Anche i pensatori russi, primo tra tutti Vladimir Solov’ev, si pongono la questione, formulata un tempo da Goethe nel prologo del suo dramma “Faust”: “Cos’è che tiene unito nell’intimo il mondo?” Gli orientali formulano così questa domanda: “ Chi è che tiene unito nell’intimo il mondo?” Non cercano dunque una forza impersonale, non cercano un’idea platonica, bensì “l’anima del tutto”, o come Goethe formula nell’epilogo del sua dramma: “L’eterno Femmineo che ci eleva.” E ci si meraviglia che questo libero pensatore protestante – Goethe – riconosca l’eterno femmineo in una donna, che appare nella sua forma più bella in Maria, la madre di Dio. Chi è questa figura: Anima mundi, l’anima del mondo, duša mira?
Ecco la risposta: il cosmo non è semplicemente un cumulo di corpi senza vita sino alle più piccole molecole e atomi, più o meno ordinato da leggi ricorrenti che non sono ancora del tutto palesi, ma che la presunzione umana è certa di poter ricercare e penetrare.
Infatti la creazione ha un’anima, è una creatura viva che anima il cosmo nel suo insieme e nelle sue singole parti e forma dal tutto un organismo vivo, amabile e amato infinitamente da Dio, quale sposa, vergine e madre allo stesso tempo.
Vediamo nel macro e microcosmo un ordine e una determinazione che ci meraviglia di continuo. Ma in fondo non comprendiamo di più dei nostri avi che percepivano nell’ordine e nel moto costante delle stelle, o semplicemente nel corpo umano, oppure nel confluire di schiere di formiche verso un formicaio, l’esistenza di un’anima che tutto collega, formando un insieme logico ed efficiente.
Ormai sono passati i tempi in cui ci si rendeva ridicoli se si credeva all’esistenza di un’anima nell’uomo.
Nel frattempo si afferma l’opinione che il cosmo intero sia animato e che “ogni granello di polvere viva” (Goethe). Il cosmo perciò non consiste in un cumulo di corpi inerti, bensì in un organismo vivo, animato da forze positive che vivificano, ordinano e collegano l’insieme.
Per poter giungere a questa considerazione non dobbiamo ispirarci a religioni orientali o a maestri occulti: tutta la Sacra Scrittura è una dottrina sapiente che ci rivela la profonda natura della realtà oggettiva. Particolarmente ed esplicitamente nel libro della Sapienza, collocato alla fine dell’antico testamento, come collegamento al nuovo.
In esso si legge come Dio all’origine, prima di tutti i tempi, realizza una creazione che gli sta dinnanzi tutta pura e santa, come l’amata di Jahwe e come architetto del cosmo. Questa creazione pura, tutta donata a Dio, penetra tutto e vivifica tutto, domina il cosmo e prende dimora in tutti e in tutto. E’ data in dono al genere umano e abita in mezzo al popolo santo di Dio e in Sion, e passa di generazione in generazione alle anime sante.
Questa creazione pura e buona non è mai caduta nell’errore, come la sacra Scrittura narra di Adamo ed Eva o degli angeli maligni, divenuti demoni. Non è divenuta “massa damnata” o “natura totaliter corrupta” (S. Agostino, Lutero). Lo stesso Agostino la vede come “Sapienza creata” – di lei scrive (nel XII tomo delle sue confessioni): “… è certo una creatura in qualche modo intelligente, però affatto coeterna con te, Trinità, e tuttavia partecipe della tua eternità. La soavità della tua beatifica contemplazione trattiene fortemente le sue mutazioni, e l’aderire a te senza alcun cedimento dal giorno della sua creazione la eleva sopra ogni vicenda passeggera di tempi” … ed Agostino così a lei si rivolge: “O dimora luminosa e graziosa, amai la tua bellezza e il luogo dove abita la gloria del mio Signore, che ti edificò e possiede. A te i miei sospiri nel mio pellegrinaggio; al tuo Creatore la preghiera che possegga me pure in te, poiché creò me pure.” (Conf. lib. XII c. 15).
I grandi mistici dell’occidente (Hildegard von Bingen, Jakob Böhne, Anna Katharina Emmerich) e i filosofi della religione russi (Vladimir Solov’ev, Pavel Florenskij, Sergij Bulgakov) vedono allo stesso modo questa anima-mondo in sembianze umane nella figura della Sofia – Madre di Dio – Chiesa.
Forse possiamo proprio in questo momento, in cui si fanno prognosi negative sull’inquinamento e in cui si diffonde nell’opinione pubblica l’idea della fine del mondo, capire ancor più profondamente l’intimo legame tra Dio e questa sua amata creatura.
Non vogliamo ignorare i peccati dell’umanità, i cosiddetti “peccati ecologici”. Ma – a motivo dell’amore che Dio porta verso la Sua creazione – portiamo in seno la rassicurante speranza che la creazione mai cesserà di essere, anche se passerà nell’aspetto di questo mondo, ma sarà assunta nella Resurrezione e nella vita eterna dalla Santissima Trinità.
