Doctor Blue and Sister Robinia

agosto 29, 2009

L’INSONNE di Valter Binaghi

Filed under: Pensiero,Scritture — vbinaghi @ 6:50 pm
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insonnia

- Che cos’hai, non ti senti bene? -
Mi affretto a rassicurarla, prima che si svegli del tutto: – No, niente. Solo non riesco a dormire – Si gira dall’altra parte con un: – Ah. – moderatamente partecipe.
L’insonne non è un solitario per vocazione, ma non necessariamente è angosciato dall’incombenza di fare da testimone all’altrui serenità. Guardare la tua donna dormire, può essere anche un’esperienza tonificante, quando a poco a poco il suo volto si rilascia nella tranquilla fiducia infantile che a te è preclusa. E se si agita, se qualche immagine onirica perturba la piega delle sue labbra, puoi allungare il braccio, carezzarle la schiena, in un gesto di pura prossimità animale che blandisce i capricci del sangue e scioglie l’intrico di rovi in cui si è impigliato il sognatore.
Quanto all’insonne, se restare immobile per più di due ore risulterà intollerabile (d’altra parte lei ha il sonno leggero, e non puoi svegliarla in continuazione), potrà sempre trovare rifugio sul terrazzo, almeno d’estate, dove una sdraio e un posacenere lo attendono complici, per la quasi quotidiana rivisitazione dei propri appunti di psicologia spicciola.

La psicologia cui notte dopo notte l’insonne lavora non è un sistema enciclopedico nè una brillante serie di aforismi. Piuttosto un diario, nato non da pura curiosità intellettuale ma da presunzione autoterapeutica: un diario dove si prova ad affondare, tracciando cerchi concentrici e gradualmente sempre più profondi, nel labirinto dell’inquietudine cronica, dove speri sempre di trovare il Minotauro che anzichè di giovani e fanciulle si ciba delle tue ore notturne, e fare i conti con quello una volta per tutte.
Prima la sigaretta. Poi, gettato il mozzicone, ti rilasci sullo schienale e chiudi gli occhi. Dormire lì, al fresco, puoi provare ma sai già che non funzionerà. Cosa te lo impedisce?
I rumori, innanzitutto. Il tamarro scarburato in lontananza, gli echi della festa popolare nel paese vicino, last but not least la zanzara nell’orecchio.
Primo capitolo del diario psicologico: sei troppo sensibile, troppo percettivo, non ce la fai proprio a tener fuori l’esterno. Immagini la superficie dell’anima come uno specchio d’acqua, dove ogni minima caduta, fosse pure un petalo di rosa, traccia cerchi poderosi. Poi ti dici: macchè. Le impressioni dall’esterno non cessano mai, neanche quando si dorme, tutt’al più entrano a comporre i nostri sogni. Non è per ciò che ci raggiunge dall’esterno che non si dorme.
E parliamo di questi cerchi, allora. Non sono semplici tracce, ma immagini, linguaggio. Raccontiamo a noi stessi ciò che accade: è il principio del pensiero, prima ancora che queste forme divengano segni e facciano da ponte tra noi e gli altri. Ti viene un’idea che ti pare grandiosa: ecco, pensi, si dorme quando la tessitrice spossata cessa la trama del linguaggio, con le risonanze interminabili che si porta dietro, gli andirivieni tra presente e passato, le immancabili prefigurazioni del futuro. Niente da fare.
Falso, anche questo. Se sollevi la coltre del sonno non è la quiete di uno specchio immobile che trovi, ma il caledidoscopio persistente e indefesso dell’immaginazione sempre attiva, che però procede senza esibirsi, come un fiume sotterraneo. Ed ecco allora, finalmente, l’idea giusta: il segreto è nella luce. L’attenzione, l’interesse, l’eccitazione permanente con cui segui il film, non il film medesimo, che potrebbe farsi e disfarsi all’infinito senza disturbare il tuo sonno, se solo tu potessi restargli indifferente.

Perchè non cali mai il sipario? chiedi al regista.
Perchè la sala non è vuota, risponde quello. Finchè c’è almeno uno spettatore, lo spettacolo è tale.
Perchè non te ne vai a casa? chiedi all’unico spettatore stravaccato in terza fila (ha un’aria annoiata e perfino stravolta, ma non accenna a levare le chiappe)
Perchè l’attore continua a muoversi sulla scena, risponde lui sbadigliando. Mi fa pena poveraccio, mica posso snobbarlo come tutti gli altri! Lasciamo che finisca, prima.
A che punto siamo, chiedi all’attore: manca molto all’ultimo atto?
Atto unico, scena unica, risponde lui. E non so quando finisce: l’autore, qui, suggerisce battuta per battuta, prova a chiedere a lui.
E dove lo trovo, maledizione?
Guardati allo specchio.

L’insonne vale poco come psicologo, ed è un artista fallito. L’autocorrezione indefessa, la ricerca della perfezione è il suo alibi reiterato, ma la verità è che ha problemi di punteggiatura. Mettere il punto è la cosa più difficile, nella vita e nella scrittura.
Negoziare si vorrebbe, con la morte e con il testo, e durare in eterno.
Cadere dall’albero per un colpo di vento, senza consentire, finire il romanzo quando finisce l’inchiostro, senza sacrificare parole.
Così si crede di aggirare la morte, e non si fa che morire ogni istante, malvolentieri.

7 commenti »

  1. bellissimo per racconto di sensazioni e situazioni,
    soprattutto le due parti centrali, è la sequela che percepisco ogni volta
    (sigaretta a parte), solo con una differenza:
    dopo la iperricapitolazione dei cascami del quotidiano,
    dopo la ultrapercezione di ogni fonte di energia sonora nell’aria
    (zanzare comprese, e possono essere l’elemento di cambiamento delle procedure),
    al mio io onirico, al mio alter ego che vive nel sonno,
    do l’ok di raccontarmi una storia, di farmi vivere una ‘altra giornata’,
    e così mi risveglio al mattino …
    il non lasciarsi andare al sonno ha come vendetta davvero il fatto
    che la mente parla con la morte, ma di giorno …
    buona notte
    gunny

    Commento di gunny1958 — agosto 29, 2009 @ 9:00 pm | Replica

  2. Ciao Gunny. Come avrai capito, è largamente autobiografico.

    Commento di vbinaghi — agosto 29, 2009 @ 9:37 pm | Replica

  3. Un abbraccio grande, per quanto è immensa questa meraviglia di pagina che hai scritto.

    fm

    Commento di francescomarotta — agosto 29, 2009 @ 9:50 pm | Replica

  4. Ciao Fra’.
    Ultime notizie dal derby.
    Quattro pere alla squadra del Papi! E alla seconda giornata di campionato!
    Come faccio a dormire stanotte?

    Commento di vbinaghi — agosto 30, 2009 @ 12:26 am | Replica

  5. una pausa di ricerca che ricerca essa stessa
    bella
    l’insonnia come male (o bene) condiviso
    luogo d’avanzamento o di resistenza del punto

    Commento di semantica — agosto 30, 2009 @ 4:27 am | Replica

  6. quando si cresce bischeri

    Commento di da — agosto 30, 2009 @ 9:45 am | Replica

  7. Bello :)

    Commento di elio — agosto 30, 2009 @ 1:22 pm | Replica


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