Doctor Blue and Sister Robinia

ottobre 30, 2009

PICCOLI PASSI(1) LE DIFFERENTI CONCEZIONI DI DIO: ATEISMO, PANTEISMO, TEISMO di C.S. Lewis

Filed under: Pensiero — vbinaghi @ 6:50 pm
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creazione - chagall

Chagall – Creazione

Piccoli passi, per arrivare a chiarire questioni fondamentali. Credo che ce ne sia un gran bisogno, non perchè dubito dell’intelligenza dei miei simili, ma perchè il linguaggio con cui si descrive il fenomeno religioso è talmente contaminato dall’ideologia e dalla rivendicazione politica, da confondere più che rendere ragione. Così, intanto, continuo a proporre ai frequentatori del blog oltre che le mie noterelle dei brani di libri importanti, non sufficientemente conosciuti: i libri che ci meritiamo. Il testo che segue è tratto da “Il Cristianesimo così com’è”, edito da Adelphi

Mi hanno chiesto di dirvi che cosa credono i cristiani, e comincerò con una cosa che i cristiani non sono tenuti a credere. Se sei cristiano non sei tenuto a credere che tutte le altre religioni siano sbagliate da cima a fondo. Se sei ateo, devi credere per forza che il nocciolo di qualsiasi religione sia un errore madornale. Se sei cristiano, sei libero di pensare che tutte le religioni, anche le più strane, contengano almeno un barlume di verità. Quando io ero ateo dovevo cercare di convincermi che la maggior parte del genere umano si fosse sempre ingannato sul punto che più gli importava; quando divenni cristiano fui in grado di adotttare una visione più liberale. Ma va da sé che essere cristiani significa ritenere che là dove il cristianesimo differisce da altre religioni, il cristianesimo ha ragione e le altre torto. E’ come in aritmetica: in un problema aritmetico la soluzione giusta è una sola, e tutte le altre sono sbagliate; ma alcune di esse si avvicinano a quella giusta molto più di altre.
L’umanità si divide anzitutto e principalmente in una maggioranza, che crede in una qualche sorta di Dio o di dèi, e in una minoranza che non ci crede. Su questo punto, il cristianesimo si schiera con la maggioranza: con i greci e i romani antichi, con i selvaggi moderni, con gli stoici, i platonici, gli indù, i maomettani, ecc., contro il moderno materialismo europeo- occidentale.
Passiamo ora alla grande divisione successiva. La gente che crede in Dio si può dividere a seconda del tipo di Dio in cui crede.
(continua…)

ottobre 28, 2009

UN EVENTO EDITORIALE DI PRIMARIA IMPORTANZA

pervertimento del cristianesimo

PERVERTIMENTO DEL CRISTIANESIMO (Quodlibet 2008)

Illich I fiumi a nord del futuro

I FIUMI A NORD DEL FUTURO ( Velarium 2009)

IVAN ILLICH: LA MODERNITA’ COME PERVERTIMENTO DEL CRISTIANESIMO
di Stefano Di Ludovico

Nel 1988, nonostante la notoria diffidenza verso le moderne forme della comunicazione di massa, Ivan Illich accetta di rilasciare una serie di interviste a David Cayley, giornalista della Canadian Broadcasting Corporation e suo grande estimatore. Da tali interviste presero forma prima un ciclo di trasmissioni radiofoniche trasmesse dalla Cbc l’anno successivo, poi, nel 1992, un testo che, con il titolo Conversazioni con Ivan Illich. Archeologo della modernità, fu pubblicato due anni dopo in Italia dalla casa editrice Elèuthera. Dato l’esito felice di quella prima esperienza ed il legame sempre più stretto stabilitosi tra i due, tra il 1997 e il 1999 Cayley ed Illich registrarono una nuova serie di interviste, sempre mandate poi in onda dalla radio canadese, la cui trascrizione costituisce il contenuto del testo in oggetto, pubblicato in Italia dall’editore Quodlibet con il titolo Pervertimento del Cristianesimo. Conversazioni con David Cayley su Vangelo, Chiesa, modernità. Viste le tematiche affrontate da Illich in queste interviste, così come gli anni in cui furono rilasciate – gli ultimi anni di vita del pensatore di origini dalmate, quando le sue opere principali erano ormai da tempo già state tutte pubblicate -, questi testi rappresentano un po’ il bilancio definitivo di una riflessione sviluppatasi nell’arco di oltre quarant’anni, e, per certi versi, il testamento stesso dell’autore, che sarebbe scomparso di lì a pochi anni, precisamente il 2 dicembre 2002 a Brema.

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ottobre 27, 2009

UN’ORA DI ISLAM NELLE SCUOLE? di Ferdinando Camon

Filed under: Cronache,Pensiero — vbinaghi @ 8:48 pm
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donne in islam

(Da: Quotidiani delle Venezie 21 ottobre 2009, ora leggibile sul blog di Ferdinando Camon)