Potrebbe portare ad una visione più ottimistica del mondo e allo stesso tempo fa sorgere una nuova devozione che ci fa entrare nel grande piano di salvezza dell’amore di Dio, da Lui previsto per la sua creazione.
Vladimir Solov’ev, che nel corso della sua vita ha avuto tre apparizioni della “Sofia – Sapienza”, la chiama sua “eterna amica”, “la bellezza che ci salva”, la “magnifica vergine” o semplicemente con un termine dell’antico russo: Premdurost’ Bošija – sapienza divina o la Sapienza, letteralmente “Super-Sapienza – Υπερ-Σοφια – Pre-Mudrost”.
Per cui, mentre nel mondo greco – fino all’attività missionaria presso i popoli slavi – la Sapienza è identificata con Cristo, il Logos, “forza e sapienza di Dio”, nel mondo slavo si aggiunge un nuovo aspetto: si vede in modo più accentuato la parte umana creata di Cristo che Egli condivide con la Madre purissima (Consubstantialis Patri secundum divinitatem, consubstantialis Matri secundum humanitatem, Papa Leone il Grande). La grande venerazione di “Madre – Terra” e varie altre convinzioni precristiane conferiscono alla Sapienza lineamenti femminei, allo stesso modo la traduzione di Sofia nella lingua antico russa non è semplicemente mudrost’ – Sapienza, bensì Pre-Mudrost’: Sapienza, Super-Sapienza. In suo onore furono costruite le chiese più grandi in quel tempo, che hanno il loro patrocinio nelle festività della Madre di Dio (8 settembre nascita di Maria oppure 15 agosto giorno dell’Assunta).
Solov’ev scorge accenni della Sapienza anche nel mondo induista, anche nella Cabala ebrea e gnostica, come in alcune figure dell’ellenismo, nell’Afrodite e nella vergine Partenone, la vergine protettrice di Atene, nella grande madre, Magna Mater di Efeso. Ma soprattutto nella “Madre Terra” venerata in Russia e lì figura di grande rilievo.
Nella tradizione cristiana Solov’ev vede la Sofia nella donna “Sapienza”, che si presenta negli ultimi libri dell’Antico Testamento e viene in essi spesso nominata. Libri che sono letti nelle liturgie delle festività mariane nella chiesa d’oriente e d’occidente.
In questi libri essa si rivela come “principio –αρχη” della creazione di Dio, come la sposa diletta di Dio, l’architetto dell’universo, gioia di Dio e degli uomini, Amon, τεχνιτης, σκηνη, la dimora della presenza di Dio tra gli uomini, ad essa si riferiscono tutte le altre figure dell’Antico Testamento come “Sion, la figlia vergine”, “Gerusalemme” e specialmente la figura della Sposa nel Cantico dei Cantici. Ella è allo stesso tempo eterna amica, madre e origine, “principio” e corona della creazione. Anche se non é di per sé eterna, ella partecipa della natura di Dio come pura creatura. Con amore casto si unisce al Dio vero e veramente eterno così strettamente, da non staccarsi mai da Lui, senza mai cadere in peccato (S. Agostino Confessioni lib. XII).
Il suo più bel volto umano e terreno è nella Vergine Maria. Ma le stesse caratteristiche sfolgorano pure nel volto della Chiesa: anche a questo proposito i pensatori russi non chiedono “Cos’è la Chiesa?”, bensì “Chi è la Chiesa?” Secondo il loro pensiero la Chiesa non è quindi un’organizzazione umano-terrena, ma un organismo vivo, amato da Dio e a Lui unito.
Ovvero come formula un giovane teologo rumeno-ortodosso:“La fisica moderna parla di ologrammi: ogni punto dell’universo contiene e riflette il tutto ed il tutto si riflette in ogni punto dell’universo. L’intera umanità forma un unico ologramma, o meglio l’intera creazione. Ogni ologramma è formato secondo un altro ologramma, ossia l’ologramma di Dio, della santissima Trinità. I Padri greci conoscevano questo legame. Essi affermavano: in realtà, contro ogni apparenza, esiste un unico essere umano, nel quale vivono migliaia, miliardi di persone, così come nella Trinità vi è una sola natura e allo stesso tempo le tre divine persone. Attraverso l’incarnazione Cristo appartiene ad entrambi gli ologrammi, che Egli unifica in sé. L’ologramma della creazione è formato secondo l’ologramma della Trinità, come Sapienza increata e sapienza creata. In questo modo si potrebbe vedere Maria come l’ologramma della creazione, nel quale sin dall’inizio è compiuto, ciò che noi riceviamo alla fine dei tempi. Così la Trinità è l’ologramma perfetto, ”ologramma nell’eternità”; l’ologramma nel tempo è anche universale, in quanto noi formiamo un’unica creazione, panumana, pancosmica, divino-umana, un mistico “olo – το ολον”, che può essere inferno (nell’egoismo) e paradiso (nell’amore).” (tratto da “Mystagogia Trinitatis” di Ioan Ica Jr.)
