Una riflessione innescata dalla lettura de “L’eroe imperfetto” di Wu Ming 4.
Di eroismo femminile e di eroine si parla poco, e quasi sempre in modo scontato, facendo riferimento sempre alle stesse figure dell’epica classica: Pentesilea, Camilla, Clorinda, personaggi che in un modo o nell’altro ricalcano un modello di eroismo maschile, per lo più combattendo in guerra e sacrificando la propria femminilità. Delle Amazzoni ad esempio (che i greci cercarono in tutti i modi di screditare a vantaggio della pregiudiziale superiorità maschile) si dice che per usare meglio l’arco, fossero disposte a mutilarsi il seno, rinunciando a una mammella. Sono figure affascinanti, nelle quali si incarna un’immagine della femminilità preadolescenziale e verginale che ha una sua intima consistenza e una sua verità. Ma non possono certo pretendere di riassumere in sé la complessità dell’eroismo femminile. Lo dimostra la loro labilità: Pentesilea alla fine si sottomette alla superiorità del maschio, Camilla e Clorinda muoiono entrambe giovanissime.
L’eroe imperfetto di Wu Ming 4 non si addentra nella questione e preferisce soffermarsi sull’importanza che il femminile riveste in relazione al cammino esistenziale dell’eroe, come elemento iniziatico. Il femminile è soprattutto la Grande Madre, tradita, ferita, cercata e subita.
Noi invece, che il tema dell’eroismo femminile abbiamo particolarmente a cuore, proviamo a soffermarci sulla figura dell’eroina, più complessa, densa, sfumata, di quella dell’eroe cui l’epica antica e cavalleresca ci ha abituato. La domanda è: che cosa qualifica in maniera essenziale l’archetipo dell’eroina, quale si presenta nella letteratura e nel folclore?
Antigone, che si appresta a fidare le leggi della polis e il potere del re, seppellendo il corpo del fratello, ci viene presentata da Sofocle come colei che ha il fuoco (la determinazione, la passione) necessario a fare “cose raggelanti”. A differenza della sorella che non osa neppure pensare alla disobbedienza come a cosa possibile, Antigone trasgredisce le regole e si avventura fuori dalla città, dove giace il cadavere del fratello, martoriato dai corvi. Lei ne raccoglierà i resti per dargli la giusta pace nell’aldilà. Infrazione dell’ordine fissato dal potere maschile e “politico” e superamento di ogni inibizione di carattere estetico.
Dal mondo delle fiabe ci viene la conferma di questa figura eroica: l’eroina che uccide il marito Barbablù e ridona vita ai corpi straziati di donne appese nella stanza, non s’intimorisce davanti al marito che le rimprovera di avere violato il suo ordine (non aprire la porta fatidica) e non indietreggia davanti al sangue rappreso, alle mutilazioni, alle ferite…Anzi, spalma il balsamo magico sui poveri corpi e questi, subito, riacquistano vita e interezza.
Marie Louise von Franz nel suo Le fiabe interpretate fa riferimento a un racconto popolare balcanico in cui una fanciulla, per sfuggire a un vampiro, si rifugia in un cimitero, dentro una bara, reggendo lo squallore della morte e della dissoluzione, unica via alla salvezza. E uno dei miti più antichi, quello di Iside che salva il dio della vita cosmica, Osiride, fatto a pezzi dal malvagio fratello Seth (principio della disgregazione) non ci mostra forse la dea mentre raccoglie le varie parti del corpo dello sposo, rimettendole tutte quante insieme fino a ricostituirne la radiosa e trionfante figura?
La bella guerriera del Signore degli anelli, Eowyn (su cui anche Wu Ming 4 si sofferma nel suo libro), dopo aver contribuito in maniera sostanziale e decisiva alla sconfitta del male, rinuncia alle armi per farsi “guaritrice”, ha capito in cosa consista la straordinarietà del suo compito. La pallida intrepida Artemide, dal cuore affilato come una lama e capace di uccidere proprio come un uomo, è superata. La guaritrice dovrà confontarsi con compiti anche più spaventosi di un campo di battaglia. Piaghe, malattia, tristezza…paludi in cui rischierà di affondare mille volte. Posti in cui i maschi si avventurano malvolentieri, di rado, non reggendo il puzzo della decomposizione e l’idea stessa della propia mortalità (pensiamo al re Gilgamesh che, dopo aver molto combattuto, non può reggere il pensiero dell’amico morto Enkidu, il cui cadavere è in lento disfacimento nell’umido terriccio, mangiato dai vermi). Troppo fragile la fiducia maschile nella perennità della vita, che nel corpo femminile è scritta a lettere più grandi.
