Fausto Blangé paragona la propria storia al Faust di Goethe e chiama col nome di Mefisto il suo psicanalista, dottor Collinaro. Ti chiedo di parlarci dei nomi, in quest’opera, e della loro valenza metaforica.
Per quanto riguarda Faust e Margherita, è facile capire che ho voluto riscrivere alla mia maniera la leggenda medioevale resa celebre da Goethe. Là, come qui, una donna innamorata e innocente è stata sacrificata al narcisismo del protagonista. Qui però non c’è redenzione né riscatto nella pura autenticità del desiderio inteso come realizzazione di sè, come sembra suggerire Goethe. Qui il riscatto è nella scoperta di un amore vero, di una dedizione assoluta che giunge a inseguire la traccia dell’amata fino all’oltretomba. L’amore senza condizioni è l’unica forma di trascendenza che conosco, e l’unico uso compiuto della propria libertà. Prima di questo c’è solo l’infantilismo dell’emozione, magari autorizzato da cattivi terapeuti che pretendono di essere guaritori dell’anima perché la sbarazzano dei sensi di colpa e invece risultano solo demagoghi di uno psichismo involuto. Come Giacomo Collinaro, traduzione letterale di un celebre (presunto) guru della psicoterapia americano.
La dimensione della follia e la sua trasposizione nel quotidiano.
Nella letteratura moderna, le uniche vesti che la sapienza può indossare in pubblico sono quelle della follia. Da Don Chisciotte all’Idiota di Dostoevskij, chi è portatore di una sapienza che questo mondo rifiuta appare ai più come un folle. Senza paragonarmi a questi mostri sacri, mi lusingo di pensare che il protagonista della mia storia si muova su questo sentiero. L’uomo che ama per sempre, che offre sé stesso a una donna per sempre e senza condizioni, non è forse oggi una figura del folle?
La più grande difficoltà e la più grande facilità nella stesura di quest’opera.
La cosa più facile è stata ritrovare la storia che volevo raccontare nel solco di un mito, quello del Faust. I miti contengono forme archetipiche della condizione umana, a cui le nostre biografie prima ancora che le nostre opere attingono continuamente, che ne siamo consapevoli o meno. La cosa più difficile è stato costruire dei personaggi femminili che rappresentassero le “tentazioni” di Faust, senza farne delle caricature moralistiche. Il più delle volte la seduzione è nella debolezza e nell’ambiguità di chi è sedotto, più che nella volontà di chi seduce.
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