Su Vibrisse di Giulio Mozzi ho letto questo appello, che sottoscrivo volentieri, contro lo sfruttamento del corpo femminile e peggio ancora il lugubre mercato per cui ragazze vengono offerte in qualità di escort durante cene organizzate da politici e imprenditori, come le recenti cronache della Seconda Repubblica ci hanno mostrato.
Ma siccome credo che il difetto sia nell’origine culturale e non solo nell’utilizzazione finale di queste signorine (chi impartisce o consente che sia impartita a queste fanciulle la lezione secondo cui il velinismo è la massima aspirazione femminile o lo strumento necessario per la carriera?), mi permetto di aggiungere qualche riga sulla questione.
I tempi sono cambiati da quando le madri cartaginesi accettavano di offrire un neonato ogni tanto di una prole troppo numerosa a Moloch, il demone a forma di caldaro che esigeva sacrifici d’infanti per tutelare la città. La civiltà ha fatto i suoi bravi passi in avanti, e adesso i sacrifici umani restano nell’immaginario collettivo come relitti antiquari, il mito delle origini inchiodato nelle menti psicotiche di satanisti della domenica.
Oggi la liturgia del potere si celebra in forme meno cruente. Le madri d’Italia sospingono avanti le figliole meglio tornite, implorando per loro la vetrina del Reality Show o meglio ancora l’addestramento d’anca della Letterina, sperando che gli capiti quel che capita alle più fortunate, cioè fungere da contorno o da dessert in una di queste cene tra potenti dove la fica è rimasta l’unica moneta sonante in un business ormai declinato in valuta virtuale. Qualcuna delle madri d’Italia ha urlato slogan femministi nei Settanta e oggi non ama ricordarlo, ma dopotutto in qualche maniera bisognava sdoganare la gnocca dal pudore e dal sussiego della censura democristiana. E la promessa della fica per tutti resta l’unica vera seduzione del potere, oggi troppo mercantile per pretendere gloria imperitura. Dal consiglio comunale di un borgo remoto alle convention di multinazionali farmaceutiche, su su, fino alle residenze barocche del Presidente geniale e puttaniere, c’è bisogno di pietanza popputa e sorridente per insaporire un rituale sempre più prevedibile e svirilizzato. Se nessuno più crede di poter raggiungere presso i posteri la statura monumentale di virtuosi come Cincinnato o Sandro Pertini, bisognerà pure garantirgli il massimo comfort in questo mondo, o perchè se no sporcarsi le mani in politica?
Madri d’Italia, uteri facilmente benedetti dalla prossimità vaticana, datevi da fare! lo scenografo imperiale lo implora, il prodotto interno lordo lo esige.

dopo essersi saziati di plus-valore, ci si dedica al plus-godimento
Commento di da — febbraio 26, 2010 @ 12:45 am |
Ciao, condivido in toto. E’ un argomento su cui sono sempre più “estremo”.
L’anno scorso sul tema delle madri, pensando alle generazioni delle nostre madri, nonne, ave, generazioni di donne/persone/anime ctonie e non corpi/merci – ho scritto un poemetto, uscito prima su LPELS e poi nella mia raccolta “Ruderi del Tauro”.
eccolo:
http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/01/29/prova-delle-madri/
Ciao, un abbraccio, E.
Commento di enrico de lea — febbraio 27, 2010 @ 9:06 pm |
E’ un testo bello e toccante, Enrico.
C’è la scultura dell’archetipo e insieme l’inevitabilità del moderno, che è ancora erramento, sentiero confuso.
Commento di vbinaghi — febbraio 28, 2010 @ 3:33 am |