Il Centro è innanzitutto e letteralmente un elemento di uno schema spaziale. Sarebbe meglio dire che ci sono tre schemi spaziali all’interno dei quali il termine Centro ha un senso e, data la diversità dei “frames”, ha un senso diverso in ognuno di essi.
C’è lo schema spaziale che corrisponde all’asse verticale, dove il Centro è la medietà tra alto e basso.
C’è lo schema spaziale che corrisponde all’asse orizzontale, dove il Centro è la medietà tra destra e sinistra.
Infine, c’è lo schema spaziale che corrisponde all’intersezione, dove il centro è il punto in cui si incontrano minimo due, massimo infinite rette. Si può visualizzare come il centro di una raggera o come quello di una circonferenza.
Brevemente, vorrei mostrare come l’utilizzo del termine Centro in politica risente volta a volta di uno di questi tre “frames” (più spesso risulta dalla loro contaminazione) con effetti diversi di rispondenza alla realtà sociale e di acquisizione del consenso.
Stando a storici delle religioni come Georges Dumezil, pare che la rappresentazione sociale e religiosa dei popoli indoeuropei sia fortemente condizionata dall’asse verticale. Indiani, Persiani, Celti, Germani, Greci e Romani hanno declinato il loro pantheon nei termini di Divinità uraniche e oziose, divinità profetiche e combattive, divinità telluriche fattive e generatrici, il cui schema romano ad esempio è Jupiter-Mars-Quirinus. A questo pantheon corrisponde la stratificazione sociale sacerdoti-guerrieri-produttori, ancora riconoscibile nella Repubblica platonica e molto evidentemente riprodotta nel medioevo europeo (oratores-bellatores-laboratores). La secolarizzazione della civiltà occidentale ha tradotto questo asse verticale nei termini di una gerarchia puramente economica (borghesia-ceto medio-proletariato), cui però resta ambiguamente appiccicata qualcosa dell’antica dignità, quando si parla a proposito della borghesia di una “classe dirigente”, il che implicherebbe una certa supremazia spirituale in quella che, in effetti, è semplicemente un’oligarchia della ricchezza.
La consapevolezza del carattere puramente laico e materiale delle distinzioni sociali moderne, ha portato via via la politica a sposare, dopo le rivoluzioni borghesi, il “frame” dell’asse orizzontale. A questo si aggiunge il carattere “progressivo” della società industriale, caratterizzata molto più dall’innovazione delle tecniche che dalla conservazione dell’ordine tradizionale. Ecco allora la geografia parlamentare tipica dei secoli XIX e XX. Se l’estremo di destra raccoglie istanze conservatrici e quello di sinistra istanze rivoluzionarie, il centro diventa il luogo dell’equilibrio e dei “moderati”, garanzia di governabilità quanto più esso si estende ai danni delle frange estreme. Questo in Italia si traduce nella politica del connubio di Cavour, nel “pendolarismo” della politica di Giolitti e poi nei lunghi anni della dominanza democristiana, il cui slogan vincente negli anni di crisi del modello era mettere in guardia gli elettori dagli “opposti estremismi”.
In apparenza, il “frame” orizzontale è anche oggi molto “à la page”, dato l’affollamento al centro e la ricerca ossessiva dei voti del “ceto medio” da parte di formazioni che un bipolarismo goffamente adattato alla complessa realtà italiana costringe a connotazioni conservatrici o progressiste. In realtà, la crisi profonda di questo “frame” sarebbe evidente da tempo, a chi avesse occhi per guardare. Infatti, le forze politiche che si sono maggiormente avvantaggiate negli ultimi dieci anni sono precisamente quelle che hanno abbandonato nei fatti quel modello, messo irrimediabilmente in crisi dalla fine della guerra fredda. Il partito di Berlusconi si è sapientemente denominato “Forza Italia”, facendo leva sul riscatto nazionale e sul “nuovo miracolo italiano”, propugnando un’idea di libero mercato come capace di arricchire tutti e puntando sulle icone nazional-popolari del calcio e dello spettacolo più che sui tradizionali elementi della conservazione. Fintanto che gli è stato possibile propugnare questa immagine, ha raccolto molti consensi. Se oggi è in declino, è perchè la crisi economica svela impietosamente il carattere “di classe” della sua politica, ad esempio con la manovra economica straordinaria che mette le mani in tasca agli impiegati statali, coi tagli alla scuola, col disinteresse mostrato nei confronti dei danni prodotti dalla globalizzazione sull’occupazione, pur di non frenare l’espansione dei ceti imprenditoriali che delocalizzano e di non tassare le rendite finanziarie di quello che è il suo vero elettorato di riferimento.
Non conosce battute d’arresto anzi è in evidente crescita di consenso la Lega, che fin dall’inizio ha evitato l’ubicazione nel “frame” destra-centro-sinistra per puntare tutto sull’identificazione con la comunità locale. Percepita come movimento popolare prima ancora che come partito interclassista, la Lega raccoglie consensi dall’alto al basso della piramide sociale e come è noto ha tolto ai partiti di sinistra il voto degli operai del nord.
