, si è ben presto disposti ad accettarli tutti, dal momento che si deducono agevolmente gli uni dagli altri.
La fede si accontenta di gettare uno sguardo da lontano, a lato, sui segni più periferici di un mistero che resta tale. La gnosi si installa nel cuore del pensiero divino. Non è una visione riflessa, come quella di Mosè, ma una visione globale che unifica il cosmo, collega le apparenze, coordina gli aspetti più diversi. La fede conosce poche cose, e le conosce male. La gnosi ha una spiegazione per le fasi lunari, per le malattie, per i terremoti, per tutti gli avvenimenti ordinari e straordinari che divengono via via sempre nuove prove del sistema gnostico.
La fede è ortodossa. Ma la gnosi è super-ortodossa, perché la sua esegesi è sottile, sapiente, ingegnosa, e accetta senza difficoltà tutti i dogmi salvo poi capirli in modo un po’ deviato, ma che ne comprende tuttavia il senso corretto, in modo che è estremamente difficile coglierla in flagrante delitto d’eresia.
La fede è vacillante, poiché non è facile dare fiducia ad un altro. La gnosi è incrollabile, giacché in definitiva è una fede in se stessa, una fiducia accordata agli elementi del proprio intelligere. E’ per questo che i martiri della fede sono rari, menntre sono innumerevoli i testimoni della gnosi che si fanno scannare. Perché dovrebbero esitare dal momento che la gnosi apporta ciò che manca alla fede, la certezza della ragione; o alla ragione ciò che le manca: un punto di vista centrale, illuminante, traasformante, generatore di salvezza?
La gnosi trionfa in quanto è più virtuosa. In effetti la fede non comporta una morale: il credente è tenuto a vivere secondo la morale corrente, e sa per esperienza di non aver maggior virtù di un non credente. Al contrario la gnosi comporta una morale, e questa si definisce attraverso l’esecuzione del piano cosmico che la gnosi ha scoperto. Essere gnostici, significa sottostare alle esigenze della gnosi, significa ancora una volta adeguarsi agli imperativi della propria ragione. Di conseguenza, la morale gnostica è più facilmente eseguibile dell’altra, perché si tratta della morale di ciascuno; si tratta dei comandamenti che ci siamo impartiti da soli. Tra la morale comune e la morale gnostica, non vi è nessuna essenza comune, nessun rapporto. Tuttavia, esse concordano su alcuni punti e si assomigliano esteriormente. Non è certo per le stesse ragioni che il credente e lo gnostico sono disinteressati, o casti, o devoti. Ma, visto dall’esterno, lo sono in maniera identica e anzi, lo gnostico lo è di più in quanto ci riesce più facilmente.
Così, più o meno, furono le gnosi classiche dell’antichità, quelle di Simone mago, di Cerinto, di Valentino, di Basilide, di Mani, ecc. Così anche quelle che seguirono, i Pauliciani, i Boogomili, i Catari, e altri. Così ancora erano quelle che contaminarono il giudaismo tardo medioevale e l’Islam. Con questo non si può dire che esista una tradizione gnostica, piuttosto che la fragilità stessa della fede la espone in ogni istante alla mutazione gnostica. La guerra tra la gnosi e l’ortodossia fu una guerra all’ultimo sangue, ma quando l’ortodossia ceedette e perse il suo potere di disciplina – cioè in epoca moderna e precisamente a partire dall’inizio del XVIII secolo – la gnosi riprese vigore sia sotto forme antiche che moderne. E in breve riscopri la libertà speculativa e la produttività mitologica dellle gnosi antiche. La massoneria mistica, una gran parrte della filosofia romantica tedesca, l’impalcatura conncettuale sottesa alla poesia di Blake e di Shelley, di Lamartine e di Hugo, sono parenti delle gnosi reliigiose. Quanto più si allontanano dal cristianesimo e lo dimenticano, tanto più ritrovano l’innocenza e la bontà primitive, perché è la mescolanza a essere velenosa. A un certo punto la gnosi assunse un nuovo volto: l’ideologia.
(continua…)