Istanbul, capitale culturale di una Turchia in marcia verso l’integralismo, siamo nell’auletta di una moschea (cioè una madrassa), e un redattore tv m’intervista. Con disprezzo. Mai sentito un simile disprezzo piovermi addosso. Capisco subito perché: sono un cristiano, fedele di un’altra religione, cioè un infedele. Sahara, un villaggio dell’interno, io stupido ad andarci in agosto: c’è una calura tale che a un certo punto le lenti scure dei miei occhiali estivi cadono per terra, la montatura di tartaruga a 45 gradi si deforma, diventa molle. Parlo con islamici tunisini, ma c’è anche un saudita. Lo trattano con rispetto, lui e il sistema politico della sua nazione. Perché a reggerlo sono discendenti di Maometto: un governante è più degno di governare non se ha più voti ma se è più vicino al Profeta. Siria, qui c’è un presidente il cui figlio diventerà presidente, come in Libia. In religione c’è una certa apertura. Ma a cena noi siamo in 3-4 e alcuni han portato la moglie, degli islamici nessuno: la donna deve stare a casa. Che l’uomo valga più della donna, il fedele più dell’infedele, e l’emirato più della democrazia, non sono credenze degli integralisti, ma dell’ortodossia. L’Arabia Saudita è il loro Vaticano, il cuore del cuore del sistema. Il capo supremo si chiama Custode dei Luoghi Sacri, noi diciamo (erroneamente) re, e ha una specie di consiglio della corona. Nel consiglio della corona un consigliere propone un’apertura verso le donne, dar loro il diritto di prendere la patente e guidare un’auto. Proposta bocciata: l’obiezione è che “una donna che guida un’auto da sola non può essere onesta”, il che probabilmente è vero. Quale di questi Islam è compatibile con le nostre leggi, costituzione, codici? Posso rispondere: “Nessuno” senza passare per xenofobo?
(continua…)

ottobre 26, 2009

RINCOGLIONIMENTO SENILE(7) Il Blues o dell’intramontabile

Filed under: canzoni — vbinaghi @ 6:41 pm
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Mentre continuo ad ascoltare di tutto e disordinatamente, all’inizio degli anni Novanta il Blues è diventata la MIA musica. Quella da studiare, da riproporre nelle più differenti versioni, quella da suonare e cantare soprattutto. Dal 90 ad oggi ho fondato diverse blues band (Blues Ortiga, Blue Valentine, Doctor Blue and the healers e infine Senor Blues, che esordirà a giorni e vi dirò). Perchè il Blues? Perchè è diventato un canone, cioè una struttura intramontabile e inamovibile su cui ogni autore e interprete può inserire la propria sensibilità, certo di trovare un mezzo adatto alla sua anima perchè il blues intercetta qualcosa di universalmente umano, come è accaduto in letteratura con la tragedia, nata in Grecia e divenuta patrimonio comune dell’umanità, o l’icona bizantina, divenuta un modello intemporale della pittura religiosa. E’ qui che l’arte dismette i panni arlecchineschi dell’invenzione ad ogni costo e trova nell’intramontabile una mimesi dell’eterno. Vi propongo prima l’originale e poi una versione celebre di Love in vain.

Poi due versioni ugualmente lontane eppure ugualmente vicine nello spirito all’originale di Walkin’ blues. Ce ne sarebbero molte altre, innumerevoli, a dimostrazione di quanto dicevo sopra. Ci vuole umiltà e talento a ripetere senza imitare.

ottobre 25, 2009

RINCOGLIONIMENTO SENILE(6) Agonia del rock

Filed under: canzoni — vbinaghi @ 4:28 pm
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Il rock degli anni Ottanta, Novanta e Duemila mi ha lasciato freddino, almeno per quanto riguarda le band che hanno fatto da traino a queste generazioni. I Police, levigati e geometrici, con la coda noiosamente estetizzante dello Sting solista. Gli U2, con un pacifismo globalista che costa poco e vale poco, e una musica che è più sound che componimento. I Nirvana, con un surrealismo già visto e l’isterismo adolescenziale del loro disgraziato leader.
La verità è che ne ho avute piene le scatole di una musica che serve a dichiarare, abdicando a quella che è la sua natura: commuovere. Se devo salvare qualche gemma memorabile, più che di artisti parlerei di canzoni, visto che le band son durate sempre di meno. Nell’epoca di facebook e dei cellulari tuttofare non c’è più palco e il rock, che è una messa laica e necessita di un altare non ha più un vero pubblico, se si esclude il museo personale dei superstiti di ogni decennio, che custodiscono insieme alla musica dei loro beniamini di allora la memoria di una giovinezza divenuta mito.

Il discorso vale anche per me, rispetto a percorsi autoriali iniziati nei decenni precedenti, e che ho seguito con grande interesse: Roger Waters, Dylan, Leonard Cohen, Robbie Robertson, Johnny Cash. A un livello più basso (perchè più monotono e prevedibile) Springsteen.
Degli italiani, Paolo Conte, tre gradini sopra tutti, ma con lui il rock c’entra poco: il generazionale lascia il posto all’intramontabile.

ottobre 24, 2009

RINCOGLIONIMENTO SENILE(5) simpathy for the devil

Filed under: Scritture — vbinaghi @ 6:05 pm

Com’è che da “pace amore e verdi prati” ci si ritrova nell’inferno dello sdoppiamento e della dipendenza, ad aspirare con voluttà l’aroma mortifero del fiore nero?
Inutile immaginare complotti deviazionisti o fatali involuzioni: la storia dimostra che ogni naturalismo presunto sfocia nel demoniaco, per la semplice ragione che l’uomo non è un essere naturale, e quando strizza i capezzoli di madre natura per un latte che non è di questo mondo finisce assetato e disperato ad accettare il potere magico (e puramente allucinatorio) che promettono i demoni.
Se parlo del demoniaco nel rock non è per le allusioni esplicite di un Mick Jagger o per lo stupido antiquariato occultistico di un Jimmy Page che compra la casa di Alistair Crowley (ma il faccione di colui che si faceva chiamare la Grande Bestia campeggiava già sulla copertina di Sgt Pepper dei Beatles).

