
Albrecht Durer – Gesù tra i Dottori nel Tempio
Il destino del soggetto è l’amore, non il sentimentalismo scivoloso che comunemente s’intende con questo termine, ma la piena consapevolezza dell’altrui soggettività, che è impossibile senza riconoscerne l’immagine divina: ciò che la rende amabile. L’universo della comunione personale è il luogo in cui riconosciamo gli altri e noi stessi per ciò che veramente siamo, sollevando il velo delle sofferenze e delle colpe che storicamente ci hanno resi diffidenti e astiosi, e scorgiamo l’innocente aspirazione all’amore che costituisce indelebilmente il cuore umano. Dio è la luce che illumina questo nucleo segreto svelandolo senza violarlo.
Ma l’evoluzione personale è faticosa, lunga e accidentata. La tentazione di lasciarsi cadere nelle facili compensazioni di un passato recente (l’egoismo) o remoto (l’indistinto della consonanza tribale) è permanentemente in agguato nella vita di ogni uomo e di ogni generazione: per questo non esiste civiltà nè evoluzione personale senza pedagogia.
Una pedagogia degna di questo nome si fonda su una fenomenologia dello spirito: conosce l’origine e il destino del soggetto, per questo è in grado di curare, consolare, ravvivare e indirizzare l’anima che sboccia e quella che inciampa. Ma poichè insieme all’autentica tendenza a conoscere e ad amare il soggetto incompiuto cova il rifiuto di evolvere, ecco che sorgono come giustificazione ideologica della stasi le filosofie amputate, e come alibi per la regressione i miti degradati.
Poichè i materiali e le riflessioni che propongo in questo blog sono vari e di varia ispirazione, mi sento di dover ribadire ogni tanto, con chiarezza, qual è lo scopo di questa mia testimonianza intellettuale. Non ci libereremo dalla seduzione di un ritorno all’indistinta complicità della tribù (che si regge sulla violenza verso l’estraneo), nè dall’insulsa ripetizione di un individualismo sterile, senza farla finita con le rappresentazioni del mondo che le hanno accompagnate e tendono a rigenerarle.
Come l’idra di Lerna, il mostro pluricefalo combattuto da Eracle, basta una sola testa viva per rigenerare la Bestia. Per questo, l’intelligenza animata da buone intenzioni ma incapace di affrontare le proprie impurità (ciò che ci fa indugiare a quelle forme dell’errore che maggiormente compiacciono le nostre disposizioni psichiche), mette in pericolo il proprio cammino. Per quanto mi riguarda, la mia configurazione caratteriale mi avvicina molto più al misticismo sentimentale del romanticismo che non alla discriminazione razionalistica di matrice illuminista, ma sono consapevole che si tratta in entrambi i casi di filosofie amputate, nate rispettivamente come alibi del regresso uterino o della stasi egoica, nessuna delle quali è in grado di comprendere la trascendenza di Dio, l’incarnazione simbolica della forma, e l’amore come suprema realtà della persona.
Mentre risulta del tutto evidente da ciò che precede che la vera evoluzione della persona è affidata alla sua libera accettazione dell’amore di Dio e non alla professione di una dottrina (gnosi) o a una mera frequentazione confessionale (settarismo), chi è intellettualmente interessato alle cose che propongo qui deve sapere che tutto questo trova il suo significato nell’ambito di una pedagogia cristiana.
Il discredito in cui l’autorità ecclesiastica e il linguaggio teologico sono caduti negli ultimi decenni, è legato ai fenomeni di rifiuto ideologico sopra accennati almeno quanto all’egemonia che all’interno della cristianità hanno mantenuto linguaggi e modelli di pensiero ormai incomprensibili dall’uomo d’oggi. Tuttavia, all’interno di questa ingens sylva che è ormai divenuta la cultura contemporanea, ci sono almeno tre nomi che da soli basterebbero, nell’arca di un saggio, a ripopolare la terra della cristianità futura: Romano Guardini, Bernard Lonergan e Pavel Florenskij. Di essi troverete scritti (per lo più inediti in Rete) anche sul blog. Per quanto mi riguarda, non mi vergogno affatto di confessare che, come gli ultimi vent’anni della mia vita intellettuale, anche quelli che mi restano saranno dedicati ad approfondire e a proporre il loro pensiero, oltre che a quelle allegorie che sono i miei romanzi. Tutto il resto, come diceva un mio amico, è arredamento.
