Vorrei dirlo nel modo più laico possibile, che lasci qualcosa di vero a tutti quelli che passano di qui: se pensassimo di dover semplicemente amministrare i nostri ricordi, i nostri beni, le nostre risorse fisiche e psichiche insomma, o di dover semplicemente esaurire le combinazioni possibili tra esse, come le sedicenti scienze psicologiche ed ecologiche si ostinano a ripeterci, la vita sarebbe l’inferno della ripetizione o peggio dell’entropia. Fortunatamente non è così. La Natività è il rinnovarsi dei sentimenti, è la pioggia sul deserto, è l’ignoto che si fa parola, è l’Altro che bussa alla tua porta, ti fa ricordare di essere vivo e, nell’ospitalità, umano.
dicembre 25, 2009
4 commenti »
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Auguri auguri!
Commento di da — dicembre 25, 2009 @ 11:21 am |
Bella, questa Natività, così semplice e ieratica.
Mi piace soprattutto quel Gesù Bambino così spoglio, nudo sulla nuda terra, e l’atmosfera di silenzio e di raccoglimento: nessuno guarda lo spettatore, anzi il santo in primo piano è addirittura di spalle. E’come se spiassimo di nascosto un momento di intimità.
C’è un fortissimo senso di preghiera, e lo dico da agnostico.
Commento di sergio pasquandrea — dicembre 25, 2009 @ 7:09 pm |
auguri, valter,
marino
Commento di marino magliani — dicembre 25, 2009 @ 9:38 pm |
l’hai detto benissimo :) sulla sobrietà dell’opera di fra angelico. Io ho scelto la morbidezza delle linee di fra bartolomeo che per cuscino al bambinello pone un sacco pieno. Di speranza dico io. Insieme a fede e carità virtù teologale imprescindibile.
Commento di semantica — dicembre 26, 2009 @ 11:28 am |