Se parlo del demoniaco è perchè ho avuto una certa esperienza della cosa, come ho scritto in Devoti a Babele per quel tanto (non tutto) che vi è di autobiografico in quel romanzo. A quei tempi sognavo la conflagrazione cosmica, o meglio l’esplosione del narciso che ero in un’orgia pirotecnica memorabile, come il protagonista di questo brano di David Bowie, tra i miei preferiti di allora, dove una rock’n roll star progetta il suicidio in diretta, per assurgere al cielo dei miti.

Oppure, il che è lo stesso, sprofondare nell’oblio del beatifico nulla, sulle note di quello che era l’indiscusso inno dei tossici di allora.

Com’è che sono qui a raccontarla? La cosa più semplice del mondo: un miracolo. Ogni esistenza è un miracolo, ogni svolta è un miracolo, ogni lampo d’intelligenza e ogni slancio d’amore lo è. Il miracolo, cioè l’irruzione di Dio nel mondo, è talmente quotidiano che nemmeno ce ne accorgiamo. Bisogna mettercela tutta per rifiutare la vita, l’amore e il perdono. E infatti, come disse una volta un grande teologo (Hans Urs Von Balthasar), l’inferno come possibilità metafisica esiste certamente, ma potrebbe anche essere vuoto.

ottobre 23, 2009

RINCOGLIONIMENTO SENILE(4) musica nuova, vita nuova

Filed under: canzoni — vbinaghi @ 7:57 pm
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Poi succede che incontri cose diverse, e soprattutto un’onda d’urto che va da un oceano all’altro, e insieme alla musica porta pensieri, utopie forse anche deliri. Coi salottini borghesi delle festicciole hai chiuso, adesso la musica la vuoi suonare, e i posti giusti sono all’aria aperta, il parco, la spiaggia di notte, e certi additivi orientali che fanno sentire tutti più coraggiosi e sapienti. Durerà poco, ma il ragazzo con la chitarra, che comincia a grattare con Battisti, trova il primo pezzo un po’ complicato, e su quello si accanisce per settimane.
E’ questo qui.

Dischi più amati all’epoca del Parco Lambro: Thick as a brick dei Jethro Tull, H to He dei Van der Graaf, Trilogy degli EL& P, Wish you were here dei Pink Floyd, Harvest di Neil Young, Four Way Street di CSN& Y, Mud Slide Slim di James Taylor, Homecoming degli America, Desperado degli Eagles, con questa straziante:

Anche gli italiani, si. E una gran voglia di dartela a gambe dai tuoi vecchi, con la presunzione di essere meglio di loro e di toccare un giorno il cielo con un dito. Io me la sono data, a diciannove anni appena compiuti, dopo l’esame di maturità. Uscii di casa, come tanti allora, canticchiando questa:

ottobre 22, 2009

RINCOGLIONIMENTO SENILE(3) SHAKE

Filed under: canzoni — vbinaghi @ 1:05 pm
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All’inizio i maschi si sedevano immusoniti e lasciavano le ragazze a dimenarsi (che gusto c’è a ballare da soli, senza il corpo dell’altra da esplorare timidissimamente, stringendo un po’ di più, o affondando il naso nei suoi capelli col cuore in gola, sperando l’abbandono e temendo la rigida ripulsa?). Poi qualcuno, per puro spirito mimetico o per ostentare intraprendenza, si lanciava in mezzo alla stanza ed esorcizzava il ridicolo con ostentate movenze clownesche.
Qualcuno, sorpreso e rapito dal ritmo, chiudeva gli occhi e si lasciava andare, per scoprire che le ragazze ne sanno sempre una di più: c’era Dioniso in agguato, dietro il ritmo pulsante del basso…

ottobre 21, 2009

RINCOGLIONIMENTO SENILE(2) Altri bei lentoni

Filed under: canzoni — vbinaghi @ 1:54 pm
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Questo è uno dei primi che ho gettonato in un Juke Box, barattando l’ineguagliabile solitudine della mia brufolosa malinconia con qualche sguardo furtivo alla teen ager che spiccava dal mazzo del tavolino a fianco.

Questi invece sono i famigerati Bee Gees: prima di fare da soundtrack ai disgustosi galletti delle (da me) odiatissime discoteche dei primi anni ottanta, costoro furono complici di ben assestate frecce dell’ottimo Cupido adolescente.

ottobre 20, 2009

RINCOGLIONIMENTO SENILE(1) Without you

Filed under: Scritture — vbinaghi @ 4:10 pm
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O come vorreste chiamare il perdere tempo su Youtube in cerca delle canzoni che ti “molcevano il core” dai tredici ai sedici anni?
Chiamatelo come volete, e intanto, voi cinquantenni condividete e ricordate, e voi giovinastri cuccatevi qualcosa di giurassico: era il tempo delle prime feste a luci basse, e si ballava in due su una mattonella…

ottobre 19, 2009

QUANDO IL CIELO SARA’ VUOTO di Valter Binaghi

Filed under: Poesia — vbinaghi @ 1:38 am
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Hopper - morning sun