A pagare le spese è proprio la sinistra, che è risultata molto in ritardo nell’abbandonare il modello orizzontale e quindi non riesce a differenza di Lega e Pdl a suscitare empatia generalizzata perchè appare arroccata in difesa dei soli ceti salariati. A quel punto cade nel trappolone e cerca di mettere insieme proletariato e ceto medio, cercando il consenso di quest’ultimo, senza rendersi conto che il ceto medio è il luogo dell’angoscia, che scatena pulsioni conservative e trascina con sè chiunque vi si riferisca. Provo a spiegarmi meglio. E’ stato detto che il ceto medio rappresenta la più vistosa smentita alle previsioni marxiste: Marx prevedeva una concentrazione economica in pochissime mani, una proletarizzazione dell’intera società e la scomparsa dei ceti medi. Il XX secolo ha mostrato esattamente il contrario: è sul ceto medio sempre più esteso (non solo piccola impresa, artigianato, professionisti e burocrati ma anche la cosiddetta aristocrazia operaia) che si è fondato il consenso crescente al sistema capitalistico. Questo è vero, come è vero però che il ceto medio, nella misura in cui si percepisce come tale, è costantemente lacerato tra l’ambizione a salire la scala sociale e la minaccia di perdere posizioni ed essere risucchiato nell’inferno del proletariato o della precarietà. Infatti le sue scelte politiche oscillano da un consenso ai “moderati”, alla ricerca di soluzioni fasciste o parafasciste nei momenti di crisi economica. Insomma, nella misura in cui si rivolge a un “ceto medio”, la sinistra non fa che confermare il “frame” da cui il ceto medio trae origine: quello dell’asse verticale, dove la borghesia è “classe dirigente”, uno che comanda è meglio di troppe chiacchiere e la spesa pubblica è una sciagura che toglie sangue alla produttività. A loro volta gli operai si sentono traditi, non capiscono le diatribe dei leader PD su chi includere e chi escludere dalle alleanze e si allontanano dalla sinistra e dal voto.
Un modo per superare l’inattualità e la stasi del pantano politico in cui l’Italia si trova, è quello di lasciarsi alle spalle gli assi verticale e orizzontale, ed assumere un universalismo politico non presunto ma reale, che mette al centro non la scalata sociale nè l’ossessione della novità o della conservazione, ma la qualità della vita. L’acqua pulita e gratuita, Internet a costo zero, energia solare ed eolica al posto del petrolio, legalità nel sociale e nel politico, pari opportunità per uomini e donne: queste cose non sono di destra nè di sinistra, non portano acqua al mulino dei ricchi o dei poveri. In quanto elementi oggettivamente riconosciuti di progresso, possono essere trasversalmente condivisi, e una volta condivisi la loro realizzazione può creare occupazione e profitto. Fra i tre “frames” che ho proposto, questa narrazione intercetta l’ultimo, dove il centro è la persona o il programma che si propone come luogo d’intersezione delle aspirazioni di tutti. Un centro che è ovunque e in nessun luogo, e non si lascia ridimensionare da posizioni antagoniste, un po’ come il Jolly in un mazzo di carte, che può servire in qualsiasi combinazione e quindi non si scarta mai. Uso apposta questa immagine, perchè questa è la posizione attualmente assunta da un comico, Beppe Grillo, che col suo movimento si pone molto consapevolmente in quest’ottica, ed è l’unico che può farlo, perchè la sua immagine pubblica non solo glielo consente ma addirittura glielo richiede. Solo un buffone? Attenzione, è un buffone che denunciava lo scandalo Parmalat mesi prima che la magistratura se ne occupasse, che espulso dalla televisione ha costruito con il Web (il luogo senza gerarchie nè direzioni, dove ogni punto è un centro potenziale) un movimento che ha decine di migliaia di aderenti ed è destinato a crescere. “Attenti al buffone”, titolava un vecchio film. La politica italiana è il luogo dello sperpero, delle rendite di posizione, delle millanterie e di vecchi generali che combattono la guerra precedente. Fossi in loro, comici involontari, avrei paura di un comico vero.
![gerarchia[1]](http://valterbinaghi.files.wordpress.com/2010/09/gerarchia1.jpg)


[...] PSICOPOLITICA(3) PEDANTERIA DEL CENTRO di Valter Binaghi (via Doctor Blue and Sister Robinia) In Imola on settembre 27, 2010 at 14:39 Il Centro è innanzitutto e letteralmente un elemento di uno schema spaziale. Sarebbe meglio dire che ci sono tre schemi spaziali all'interno dei quali il termine Centro ha un senso e, data la diversità dei "frames", ha un senso diverso in ognuno di essi. C'è lo schema spaziale che corrisponde all'asse verticale, dove il Centro è la medietà tra alto e basso. C'è lo schema spaziale che corrisponde all'asse orizzontale, dove il Centro è la medietà t … Read More [...]
Pingback di PSICOPOLITICA(3) PEDANTERIA DEL CENTRO di Valter Binaghi (via Doctor Blue and Sister Robinia) « radicimolesi — settembre 27, 2010 @ 2:40 pm |
Complimenti per l’articolo! Chiaro, esauriente ma non prolisso.
Commento di fabiandirosa — settembre 28, 2010 @ 11:16 am |
bè, la profezia di marx non è detto che non si stia avverando proprio oggi, momento in cui è in atto la plebeizzazione dei ceti medi. la profezia era effettivamente sbagliata per altro verso, in quanto supponeva che proprio dalla proletarizzazione sarebbero scaturiti gli agenti storici che avrebbero rivoluzionato il modo di produzione sociale capitalistico. ma chi è alienato può al massimo contestare ciò che lo aliena, non può certo generare l’ idea di un altro modo di stare. ma non a caso forse fanno seguito i post di Junger e quello -ma molto minore- di Andreoli
con Grillo ci andrei molto più cauto
Commento di da — ottobre 3, 2010 @ 8:02 am |