Quando l’autodifesa del soggetto va a discapito di una corretta percezione del reale, ci troviamo di fronte a un primo caso di narrazione patologica: il delirio. Se ne possono distinguere tipi diversi, ma poichè nemmeno gli psichiatri sono concordi nell’adottare una tipologia definita, limitiamoci ad alcuni comportamenti ben distinguibili anche a livello di senso comune e, coerentemente al nostro approccio poco accademico e molto ruspante, esaminiamo diverse risposte deliranti a una disavventura emotiva tra le più frequenti. Per esempio: chiedo di uscire ad una bella ragazza di nome Ambrosia di cui mi sento perdutamente innamorato. Ambrosia, educatamente ma decisamente, mi risponde di no.
Elaborazione paranoica. Ovvero il complotto. Ambrosia non esce con me perchè i tanti che mi vogliono male le hanno raccontato cose orribili sul mio conto. Quindi insisto, finchè avrò smascherato il complotto e lei, che non mi ama, mi amerà.
Delirio di onnipotenza. Ambrosia mi ama talmente che non poteva darmi un consenso così banale. Vuole da me una grande prova d’amore. Il suo no è in realtà un si.
Utopia. Ambrosia non mi ama ma mi amerebbe se fossi più aitante e muscoloso, e magari imparassi il francese per sciorinarle citazioni di Prevert in lingua. Fra sei mesi vedrete.
Risentimento. Il fatto che Ambrosia non esca con me prova che non vale un granchè. Non è alla mia altezza e, dopotutto, non mi è mai veramente piaciuta.
Indifferenza emotiva. Ambrosia non esce con me ma non è la fine del mondo, una che me la dà prima o poi la trovo. Domani ci provo con Maria.
Tutte queste narrazioni hanno in comune il rifiuto del soggetto di ristrutturare la propria percezione di sè e del mondo, cioè la capacità di includere il NO di Ambrosia, di prendere sul serio la sua alterità, di accettare l’impossibilità pura e semplice.
Ci credereste? Stamattina ho letto i giornali per vedere i commenti dei politici italiani sui risultati delle elezioni amministrative, e queste forme del delirio ce le ho ritrovate tutte. Non intendo dire che i nostri politici siano tutti da ricovero (qualcuno sì, dai) ma che nella narrazione di ciò che è avvenuto mettono in opera gli stessi meccanismi di sistematica esclusione di porzioni importanti del reale. Lo scopo, ovviamente, è quello di rassicurare il proprio elettorato e di continuare ad essere impunemente i cloni di se stessi mentre questo paese va a rotoli per la manifesta irreperibilità di una sintesi politica realistica e lungimirante.
Elaborazione paranoica. Ovvero i Berluscones. Se il PDL ha perso voti è colpa dei giudici comunisti, della stampa organizzata, di tutti quelli che odiano il Capo. Li snideremo uno a uno, smaschereremo la loro malafede e il popolo tutto capirà e amerà chi deve. Ma Berlusconi è in caduta libera: a vincere le elezioni è stata la Lega, che detterà i tempi dell’agenda politica sul federalismo. Fini, che l’ha capito da un pezzo, si è già defilato formando una corrente alternativa. Il governo avrà grossi problemi da qui a qualche mese.
Delirio di onnipotenza. Ovvero la Lega. La rivoluzione comincia dal nord ma prima o poi tutti capiranno che il federalismo fiscale e la xenofobia sono la ricetta per la prosperità. Chi non ci vota è perchè ancora non ci conosce. Saremo pedagogici e persuasivi. Ma la Lega esiste da venticinque anni almeno. Possibile che non si sia ancora ben spiegata? Non sarà che dell’Italia a questi non frega niente e si vede? O riescono a imporre il federalismo fiscale (una secessione mascherata) nei prossimi diciotto mesi, o possono salutare le agognate riforme e il favore degli elettori.
Utopia. Ovvero il PD. Siamo ancora bruttini, puzziamo di comunismo, il maquillage non è completo, serve ancora tempo per riunire tutte le culture d’opposizione. Quando saremo socialisti ma anche no, cattolici ma anche no, giustizialisti ma anche no, allora potremo rappresentare davvero tutti. Detto da gente che ha vinto due volte le elezioni e ha prodotto governi inconsistenti per lacerazioni interne, è una bella prova di coerenza.
Risentimento. Ovvero la sinistra radicale. Il popolo è alienato, plagiato dalle Tv di Berlusconi, inutile inseguirlo su questo terreno. Manteniamo la nostra purezza rivoluzionaria e speriamo nel blackout. Siamo ancora a Robespierre. A questi del popolo non è mai fregato niente: solo carne da cannone per spacciare astrazioni concepite a tavolino. Una Riserva Indiana fatta di professorini, scrittorini, critici letterari. Intanto il popolo al nord vota la Lega, al Sud uomini della mafia in cambio di pane e lavoro.
Indifferenza emotiva. Ovvero l’UDC. Alleati con noi si vince. Di qui o di là, è un segnale per tutti: noi esistiamo. Detto dagli unici che osano fregiarsi della croce come simbolo politico, fa effetto. Questi sarebbero quelli dei valori non negoziabili.

Tra le più frequenti risposte alle disavventure emotive, forse andrebbe inserita anghe quella egosintonica, o distopica ;
che Armonia non mi ama perché io sono brutto fatto male e lo sarò sempre.
Una teologia negativa, che difficilmente si impalma in chiave elettorale, ma che però mi sa che nemmeno tanto incosciamente attira consenso da un po’ tutti gli schieramenti, coalizzando il nichilismo da un lato, e il menefreghismo dall’altro.
Cìè da dire comunque che la certe analisi tipo la tua finiscono per essere come dire, profondamente qualunquiste. Io come neoeletore del centrodestra, riconosco come buono il risultato. inanzitutto per la debacle romana della Bonino, una sconfitta amplificata dal vergognoso tentativo di escludere a priori l’avverzario poi risultato vincente. Andessero i radicali negli ospedali a vedere se effettivamente tutti le interruzioni avvengono per effettivo rischio etc etc. lasciamo perdere E poi per la sconfitta dei demiurghini di Repubblica e queli che gli seguono a squadra. soffocando il qualsiasi.
Commento di jei — marzo 31, 2010 @ 8:11 pm |
Eh si, il “Grande Satana” Emma Bonino ha perso con una che si è esibita un bel saluto romano per festeggiar la vittoria! Che vittoria della democrazia sulla barbarie comunista!
Commento di francesco — marzo 31, 2010 @ 8:24 pm |
“Qualunquismo”? Una parola che mi ricorda gli anni verdi…
Io in Lazio mi sarei astenuto come in Piemonte. In Puglia avrei votato Vendola. In Lombardia ho votato Penati.
Secondo me “qualunquista” è chi vota “qualunque” condidato richiestogli dalla disciplina di partito o schieramento.
Commento di vbinaghi — aprile 1, 2010 @ 9:48 am |
In realtà nel comune di Roma la Bonino ha preso il 54% dei voti, superando l’avversaria di quasi il 9%; evidentemente è al di fuori di Roma che piace essere governati da gente talmente inetta da non essere neanche in grado di seguire delle semplicissime regpole per la presentazione delle liste
Commento di Aurelio Fabbrici — aprile 1, 2010 @ 3:33 pm |