Quando il cielo sarà vuoto
e tu
non avrai più parole
Quando il tempo o l’oblio
avranno dissipato
l’opera delle tue mani
Quando non sarà più che un filo sottile
ad impedire
che l’ultimo lembo di strazio diventi follia
Chiamami allora.
Ancora fra secoli io verrò arrancando
sulle quattro zampe della mia decrepitezza
e azzannerò la mano che ti opprime.

ottobre 17, 2009

COME UN PESCE NELLA BOCCIA di Valter Binaghi

Filed under: Scritture — vbinaghi @ 5:38 pm
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pesce nella boccia

RACCONTO INEDITO

- Ma tu perchè hai smesso d’insegnare, se la scuola ti piaceva? -
Valeria ha acceso una sigaretta ma l’ha spenta a metà. Dice che sta provando a smettere.
- Non mi piaceva. Dopo un paio d’anni avevo capito che eravamo lì a combattere la guerra precedente, come gli stati maggiori della prima guerra mondiale -
- Traduzione per il popolo? –
- Il mondo non somiglia più a un libro. E i libri non parlano più del mondo –
- Si, lo so da un pezzo. Gli serve di nuovo lo sciamano per imparare, o il giullare. Non si fa niente con questi se non con un po’ di musica –
- E tu balli o canti? –
- Io sarei un socratico seduttore. Provo a farli innamorare del domandare. Di che cosa parliamo quando parliamo d’amore? Che ci prendano gusto, che non ne abbiano mai abbastanza. E ogni tanto ballo, anche, perchè se non ti vedono fare quello che dici non ti credono. Ma dimmi di te –
- Quello che mi piaceva era curare i cuccioli malandati. Quelli che nascono male, storti e bruttini, che resteranno nel cesto perchè nessuno li compra e nemmeno li vuole in regalo. –
Mentre parla Valeria si alza in piedi e mi fa segno di seguirla in salotto. Sulla tovaglia apparecchiata, c’è ancora mezza bottiglia di Chardonnay. Prendo il vino e i bicchieri.
- All’inizio – continua – gli alunni in difficoltà. Poi i casi di handicap. Mi sono specializzata, e sono passata dalla cattedra di lettere al sostegno all’handicap – Valeria ha sfilato i piedi dalle scarpe e si è adagiata sul divano come su un triclinio romano. La testa appoggiata alla mano, il gomito sul bracciale, le gambe piegate a elle. Sono seduto in poltrona, di fronte a lei, devo sforzarmi di non guardare continuamente le sue ginocchia tornite.
- Mi piacerebbe sapere qualcosa di questi metodi –
- Ho studiato e usato un po’ di tutto, ma alla fine mi sono accorta che tutto serve e niente serve –
- Cioè?-
- E’ l’amore che cambia le cose. Persone che fin dalla nascita sono abituate alla pietà o all’imbarazzo, sono anime accartocciate. Vorrebbero nascondersi, sparire. E in qualche modo lo fanno. Si rintanano là sotto, dove l’intelligenza possa illuminare il meno possibile lo sguardo altrui che li scarta. Quando arrivavano da me, in prima superiore, erano già esperti dell’arte della fuga. Solo l’amore può stanarli -
- E i genitori? -
- Dipende. Certe madri li circondano di attenzioni ostinate ed efficienti, e sono le prime a mettersi all’erta se provi a fare cose diverse. Allora capisci che stanno mantenendo lo status quo di una dipendenza: si sono faticosamente addestrate, me adesso è divenuta rassicurante. Ma capisci quanto hanno sofferto, quanto hanno dato di sè, non ti puoi mettere di traverso –
Io la guardo, e niente di quello che vedo è meno che grazia e nobiltà. Come al solito quando mi capita di stare davanti a una donna che mi sorpassa, mi chiedo cosa ci faccio qui: – Scommetto che sei riuscita a fare moltissimo – le dico.
- Qualcosa, si. Finchè è arrivato Gianmarco -
(continua…)

ottobre 16, 2009

L’AMBIGUITA’ DELLA BELLEZZA di Pavel Evdokimov

Filed under: Pensiero — vbinaghi @ 8:09 pm
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icona

(Da: Pavel Evdokimov, Teologia della bellezza, Edizioni Paoline)