sarai anche un … (catecumeno, evangelizzatore, credente … proto, neo ???
fai tu, forse manca addirittura le definizione) col bazooka,
ma in qs pezzo ci sono un paio di capoversi (insomma un pezzo di costellazione)
(assieme al pezzo del segno di giona) che valgono la ‘goccia di puro concettuale’,
e, anche se non (te) li indico, mi portano a manifestare il mio affetto per il valter’ pensiero
(teoretico s’intende).
ciao gunny
Commento di gunny1958 — Luglio 6, 2009 @ 1:56 pm |
L’affetto è reciproco Gunny. E dentro o fuori dalla trincea gli uomini non hanno paura di dire “per sempre”.
Commento di vbinaghi — Luglio 6, 2009 @ 2:26 pm |
parole accorate Valter. da un bel pò vado d’accordo con alcuni cristiani, mentre i miei sodali non ci sono mai stati del tutto. il comunismo per tanti, quelli in basso, non era mera questione di potere ma di spirito, pur non potendo esserlo compiutamente, cerco di difendere questo, del mio passato. ora basta la partecipazione che viene dalle tue parole per trattenermi qui, spero con qualità.
Commento di da — Luglio 6, 2009 @ 3:16 pm |
mi permetto una chiosa: caro da
“… il comunismo per tanti … non era mera questione di potere ma di spirito,
pur non potendo esserlo compiutamente, cerco di difendere questo, del mio passato …”
forse intendevi qualcosa come la ‘coscienza di classe’,
che a parte la connotazione sociologica potrebbe essere ‘coscienza di spirito’ …
le ideologie son finite, qualche scheggia di infernale apparato zombeggia tra di noi,
ma noi ci siamo salvati e forse magari qualcosa di buono ce lo siamo portati via …
la coscienza di spirito appunto … (se si respira liberi) …
ecco perchè elogiavo il valter
“… l’evoluzione personale è faticosa, lunga e accidentata. La tentazione di lasciarsi cadere … è permanentemente in agguato nella vita di ogni uomo e di ogni generazione: per questo non esiste civiltà nè evoluzione personale senza pedagogia.
Una pedagogia degna di questo nome si fonda su una fenomenologia dello spirito: conosce l’origine e il destino del soggetto, per questo è in grado di curare, consolare, ravvivare e indirizzare l’anima che sboccia e quella che inciampa. Ma poichè insieme all’autentica tendenza a conoscere e ad amare il soggetto incompiuto cova il rifiuto di evolvere …”
Commento di gunny1958 — Luglio 6, 2009 @ 5:12 pm |
Cari amici, quello che spero è di far capire (come credo di aver capito io), è che il cristianesimo non solo non è una setta, ma è la fine di ogni settarismo, e che chi in nome di Cristo benedice l’ingiustizia è un criminale.
Quanto al passato, non mi vergogno mai di dire che la prima volta che ho sentito il soffio dello spirito è stato quando, come ho scritto da qualche parte, “chiamarsi l’un l’altro compagno era un sacramento”.
Commento di vbinaghi — Luglio 6, 2009 @ 5:34 pm |
sì, grazie ad entrambi. principalmente la purezza del sentimento di giustizia -e del suo appartenere ad un “altro mondo” -
Commento di da — Luglio 7, 2009 @ 7:39 pm |
“caz..eggio” ma neanche tanto:
non c’entra molto con questo pz,
ma ho letto un nuovo commento su pro-ana,
non vorrei sembrare fissato, ma ‘comandante’
visto che è già in corso quella contro l’illuminismo,
quando si aprirà ‘finalmente’ una compagna contro il bovarysmo
sgt gunny
Commento di gunny1958 — Luglio 10, 2009 @ 2:35 pm |
Gunny, non sai quante volte mi sono chiesto se era meglio togliere quel post o lasciarlo. Funziona a doppio senso, pare. Diciamo che per ora prevale il mio desiderio di testimoniare (ai molti che ancora non capiscono) quale sia la reale entità e il livello di diffusione del problema.
