Dite “muto come un pesce”. Quasi che essere pesce sia una sorta di condanna. La condanna all’insignificanza. All’oblio. Il solo destino che si riconosce agli animali dell’acqua è fatto di un nascere che non è mai un venire alla luce. Mai esistenza. Mai fioritura. Tacere e scrivere sull’acqua, i pesci sono qui per questo, solo per questo.
Ma cosa ne sapete, voi? Cosa sapete del silenzio, delle verdi profondità o degli abissi, in cui scorre il velluto di una notte senza fine?
Il nostro silenzio non vi insospettisce? Nulla vi dice l’occhio tondo, spalancato, con cui seguiamo le vostre vicende? Non vi leggete il turbamento di chi teme di aver compreso perfino troppo bene? Lo stupore di chi contempla dall’alto il dramma del principe idiota posto sul trono?
E se tanto silenzio venisse al termine di un lungo lungo discorrere? E’ un’idea astrusa per voi?
Nell’ora terribile, in cui la parola consuma il tradimento fino in fondo, l’Angelo del Vero può sorgere all’improvviso, armato di spada, e trafiggerla. Ed ecco la parola, rivoltata su se stessa come un pesce avvelenato, mostra la pancia gonfia, malata; mostra la tara che da sempre la imparenta alla menzogna. Può succedere allora che i parlanti, disgustati, si gettino nell’acqua. Per spegnervi magari le fiamme dell’inferno in cui precipiteranno i loro cuori, se non sapranno votarsi al silenzio.
Voi non sapete nulla di noi, e ci uccidete, senza nemmeno percepire il suono generato dalle nostre morti. Voi non sapete come perdura negli spazi liquidi, gualcendo il timpano del celeste Alchimista. Voi non udite le lunghe litanie della terra, dei fondali lucenti, che ci trattengono a macerare nel grembo, finché non saremo seme, guscio, magnesio, nickel. Sostanza.
Uomini, anche voi un giorno vi spoglierete di ogni dire. Fra non molto, quando sarete stanchi di menzogne e raggiri. Delle vostre parole allora non resterà che il fruscio, la carezza, il tocco, lo sguardo, e nient’altro.
Di quell’uomo muto come un pesce gioirà finalmente la terra. E ogni creatura attenderà in silenzio, milioni e milioni di anni, la resurrezione del Verbo. Epifania di un Logos innocente e liquido.

Davanti a questo avvenimento ho provato l’identica sensazione di impotenza che provai davanti all’incendio della Pineta di Ostia, nel 2000.
E’ come se il cervello accettasse a fatica l’idea che qualcuno, consapevolmente, abbia potuto generare la volontà in sé di distruggere l’ambiente. Ecco è questa assenza di remore, il deserto di qualsiasi idea di rispetto, prim’ancora che per gli altri (che ne fruiscono) per se stesso. Un chiamarsi fuori, dichiararsi estraneo al mondo, alla terra. Non serviranno le inchieste più efficaci, per individuare e punire esemplarmente i colpevoli. Nessun monito costituito prim’ancora che dall’osservanza della legge (sport totalmente in disuso ultimamente) ma da un sentire comune può essere sufficiente. E’ lì che dovremmo mettere mano. Ricostruire ciò che si è sfasciato. Riconoscere che la lebbra dell’economia può e deve fermarsi davanti alla natura. Inchinarsi a leggi altre, più potenti ed arcaiche, che ci impediscano di illuderci di farne squallido uso.
Commento di cletus — febbraio 28, 2010 @ 10:25 am |
Figurati che Formigoni dice che non c’è niente di grave. Nel 2015 il Lambro sarà balneabile come previsto dai programmi regionali. Per questa classe dirigente le catastrofi ambientali sono sempre peccati veniali. La corruzione economica, quella poi addirittura non esiste. Sembra la barca dei folli.
Commento di vbinaghi — febbraio 28, 2010 @ 11:23 am |
per restare in tema, a costo di prendermi una carrettata di pernacchie da qualche eminente geologo: nessuno mi leva dalla testa che le bombe di svariati megatoni sparate negli abissi di quel di Mururoa dai francesi non abbiano una qualche influenza sui movimenti tellurici della zona.
Commento di cletus — febbraio 28, 2010 @ 12:18 pm |