« Sappiate che l’umanità può fare a meno degli Inglesi, che può fare a meno della Germania, che niente è più facile per lei che fare a meno dei Russi, che per vivere non ha bisogno né di scienza né di pane, ma che soltanto la bellezza le è indispensabile, perché senza bellezza non ci sarà più niente da fare in questo mondo! Qui è tutto il segreto, tutta la storia è qui! » (1). Così Dostoevskij esprime la sua profonda convinzione. Se già per Aristotele la tragedia purifica le passioni, e se per Platone la musica e la poesia virilizzano lo spirito, ciò accade perché la perfezione delle forme non è estranea alla verità e al bene. Ma basta accostare più stretttamente la bellezza alla verità e al bene per far sorgere l’utopia estetica, la fede idolatra nel potere teurgico e magico dell’arte. L’arte non è trasfigurativa per il solo potere della Bellezza? Come un raggio di Dio sulla terra, la sua sola apparizione non cambia subito la faccia del mondo? Questa è la fede del giovane Gogol’: « Se l’arte non compie il miracolo di trasformare l’anima dello spettatore, non è che una passione passeggera».
Ora, se la verità è sempre bella, la bellezza non sempre è vera. Plotino è colui che svela questo accecamento: « Il male – dice – è preso nei lacci della bellezza, come uno schiavo coperto di catene d’oro; questi lacci lo nascondono affinché la sua realtà sia invisibile agli dèi, affinché non sia sempre davanti allo sguardo degli uomini … » (2).
Dio non è il solo a « rivestirsi della Bellezza »; il male lo imita e rende la bellezza profondamente ambigua. «Come mai sei caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell’auurora? Come mai sei stato steso a terra, signore dei popoli? » (ls 14,12).« Il tuo cuore si era inorgoglito per la tua bellezzza, la tua saggezza si era corrotta a causa del tuo splendore» (Ez 28,17). Il mito biblico dell’albero dai frutti proibiti riproduce la medesima situazione: « La donna vide che l’albero era buono a mangiare, gradito agli occhi e desiderabiile» (Gn 3,6), in altre parole gradevole ai sensi ed estetico al più alto grado. Il godimento sensuale si è eretto ad assoluto, s’è posto al di là del Bene e del Male. La bellezza esercita il suo fascino, converte l’anima umana al suo culto idolatra, usurpa il posto dell’ Assoluto, con una strana e totale indiffferenza verso il Bene e la Verità.
Gogol’ ritorna dalle sue amare illusioni: «Ahimè! per volontà del diavolo che aspira a distruggere l’armonia delll’universo, la Bellezza era stata gettata con orribile ghigno in una voragine atroce ». «Quale orrore la nostra vita con i suoi contrasti tra il sogno e la realtà!. .. Meglio sarebbe stato per te (la Bellezza) non esistere affatto, restare estranea a questo mondo … ».
In connivenza con l’éros pervertito, la bellezza suscita le passioni che distruggono la vita e mostrano il volto ripugnante dell’Afrodite terrestre: « Oh! non ponete mai fiducia alcuna in ciò che vedete, discostatevi e passate oltre … Tutto respira la menzogna in ogni ora del giorno e della notte; ma soprattutto quando le pesanti tenebre discendono sui lastricati e sui muri delle case, quando la città si riempie di luci e di rumori e migliaia di calessi passano come fulmini in mezzo alle grida … finché anche il demonio accende il suo lume e rischiara uomini e cose, che rivestono allora un aspetto illusorio e ingannatore … ».
L’amoralismo di fondo dell’ essere umano, il suo caos interiore, si forma in modo del tutto naturale attraverso la forza irresistibile degli slanci estetici dell’anima. Da solo, il principio morale non potrà mai opporsi e resistere allo stato passionale; esso soccombe. Il dinamismo scatenato dalle passioni travolge tutto in funzione di una liberazione totale da ogni principio normativo, ed è appunto la sfera estetica che offre la più grande libertà. La sua potenza ammaliatrice affranca da ogni costrizione; all’éros della creazione si opppone l’éros della distruzione.
Se anche Dostoevskij esordisce con una costatazione semplicista: «Il Bello è ciò che è normale, ciò che è sano », ben presto si accorge che non è tutto così semplice. Egli pronuncia le celebri parole: «La Bellezza salverà il mondo» e subito chiede: «Ma quale? », perché la «Bellezza è un enigma»: sdoppiata, essa ammalia, affascina e fa perire. «Anche i nichilisti amano la bellezza», egli osserva; gli atei forse più degli altri provano il bisogno irresistibile di un idolo e subito lo fabbricano per adorarlo. Prima ancora di comprendere e di vivere la bellezza e l’amore, l’uomo li ha già profanati. Il problema adesso si pone diversamente: la Bellezza ha in se stessa una potenza salvatrice, oppure anche la Bellezza, divenuta ambigua, ha bisogno di essere salvata e protetta?
Dostoevskij pensa da filosofo. È indubbio per lui che l’unità iniziale della Verità, del Bene e della Bellezza si è scompaginata. I principi gnoseologici, etici ed estetici non si trovano più integrati nel principio religioso; divenuti autonomi, ciascuno manifesta fatalmente la più profonda ambiguità; «l’idea estetica è stata intorbidita nell’uomo ». «Il cuore trova la bellezza anche nella vergogna, nell’ideale di Sodoma, che è di gran lunga quello della maggioranza. È il duello del Diavolo e di Dio, e il cuore umano ne è il campo di battaglia … ».
Di fronte a questo scisma ontologico, la psicanalisi di Dostoevskij passa alla non meno geniale psicosintesi. Col suo sguardo acuto, di colpo mette la mano su un filone aurifero. La sua psicosintesi è un’apprensione adulta delll’uomo e del suo destino. Nel pensiero essa conduce ad una pneumatologia, e nell’ esercizio all’ acquisizione dello Spirito Santo, al carismatismo della « vita vivente ». La verità religiosa condiziona e riunisce in sé il valore etico ed estetico: «Se si arrivasse a privare gli uomini dell’infinitamente grande, essi non vorrebbero più vivere e morirebbero di disperazione. L’incommensurabile e l’infinito sono necessari all’uomo quanto il piccolo pianeta sul quale si muove ». L’aspirazione alla Bellezza coincide con la ricerca dell’Assoluto e dell’Infinito. Gli stessi termini di trasfigurazione, di incarnazione, di immagine, di luce sono sempre attuali presso tutti gli artisti e testimoniano dell’unità segreta dell’arte e della religione.
(continua…)

