Doctor Blue and Sister Robinia

settembre 25, 2010

PSICOPOLITICA(2) I FRAMES DELLA GELMINI di Valter Binaghi

Frame
Il linguista George Lakoff definisce come “frames” le strutture narrative in cui noi inseriamo i vari elementi del linguaggio e della percezione del reale, cioè le forme all’interno delle quali ciò che accade entra in uno o l’altro orizzonte di significato. Ad esempio, nel post precedente si mostrava come l’amministrazione Bush è riuscita a imporre la reazione all’attacco delle Twin Towers come una “guerra al Terrore”, e come l’egemonia di questo “frame” abbia creato di fatto le premesse per uno stato di guerra permanente.
Poichè le grandi nazioni fanno grande politica, e le piccole ne fanno di piccola, noi ci accontentiamo di un esempio molto più modesto. Prendiamo la riforma scolastica Gelmini, e vediamo come l’opposta lettura che se ne fa dipende essenzialmente dalla sua inclusione in narrazioni antitetiche. Dopodiche, visto che non ci fingiamo indifferenti e abbiamo una nostra ben precisa opinione in proposito, ci chiederemo come è possibile smascherare quella che a noi appare una narrazione scorretta, sostenuta più dalla propaganda del partito di governo che dalla realtà dei fatti.

La pulzella.
Gelmini, come Giovanna d’Arco, libera la patria dall’occupazione straniera, cioè dai parassiti che hanno occupato la pubblica amministrazione (e soprattutto la scuola) negli anni di governo del centro-sinistra. Sono sciatti, impreparati e soprattutto troppi: una casta che riproduce se stessa senza alcun beneficio per la collettività. Lei, intemerata pulzella, scende dal cielo (è troppo giovane per essere compromessa con le amministrazioni precedenti) armata unicamente della sua visione: una scuola nuovamente meritocratica ed efficiente, che fa risparmiare i contribuenti ridimensionando il corpo insegnante per diminuire il rapporto docente per alunni. La sua comunicazione algida per non dire frigidina viene interpretata in questo “frame” come una conferma del suo essere super partes, al servizio non di una strategia politica ma di una missione trascendente: il bene comune.

La strega.
Non c’è spreco nella scuola italiana (le cui risorse sono state costantemente ridotte nell’ultimo decennio)(1), e per quanto riguarda il numero di insegnanti per alunno, che è superiore alla media europea, va ricordato che esso comprende anche gli insegnanti di religione, anomalia tutta italiana che però il partito della Gelmini si guarda bene dal mettere in discussione. I tagli della Gelmini (perchè di questo si tratta, avete mai visto una riforma a costo zero?) sono il classico strumento di un governo di destra per attuare ai danni della collettività quella che Lakoff definisce “privatizzazione predatoria”(2). Esso conduce in effetti a un peggioramento nella qualità dei servizi pubblici soprattutto nei confronti delle fasce più deboli (disabili, alunni in difficoltà, aspiranti a corsi universitari cui è imposto il numero chiuso) a fronte di crescenti sussidi erogati alla scuola privata. Il sacrificio degli innocenti e dei poveri alla logica del profitto (dei pochi) configura l’operato non della pulzella ma della strega: la comunicazione algida e distante della Gelmini nasce dalla sua funzione strumentale più che soggettiva in questa operazione (più che un ministro dell’istruzione con una visione propria è la scure di Tremonti)

Strategie perdenti e vincenti
Quale strategia per smontare la narrazione mistificante? Basta intervistare chiunque è realmente coinvolto nei problemi della scuola pubblica (insegnanti, studenti di ogni ordine e grado, genitori) per rendersi conto che la Gelmini sta riuscendo nella difficile impresa di mettere tutti daccordo sul carattere catastrofico della sua riforma presunta. Eppure, nell’opinione pubblica generale, la cosa non viene adeguatamente percepita, anzi la Gelmini rivela un certo gradimento. Perchè?
Scrive Lakoff: “La prima lezione sull’uso del framing in politica è non accettare il framing dell’avversario”(3). Purtroppo è esattamente quello che accade quando la protesta nei confronti della riforma viene esibita soprattutto dai precari. In quanto non assunti nella pubblica amministrazione, essi vengono percepiti come un “optional” di cui la pubblica amministrazione può fare a meno (anche se la realtà è ben diversa: essi sono da molti anni essenziali per un servizio adeguato, e la mancata assunzione è dipesa da scelte politiche che hanno stornato fondi dalla scuola per indirizzarle ad altri comparti). Lasciare ad essi la protesta conferma la narrazione di regime: sono le truppe di occupazione che resistono al Risorgimento guidato dalla Pulzella. In generale, è sbagliato che la contestazione della riforma venga dagli insegnanti soli, perchè si tratta di una categoria particolare che chiede empatia generale, inoculando il sospetto di una difesa corporativa.
La strategia da seguire è invece quella di presidiare i media con la protesta di genitori e alunni che contesteranno i disservizi inevitabilmente prodotti dalla scure della sciagurata Mariastella. Gli innocenti colpiti smentiscono la narrazione di regime e la sua pretesa di migliorare la scuola, e soprattutto in questo caso è una componente non particolare ma universale del tessuto sociale che chiede empatia. Riduzione del tempo pieno alle elementari, classi scoperte alle medie inferiori e superiori per mancanza di ore a disposizione, impossibilità di affrontare situazioni di difficoltà in classi troppo numerose, impossibilità di fornire corsi di recupero per mancanza di fondi, alunni disabili cui manca un numero adeguato di ore di sostegno. Tutto questo sarà avvertito pesantemente dai genitori: gli insegnanti si preoccupino di organizzare questa protesta più che di dar voce alle pur legittime doglianze di categoria. In questo modo e solo in questo modo la scuola pubblica può tornare ad essere al centro della narrazione sociale, ed essere difesa da chi la sta colpendo al cuore.

NOTE

1) Basta leggere G. De Michele, La scuola è di tutti, Minimum Fax pagg. 206-224, dove si dà corretta lettura dei dati numerici sulla scuola italiana.
2) “La privatizzazione predatoria è un mezzo di trasferire ricchezza dai contribuenti ai ricchi investitori, rendendo i ricchi molto più ricchi, derubando nello stesso tempo i cittadini ordinari della sicurezza e delle opportunità che lo stato dovrebbe fornire” (G. Lakoff, Pensiero politico e scienza della mente, Bruno Mondadori, pag. 160)
3) Ivi, pag. 183

1 commento »

  1. perfettamente d’accordo! però…
    se leggi il Libro bianco di Fioroni capisci che si preparava a fare… la stessa cosa: tagli! vabbè, quelli erano di centro-sinistra però pur sempre tagli

    Commento di lino — settembre 30, 2010 @ 8:53 pm | Replica


RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URI

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Theme: Rubric. Blog su WordPress.com.

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 39 other followers