Se devi arrivare al luogo della terapia, svolta a destra della immensa piazza dove correre è impossibile. Spezzata, diffranta piazza: ha eletto il marciume a sua natura seconda, uno strato di scaglie plastiche e organiche tra ricordi di aiuola. C’è una scuola verso l’angolo con Pellegrino Rossi. Davanti sono schierati i militari che il sindaco richiese, le tute mimetiche, i baschi scuri, l’indolenza di una foga trattenuta. Si tengono lontani oramai gli egiziani, i marocchi, anche i turchi.
La piazza è gremita, interrotta dalle rotaie dei tram lunghi e verdi, acquistati da una controllata Fiat, deragliano spesso, molti feriti a Milano per i tram che sono deragliati da quando sono entrati in funzione. Una strada verticale attraversa e si spegne nella piazza stessa al passaggio pedonale, verso la buca della metropolitana, da cui soffia un vento caldo e carico di polvere chimica. I giornali free press, invecchiati in poche ore, pagine calpestate nella fretta da centinaia di persone, stanno ingricciati tra dente e dente della griglia orizzontale gialla per lo scolo dell’acqua al termine della scalinata di granito della linea tre, la gialla.
Leggi l’intero racconto qui, sul blog di Giuseppe Genna

Questo Natale sotto l’albero si parla di … riflessioni farneticanti.
Se vivessimo in un’autentica democrazia ci sarebbe la libertà di scrivere su ogni mezzo, web, carta stampata e muri perfino. Ognuno potrebbe svolgere per iscritto le proprie riflessioni, folli, farneticanti (ma chi decide chi e ciò che è folle?).
Il giorno precedente il fattaccio avevo letto un articolo in prima pagina del Giornale a firma Silvio Berlusconi in cui si tesseva l’elogio della follia, citando l’omonimo saggio di Erasmo da Rotterdam (l’unico di cui l’ho sentito vantarsi di aver letto, probabilmente non ne ha letti altri). Il giorno dopo viene colpito da un folle, e allora di che ti lamenti? Che poi Tartaglia non è meno folle di quanto possa essere io stesso (perché, vi sembro savio?). Tartaglia è un eroe (atteso che questo appellativo è moneta corrente in considerazione del fatto che mezza Italia non si scandalizza se riferito a Mangano). Tartaglia ha cambiato il corso della Storia. Ma vi rendete conto che se si fosse andati a elezioni anticipate dovevamo votare per Casini premier? Allora sì che sarebbe finita. Finché i poteri forti restano divisi in questo paese, noi abbiamo qualche speranza. Noi, stragrande maggioranza di questo paese. Noi proletariato (anche se la stragrande maggioranza della stragrande maggioranza non ne ha coscienza, ma questo è un altro problema, anzi è IL problema). Scomparsa la fortunata anomalia Berlusconi, uniti i poteri forti, addio. Divide et impera. Berlusconi è la testa d’ariete del proletariato. Colui che affonderà il sistema, portando alle estreme conseguenze la sua follia assolutista.
Il suo progetto autoritario non va intralciato, anche perché l’uomo ha ampiamente dimostrato di avere sette vite. Una volta messo all’angolo risorge più forte di prima, grazie anche alla simmetrica anomalia italiana di un’opposizione politica imbarazzante. Dunque, lasciamolo andare a sbattere, altro che ‘statte quieto’. La sua fine sarà quella prevista da Fini nel fuori onda : zac! Il crollo sarà improvviso ma la talpa era da tempo che scavava. Il compito del proletariato è quello di organizzarsi in soggetto rivoluzionario mentre il sistema provvede da sé ad implodere. Ricordo che il singolo proletario che prende coscienza diviene protagonista e stratega della rivoluzione. Prendere coscienza significa anche per es. liberarsi dei cascami culturali e psicologici che ci inducono a provare pena per un vecchio ferito. Confesso che anch’io di primo acchito ho provato pena, ma è un sentimento sbagliato. Pena, preoccupazione, ferma condanna mal risposti se poi consideriamo i corpi sventrati dalle bombe imperialiste come una dolorosa necessità. Non commettiamo l’errore di condividere gli esercizi intellettuali di stampo borghese dei vari Cugia, delle Guzzanti, che non portano altro che acqua al mulino della controrivoluzione imperialista. Altro che naso e denti rotti, non vi sarà giustizia finché l’ultimo capitalista non verrà impiccato con le budella dell’ultimo burocrate.
Se vivessimo in un’autentica democrazia mi sarebbe consentito di scrivere queste farneticazioni. Adesso che ci penso, se vivessimo in un’autentica democrazia non avrei necessità di scrivere queste farneticazioni. E nemmeno di pensarle.
Commento di Pococurante — settembre 2, 2010 @ 4:23 pm |