ottobre 15, 2009

IL FIGLIO LO VOGLIO BELLO COME KEANU REEVES

keanu reeves

Lo so che abbiamo avuto i lager e il gulag, ma ho sempre pensato che il peggio dovesse ancora venire. I latrati del fuhrer hanno squassato il mondo, ma io ho sempre pensato che l’anticristo viene sorridendo, e parla una lingua che è tutte le lingue. La Siberia e Auschwitz, Tien an Men e Kabul grondano di sangue, ma ho sempre pensato che Babele si costruisce a Manhattan (e le Twin Towers in fumo non ammoniscono nessuno!). Le vestali del progresso si stracceranno le vesti, a destra e a sinistra, se qualcuno oserà imporre limiti all’ingegneria della felicità, e come sempre il serpente conta sulla dabbenaggine di Eva. Hanno usato i gemiti di donne disgraziate per legittimare la strage degli innocenti, e useranno i sospiri di donne sterili per aprire la fabbrica degli androidi. Adamo, evirato ed ebete, come sempre acconsente.
Ecco, lo sentite il cigolio? Le porte dorate dell’inferno si aprono.

NEW YORK — Rupert Eve­rett ci aveva già pensato nel 2006, quando dichiarò di vo­ler lasciare la sua professione di attore per dedicarsi a tem­po pieno a un business anco­ra più lucrativo: una banca del seme dove i donatori di sperma fossero solo star di Hollywood come Brad Pitt, Ashton Kutcher, Michael Craig e Russell Crowe. A raccogliere la sua idea, mai andata in porto, è adesso la California Cryobank, una banca dello sper­ma attiva da oltre trent’anni, che ha lan­ciato un servizio per offrire ai propri clienti gli spermatozoi di donatori sele­zionati in base alla loro somi­glianza a star del cinema, sportivi e leader politici.
Tro­vandosi nella California del Sud, l’insolita banca tende a privilegiare vip locali, vale a dire attori hollywoodiani. Per gli aspiranti genitori la scelta non potrebbe essere più facile. Una volta seleziona­to il «modello», a chi deside­ra un figlio bello come Brad Pitt, alto come Russell Crowe, oppure atletico come Ben Affleck, vengono mostra­ti i profili di alcuni donatori che somigliano alla celebrità prescelta. «Non si tratta di una scienza esatta — mette in guardia Scott Brown, re­sponsabile comunicazione della California Cryobank —; per selezionare i sosia ci avva­liamo di una giuria di esperti, non del computer».

L’articolo è di Alessandra Farkas, su Corriere della Sera di oggi.
Continua a leggere qui.

ottobre 14, 2009

APOTEOSI DEL FEMMINILE

Filed under: Scritture — vbinaghi @ 5:27 pm
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Venere di Tiziano

dharma venere

ottobre 13, 2009

CORPO MORTO E CORPO VIVO. ELUANA ENGLARO E SILVIO BERLUSCONI (Transeuropa Edizioni, novembre 2009) di Giulio Mozzi

mozzi_fronte

Cose che non mi piacciono di Giulio Mozzi: quando non risponde alle Mail, quando in certe discussioni spacca il capello in quattro, quando si definisce “un cattolico tentato dal protestantesimo” (non bastano gli scandali della Chiesa per fare un protestante, ci vuole una teologia amputata e Mozzi questa non la sottoscrive, quindi ne tragga una buona volta le conseguenze).
Cose che mi piacciono di Giulio Mozzi: è un uomo di un’intelligenza spiazzante, uno che snobba facili arruolamenti e apre da pioniere percorsi di pensiero anche impervio. E poi è uno scrittore raffinato e imprevedibile. Adesso per esempio, dopo anni che non pubblica, se ne esce con due libri, uno di racconti, Sono l’ultimo a scendere, edito da Mondadori (ma è già stato canonizzato da D’Orrico sul magazine del Corriere, non serve che ne parli io). L’altro per Transeuropa, sarà in libreria ai primi di novembre: Corpo morto e corpo vivo. Eluana Englaro e Silvio Berlusconi.
Il tema lo ricorda ogni italiano capace d’intendere e di volere, ma non aspettatevi un riassunto degli eventi, delle discese in campo, delle mobilitazioni che il caso Englaro ha suscitato. Qui troverete invece un’argomentazione serrata il cui carattere apparentemente paradossale serve a mettere allo scoperto almeno tre questioni cruciali, che ai tempi gli arruolati nell’uno e nell’altro campo hanno assolutamente disatteso. La tecnica che ha come obiettivo la sopravvivenza pura e semplice è un bene? La posizione della Chiesa in difesa della sopravvivenza ad oltranza è in armonia con le premesse evangeliche? La mobilitazione del governo Berlusconi o di un governo qualunque per ottemperare alle richieste della gerarchia ecclesiastica è un omaggio o un torto fatto alla Chiesa medesima?
Ecco perchè questo libro non riguarda un caso conclamato e (apparentemente) risolto qualche mese fa, ma è di un’attualità sorprendente. Ecco perchè è un libro da leggere, per chiunque abbia preso posizione nell’uno o nell’altro senso, e anche per chi si è rifiutato di farlo, ma soprattutto per chi sa che di questi dilemmi non ci libereremo tanto presto, anzi siamo solo all’inizio. Vi propongo un passaggio cruciale, che riguarda la prima delle tre questioni poste.