Quanto al Bovarismo, è un tema che sta sviluppando (magari con altre categorie) Roberta sul suo blog, in diversi post. Lei riesce a farlo con più dolcezza di me, che in queste cose ho sermpre il bazooka in mano (ma anche tu, mi sa). Il fatto è che oggi il Bovarismo è praticato da entrambi i generi.
Commento di vbinaghi — Luglio 10, 2009 @ 3:32 pm |
…il bazooka, essendo un lanciarazzi, provoca una vampata posteriore molto pericolosa per distanze inferiori a 5 m…. essendo quello il post più affollato tra tutti…
Ciao
Commento di aiace — Luglio 10, 2009 @ 11:33 pm |
Ti stupiresti di quanto. 21000 visite in un anno, quando il secondo post più cliccato del blog ne fa 2600. E’ agghiacciante, sapendo che in gran parte ci arrivano cercando siti PRO ANA e non (come pensavo quando l’ho messo) il documento giornalistico.
Commento di vbinaghi — Luglio 11, 2009 @ 12:29 am |
vero valter, il blog di roberta lo seguo,
ma in quelle pagine altro che gunny col bazooka,
mi sembra di essere un panzer nelle stradine di un paesino di montagna,
un saluto a tutti e due
gunny
Commento di gunny1958 — Luglio 11, 2009 @ 7:04 pm |
… il corpo Gunny, il corpo. Il loro corpo non il bazooka. E’ il loro corpo, proprio quello che loro odiano, l’arma da usare. E’ quello che va ri-animato, sudando molto, facendo sentire il dolore dei muscoli e facendo percepire che c’è del bello in questo, c’è la vita. Quest’arma, questo corpo, mette a posto la mente che infine si lega col cuore. E si sorride, di nuovo. Col bazooka (che è opposizione) si spara solo alla mente; non funziona.
Quasi romantico, no? Eppur funziona! … se si fa sinceramente.
Uhè, ciao!
Commento di aiace — Luglio 11, 2009 @ 10:04 pm |
PS: … il monaco Dogen (1200) scriveva:
Quando trovi il tuo posto
lì dove sei,
la pratica avviene.
Per l’occasione, oserei aggiustare così:
Quando trovi il tuo corpo,
“quello che è veramente”,
la pratica avviene.
Questo corpo è un miracolo! Convenite?
Commento di aiace — Luglio 11, 2009 @ 10:12 pm |
Si, sono convinto che è così.
Ma la cosa più difficile è la richiesta di aiuto che metterebbe in moto un’offerta terapeutica. Dietro quei corpi dilaniati c’è una mente inflessibile.
Commento di vbinaghi — Luglio 12, 2009 @ 1:41 am |
… caro aiace non lo so …
mi sembra che il ‘cielo ideologico’ (autonomia mai gerarchia, superiorità biologica del genere femminile su quello maschile,
imperialismo della sfera emotiva emozionale su tutto, indipendenza dal saper pratico, etc etc etc)
imputabile di essere causa della serie di disagi mentali collegabili a patologie ‘culturali’ mi sembra al suo zenith,
… il discorso si farebbe lungo, ma non ho più voglia di mediare, neanche al meglio della raffinazione concettuale
… e mi sono convinto che ciò che accettiamo come buono per modernità non è lo zenith ma il nadir, il cielo capovolto,
cioè, per alcune questioni derivanti dalla saga infernale degli ‘ismi’, la nottata deve ancora passare
buona domenica
Commento di gunny1958 — Luglio 12, 2009 @ 7:14 am |