Doctor Blue and Sister Robinia

ottobre 27, 2010

IL CUSTODE DEL TALISMANO(1) Sulla strada, di nuovo

Filed under: Scritture — vbinaghi @ 6:32 pm

Disse Eraclito da Efeso (Vi sec. a. C.)

Bisogna dunque seguire ciò che è comune. Ma pur essendo questo logos comune, la maggior parte degli uomini vivono come se avessero una loro propria e particolare saggezza

Particolare è la prospettiva, diversa non solo per ognuno di noi ma anche per me stesso in ogni momento della giornata, perchè mi sposto e spostandomi ho una visione diversa del panorama, e se pure restassi immobile, è il sole che si sposta e allunga o accorcia le ombre.
Verità elementare, o meglio alibi a portata di mano per la negazione di ogni stabile verità.
Ma se non ci fosse che questo, nessuna possibilità di comunicazione ci sarebbe tra gli uomini, e nemmeno tra il passato di un uomo e il suo presente (quella che chiamiamo memoria), perchè non avremmo alcun oggetto comune che trascende il carattere istantaneo e irripetibile della percezione.
Invece abbiamo un mondo in comune, un discorso praticabile e una memoria in cui consistere. E’ il fatto inoppugnabile contro cui s’infrange ogni argomento sofistico. Ma allora perchè l’uomo dei nostri tempi si ostina a negare ogni valore alla permanenza, demonizza la tradizione come mortifera, s’inebria dell’umorale e dell’eccitante come se fossero sinonimi dello spirituale?
Le generazioni passate credettero nella continuità e resero possibile un futuro: costruirono piramidi e cattedrali, affidarono un viatico ai figli, concepirono la civiltà come emancipazione dalle ambiguità del mito all’unità trasparente della teologia, dalle oscurità della percezione alla chiarezza della scienza.
Da un certo momento in poi, sembra che il vapore tossico della regressione si sia impadronito dell’occidente. Quello che si vede intorno è un gregge di omuncoli che riconosce l’unica unità della mangiatoia, vive di emozioni istantanee e idolatra il nomadismo e la precarietà, preferendo spargere il seme nella fogna piuttosto che trascendere se stesso in una prole.
Il bello è che, i più colti di loro, citano a sostegno l’autorità di Eraclito, colui che avrebbe detto: “tutto scorre”, e “non si può entrare due volte nello stesso fiume”. Poveri stolti. Spacciano la propria pigrizia per filologia, e l’egocentrismo bolso di chi non intende spingersi oltre il proprio ombelico per l’ultima forma di saggezza.
Se sapessero leggere, vedrebbero che per Eraclito tutto scorre e muta tranne la legge secondo cui ciò che scorre fluisce nel medesimo alveo, e che “il fuoco” che tutto consuma è solo un’altra parola per il “logos” che tutto comprende. Infatti:

Non comprendono come, pur discordando in se stesso, è concorde: armonia contrastante, come quella dell’arco e della lira

Chi nel tempo non cerca l’eternità, chi non vede nella percezione l’aurora della scienza, e nella propria vita un’occasione per contribuire all’Opera Umana, è come una pulce addosso a un cane. Succhia il nutrimento di un attimo, e precipita nell’indifferenza dell’oblio. Negatosi alla responsabilità e alla storia, dovrà di nuovo subire l’eterno ritorno dell’uguale, la coazione a ripetere delle anime perse. Abbiamo provato compassione per lui, l’abbiamo redarguito, ci ha riso in faccia. Protesta e lamenta il proprio dolore, ma resta abbarbicato alla malattia come l’ubriaco alla bottiglia che lo uccide.
E allora, basta. Parlare la lingua del secolo, la sua sintassi amputata, la paratassi di un discorso che si vergogna di avere una forma, è inutilmente prostrante, e minaccia d’intossicare anche chi è sano.
Per il custode del Talismano, è ora di scuotere la polvere dei sandali da questi luoghi, e tornare a cercare la contrada dei Sapienti.
Sulla strada, di nuovo.

3 commenti »

  1. Già. Infatti non basta essere sani. Bisogna anche essere, per indole, forti e completamente liberi da contraddizioni e qualsivoglia velleità mondana: rarità.
    Non ne conosco un solo esemplare vivo.

    Commento di Morena M. — ottobre 28, 2010 @ 2:40 pm | Replica

  2. Credevo anch’io, ma ce n’è.
    Solo che non si mostrano.
    E poi ci sono i morti, che passando il Talismano non sono mai veramente morti ma sopravvivono in esso.
    E’ l’essenza della tradizione.

    Commento di vbinaghi — ottobre 28, 2010 @ 3:12 pm | Replica

  3. Salve prof, ottimo commento al pensiero di Eraclito, del quale si tende inevitabilmente, ma fatalmente, a ricordare solo la massima “Panta rei”, riducendo così la vasta portata del suo pensiero ad un solo aspetto. Rifacendo questo autore all’università, ho potuto apprezarne i lati più nascosti e meno immediati che al liceo non avevo nemmeno capito o preso in considerazione. Un pensiero molto complesso, anche se a tratti molto oscuro, che è facile interpretare in un modo errato, ben lontano da ciò che egli voleva dire. E complimenti per la narrazione del Custode del Talismano, la descrizione di quel villaggio mi ricorda, non so bene perchè, una situazione molto vicina ed attuale.

    A presto.

    Matteo Secomandi

    Commento di Matteo — ottobre 28, 2010 @ 11:21 pm | Replica


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