Un argomento dice: «In un’altra epoca, questa povera ragazza sarebbe morta quasi immediatamente per conto proprio. O sarebbe stata presa per morta, o sarebbe stata curata e accudita in modo rudimentalissimo: e quindi sarebbe morta comunque, e per conto proprio, in poco tempo». Questo è certamente vero. (…)
Da quell’argomento ne discende un altro: «Il problema non è decidere che fare della povera ragazza Eluana Englaro. Il problema è che, andando avanti così il progresso della scienza-tecnica – il progresso del potere della scienza-tecnica –, verrà il giorno in cui tutti saremo destinati a non morire mai, ma a sopravvivere indeterminatamente in una condizione indescrivibile.(…)
Non si può dire che questo argomento manchi di realismo: l’invecchiamento della popolazione è sotto gli occhi di tutti, la sempre maggiore medicalizzazione della vecchiaia è sotto gli occhi di tutti. La spesa medica negli ultimi giorni di vita di una persona diventa altissima, e talvolta non diminuisce nemmeno quando ci si accorge, come si dice comunemente, che «non c’è più speranza».
Ciò avviene perché al medico si chiede di «non lasciare nulla di intentato», e il medico che «lasci qualcosa di intentato» rischia di trovarsi denunciato dai familiari della persona morta. Ma ciò avviene, nel fondo, perché siamo ormai pienamente, o quasi pienamente, nel dominio della tecnica, la quale persegue scopi suoi, non umani, disinteressandosi dell’umanità.
(continua…)

ottobre 12, 2009

IL MINCULPOP DELLA SCIURA BRAMBILLA

crudelia demon

Il ministro del Turismo, è preoccupato: l’immagine dell’Italia all’estero è deturpata, perchè “arrivano soltan­to notizie di vergognosi attacchi a Berlusconi. L’appeal nazionale ne risente. Non possiamo consentirlo”, dichiara al Corriere della Sera.
Mentre implicitamente dà del minus habens ad ogni direttore di giornale o network sulla faccia della terra, reo di farsi turlupinare dal “partito antitaliano” che denigra insieme al suo Presidente l’Italia intera, la signora Michela Vittoria Brambilla non pensa nemmeno per un attimo che la soluzione per l’Italia sarebbe quella di avere un premier più presentabile (non dico più alto e meno bauscia: togliere almeno le cose grosse: corruzione di giudici, connivenze mafiose…)
Macchè. La soluzione per la Brambilla è una “task force” che dovrà “monitorare tutta la stampa straniera, quo­tidiani, periodici e tv, ad ogni latitudine, dal Giappone al Perù” per poi “bombar­dare quelle stesse redazioni con comunicazioni veritiere e positive”.
Niente di nuovo sotto il sole, le abbiamo già viste queste cose, solo che allora si chiamava Minculpop. Vabbè. Una sola obiezione: in questa Disneyland che è diventata l’Italia Berlusconiana, la “missione simpatia” si poteva bene affidare a un personaggio femminile accattivante, che so, Nonna Papera, Minnie, Clarabella o una di quelle belle topolone che frequentano Villa Certosa. E invece no.
Vogliono recuperare l’immagine dell’Italia all’estero e a chi si affidano?
A Crudelia Demon.

ottobre 11, 2009

IL FALLIMENTO DELL’INTELLETTUALE: DALL’IDEOLOGO AL TECNOCRATE di Thomas Molnar

scheletro in lettura

Brano lungo, libro introvabile eppure tra i pochi necessari, scritto quasi cinquant’anni fa e purtroppo assolutamente profetico: uno dei libri che ci meritiamo, come amo dire a volte ai lettori del blog. I quali, se arriveranno alla fine, vedranno che ne è valsa la pena. Il testo che segue è tratto da: Thomas Molnar, Il declino dell’intellettuale, Edizioni dell’Albero, 1965

Intellettuali e ideologi

È giunto il momento di fare il bilancio della nostra analisi sulle diverse caratteristiche assunte dalle ideologie moderne e di dare una risposta al quesito principale: in che senso gli intellettuali hanno veramente fallito? Ma prima, è giusto identificare l’intellettuale con l’ideologo? La risposta al secondo quesito non potrà essere del tutto soddisfacente, per due ragioni: la prima è che le categorie in cui abbiamo suddiviso gli intellettuali – il marxista, il progressista, il reazionario – non sono del tutto soddisfacenti, inoltre sono state elaborate in modo da rappresentare una tipologia delle tendenze intellettuali contemporanee, ma non sono le uniche e non sono neanche così rigidamente delimitate.
Infatti l’influenza del passato e del presente, le scelte individuali, una duplice o molteplice fedeltà radicata nell’ambiente e nella esperienza fanno sì che la linea di demarcazione tra le varie ideologie non sia nettamente delineata.
La seconda ragione è ancora più importante: un vasto numero di potentissime religioni, filosofie, istituzioni ha contribuito a formare la struttura del mondo moderno. L’intellettuale è colui che per definizione mantiene i rapporti con le tradizioni del passato e con le forze del presente anche se si trova in una posizione critica e nega che abbiano una diretta influenza su di lui. Egli non vive nel vuoto sociale, ma anzi assorbe e reagisce agli innumerevoli fenomeni, politici, sociali e culturali che lo circondano assai più diffusamente ed intensamente dei suoi contemporanei non intellettuali che, solitamente, si preoccupano soprattutto dei problemi legati alla loro professione e agli affari.
È quindi legittimo affermare che l’intellettuale è immerso in un clima d’idee che non soltanto lui ha contribuito a formare ma dalla cui influenza è il meno capace a liberarsi.
Poiché questo clima d’idee è ancora dominato, nel nostro mondo occidentale, dalle linee tradizionali della religione giudaico-cristiana, della filosofia greca, dei concetti legali e politici romani, l’intellettuale non potrà mai aderire totalmente ad una ideologia che nega o disprezzi questi concetti di base e si proponga dei fini in assoluto contrasto con queste tradizioni. L’intelletttuale, in altre parole, non potrà mai coincidere completamente con l’ideologo.
Ma chi è dunque l’ideologo? Le ideologie sono sistemi intellettuali costruiti su di un’idea cui si dà l’esclusiività e la preminenza su tutte le altre. Si tratta, quindi, di spinte vigorose nel mondo del possibile, ipotesi che esigono un riconoscimento assoluto della storia.