Eowyn che abbandona l’armatura e si fa guaritrice, porta le aperture e i sorrisi della commedia nella tragedia. E’ lei la dodicesima fata che annulla le maledizioni di una tredicesima non invitata, trasformando la morte tanto perfidamente augurata in un sonno lungo cent’anni. Ma perchè sia un sonno ci vuole una fanciulla – l’eroina- che sia disposta a immergersi nelle foschie della morte, nell’acqua stagnante dove la vita pullula di forme biologiche elementari e inconsce. E’ lì che l’eroina si struttura. Può anche avere un ruolo iniziatico rispetto al destino dell’eroe maschio, il cavaliere. Ma il suo compito primo è quello di pascolare le forme, indirizzandole a destini più luminosi, più grandi. Come Circe, la “Signora del farmaci” e madre di ogni metamorfosi, mal compresa dagli uomini.

[...] maniera essenziale l’archetipo dell’eroina, quale si presenta nella letteratura e nel folclore? (—> continua sul blog di Valter Binaghi) Versione stampabile / Print this post Previous post [...]
Pingback di Speciale “L’Eroe imperfetto”: L’Unità, Valter Binaghi, Roberta Borsani | Giap, la stanza dei bottoni di Wu Ming — luglio 23, 2010 @ 12:21 am |
Vorrei aggiungere qualcosa alla bella tematizzazione qui riportata. Lo faccio proprio a partire dal Signore degli Anelli perché è un testo che credo di conoscere abbastanza bene e perché il ragionamento di Roberta Borsani si focalizza molto sul personaggio di Eowyn.
Quello che affermo nel finale del terzo saggio de “L’eore imperfetto” è qualcosa che si distacca dalle vecchie interpretazioni femministe dell’opera di Tolkien e prende spunto dal cosiddetto pensiero della differenza, cercando però di tenersi alla larga anche dalla sua deriva più “genderista”.
Negli anni Sessanta le femministe lessero il SdA in una chiave ultra schematica e rigidamente freudiana. Tanto per capirci: il combattimento tra Sam e il ragno Shelob era letto come una chiara rappresentazione dell’atto sessuale violento. Sam conficcava la spada Pungolo (il membro virile) nel ventre del ragno (la vagina). Allo stesso modo veniva stigmatizzato il ruolo “angelicato” dei personaggi femminili nel romanzo; la sconfitta di Eowyn, il suo matrimonio con Faramir, era considerato alla stregua di un messaggio reazionario sul ruolo della donna ribelle rimessa al suo posto.
Ispirandomi ai saggi di Elena Piumini e alla narrativa di Christa Wolf io ho provato ovviamente a trarne una lettura diversa, quella messa in luce da Roberta Borsani.
Tuttavia ho aggiunto qualcosa che per me è fondamentale: la scelta di Eowyn non può che essere letta in parallelo a quella di Sam. L’opzione a favore della cura di “tutto ciò che cresce” riguarda specificamente ma non esclusivamente il femminile. Uno dei punti di grandezza del romanzo consiste a mio avviso proprio in questo. Esiste cioè una scelta “al femminile” che riguarda l’eroe maschile progressivamente emergente nel romanzo. E non a caso è l’eroe che alla fine frequenta di più il femminile, si sposa, ha una progenie, coltiva la terra, si incarica di tramandare il futuro (insieme alla memoria dell’impresa compiuta), al contrario del casto e asessuato Frodo che perde ogni funzionalità rispetto alla comunità e al destino collettivo.
