
Vincent Van Gogh – Il buon samaritano
Senza inutili commenti da parte mia, un lungo testo che non è studio ma vita spirituale: dopo aver letto con la scienza umana gli effetti devastanti della mancanza d’amore, ecco la Parola che guarisce e redime, anche dal passato, e una Scienza del profondo che viene non dalle accademie ma d’Altrove.
Il testo che segue è tratto da Balsamo è il tuo nome, Editrice Ancora, Milano 1982
1. Quando l’uomo piange fin dalle sue radici
Alla tua nascita, il giorno che venisti al mondo, non ti fu tagliato l’ombelico, e non fosti lavata con l’acqua che purifica; non ti fecero le frizioni di sale, né fosti avvolta in fasce. Nessuno ti ha rivolto uno sguardo di compassione; nessuno, per misericordia, ti ha reso uno solo di questi servizi. Fosti gettata via in piena campagna, il giorno in cui sei venuta al mondo … (Ez 16, 4-5).
E così rimani col passare dei giorni, nell’attesa che qualcuno non ti scantoni dal lato opposto della strada, che non distolga pudicamente lo sguardo, ma si curvi su di te, ti raccolga e ti voglia bene. Qualcuno dallo sguardo così purificato da comprendere che cos’è il bisogno di amore; dal corpo abbastanza straziato per sapere che cosa significhi essere ferito. Di persone, ne vedi passare tante: e a tutte tendi la mano … Dopo anni, totalmente deluso, non hai che una sola parola: Non ho nessuno. (Gv 5, 7): nessuno per portarmi verso quelle acque che, si dice, possono guarire, e guarire da ogni malattia, quando un certo fuoco viene a farIe ribollire. lo guardo: nessuno per aiutarmi. Grido la mia angooscia: nessuno per sostenermi (Is 63, 5). Più nessuno per piantare ancora la mia tenda (Ger lO, 20); nessuno di cui mi possa fidare; nessuno a cui dare il meglio di me stesso; nessuno per cui vivere; nessuno per cui essere! Nessuno!
Quale vita, da un giorno all’altro, non è attraversata da una simile desolazione? Rare, sempre più rare quelle che sfuggono ad essa. Orfani lo siamo tutti, in una zona insospettata del nostro essere, nel quale si apre una falla che non vogliamo, che non possiamo conoscere. Riuscirà un giorno ad aprirsi in invocazione? Per una moltitudine, porte di bronzo sbarrano l’accesso!
La solitudine: quella da cui non si vorrebbe uscire, e che nulla, di fatto, viene ad infrangere; quella che mutila, e che nessuuno sguardo viene a illuminare; tanto opprimente, che si finisce col popolarla di inesistenti presenze. Con gli anni essa si accresce inesorabilmente. Si è soli al di dentro: perdute le tracce del prooprio cuore; soli al di fuori: tutt’intorno si è scavata una fossa.
Quale uomo non ha un proprio deserto, così come ha un proprio volto? O, più che un deserto, uno smarrimento; più che una solitudine, un isolamento. Come un gufo tra le rovine, come il passero solitario sul tetto (Sal 102, 7). Nessuno! (…)
La paura! Gli uomini nascono, vivono, muoiono in essa, e molte volte a causa di essa. Sì, la paura fa morire; di paura, i cuori cessano di battere, quando non vogliono, non possono amare … Di paura le labbra si chiudono: non vogliono, non possono benedire …
La nostra terra è troppo glaciale, la nostra esistenza troppo cupa. Non si ha nessuno … Chi di noi non ha conosciuto sguardi che vorrebbero rassicurare e che una inquietudine – nata non si sa dove – viene ad offuscare; labbra su cui il sorriso abortisce in un ghigno, maschere la cui durezza denuncia una prigione interiore … Mai è stata data fiducia, né ricevuta, né donata; al suo posto una diffidenza che scatena la paura. Si ha paura della propria vita, paura della propria morte, al punto da esserne sconvolti. Si ha paura del proprio fratello, e più ancora di se stesso; paura dell’autunno che s’avvicina; paura per ciò che è già appassito. Si ha paura del domani, perché ieri si è avuto paura, una paura sempre viva oggi: paura del che cosa diranno, paura soprattutto di che cosa potrà accadere. Paure retrospettive e paure anticipatrici avvelenano il nostro presente.
Avvinta alla nostra pelle, come una piovra che finisce per strangolare. Piaga mortale, più distruttrice dell’odio; l’odio è il contrario dell’amore, la paura è la sua assenza. L’odio può mutarsi in amore, la paura lo paralizza: rode i giorni, altera la luce. Chi potrà esorcizzare il demonio dell’angoscia che s’aggira attorno alla nostra casa?
(continua…)