L’idea e la figura della Sofia erano al centro della filosofia, della lirica e della vita di Vladimir Solov’ev. La sua sofiologia aprì una nuova luminosa pagina nella dottrina nuovo-ortodossa, approfondita poi brillantemente nel XX secolo da P. Pavel Florenskij e P. Sergej Bulgakov.
Se si osserva la sofiologia di Solov’ev, non si deve dimenticare che – dietro la complessa cosmogonia e metafisica del teorico russo dell’unità, dietro tutti i suoi principi filosofico-teologici – c’é questa affascinante figura femminea, difficile da delineare. Figura che colpì la sua anima nella giovinezza; ed egli era convinto che proprio in questa figura appare la principale caratteristica della Sofia che svela la sua essenza interiore divina. In particolar modo “nella sfera creativa della parola e dello Spirito Santo appare l’essenza divina, la Sapienza sostanziale, essa prende forma chiaramente e si mostra nella sua più profonda peculiarità, quale essere luminoso e celeste” (XI 300). Questo essere rappresenta secondo Solov’ev “la vera causa e lo scopo della creazione”; esso riassume in sé “la forza aggregante della sostanza divisa e separata del mondo” e “nel suo fondamento giace l’unità del tutto e la sua meta è l’unità degli opposti” (XI 298; 306).
I costruttori delle Chiese dedicate alla Sofia sperimentavano questa figura misteriosa e difficilmente accessibile in tutta la sua pienezza e il suo valore, ma non la potevano riconoscere chiaramente. Ciò nonostante riuscirono – secondo il parere di Solov’ev – ad esprimere nell’arte la loro esperienza spirituale, in parte nelle icone della Sofia, la Sapienza divina. Il filosofo russo giunge a questa considerazione riflettendo sull’icona Sofia-Typos della cattedrale Sofia a Novgorod. Egli è convinto che quest’icona non ha un modello greco (archetipo), ma è frutto “della nostra caratteristica creatività religiosa”. “Questo maestoso essere di natura regale e femminea”, che non è Dio e neppure il Figlio eterno di Dio o la Madre di Dio o un angelo “chi è se non il vero e puro ideale dell’umanità stessa, la più elevata e onnicomprensiva forma, come anche l’anima vivente della natura e del cosmo, eternamente collegata a Dio e che nel mondo temporale tutta si unisce a Lui e in Lui unisce tutto ciò che è” (IX 188).
Fino alla creazione dell’uomo, sino all’apparire dell’umanità, culmine della creazione, la Sofia non aveva nessuna reale possibilità di realizzazione. Proprio nel genere umano, nella sua sacrale natura, essa trova il compimento della sua incarnazione. La Sofia si manifesta ora come l’essere divino-umano uno e allo stesso tempo trinitario, nel quale si realizza l’unità mistica dell’uomo (dell’umanità) con Dio. Come centrale e personale “rivelazione” della Sofia appare nel mondo il Logos incarnato, il Figlio di Dio Gesù Cristo, con il completamento femminile della Santa Vergine, Madre di Dio, e in estensione universale della Chiesa” (XI 308). Solo l’uomo Dio Gesù è in perfetta unità con Dio, ma attraverso Lui anche la Santa Vergine (attraverso il mistero della Sua nascita) e la Chiesa (che appare come Sua dimora e Suo corpo). E i tre sono uno – l’umanità, se si considera che Dio nel suo pensiero eterno vede la creazione come un Tutto. Ed è per questo che la Sapienza della Scrittura gioì nel vedere dispiegarsi il suo disegno.
“L’umanità, unita a Dio nella Santa Vergine, in Cristo e nella Chiesa, è la realizzazione della Sapienza sostanziale o dell’essenza assoluta di Dio, la sua forma conscia, la sua incarnazione” (XI 309). Solov’ev trova una conferma di queste deduzioni anche nell’esperienza della liturgia ortodossa e nell’arte religiosa antico-russa. Anche se i Padri della Chiesa quasi all’unanimità identificano la Sapienza con Dio Figlio, molti dei testi liturgici dei “libri mistici” riferiscono la Sapienza sia alla Madre di Dio sia alla Chiesa. L’arte religiosa – nella relazione della Sofia sia con la Madre di Dio sia con Cristo – li distingue però l’uno dall’altra nelle rappresentazioni di una figura di natura divina propria, nella quale il popolo russo, secondo Solov’ev, “riconosce ed ama l’incarnazione comunitaria (sociale) della Divinità nella Chiesa universale sotto il nome di Santa Sofia”. Solov’ev vedeva quest’aspetto universale della Sofia ecclesiologica come rivelazione della chiesa russo-ortodossa e della “veritiera idea nazionale”. Al suo sviluppo dedicò il suo pensiero della Chiesa universale.
1) Direttore dell’Istituto delle Chiese Orientali di Ratisbona