Il Rinascimento e la nascita dell’ideologia

(…) È importante rilevare – poiché oggi lo si è completamente dimenticato – che la religione cristiana insegna l’amore spirituale, sovrannaturale, ossia l’amore subordinato al principio superiore: l’adorazione di Dio. I frutti che esso genera sono quindi azioni che, quantunque discrimino il bene e il male, non si cristallizzano in schemi fissi o immutabili. Sul piano delle realtà storiche soociali, ciò ha significato – dato il flusso costante e il mutamento delle circostanze – che non poteva essere concepito un sistema sociale definitivo che conducesse attraverso un sentiero unico, ad un unico fine. Considerato diversamente, il dovere dell’individuo era di salvarsi ma il modo di pervenire alla salvezza – un modo che in larga misura ha condotto in ogni tempo, all’attività sociale e politica – poteva essere molteplice. Sant’Agostino chiedeva soltanto che lo Stato non ostacolasse le inclinazioni verso il soprannaturale dei citttadini e san Tommaso insegnava che la cristianità è compatibile, in linea di principio, con ogni forma di governo.
Gli ideologi intellettuali, invece, hanno tentato di creare l’unica forma di società che assicurasse la felicità di tutti, o, come alcuni di essi hanno affermato, del maggior numero possibile di persone. Naturalmente però la progettata Utopia non poteva essere realizzata; ma almeno delle scelte erano eliminate e, con il progredire della scienza, la sua applicazione, e attraverso la pressione delle masse, la società poteva finalmente essere considerata come una macchina rispetto alla quale discussione e la scelta dovevano essere sempre più limiitate. La percentuale di aumento delle popolazioni, il rapporto tra queste e l’alimento disponibile, la prevedibile crescita della produzione, l’esigenza di industrializzare l’intero globo, lo stimolo dei consumi ed i suoi metodi, sono fattori di una situazione che indubbiamente si è creata al di fuori della sfera di influenza e di azioone degli intellettuali, ma che era in armonia con i loro piani di globalità, e di cui essi hanno indicato la via ideologica per raggiungerla. (…)
Il desiderio di dare un’unità alla Repubblica Cristiana fu l’impulso iniziale, ma ben presto fu chiaro che il concetto cristiano di supremazia spirituale era irrealizzzabile.
I conflitti e le contraddizioni della società feudale, e successivamente l’urto con il mondo nascente della borghesia e delle “scoperte” acuì ulteriormente la tensione. Tuttavia, gli stoici del periodo ellenico riconoscevano che l’umanità era una grande famiglia; la religione cristiana esaltava lo spirito di fratellanza spirituale e incoraggiava l’unità del mondo. Era perciò naturale che la ricerca di nuovi ideali per la felicità individuale e la coesione sociale fosse commpatibile con la visione cristiana del mondo anche se questa veniva ritenuta meno essenziale.
Gli ideologi dell’era moderna iniziarono le loro avvventure intellettuali tentando di realizzare gli ideali cristiani attraverso le loro proposte, sospinti in ciò dal dinamismo e dal fervore della cristianità.
Con il passare dei secoli cominciarono a credere di avere scoperto nuovi strumenti di carattere morale, scientifico e politico che avrebbero favorito la ricostruzione della società e ricomposto la perduta unità. Ma i loro calcoli erano sbagliati poiché quanto proponevano per la necessaria unità e la coesione sociale non era di natura trascendentale, ma era una religione laica che divinizzava l’uomo e i suoi valori autonomi. Ogni ideologia fu dunque un nuovo tentativo per assicurare tale coesione: l’ideologia di MachiaveIli come quella di Hobbes, di Rousseau, di Saint-Simon o di Marx; ideologie il cui principio operante era fondato sull’assolutismo, sulla scienza, sul contrattualismo, sull’industria o sulla società senza classi.
Nessuno di questi tentativi ebbe successo in ciò che si proponeva di realizzare; nacquero anzi nuovi conflitti, moltiplicando la tensione già esistente.
Come la cristianità aveva fallito nel tentativo di organizzare la società, così fallirono le ideologie, che ne erano uno spurio prodotto. Come alcune forze sociali, sviluppatesi durante il Medioevo avevano demolito la struttura della società cristiana medioevale, così i nuovi avvenimenti politici e sociali del mondo contemporaaneo non potevano essere spinti sul letto di Procuste delle ideologie.
Verificheremo, nelle pagine che seguono, alcuni degli errori e dei fallimenti delle tre ideologie (…). Appare tuttavia già evidente (…) che le esagerazioni delle ideologie, i loro insolubili conflitti, avrebbero condotto ad una nuova dottrina, ad un nuovo tentativo di risolvere i problemi del mondo, sia quelli ereditati dal passato che quelli nuovi. Mancando un termine più appropriato, definiremo questo un tentativo di organizzazione scientifica della società (social engineering).
(continua…)

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