Doctor Blue and Sister Robinia

aprile 29, 2010

GLI ITALIANI? ANCORA GENTE, NON POPOLO di Roberta Borsani

Già pubblicato su La fata centenaria

Nel referendum del 1974 gli italiani si espressero a favore del divorzio, nel 1981 dell’aborto (nei limiti ovviamente della forma abrogativa). Due battaglie di civiltà vinte, ci spiegarono: il popolo italiano aveva intrapreso il cammino che porta alla civiltà democratica, dove uomini e donne vedono allargarsi progressivamente la sfera dei diritti. Bene. Allora oggi mi si spieghi come mai gli stessi italiani politicamente progrediti e inciviliti, nel 1995, al referendum in cui si chiedeva di ridurre il numero di reti televisive di proprietà di uno stesso soggetto da tre a uno e di vietare la trasmissione di spot pubblicitari durante la messa in onda di film (limitandola all’intervallo), risposero NO: vanno bene tre televisioni nella mani di uno solo, e vanno benissimo gli spot, non toglieteli, vi prego, li vogliamo. Era l’11 giugno 1994, l’anno in cui Silvio Berlusconi vinse per la prima volta le elezioni.
Ma quello che mi interessa oggi è capire se gli italiani si siano davvero rimbambiti nei due decenni tra il ’74 e il ’95, o se anche il divorzio (un diritto sacrosanto) non sia stato affatto la cartina di tornasole per misurare la crescita democratica degli italiani. La storia degli ultimi vent’anni fa piuttosto pensare che divorzio e aborto, le “conquiste” dei progressisti, siano state il frutto dell’edonismo consumistico che ormai stava corrodendo gli italiani, un popolo fragile, dal senso di identità alquanto labile, uscito con infantile stupore dalle guerre di indipendenza (“chi siamo?”), brutalizzato durante la prima guerra mondiale, drogato dai sogni inpossibili del nazionalismo fascista e messo al tappeto una volta per tutte dall’ebbrezza del boom economico. Divorzio e aborto possono anche essere stati scelti come si sceglie di aprire un’uscita di sicurezza in più, nient’altro. Qui non si discute del significato e del valore o del significato di divorzio e aborto, ma delle profonde motivazioni che hanno spinto gli italiani a scegliere la posizione più “liberale”.
Da questo punto di vista, il ruolo che ha esercitato la Chiesa è importante, e anche un po’ sinistro, perché la rigidità di certe posizioni, fondate sulla mancata distinzione tra uomo di fede e cittadino, tra sfera sacramentale e diritto civile, fa specie quando pertiene a sapienti teologi che, in materia, dovrebbero saperne una più …del diavolo. Con la sua granitica intransigenza, la Chiesa ha di fatto nutrito e rafforzato il tradizionale anticlericalismo della sinistra, contribuendo a giustificare la lettura trionfalistica che quest’ultima diede negli anni settanta e ottanta dei risultati dei due referendum e delle aperture che si verificarono in materia per esempio di sessualità: espressione dell’indipendenza, morale e politica, raggiunta da un popolo finalmente libero dall’influenza ecclesiastica bla bla bla.
Palle. Una crescita davvero democratica, una sessualità più adulta e consapevole, l’attenzione ai valori della convivenza civile fra uomini e donne ecc… come potrebbe giustificare l’imbarbarimento prodotto dalle reti televisive (prime fra tutte quelle private, a seguire le altre) nella rappresentazione della donna, ridotta a un corpo-cosa su cui ci si accanisce con una volgarità e un disprezzo demoniaci?
No, gli italiani non sono mai nati, questa è la verità. Avrebbero potuto farlo tante volte, non è successo. La Chiesa non è mai uscita del tutto dalla logica del “non expedit”. Se non impedisce più ai cattolici di votare, dice loro per chi non devono votare (ma in un sistema bipolare significa anche dire cosa votare) e non li lascia crescere. Ma un popolo senza coscienza politica è “fuori controllo”, cade nelle reti del più consumato prestigiatore, di chi “ha i mezzi di persuasione”, e la tecnologia oggi ha strumenti molto più potenti delle scomuniche e degli anatemi: per esempio tre televisioni. Si ricorda , contro gli abortisti, che “il corpo è il tempio dell’anima” (immagine bellissima e vera), ma che dire di quei poveri corpi mutilati, sformati, in cui l’anima giace come affogata, esibiti sugli schermi televisivi dell’uomo che si dovrebbe votare (per non votare i partiti dell’aborto) , dell’uomo che ha contribuito come pochi altri ad inquinare la cultura e lo spirito degli italiani? dell’uomo perseguitato da una sorta di maleficio in cui ci coinvolge tutti: ciò che tocca diventa, per il fatto stesso di essere toccato, immondizia (la televisione, il calcio, l’editoria)?
Oggi gli operai votano Lega e sfogano sugli extracomunitari la rabbia di vedere sfumare il sogno di Lucignolo, alimentato ad arte negli anni forse più di tutti dalla sinistra, dai sindacati, che, anziché trasmettere la cultura del lavoro e della sicurezza, dell’ambiente, ecc, hanno preferito intossicare di bisogni di sapore consumistico gli operai, convincendoli di essere tutti “borghesi” (il grande inganno!), spingendoli su una strada a lungo andare insostenibile: due automobili per famiglia, i quindici giorni d’agosto in regioni che, per soddisfare la richiesta del turismo di massa, si lasciavano sventrare dalla speculazione edilizia ( e ora sono lì, sventrate, a chiedersi quale sarà il destino, visto che gli stranieri hanno la Croazia e gli italiani non hanno più il lavoro, figuriamoci le vacanze).
E che dire della classe dirigente? Una volta c’erano imprenditori come Ermenegildo Zegna: costruivano scuole, case, asili, colonie per gli operai e le loro famiglie. Oggi…non so se il riso o la pietà prevale.
Chissà se ci sarà mai un giorno in cui anche gli italiani sapranno ritrovare il filo sottile che ha brillato nei giorni oscuri ma pieni di speranza dei partigiani e avere un poeta che scriva, come Pablo Neruda:

Sono popolo, popolo infinito.
Ho nella voce la forza pura per attraversare il silenzio
e germinare nelle tenebre.
Morte, martirio, ombra, gelo,
coprono subito la semente.
E sembra sepolto il popolo.
Ma il granotuco torna alla terra.
hanno valicato il silenzio
le sue implacabili mani.
E noi dalla morte rinasciamo.

(da El Fugitivo, 1949, traduz.di D. Puccini)

Io per ora vedo gli italiani senza reazioni, come morticini, davanti a chi infanga la festa nazionale del 25 aprile, proprio quella da cui si dovrebbe partire. I francesi sono riusciti a riconoscersi nel 14 luglio (e sì che di morti ne ha lasciati sul campo la Rivoluzione francese!). Noi neanche nel giorno in cui ci siamo liberati dall’incubo dell’occupazione nazista e dal fascismo angosciante della Repubblica di Salò. Siamo ancora solo gente, non popolo.

2 commenti »

  1. Per me la risposta è più semplice: a guardare bene da vicino non sono tal “popolo” neppure i francesi: vi sono e vi saranno operazioni più o meno abili da parte delle élite in lizza, ma la “coscienza” di un popolo è solo una convenzione sopra un insieme di tratti emergenti (spesso manipolati) e non è mai veramente esistita, se non come metafora, perché vi è coscienza soltanto nel singolo individuo.

    Commento di elio_c — aprile 30, 2010 @ 10:21 am | Replica

  2. Vogliamo parlare, di concordia, di un minimo di coesione sulle istituzioni che va oltre le partigianerie? In Italia non c’è, e non perchè l’ha sfasciata Berlusconi. Il marxismo culturalmente egemone dagli anni sessanta agli ottanta ha fatto di tutto per scavare un solco tra i buoni rivoluzionari e i cattivi integrati. Berlusconi ha ereditato ed elevato al quadrato, cambiando di segno.

    Commento di vbinaghi — aprile 30, 2010 @ 1:31 pm | Replica


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