Questo parallelismo è importante perché altrimenti si dà sponda all’idea che il destino del mondo sia sulle spalle delle donne, che solo le donne possano salvarci da noi stessi, proprio attraverso la realizzazione di una specifica natura femminile. Esiste invece una parte femminile anche nell’altra metà del cielo, che va ascoltata e fatta agire, proprio perché la funzione eroica non perda significato, non diventi tautologica, retorica, e quindi sterile. E’ il fatto che i ruoli di genere e quelli archetipici slittino, mutino, si interscambino nel corso del romanzo, a far cadere le letture schematiche o ideologiche del SdA. Solo chi è capace di trasformarsi, di tradire o superare il ruolo che la storia gli aveva assegnato in partenza, esce vittorioso dalla vicenda narrata. Tutti i personaggi, primari o secondari, alla fine della storia, sono diventati qualcosa di completamente diverso da ciò che erano all’inizio. Tutto il contrario di quello che per molti anni si è voluto far dire a Tolkien…
Commento di Wu Ming 4 — luglio 23, 2010 @ 10:15 am |
Eowyn + Merry (la coppia ” amazzone + hobbit dal cuore tenero” destinata a uccidere il feroce capo dei Nazgul)= una sorta di animale mitologico da studiare e inserire in un qualche meraviglioso bestiario. La vergine e il figlio della terra (l’ultimo, il più piccolo, “Tredicino”) : il loro insieme come potrebbe essere definito?
Ogni hobbit è un “tipo terra”, senza però l’ottusa pesantezza dei nani. Merry è l’hobbit cui forse viene riconosciuta una qualche qualità femminile o una sorta di menomazione, perchè non viene fatto combattere ma lasciato in compagnia delle donne. E’ un “mezzomaschio” che si trova ad agire, e a combattere, in sinergia con una ragazza “virilizzata” . E il loro insieme, nella lotta contro il male, risulta perfetto. Efficace.
Merry fa pensare al figlio del re che la madre fa allevare lontano dalle reggia, in attesa del giorno destinato alla sua epifania. Zeus, ad esempio, celato dalla madre Rea (in un qualche luogo lontano: in una piega insomma della sua veste) e presentato a corte sotto le sembianze di un semplice coppiere. Ma anche Artù e tanti altri, eroi del mito e del folclore. Lo stesso Achille, volendo sfuggire alla triste sorte che lo attendeva a Troia, pensò bene di nascondersi in un gineceo, non disdegnando di indossare abiti femminili. Come se di femminile si dovesse “impregnare” ben bene il guerriero, prima di combattere.
Questa strana figura, la Vergine + il Figlio, può essere letta in un’infinità di modi. Ma qualsiasi lettura che consideri unilateralmente o separatamente il femminile e il maschile, è sbagliata. E bisogna stare attenti: facile dedurre che una femmina (Eowyn, una donna, cioè, in relazione alle virtù guerriere, un essere umano con qualcosa in meno rispetto a un maschio) + un maschio poco virile fanno, assommati, un maschio vero. Non è la lettura giusta, anche perché c’è la profezia: non un uomo abbatterà il capo dei Nazgul. E infatti i destinati sono Eowyn e Merry. E il “destinato” è sempre l’eroe: non meno di un uomo, ma più di un uomo.
La peculiarità degli eroi Eowyn e Merry è che possono essere eroi “insieme”. Soltanto insieme.
Commento di roberta borsani — luglio 23, 2010 @ 5:21 pm |
La condizione della donna è la diaspora che nell’attualità appare enunciata dal confronto con le culture migranti, sebbene da almeno due millenni le nuove religioni vi apposero dei marchi etici che al confronto con la moderna percezione del diritto e del giusto mostrano notevole obsolescenza. Dal Gennaio 2011 un nuovo testo disquisisce la tematica esponendo le basali induzioni che producono un approccio etico sminuente o subordinante nei confronti della femmina e adeguato anche alla stregua di manuale per prevenire i pericoli nascosti nei moti interpersonali, qualora le religioni vi aggreghino un influsso di rilievo. L’argomento primario è implementato con una scansione della vita di Gesù nella Galilea, osservata con uno scrupolo investigativo moderno e adeguato nell’evidenziare degli aspetti denotanti gli errori interpretativi, che i padri fondatori della Chiesa Cattolica potrebbero aver commesso, e gravato sulla figura femminile. L’occidente è sede della cultura emersa dominante nella storia e la questione “condizione della donna” come la conosciamo è anzitutto la deriva più eclatante delle impostazioni della Chiesa Cattolica ai suoi primordi. Aiuta inoltre a comprendere gli eventi del nostro tempo, quando le religioni appongono dominanti ruoli identificanti.
http://static.lulu.com/product/copertina-rigida/la-femmina-in-trappola/14852388/thumbnail/320
Commento di udb — febbraio 16, 2011 @ 11:00 pm |