Sul suo bel blog, Letteratitudine, Massimo Maugeri ha postato articoli e link sulla vexata quaestio del “blocco dello scrittore”. Anch’io ho detto la mia.
C’è blocco e blocco.
Quello iniziale è il più duro: hai una storia in testa ma non ti decidi a metterci mano finchè la cosa (e non dico solo la trama), non la vedi con una certa perspicuità e coerenza, al punto da farne una scaletta di capitoli. Prima di questo non mi ci metto, perchè in passato mi è capitato di infilarmi in vicoli ciechi che non avevo previsto e lì è dura uscirne.
Poi c’è il blocco durante: la storia va con una sua coerenza, ma ti accorgi che la tua scrittura si fa debole, piatta. Lì serve un tonico, qualcosa che ti rimetta il pepe al culo. Può essere smettere, fare altro, ma anche leggere: il mio rimedio è il mio scrittore preferito, John Fante. Uno dei suoi libri riletto in due giorni o un racconto riletto in un’ora, mi ridà l’appetito e il tono per scrivere bene.
Infine c’è la revisione. Io scrivo un’ora al pomeriggio e poi mi prendo un’ora di notte per rivedere le due pagine, per cui in teoria alla fine c’è poco da riscrivere. In realtà ci sono difetti di scrittura che sono difetti di visuale, difetti di sguardo, e quindi difetti d’uomo. Quando ti accorgi di quelli non puoi eliminarli in un attimo, è peggio che smettere di fumare. Bisogna che ti rivolti come un guanto e faccia quelle esperienze che ti mancano per affrontare con la sincerità della letteratura (che ha poco a che vedere con il realismo) la questione cui stai solo girando intorno.
In generale ho molte più idee di quelle che ho trasformato in romanzi (nove, di cui sei già pubblicati e due entro l’anno), e sono pure pigro. La storia deve prendermi a calci in culo e costringermi a scriverla. Però devo anche dire che non ho mai lasciato niente a metà. Ho un grosso progetto su cui mi sono fermato ma solo perchè ora non ho il tempo lungo (un anno almeno) che mi serve per scriverlo. I tempi della vita non coincidono con quelli della scrittura, se uno ha una famiglia e fa un altro mestiere, e questo può somigliare a un blocco, ma in realtà è tutta un’altra storia. E’ che l’esistenza non vuol saperne di restare in pagina.
Il thread è interessante e anche divertente, potete leggere tutto qui, su Letteratitudine.

Sono convinto dell’esistenza del blocco dello scrittore. Anzi, della scrittura. Una crisi come tante altre che possono capitare a un essere umano. La palestra migliore per superarlo ritengo sia la lettura. L’amato e odiato Stephen King ha fatto una meravigliosa analisi di quanto il “romanzesco” possa influenzare il lettore e/o lo scrittore. In “Misery” la crisi (eventuale) di Paul Sheldon coincide con l’influenza che i romanzi della serie di Misery Chastain hanno sulla bizzarra(e non solo) infermiera Annie Wilkes. Il finale del romanzo, l’ultima pagina, credo che sia di quanto più bello sia stato scritto in prosa sul tema del blocco dello scrittore/scrittura. Ne “La metà oscura” è la fiction che aggredisce a calci in faccia Thad Beaumont. Non si tratta apertamente di blocchi di alcun tipo, ma King mette su carta un gioco di specchi che sono un preludio al capolavoro(e credo che sia una delle “cose” migliori scritte dal Re)”Finestra segreta, giardino segreto”. L’influenza del “romanzesco” sullo scrittore e sul lettore sono miscelati in maniera sapiente. Una miscela che si rivela davvero esplosiva, soprattutto nella scena finale di questa novella, secondo elemento della raccolta di quattro novelle “Quattro dopo mezzanotte”. Il blocco dello scrittore/scrittura consuma Morton Rainey, che deve vedersela con un elemento/soggetto mica da ridere: John Shooter. Mi è sembrato di scorgere echi di questo tema in “Mucchio d’ossa” e, ancor meglio, in “La storia di Lisey”. Sono convinto che l’affresco migliore dato (o che magari ho voluto interpretare io in questo modo)da King sia quello di “Finestra segreta, giardino segreto”. Il blocco dello scrittore/scrittura esiste. Leggere per credere. Perdona la nota nioiosa e pedante, ma molte pagine di King andrebbero studiate a scuola. Volevo dire la mia tramite(medium) lo scrittore del Maine.
Grazie.
Vito Walter
Commento di Vito Luongo Walter — febbraio 24, 2010 @ 4:18 pm |
Anzi Vito, mi pare molto utile una scelta circostanziata e tematica su uno scrittore importante da parte di un lettore esperto. E’ quello che si dovrebbe fare quando si pretende di fare critica letteraria (cosa che ormai non si fa più)
Commento di vbinaghi — febbraio 24, 2010 @ 4:36 pm |